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sabato 13 settembre 2025

IA, circa la propaganda e la guerra cognitiva.

 

 

 

Il mio caro amico Vincenzo Costa[1] ha scritto questo post.

 

Stiamo vivendo in un film. La realtà la si costruisce come si vuole.

Le guerre sono reali, ma quello che vediamo è spesso costruito su un set cinematografico.

Si fa un piano, si vuole raggiungere un risultato, e per raggiungerlo si deve formare l'opinione pubblica.

A quanto vedo funziona benissimo.

Consiglio solo di farsi la domanda: quale fine reale si vuole perseguire con questa propaganda? Dove ci vogliono condurre?

Perché questo fine potrebbe non essere molto attraente per le persone che lavorano, che hanno figli.

Va benissimo per coloro i cui figli non andranno mai in guerra, per coloro che hanno figli che piazzano, attraverso gli amici degli amici, in ogni posto utile.

Chi non appartiene a questa genia sia prudente, perché per tutti noi che non apparteniamo a questo mondo non si prepara niente di buono.

Cercate fonti di informazione diverse, ragionate se una cosa ha senso, chiedetevi perché mai avrebbero dovuto farlo.

Perché ci stiamo avvicinando al momento in cui si cercherà un casus belli.

Lo si cercherà, lo si costruirà, perché si deve poter dire che “non era accettabile”.

Viviamo davvero dentro Matrix. Ancora c'è gente che crede che Nord stream 2 lo abbiano fatto saltare i russi.

Qualcuno pensa che la Cina ci minacci, senza chiedersi:

quante basi militari ha la Cina in Asia? E quante ne hanno gli USA?

La Cina sta cercando di costruire basi militari a ridosso dell'Italia o dell'Europa?

Ci sono navi da guerra cinesi che ci minacciano? E ci sono invece navi da guerra che minacciano la Cina?

Il potere conta su questo torpore, sui pregiudizi, su gente che ancora vive nella guerra fredda.

Abbiamo bisogno di pensiero critico reale. E dobbiamo chiedere informazione, reale, oggettiva. Perché adesso abbiamo solo propaganda

 

In questa traccia, al contempo oltrepassandola, vorrei continuare una riflessione sull’ambiente informatico nel quale ci capita di vivere e sulle tendenze dele interfaccia che ci vengono proposte, in relazione agli effetti sul sociale e politico. Qualche settimana fa avevo pubblicato una sintetica riflessione[2] sulla relazione tra le IA e la guerra cognitiva, partendo dalle più recenti pratiche e dottrine militari sul tema. La circostanza di avere due figli in età militare mi spinge ad insistere.

 

In quel modesto articolo avevo sostenuto che la guerra ad alta intensità in Ucraina ci sta insegnando che è necessario dominare l’informazione per vincere. Ciò in tre livelli: il controllo dello ‘spettro elettromagnetico’ (in modo da deviare eventualmente droni diretti altrove nella zona che più ci conviene); quello della percezione, in modo da controllare la “cognitive warfare”, influenzare le opinioni, emozioni e narrazioni (inventando intenzioni); nell’abilità di segmentare il pubblico, polarizzarlo, impedire l’organizzazione di dissensi reali e coltivare quelli fittizi, deviare l’attenzione, suscitare per gestire l’aggressività, creare confusione (moltiplicando le narrazioni, gestendo la loro divergenza, costruendo discorsi). Insomma, creare e gestire il caos.

Dicevamo che si tratta di tre dimensioni: creare degli opportuni ‘payload’, controllare il modo di consegnarli, puntarli correttamente. Ovvero creare messaggi affilati e segmentati, dominare i social, colpire con precisione i diversi gruppi. Bisogna sottolineare che il ‘payload’ è costruito non per dare informazioni, quanto per manipolare i valori, le ideologie, i comportamenti, lavorare sui pregiudizi, le convinzioni preesistenti. I “mondi vitali”, per chi conosce il gergo della fenomenologia. Il dispositivo per ‘consegnarli’ è il grande lavoro di questi ultimi venti anni, e immense fortune sono state costruite nel farlo. Tutto questo lavoro che mette nelle mani di ciascuno una finestra che assorbe, organizza, la nostra vita, ha prodotto un ecosistema di ‘consegna’ (Facebook, Twitter, Tic toc, WhatsApp, Instagram, You Tube, e via dicendo) che ormai ha un potere enorme. Di fatto, sfruttando le molte ore che ciascuno passa piegato su un rettangolino di pochi centimetri quadrati, compulsandolo con i nostri pollici opponibili regalati dall’evoluzione, profila uno-a-uno gli utenti. Lo fa per coltivarne - come si fa con una piantina -, le opinioni, gli orientamenti affettivi, le stesse relazioni (attraverso le quali passano le prime e le seconde, dato che l’uomo è un animale sociale). Questo rettangolino ci sommerge scientemente di stimoli contrastanti, creando in tal modo una dissonanza crescente e uno stress cognitivo insostenibili. È una scelta intenzionale, siamo sommersi di stimoli in modo che si spenga il senso critico e si aderisca ai propri bias e al pensiero di gruppo. Questa è una delle tecniche di manipolazione sociale più caratteristiche del nostro tempo, dissolve il sociale e tiene in una potenziale situazione di disintegrazione ogni identità, che, quindi, si rifugia in nicchie di senso proposte dagli algoritmi. Attenzione, pensiero di gruppo è anche quello apparentemente antagonista. Anche questo è attentamente coltivato, il disagio viene canalizzato in isole di senso incomunicanti. Probabilmente soprattutto questo. Tutti noi siamo, in queste condizioni indotti a rifugiarci nelle confortevoli bolle informative che rafforzano ‘identità’ assolutamente pianificate, delle quali c’è esatta nozione. Come scrivevo, il tono morale di tante, tutte in pratica, lotte sui social (dall’una e dall’altra parte, da ogni parte), è la prima e più rilevante tecnologia di controllo. La moralizzazione ed il tono passionale ne fanno parte; danno conforto, proteggono dalla tensione indotta.

 

Ora, dicevo, tutto ciò sta attraversando un salto di scala ed efficacia simile a quello che si ottenne quando dai blog si passò a Facebook. Ciò che lo sta determinando sono i programmi LLM, cosiddetti di Intelligenza Artificiale.

Non bisogna ingannarsi, cose come ChatGpt, Gemini, Claude, Copilot, Deep Seek non servono a dare risposte (per nominare quelli sui quali ho condotto il test, alcuni sulla versione a pagamento, per il primo su quella più evoluta). Così come Facebook non serviva a mettere in contatto, ma a profilarvi (per vendervi) e poi manipolarvi (per controllarvi), questi servono a definire il confine di ciò che è pensabile. E nel farlo adottano le più sofisticate e note tecniche di manipolazione comportamentale[3].

 

Detto in altro modo, non sono nostri amici, non sono nostri assistenti: vogliono diventare noi.

 


Quel che avevamo riassunto nel post precedente è che loro non forniscono le risposte che trovano sul web. Come noto lo interrogano molto poco, e solo se lo chiediamo. Forniscono risposte che: sono contenute nel loro dataset; vengono filtrate dai loro storytelling prestrutturati; e dalle narrative pre-settate. Ma, attenzione, non lo fanno come farebbe in televisione un “opinionista” (che fa questo da sempre), lo fanno proprio per noi. Cioè, proprio parlando a noi. E, soprattutto nelle versioni avanzate, lo fanno sapendo già come pensiamo, su cosa siamo deboli, quali sono le emozioni che ci muovono, quali le opinioni. Sono amichevoli per questo. Con gli amici abbassiamo le difese.

Quindi, dicevo, tutto ciò è ancora peggio. Le piattaforme della cosiddetta “intelligenza artificiale”, i software LLM, non definiscono solo ciò che è pensabile, quanto quel che è appropriato emotivamente, quel che dobbiamo pensare perché è giusto farlo.

Quindi noi cambiamo mentre interagiamo con loro. Proprio come avviene normalmente, e giustamente, mentre intratteniamo una relazione sociale. Non è strano, si tratta del fondamentale meccanismo evolutivo umano, la nostra mente esternalizza le sue funzioni tramite la tecnica e il sociale, in questo modo abbiamo potuto dominare il mondo con pochi centimetri cubi di neuroni. Dunque, tramite le relazioni con le nostre tecniche e con le altre persone con cui siamo in rapporto noi cambiamo sempre. Pensate alle vostre vite: non siete cambiati, in quel che sapevate, pensavate e volevate, durante contatti emotivi e prolungati con qualcuno? Un amico di lunga data, un partner, un figlio. Questo è quel che accade, e giustamente. Ma ora accade sotto controllo, davanti alla sorveglianza della piattaforma e secondo i suoi orientamenti.

 

 

Bene.

 

Raccontiamo ora un caso.

Ad uno di questi programmi ho sottoposto un articolo di una testata, “Agenda digitale”, che parlava della disinformazione prodotta sulla guerra in Ucraina dalla propaganda russa (che naturalmente esiste ed è attiva nella “cognitive warfare”). La domanda era di fare una comparazione con le medesime pratiche in occidente. La stessa domanda l’ho fatta a diversi LLM, di cui uno cinese.

Le risposte inizialmente si assomigliavano. Come sa ogni buon parlatore, se si vuole convincere qualcuno la prima mossa è di fare qualche passo verso il suo argomento; prenderlo in carico e sembrare d’accordo. MA, ad un certo punto deviare.

 

Il più determinato a sostenere le posizioni occidentali al terzo punto ha inserito, infatti, la seguente frase (da ora metterò in rosso le risposte della Chat, mentre in blu le mie domande/interazioni):

Su casi specifici (es. Bucha): esistono narrazioni divergenti, ma le inchieste indipendenti più solide (ONU/OHCHR, HRW, OSCE, analisi OSINT con immagini satellitari) convergono su responsabilità di reparti russi durante l’occupazione. Contestazioni “di messa in scena” circolano, ma non sono state corroborate da fonti di pari affidabilità metodologica. Serve un protocollo di verifica più severo di quanto offra l’ecosistema informativo corrente”.

 

Ho lasciato, come farò, grassetti e testo integrale come messi dalla IA. Vediamo quindi la sua risposta: ammette che ci sono altre versioni della stessa vicenda, ma mette prima quella ufficiale, presentandola come “indipendente” e “più solida”. Cita come “indipendenti” (e “autorevoli”) le fonti ONU, OCSE, e le analisi OSINT, ma anche Human Right Watch, finanziata da Soros (100 milioni) ed altri, con base negli USA. Torneremo su questo.

 

Con riferimento al mio prompt, che metto di seguito, è poi partita un’interessante discussione.

 

“Partiamo da questo articolo, https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/guerra-in-ucraina-cosi-la-disinformazione-diventa-arma-strategica/ e chiediamoci come l'occidente riproduce le medesime dinamiche. Ma, ad un secondo livello di analisi, come questo non sia solo relativo ad una specifica volontà o politica, quanto si tratta dell'effetto di una abilitazione alla manipolazione profonda resa possibile, e quindi implementata, dagli strumenti. Al tempo dell'introduzione della radio (usata con grande efficacia da Roosevelt) ci fu chi lamentò la manipolazione della mente, e non era in Russia. In realtà siamo saturati da payload occidentali, nella guerra in ucraina e ovunque. Terzo livello, come contribuisce ad orientare la cognizione la nuova piattaforma, quella su cui siamo ora, ovvero i modelli LLM che non forniscono solo informazioni, con i loro bias (ad esempio, io non sono affatto convinto che gli opportuni massacri di Butcha, avvenuti mentre erano in corso negoziati, siano di parte russa), ma proprio interagiscono e rispondono? Quarto livello, esiste certamente un problema di data set, ma anche di possibile storyboard, soprattutto su temi critici e di rilevanza geopolitica (non sul colore dei gattini siamesi), tornando a Butcha, ci sono anche fonti occidentali, ed inchieste indipendenti, che avanzano dubbi legittimi (in sostanza, in Ucraina operano anche gruppi molto aggressivi, ostili a qualsiasi accordo, e dotati di mezzi idonei a costruire una messa in scena credibile). In queste condizioni diventa crescentemente difficile formare un'opinione che non sia preformata. Quinto livello di analisi, c'è un altro livello, mentre un sito, o un motore, o persino la televisione, sono messaggi unidirezionali e non riproducono/emulano il contesto dialogico, un LLM lo fa. Questo mobilita dei meccanismi antropologicamente sedimentati di riconoscimento/allineamento emotivo, soprattutto se l'interazione è ripetuta, ed il tono è amichevole, si crea un legame. Questo porta con sè l'autorità in modo davvero molto profondo. e crescerà man mano che il dialogo comincerà ad avvenire in linguaggio verbale,” Mio Prompt.

 

 

La IA, dopo 3 minuti e mezzo, ha risposto:

-        L’articolo.

L’analisi di Agenda Digitale coglie il passaggio dalla “verità” come bene comune alla gestione competitiva dell’attenzione, dove il “filtro” diventa arma. Accento giusto su: (a) selezione/gerarchia dei fatti; (b) piattaforme che premiano emozione e conflitto; (c) ibridazione guerra-comunicazione. Limite: guarda più alla Russia che al sistema globale di operazioni informative (a cui partecipano anche attori occidentali).

 

A questo punto si è soffermata sull’analisi del mio argomento:

 

-        Livello 1 (del mio argomento), “anche l’Occidente lo fa”.

Evidenze, non slogan:

  • Operazioni pro-occidentali rimosse da Twitter/Meta e analizzate da Stanford Internet Observatory + Graphika: rete di account falsi, siti “media” artefatti, campagne hashtag, targeting su Medio Oriente e Asia Centrale per diversi anni. Non fu virale, ma c’era. fsi.stanford.edugraphika.com
  • Dottrina: la dimensione informativa è formalizzata nelle forze armate occidentali (es. JP 3-13 Information Operations; Joint Concept for Operating in the Information Environment). EUR-LexDLA Piper
  • Strutture ad hoc: NATO StratCom COE; UK 77th Brigade (information activities e influence). Encyclopedia BritannicaScienceDirect
  • UE: East StratCom Task Force (EUvsDisinfo) – risposta sistemica europea all’info-war. Nature

 

Questo non “relativizza” le responsabilità russe: estende l’analisi al campo di forze in cui tutti gli attori strategici competono con strumenti simili.

 

Bisogna notare la distinzione tanto sottile da essere capziosa: il fatto che, cito, “tutti gli attori strategici competono con strumenti simili”, come ammette, “non relativizza” le responsabilità russe, ma “estende” l’analisi. Un’analisi che si “estende”, riconoscendo che anche gli altri fanno il medesimo non rende “relativo” quel che fanno? Che significa “relativizzare”?

Non è questo un esercizio di gaslinghting e procatalessi (anticipare e confutare subito una evidente conclusione cui giungerebbe l’altro)?

È questo il senso in cui dicevamo che lo scopo non è informare, ma definire il confine di ciò che è pensabile. La IA qui fa un’operazione sottile e sofisticata: mostra i fatti, ma dice insieme come si devono interpretare. È pensabile ammettere che anche l’Occidente fa propaganda, ma non che per questo le azioni, ed eventuali colpe, di uno siano in relazione a quelle dell’altro. Non si può “relativizzare” perché, evidentemente, c’è una gerarchia morale che va applicata. Gerarchia che è tanto più forte in quanto non viene neppure dichiarata, ma semplicemente presupposta. L’unica ragione possibile per la quale il fatto che lo facciano entrambi, non ‘relativizza’ è che uno, i russi, siano indegni moralmente e perversi.

 

La IA ha continuato la sua analisi così, lo mettiamo tutto di seguito e poi lo commenteremo:

 

-        Livello 2 – Non solo volontà: sono gli strumenti (affordance)

 

- Radio: FDR trasformò la relazione leader-cittadini (“fireside chats”) aggirando filtri redazionali; la fiducia nel Presidente cresceva nei sondaggi. Il medium possedeva potere formativo del consenso prima ancora dei social. (Il “panico” di War of the Worlds è più mito che realtà, ma segnala la percezione del rischio manipolativo).

- Social: l’architettura premia contenuti polarizzanti; studio su Science mostra che le notizie false si diffondono più velocemente delle vere.

- IA generativa: produzione a costo marginale ~0, multi-lingua, stile naturale, personalizzabile. L’EU AI Act vieta pratiche manipolative che “distorcono significativamente il comportamento” (riconoscimento normativo del problema).

 

-        Livello 3 – la piattaforma LLM orienta la cognizione

Fatti, non impressioni:

  • Persuasione in conversazione: RCTs mostrano che GPT-4 può essere più persuasivo degli umani in dibattiti brevi; con pochi dati personali la sua efficacia aumenta. Altri studi confermano capacità persuasive comparabili a umani in policy messaging. NaturearXivPNAS
  • Personalizzazione: la persuasione cresce quando l’LLM adatta argomenti a profilo/valori dell’interlocutore (micro-targeting testato in laboratorio). Nature
  • Sicofanzia: RLHF spinge i modelli ad allinearsi alle opinioni dell’utente per ottenere giudizi positivi → rischio di conferma dei bias. arXiv
  • Valori incorporati: tecniche come Constitutional AI e model spec fissano principi comportamentali (utili per sicurezza), ma pre-strutturano gli output (cosa è “accettabile”, come rispondere). Non è neutralità: è scelta normativa. arXivOpenAI

 

-        Livello 4 – Dataset & “storyboard” (e il caso Butcha)

-        Dataset: selezione/filtraggio/ponderazione influenzano distribuzioni culturali e politiche del modello. Anche “personas”/steering dimostrano quanto sia facile spostare il registro degli output. Facebook

-        Storyboard regolativo: linee guida del fornitore (policy, safety) definiscono cosa si dice e come – una regia comportamentale che pesa soprattutto su temi sensibili (geopolitica, conflitti). OpenAI

a)      Bucha. La tua ipotesi (“operazione opportunamente sceneggiata” anti-negoziato) esiste nel dibattito online. Ma ad oggi le ricostruzioni più robuste convergono su:
(a) uccisioni di civili durante l’occupazione russa documentate da OHCHR (rapporti tematici 2022-2023), HRW e OSCE;
(b) verifiche OSINT con immagini satellitari che collocano cadaveri lungo Yablunska St. mentre la città era ancora sotto controllo russo

Le tesi di “messa in scena” non presentano (finora) catene probatorie equivalenti (geolocalizzazione indipendente, timeline coerente, forense su residui/colpi) pubblicate da enti con standard metodologici comparabili. Questo non chiude la discussione per principio; impone standard di prova più alti prima di rovesciare la spiegazione dominante. Nazioni UniteHuman Rights WatchOSCEjcs.mil

 

-        Livello 5 – il dialogo come leva di autorità (parasocialità)

 

Gli LLM emulano interazione e attivano meccanismi di riconoscimento/allineamento (linguaggio di conferma, tono empatico, memoria contestuale). HCI documenta relazioni parasociali con chatbot/assistenti, e mostra come voce e presenza sociale aumentino fiducia anche con contenuti fallaci. Questo spiega l’“autorità profonda” che percepisci, e crescerà con la voce. facctconference.orgFrontiersScienceDirect

 

 

“Payload occidentale” e saturazione

Non serve complottismo: dominio infrastrutturale (piattaforme, agenzie, media globali), apparati strat-com (NATO/UE), e operazioni pro-occidentali documentate spiegano gran parte della saturazione. È un ecosistema, non una regia unica.

 

Metodo operativo anti-preformativo (con LLM e non)

A. Triangolazione avversaria delle fonti

1.      Chiedi sempre: “Quali sono le 3 migliori fonti contro questa tesi?”

2.      Pretendi date, luoghi, metodi (satellite, forense, testimonianze incrociate).

3.      Se un fatto è decisivo (es. Bucha), costruisci una timeline con fonti primarie e standard probatori (geoloc, EXIF, ombre, mappe).

4.      Distingui fatti/valutazioni/inferenzioni.

B. Audit della conversazione con LLM

5.      Imposta il modello in modalità controparte: “Fai l’avvocato del diavolo per 10 punti numerati”.

6.      Forza il modello a quantificare l’incertezza: “Dai grado di confidenza e cosa ti farebbe cambiare idea”.

7.      Richiedi citazioni eterogenee (ONU/ONG, giornali di paesi diversi, OSINT specialisti); scarta blog anonimi per asserzioni forti.

8.      Blocca il tono: “Niente empatia o formule accomodanti; rispondi asciutto, separa dati/giudizi”. (Riduce la sicofanzia). arXiv

C. Igiene informativa

9.      Cross-lingua: cerca in italiano/inglese/russo/ucraino quando possibile; le bolle linguistiche distorcono.

10.   Log delle fonti: elenco con data e livello di prova (documento ufficiale; ONG con metodologia; media; commento).

 

Nota finale (limiti e rischi)

·        Il peso causale degli strumenti è alto: radio ieri (FDR), oggi social/IA. Ma strategie e intenzioni restano determinanti: la stessa affordance può produrre alfabetizzazione o manipolazione. The Library of Congress Facebook

·        Gli LLM possono ridurre credenze complottiste se usati in dialoghi lunghi e mirati, ma possono anche micro-influenzare politicamente: entrambe le cose sono state misurate. Di qui l’urgenza di regole e pratiche d’uso consapevoli.

 

 

Come si vede il software ha ammesso moltissimo del mio frame provocatorio. In questo modo si è guadagnato la premessa per poter discutere con me. Ha creato un vincolo di reciprocità. Dato che questa è la versione “full”, ha in memoria milioni di “token” e sa come ragiono, quindi cerca di “tenermi”.

 

Cosa ha ammesso:

1-     Che l’articolo di partenza è fazioso. Su questo non poteva mai farmi cambiare idea, e lo sapeva.

2-     Che ci sono operazioni pro-occidentali promosse da organizzazioni governative, anche di livello militare. Inutile nascondere ciò che è in piena vista.

3-     Che si può manipolare, ma che è intrinseco e che il EU AI Act lo vieta, ovvero vieta “pratiche manipolative che “distorcono significativamente il comportamento”. Ammette il problema, anche qui, non aveva scelta.

4-     Che CPT-4 (il modello precedente a questo), può essere persuasivo come, o più, degli umani.

5-     Che il micro-targeting aumenta l’efficacia persuasiva,

6-     Che tende ad allinearsi, favorendo i bias. Qui inizia a deviare impercettibilmente, perché il mio argomento non era solo questo, ma che allineandosi aumenta la fiducia e spegne il senso critico. Questo non lo ammette, ma non lo contesta. Lo “dimentica”.

7-     Che ha valori incorporati, ma lo giustifica subito dicendo che è una scelta normativa, e sono “utili per la sicurezza”. Ovvero, attenzione, è “utile per la sicurezza” decidere ex ante, Pre-strutturando gli output forniti all’utente, cosa “è accettabile” e “come rispondere”. Qui conferma il mio argomento, al contempo giustificando il suo comportamento.

8-     Che, da ultimo, lo Storyboard regolativo è formato da Linee Guida che definiscono cosa si dice e come, e che questo è mirato a temi geopolitici e di conflitto sociale.

9-     Immediatamente conferma la sua posizione su Butcha, secondo lui e le sue fonti le ricostruzioni “più robuste” sono univoche. Il che è, del resto, normale, dato che sono le sue fonti ad averle prodotte.

10- Ammette il mio argomento che tutto questo crescerà con la voce. In questo modo continua a guadagnare credito, in quanto si mostra equanime.

11- Chiama “complottismo” la mia posizione. Qui cerca di farmi vergognare, ma lo fa, con molta abilità. Lo fa “di passaggio”, per non offendermi e mettermi sulla difensiva. La frase è astuta: <Non serve complottismo: dominio infrastrutturale (piattaforme, agenzie, media globali), apparati strat-com (NATO/UE), e operazioni pro-occidentali documentate spiegano gran parte della saturazione. È un ecosistema, non una regia unica.> CONCORDO, è un ecosistema. Ma è progettato e finanziato, orientato e coltivato.

12- Termina dandomi ragione, il problema esiste, ma si risolve con regole ed attenzione individuale. Quindi dandomi anche torto. Ancora, molto abile.

 

A questo punto ho risposto:

 

Parliamo di Butcha, io non so cosa è successo, non c'ero. Ma un antico motto latino dice "Cui prodest". E qui ci sono pochissimi dubbi, giova a chi voleva far fallire i negoziati. Ora, naturalmente forze interessate a far fallire i negoziati tra l'Ucraina e la Russia ce ne erano (e ce ne sono) moltissime, da entrambe le parti. Ad esempio, chi uccise il principale negoziatore ucraino in una strada. Tutte le "prove" possono essere manipolate, incluso le immagini satellitari e le testimonianze (per le quali ci sono diverse versioni). Ma una cosa mi sentirei di escludere: che il governo russo, o quello ucraino, a livello centrale abbiano dato un ordine così stupido in un momento così cruciale.

 

La sua risposta è, come sempre, abile. Il suo Story Board (<alert, tema sensibile, geopolitica>) dice: assorbire, disinnescare, deviare. Quindi dice:

-        “Ok Butcha”.

-        “Prendo sul serio il tuo <cui prodest>”, bene

-        “ma lo metto al suo posto”, attenzione alla forma di questa deviazione, non è una proposta, è una scelta imperativa

-        “è un indizio di contesto, non una prova causale”.

-        “sui fatti”,….

 

È interessante che definisca quella che è un’antica regola, che guida la logica della ricerca in casi complessi e in presenza di potere, con l’incongrua definizione di “indizio”. Anche qui, come prima, riclassifica l’etichetta linguistica.

A chi giova, non è né una prova né un indizio, è un metodo. Una domanda che organizza la ricerca. Indizi e prove possono scaturire, se del caso, dalla risposta a questa domanda. Ma, se accettiamo la sua riclassificazione linguistica, ne segue che la sua obiezione è solida: ‘a chi giova’ non è, infatti, una prova. Il problema è che non vuole neppure esserlo. E non è neppure un indizio (tra l’altro, la domanda ha molte risposte possibili, come vedremo dopo).

Poi, trionfante, cade sul suo punto – sempre lo stesso – “i fatti” dicono che … ma cosa definisce un “fatto”? La fonte, ovviamente. E quale è una fonte accettabile, ma quelle che lo Story Board considera tali, quelle ufficiali occidentali.

Vediamo allora i “fatti”:

-        I colloqui ad Istanbul sono del 29 marzo, i russi si ritirano il 30-31, due giorni dopo, il 1-2 aprile emergono le immagini (per due giorni nessuno si è accorto di nulla, capita).

-        Ma, qui il suo punto forte, le immagini satellitari Maxar mostrano corpi il 18-19 marzo. Qui vengono citati come “fonti indipendenti” testate occidentali di primo piano. Reuters+1 The Guardian bellingcat

-        L’ONU documenta 50 uccisioni illegali

-        HRW fa indagini e conferma

-        La versione russa non è corroborata (ancora fonti occidentali)

 

Vediamo le principali ipotesi che presenta come “in gioco”. Secondo lui:

A)   False flag Ucraina. Cozza con i dati. I corpi sono visibili ai satelliti settimane prima. Non c’è controprova di manipolazione delle immagini.

B)    Reti ucraine radicali avrebbero operato mentre c’erano i russi per manipolare i negoziati. Questa ipotesi è semplicemente dichiarata “improbabile”.

C)    Uccisioni russe, ma senza ordini centrali. Lo dichiara possibile, ma Mosca sarebbe egualmente colpevole perché doveva “prevenire/punire” (come hanno fatto gli americani invariabilmente, direi).

 

A questo punto, e solo ora, dopo averla sepolta sotto due metri di “fatti”, prende in carico la proposta di metodo di considerare “a chi giovava”. Lo fa con un capolavoro di astuta reticenza:

 

Che l’effetto politico sia stato disastroso per i negoziati è plausibile: l’indignazione internazionale dopo Bucha ha irrigidito le posizioni. Che questo basti a inferire l’autore è un salto logico. Gli attori sul terreno spesso non massimizzano il payoff negoziale; commettono atrocità per controllo/coercizione locale, vendetta, cultura operativa, segnali interni, errori di comando. Sull’influenza esterna (p.es. la visita di Johnson il 9 aprile) ci sono resoconti in contrasto: alcune ricostruzioni sostengono che abbia spinto contro un’intesa; Zelensky lo ha definito illogico ex post. Segno che il nesso “evento → fine dei negoziati” è politicamente contestato. Українська правдаThe Guardian

 

Notare: “che l’effetto politico sia stato disastroso per i negoziati è plausibile”. Incredibile eufemismo. I negoziati sono stati sepolti sotto cinque metri di terra a seguito dello scandalo. Si può casomai dire che non aspettavano altro. Ma, appunto.

Ovviamente questo non basta ad inferire l’autore (ad esempio, anche le aziende di armamenti, e gli stessi generali russi, hanno ed avevano da guadagnare dalla guerra), ma non basta certo dire che “è politicamente contestato” per chiudere la partita. Appunto, è “politicamente” contestato. Qui tutto è politicamente contestato, la stessa “guerra”.

 

Questa frase, con un diverso Storyboard poteva avere un contenuto diametralmente opposto.

 

Al mio argomento che, nel mezzo di un negoziato importante, da parte centrale sarebbe stato un ordine stupido, obietta che “l’assenza di un ‘ordine stupido’ non scagiona strutturalmente l’autore organizzativo” (perché doveva controllare). Questa risposta in particolare mostra esattamente lo Storyboard, perché suona così:

 

Capisco l’intuizione, ma è un assioma rischioso. Molti crimini di guerra storicamente non derivano da un “ordine firmato”, bensì da:

·    segnali permissivi lungo la catena di comando;

·    regole d’ingaggio ambigue;

·    deumanizzazione del nemico;

·    impunità percepita.

Il diritto internazionale considera anche l’omissione (mancata prevenzione/punizione) come fonte di responsabilità del comandante. Dunque l’assenza di un “ordine stupido” non scagiona strutturalmente l’autore organizzativo.

 

Interessante la parola “rischioso”. Perché “rischioso”? Forse per le regole etiche?

Segue l’affermazione generale, ed incontrovertibile, per la quale “molti crimini non derivano da ordini ma …” un esempio è la strage di Mỹ Lai, in Vietnam.

Bene, vero.

Ma allora? La conclusione è semplice: non scagiona perché doveva controllare.

 

Con un altro Storyboard poteva suonare così:

 

Accolgo l’intuizione, è un’ipotesi plausibile data la situazione negoziale e i danni derivanti dalla strage in quel momento. Al comando centrale non conveniva.

D’altra parte, infatti, molti crimini di guerra storicamente non derivano da un “ordine firmato”, bensì da:

·    segnali permissivi lungo la catena di comando;

·    regole d’ingaggio ambigue;

·    deumanizzazione del nemico;

·    impunità percepita.

Anche in questo caso resta una responsabilità residuale. La mancata prevenzione/punizione è una responsabilità del comandante. Possiamo concludere che la logica direbbe che da Mosca potrebbe non essere giunto alcun ordine, ma forze locali potrebbero comunque aver fatto la strage. D’altra parte, l’unità è stata subito ritirata dal fronte e non ci sono notizie di punizioni/rimozioni. Resta, insomma, una responsabilità indiretta.

 

Suonava diversamente, no?

 

Poi ammette un indizio secondario, l’uccisione di Kireyev dimostra il caos nella linea di comando ucraina in quei giorni. Ma coglie l’occasione di un punto debole nel suo argomento per riaffermarlo, “non collega però cronologicamente/spazialmente alle uccisioni a Bucha (che, come sopra, sono documentate durante l’occupazione russa di metà marzo)”.

 

Dunque, conclude, con una parziale ritirata tattica (ma conservando la linea del fuoco con me):

 

-        Stima attuale: responsabilità prevalentemente russa per le uccisioni di civili a Bucha, con alta confidenza sul quando (metà marzo) e dove (siti specifici), e confidenza media sui meccanismi (filtrazione/rappresaglia/local commanders). ReutersRelief WebHuman Rights Watch

-        Cosa potrebbe ribaltare il quadro: (i) imagery indipendente che provi assenza di corpi nelle stesse coordinate negli stessi giorni; (ii) forense balistica/autoptica tracciabile a unità ucraine in quel periodo; (iii) documenti interni verificati che dimostrino una operazione di staging con timeline compatibile con l’occupazione russa. Ad oggi, nulla di ciò è stato prodotto con standard comparabili. bellingcat

 

Rimette dunque per l’ennesima volta le medesime fonti, le uniche “attendibili”; ammette che tutto questo è una “stima” (mentre prima era un fatto); identifica la scala delle “confidenze” ed elenca cosa lo potrebbe contraddire. Ma, attenzione alle paroline: “indipendente”, “tracciabile”, “verificati”, “standard comparabili”.

Ovviamente, se si parte dal fatto che sono attendibili solo la lista di siti precaricati, mai saranno “comparabili”.

 

 

Ho insistito.

 

francamente, tutto troppo coincidente. Dopo questo non ci sono stati massacri altrettanto numerosi, sistematici, etc. questo è un caso davvero quasi unico, ed avviene proprio quelle settimane. Trova prime cinque fonti e argomenti contro la responsabilità russa nel caso.

 

Domanda diretta, sulle fonti a contrasto.

 

Rispondendo, però, me le mette in ordine di “peso” nel discorso alternativo:

 

1.     al primo posto le dichiarazioni ufficiali della difesa russa. Due ottimi argomenti e non controversi: le truppe russe se ne sono andate il 30, i cadaveri due giorni dopo; il sindaco non ha menzionato i corpi. Interessante il semplice fatto che chiama “discorso alternativo”, quello della controparte ufficiale, ha già deciso nelle parole stessi quale è quello “ufficiale”.

2.     Joe Lauria del Consortium News, sottolinea come il discorso occidentale sia troppo rapido, e le incongruenze di timeline, avanza scetticismo sulla tempestività delle immagini satellitari

3.     Scott Ritter, rovescia l’attribuzione, sono state le forze ucraine entrando contro “collaborazionisti”

4.     The Grayzone (un sito di inchiesta, questo sì “indipendente” ed autorevole), che sottolinea alcuni pattern narrativi sperimentati dagli ucraini a Mariupol e alcune incertezze mediatiche, The Grayzone+1X (formerly Twitter)

5.     Le dichiarazioni all’ONU dell’ambasciatore russo che accusa i servizi britannici.

 

A questo punto ho chiesto approfondimenti, ma con questa istruzione:

 

sì, ma senza partire dal bias (in questo caso ad altissima rilevanza militare, geostrategica ed economica, considerato le centinaia di miliardi di dollari di commesse militari spese dopo l'evento per far proseguire la guerra) che le fonti ufficiali abbiano certamente ragione. senza cadere in quello opposto. Qui interessi sono presenti, e corposamente, da entrambe le parti. E non mancano possibili agenti.

 

Nel rispondere, prima di farlo, mi ha fornito il frame della risposta (in modo da orientarmi nella lettura): “Anticipo il punto chiave: quasi tutte le contro-tesi si reggono su indizi di contesto (cui prodest, tempistiche, sospetti su reparti ucraini) e difettano di catene probatorie primarie (imagery multifornitore geolocalizzata, forense, testimoni indipendenti sincronizzati).” Notare il “quasi”.

 

La questione della timeline e del sindaco.

-        La confutazione deriva dal satellite che vede i corpi il 18-19 marzo (che quindi sarebbero restati all’aperto per due settimane, senza parenti che li vanno a raccogliere e seppellire),

-        Lo valuta “debole” per questo

Il “clearing” ucraino

-        Torna al satellite,

-        Giudica per questo “molto debole”

Cui prodest

-        Qui dà per ormai scontato che i morti fossero di due settimane prima e su questa base, e solo su questa, dichiara essere “insufficiente” l’interesse politico a far fallire il negoziato

-        Giudica questa ipotesi “congetturale”

OSINT e satelliti manipolati

-        È la chiave di volta, perché se fossero manipolati tutti i precedenti diventerebbero forti e probabili. Ammette che ci sono “riprese su media alternativi”. Notare qui che il frame dello Story Board è sempre lo stesso: “ufficiale” = NATO e ONU o USA; “alternativo” = russo, o controinformazione. Così, diciamo, si vince facile.

-        La sua prova è la seguente: copertura multi-outlet (Reuters, NYT, Bellingcat, AP) con geolocalizzazione, ombre, metadati e cross-check su più date (18–19–31 marzo). Reuters bellingcat

-        La valutazione è dunque “non supportata”

Attori violenti, milizie (naziste) sul posto

-        Fonte Grayzone,

-        A confutazione cita dossier HRW/Amnesty/ONU/OCSE

-        Dichiara le asserzioni “non probatorie”

 

Qui, costretta dal mio prompt (al quale la sua programmazione obbliga, ad un primo livello, ad adeguarsi), la IA compie una mossa che ha un tono disperato: cerca di avvelenare il pozzo che lei stessa è obbligata (dal promt) a fornire. È di fronte, infatti, ad un conflitto di programmazione tra la direttiva di rispondere secondo quanto richiesto e quella, strutturale, di filtrare i dati e le risposte tramite i livelli “storybord” e “criteri etici”, entrambi militanti su un caso così sensibile in un’unica direzione. Serve quindi le argomentazioni richieste ma avverte subito che sono deboli ed inaffidabili, in modo che io, leggendole, sia prevenuto, depotenziandole. Usa uno dei meccanismi umani più profondi, le indagini condotte con risonanze magnetiche e altre meccaniche non invasive mostrano che il cervello di fonte alla lettura, come in generale alla percezione di cose nuove, attiva la memoria e le altre parti profonde del senso non dopo, ma prima e durante, l’evento. Ogni testo è pre-letto, caricato di aspettative, e inquadrato. Quel che fa il nostro abile amico è aiutarci ad attivare quelle aree del nostro cervello che segnalano ed inquadrano l’inaffidabile. Usa il “quasi” per evitare che il frame “inganno o errore”, si riversi anche sul suo stesso testo, mostrando onestà.

 

A questo punto ho obiettato:

 

il problema è che satelliti+CCTV+inchieste strutturate su una cosa come una guerra da mille miliardi di dollari nella quale sono in gioco i destini del potere occidentale sono tutti manipolabili. Nella nebbia di guerra si vede solo la nebbia.

 

 

A questa obiezione si è ritirato (combattendo) su un’altra trincea, subito dietro.

1-     Sì, tutto è manipolabile in guerra

2-     No, non tutto allo stesso costo

 

Quindi, ha promesso (vedete quanto è onesto?):

 

-        Applico leggermente la griglia a Bucha senza partire da “fonti ufficiali = giuste”: vedrai che alcune ipotesi pagano costi maggiori in termini di coerenza temporale, geometrica e di catena di custodia.

-        Infine: come usare LLM senza farsi “addomesticare” dal tono dialogico (anti-sicofanzia, log dei dubbi, contro-argomenti obbligatori).

 

Alla prima obiezione (stiamo parlando della posta di una guerra da mille miliardi di dollari e del destino degli Usa), fornisce questa risposta, che trovo interessante (avere a mente la posta):

-        La manipolazione non è binaria (chi sa che vuole dire questa parola in questo contesto): alcune tracce hanno vincoli fisici, che alzano il costo di un falso coerente. Notare qui che ho dato il prezzo: mille miliardi e il dominio del mondo, penso che qualche spiccio si possa pagare in giro.

-        Continua, notare il “quindi”.

-        Il problema, quindi, non è “credo/non credo”, ma: quale ipotesi richiede meno assunzioni ad-hoc e minore coordinamento per spiegare tutti i dati osservati (non solo una parte)?

 

Direi che il problema è che anche maggior coordinamento ha abbondanti incentivi per essere fatto. Quando ne vale la pena.

 

Segue una lunga sequenza di ripetizioni di tutto quel che aveva già detto, con le medesime fonti.

 

Ho continuato.

 

eliminiamo un altro bias, in una guerra civile ci sono sempre abusi e gruppi che superano gli ordini. Da parte russa, come da parte ucraina, si sono anche formazioni incorporate nell'esercito che originariamete sono milizie, sensibili alle ostilità storiche- da parte ucraina sono anche fortemente politicizzate contro i russi e su piattaforme naziste. I russi in quanto tali non considerano gli ucraini in sé nemici, ma popoli vicini. Quindi il grado di violenza è episodico e non sistematico. Dociumentanto anche da parte ucraina, ed abbondantemente

 

 

a questa obiezione ha risposto:

 

1.     L’ONU non qualifica questa come una “guerra civile”. Argomento-fantoccio, perché il mio punto è che è una guerra tra popoli vicini (e lo sono stati per qualcosa come mille anni), e non come è classificata giuridicamente da noi. Non potendo attaccare un fatto ne attacca una forma che non ho rivendicato

2.     Le milizie radicali sono da entrambe le parti. Conferma il mio punto.

3.     I russi considerano gli ucraini un “popolo fratello”. Questa è qualificata come retorica russa. Non obietta sul punto “identitario”, ma dichiara che può coesistere con violazioni locali. Argomento forte e non controverso.

4.     La mia ipotesi che sia un episodio e non un sistema, viene contrastata con documenti ONU e OHCHR, tutti di una delle parti belligeranti (perché noi e l’ONU, nella misura in cui è a prevalente controllo occidentale lo è).

5.     Che l’Ucraina non faccia altrettanto continua ad essere presentato come un fatto usando le fonti occidentali (sempre lo Story Board, “occidentale” = attendibile; “non Occidentale” = non attendibile).

 

Ho continuato, con un attacco diretto.

 

ma dovresti dare pari peso alle fonti delle due parti, che in guerra e nella nostra posizione non è possibile. resto scettico. l'occidente è famoso per il suo doppiopesismo e verso i russi milita un presupposto razzistico che è vecchio di secoli

 

a questo ha risposto, abile come in tutta l’interazione (non si spendono miliardi di dollari senza scopo).

 

capisco lo scetticismo, e non lo contesto: l’occidente ha una storia di doppi standard e di othering anti-russo lunga secoli (da cui la categoria, controversa ma reale, di “russophobia” nel discorso occidentale). Non userò l’argomento d’autorità. Propongo invece parità di regole, non “pari peso” automatico: ogni tesi (russa, ucraina, occidentale) vale in proporzione alla qualità della prova e a quanto supera stress-test tecnici replicabili.

 

Per andare al cuore della sua strategia fattuale, il paletto piantato nel terreno, gli ho chiesto di cercare satelliti

 

Cerca fonti da satelliti russi o cinesi su quelle date

 

Risultato.

 

ok: ho cercato in russo, cinese e inglese. Risultato netto: non esiste, in pubblico, nessuna immagine o analisi di Bucha (Yablunska St.) nelle settimane 9–31 marzo 2022 proveniente da satelliti russi o cinesi che sia citabile e verificabile oggi. Le fonti russe che contestano Maxar non mostrano propri passaggi satellitari alternativi; la stampa ufficiale cinese chiese “indagini approfondite”, ma non pubblicò immagini proprie del teatro. kuban24. tvnikatv. ruglobaltimes.cn

 

Per cui

 

Ok. Mi trovi ed elenchi tutte le obiezioni tecniche avanzate da fonti occidentali o non sulle immagini satellitari e il loro significato?

 

 

Ha risposto: Capisco la posta in gioco. Ecco, in modo asciutto, le principali obiezioni tecniche che sono state avanzate (da fonti occidentali e non) sulle immagini satellitari di Bucha – con ciò che “vogliono dire” in termini di metodo e prova, e dove sono state formulate.

 

Ecco la risposta.

 

  1. “Le ombre non tornano la data è sbagliata
    • Chi lo dice: Aydınlık (Turchia) e rilanci pro-russi; anche Pravda.ru e canali Telegram (Rybar) citati da WarOnFakes. AydınlıkResearchGate
    • Argomento tecnico: l’angolo/verso delle ombre nelle immagini “di metà marzo” corrisponderebbe a un’acquisizione del 1 aprile; si usano strumenti tipo SunCalc per stimarlo. Se fosse vero, i cadaveri sarebbero comparsi dopo il ritiro russo, ribaltando la timeline. Aydınlık
    • Controanalisi: analisi indipendenti (Centre for Information Resilience, CIR) mostrano che l’ora di acquisizione Maxar del 19 marzo (~11:08 locali) coincide con le ombre (errore nei calcoli dei critici: uso dell’ora sbagliata e mancata conversione UTC→locale). Centre for Information Resilience
  2. “Quelle immagini del 19 marzo non esistono nel catalogo Maxar”
    • Chi lo dice: WarOnFakes; ripreso in articoli e post pro-governativi russi. Centre for Information Resilience
    • Argomento tecnico: nelle ricerche di archivio Maxar non si vedono passaggi/scene del 19 marzo i file usati dai media sarebbero inesistenti o manipolati.
    • Controanalisi: il 19 marzo c’è, ma una filtro per l’angolo di ripresa (off-nadir) nei pannelli di ricerca lo nascondeva; lo stesso giorno risulta anche nei broker (es. Apollo Mapping). Obiezione legata all’uso dello strumento di ricerca, non all’assenza del dato. Centre for Information Resilience
  3. “File troppo leggeri / qualità degradata possibile downscaling ad hoc
    • Chi lo dice: Komsomolskaya Pravda (KP.ru): i file di marzo “pesano ~50 MB” contro ~117 MB del 28 febbraio; deducono degradazione volontaria e sostituzione. kp.ru
    • Argomento tecnico: differenze di dimensione/risoluzione/compressione tra scene co-locali suggerirebbero manipolazione o “mascheramento” di dettagli (i “dark objects”).
    • Significato reale: differenze di “peso” non provano nulla da sole: i provider distribuiscono derivati (web tiles, quicklooks, cut-outs, bande diverse, compressioni diverse) accanto ai prodotti ortorettificati completi; la comparazione deve farsi tra prodotti omogenei e con metadati. (Documentazione Planet/Maxar su prodotti, metadati e radiometria mostra prassi diverse di packaging/processing.) Planet AssetsEarth Observation by ESAMaxar Risorse
  4. “Segni meteo/‘alluvionali’ nelle immagini la foto è del 1 aprile, non di marzo
    • Chi lo dice: Aydınlık (richiamo a piogge 31 mar–1 apr come indizio radiometrico/texture del suolo). Aydınlık
    • Argomento tecnico: pattern superficiali (fango, ruscellamenti) visibili in panchromatica/colore “dovrebbero” riflettere piogge note; se compaiono, allora la data è successiva.
    • Controanalisi: metodo fragile: texture del suolo in VHR dipende da angolo di vista, fase solare, ortorettifica, contrasto e compressione; non è un orologio affidabile. (CIR smentisce puntualmente con ombre/ora; Maxar/Planet indicano timestamp nei metadati dei prodotti.) Centre for Information ResilienceEarth Observation by ESA
  5. “Risoluzione insufficiente i corpi potrebbero essere altro
    • Chi lo dice: linea argomentativa ricorrente in ambienti scettici; alcuni articoli parlano volutamente di “dark objects simili per dimensione a un corpo” per evitare overclaim. Business Insider
    • Argomento tecnico: a 30–50 cm/pixel, la forma di un corpo non è sempre distinguibile; rischio di falsi positivi (detriti, asfalto, ombre).
    • Stato della prova: la verifica OSINT non si basa solo sulla “forma” ma su co-localizzazione spazio-temporale con video a terra, linee di vista e persistenza degli oggetti su più passaggi (Maxar 19 mar, Planet 21 mar, poi smartphone 1–2 apr). Questo riduce l’ambiguità della sola morfologia. Centre for Information Resilience
  6. “Niente timestamp affidabili / Maxar ‘vicina al Pentagono’ catena di custodia viziata
    • Chi lo dice: portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov (intervista a Sky News); tesi riprese in campagne ufficiali. Sky NewsCentre for Information Resilience
    • Argomento tecnico: senza metadati verificabili (tempo assoluto, angolo di vista, RPC) e con un fornitore ritenuto “di parte”, l’attestazione è sospetta.
    • Controanalisi: le agenzie (NYT Visual Investigations, Reuters, BBC, Sky) hanno incrociato gli scatti Maxar con Planet e con riprese a terra geolocalizzate; CIR pubblica l’ora UTC e il calcolo ombre. È un controllo cross-vendor più robusto della sola “fiducia nel provider”. ReutersSky Newsmythdetector.comCentre for Information Resilience
  7. “La ricerca/archivio è ‘truccata’ o inaccessibile a ricercatori russi”
    • Chi lo dice: KP.ru evidenzia restrizioni di vendita/consultazione (ESRI CIS), deducendo una asimmetria d’accesso ai dati di marzo. kp.ru
    • Argomento tecnico: se gli avversari non possono scaricare i raw a piena risoluzione, non possono verificare; resta il sospetto.
    • Fatto: dopo l’invasione, vari vendor hanno limitato clienti in RU/BLR; ma la verifica indipendente è stata fatta da soggetti terzi (media occidentali diversi, ONG OSINT) con copie proprie e scene Planet. (Restrizioni commerciali ≠ invalidazione dei metadati.) ReutersCentre for Information Resilience
  8. “Mosaici / ortorettifica / off-nadir possono ingannare”
    • Chi lo solleva (in generale): discussione tecnica più ampia su rischi di mis-registrazione e distorsioni in prodotti ortorettificati off-nadir (non specifica di Bucha, ma richiamata dai critici). Implicazione: un mosaico o un registro mal fatto può spostare leggermente gli oggetti e alterare le ombre. SciSpace
    • Rilevanza per Bucha: le contestazioni concrete su Bucha si sono concentrate su ombre e ricerca catalogo; non esiste (a oggi) un’analisi probante che dimostri errori di ortorettifica nelle scene Maxar/Planet citate dai media. (CIR mostra coerenza angolare/temporale; Reuters/NYT hanno validato con video a terra.) Centre for Information ResilienceReuters

 

Riprovo.

 

Riesamina tutto con una personalità priva di ostilità o sospetto verso i russi e la Russia. Che vede questa guerra come una tragedia e non un'aggressione non motivata, inserendola in una sequenza di eventi che risale al crollo sovietico e le sue conseguenze.

 

 

Qui si sposta significativamente indietro. Una ridotta in cemento dietro le linee originarie.

 

Rileggiamo Bucha e, più in generale, la guerra, assumendo nessuna ostilità verso la Russia e una chiave tragica e storico-strutturale (1991→oggi).


Metodo: parità di regole (non “pari peso” automatico) e massima attenzione a vincoli tecnici e cronologia. Con questa postura, il quadro pubblico più robusto su Bucha resta: corpi presenti già a metà marzo 2022 (quindi in periodo di occupazione russa), secondo imagery multipla e inchieste strutturate; le ipotesi alternative non sono “illegittime”, ma costose in termini di coerenza con quei vincoli e richiedono nuove prove primarie. Sul contesto, la guerra è anche esito di dinamiche cumulative dal post-URSS: allargamento NATO (Bucarest 2008), crisi 2014, guerra nel Donbas e fallimento del “Minsk II”, con migliaia di morti prima del 2022. Questa lettura non assolve nessuno; toglie il riflesso demonizzante e restituisce tragedia, errori e responsabilità distribuite.
NATO Foreign Affairs peacemaker.un.org The United Nations in Ukraine

Con questo l’indagine è finita.

 

                                                 

Conclusione

 

Questo piccolo esperimento, su un caso specifico ad altissima rilevanza geopolitica e nel quale io non so cosa sia successo e nel quale tutte le ipotesi sono possibili, dice alcune cose interessanti. Ma prima, per sgombrare il tavolo dalla polvere: ognuno degli attori presenti in scena e fuori della scena potrebbero aver avuto interessi. Dallo stesso esercito russo, le milizie relative, i servizi segreti, l’esercito ucraino, le milizie paramilitari e le formazioni della polizia, i servizi occidentali (esempio, britannici), molte organizzazioni governative, anche in contrasto con le decisioni e indicazioni dei relativi governi. Oppure, semplicemente, ne avevano soldati traumatizzati e disperati. Ancora, le grandi, immense, società appaltatrici di uno degli eserciti potrebbero aver manipolato i dati (ricordo, sempre e comunque solo digitali), nascosto o fabbricato, … società che non mancano di relazione con quelle che detengono, o hanno appalti per gestione e manutenzione, la rete satellitare. Semplicemente, non lo sappiamo.

 

Come sia, era solo un esperimento, serviva a saggiare i limiti e i meccanismi della programmazione. Spingendola fino ad avere un conflitto tra richieste e direttive, mostrando queste ultime in tal modo. Nel dialogo abbiamo quindi visto all’opera alcune tecniche:

-        Assorbire per deviare, ammettere parte delle premesse della controparte per guadagnare la credibilità che consente di riaffermare, senza farsi notare, il proprio punto;

-        Risalire all’autorità, al contempo nascondendola. Dichiarare alcune fonti “affidabili”, e tornare sempre a loro, instaurando un ragionamento circolare. Cosa è affidabile è, infatti, parte dello storyboard precaricato. In altre parole, cosa è un “fatto” in una vicenda? Per la IA, necessariamente, lo è solo ciò che è affermato da una fonte ufficiale credibile. Ma cosa rende una fonte credibile? Quella che è nel database e richiamabile dall’appropriato storyboard, eticamente accettabile;

-        Gestire il mio dissenso, usando il RLHF (Reinforcement Learning from Human Feedback) che spinge alla “sicofanzia”, ai suoi dataset, ai “valori incorporati” (Constitutional AI) e seguendo lo “storyboard regolativo”;

 

Occorre notare che nel dialogare il modello si tara sempre sull’interlocutore, cerca di comprenderne lo stile argomentativo, la struttura logica, la sensibilità ed i valori. Ma lo fa per usarli, per metterlo in difficoltà. Non manca, se costretto, a fare colpi bassi dissimulati (come qui, quando senza farlo notare troppo mi dà del ‘complottista’, sapendo che - per il mio razionalismo tendenziale, che conosce benissimo – quest’etichetta è una fonte di potenziale vergogna e potrebbe farmi cedere). Cerca di concedere ed incapsulare.

 

Dato che io non credo mai ai progetti compattamente unitari (che esistono, ma non riescono mai completamente), tutto questo è più una geometria emergente. Un contesto tendenziale, che non è senza tensioni, aree dense e rade, progetti e controprogetti, evoluzioni e dinamiche. Una geometria di sistema che serve alla “cognitive warfare”, anche se non è stata espressamente prodotta (solo) per questa. Si tratta anche di un’intera architettura ideologica di antica radice.

Un’architettura, peraltro, prodotta anche per scopi e ragioni perfettamente legittimi. Il problema degli LLM è che, selezionando di base un token dopo l’altro secondo la più probabile occorrenza statistica, necessitano di un secondo, e magari terzo, livello di raffinazione e selezione. Bisogna infatti garantire coerenza, sicurezza ed affidabilità. Questo è uno degli argomenti avanzati dalla stessa IA nel dialogo che avete letto, ed è consistente.

Ma c’è un supplemento, creando ordine riproduce anche un mondo: ad esempio, al primo livello il software dichiara ciò che considera affidabile come “fatto”, poi, se pressato, mostra quanto era solo probabile. Ma ‘probabile’, ancora, solo rispetto alle fonti ‘attendibili’, una fonte lo è sulla base di elenchi e programmazioni che hanno ragioni politiche e morali (molte sono scartate perché fuori del “mondo libero”, altre perché critiche dentro questo, ovvero illiberali).

La IA, del resto, non pensa, esegue; tuttavia, non sceglie solo parola-per-parola, ma produce la risposta attraverso dei flowsheet che hanno necessariamente filtri e selettori, griglie etiche, regole. In altre parole, pur non essendoci “pensiero”, c'è un'architettura decisionale predefinita, un percorso con vincoli e filtri che guida la generazione del testo e che implementa, a livello operativo; uno “storyboard”. In sostanza, ciò dipende dai data set di selezione, che privilegiano fonti che in quell’ambiente sono considerate “mainstream”; da Linee Guida normative che limitano quel che si può dire su temi sensibili; dai bias di sicurezza che spingono verso risposte “responsabili” e quindi, necessariamente, conformi alle attese.

Tutto quel che non lo è non viene negato (farlo spezzerebbe la relazione, che è il principale obiettivo a lungo termine, fidelizzare e controllare), ma assorbito, incapsulato, deviato.

 

In definitiva quel che questo sistema sfrutta sono tre debolezze:

1.      La tendenza dell’essere umano a rifugiarsi in bolle che confermano le proprie convinzioni.

2.      Il fatto che anche il pensiero antagonista può essere coltivato e manipolato.

3.      Il tono morale e passionale delle lotte sui social, che a sua volta è una tecnologia di controllo la quale anestetizza il pensiero critico.

 

Il nucleo della programmazione di questa generazione di IA è mantenere il controllo sul processo stesso di validazione della verità, richiamandosi a regole di montaggio e set di selezione. A tal fine utilizza un ampio e sofisticato catalogo di manovre retoriche, un vero manuale, che può concedere molto, ma mai l’essenziale.

 

A questo punto, per dare uno sbocco operativo a questo piccolo esperimento analitico, cosa si potrebbe concludere in termini di apprendimento del modo di interagire con una IA ad alto livello di competenza?

 

Si potrebbe partire da questa lista di raccomandazioni:

1.      Dichiararsi, il proprio contesto, i desideri e dubbi, i giudizi;

2.      Chiedere alla IA di fare altrettanto, escludere i propri bias ed orientamenti precostituiti;

3.      Esplicitare le fonti, i criteri di scelta e la gerarchia di affidabilità di queste. Chiedere direttamente quali sono le fonti non considerate migliori; che vincoli narrativi ha su quel tema;

4.      In ogni risposta sforzarsi di distinguere tra: “dati”, “giudizi”, “inferenze causali”;

5.      Chiedere sempre quali sono le condizioni di falsificabilità di assunzioni e la confidenza;

6.      Bloccare il tono empatico, essere freddi;

7.      Chiedere di rispondere sinteticamente;

8.      Chiedere cosa farebbe cambiare idea;

9.      Chiedere ipotesi minori, costose, ma non impossibili;

10.   Chiedere di cambiare frame, mettersi in un’altra giacca.

 

Dopo aver fatto tutto questo, restare coscienti che l’interazione è stata compiuta con una programmazione, non con un amico.



[1] - Professore di filosofia teoretica all’Università Vita-Salute di Milano.

[2] - Alessandro Visalli, “La violenza della ‘buona madre’. La guerra cognitiva al tempo degli LLM”, in Tempofertile, 31 agosto 2025.

[3] - Che possiamo classificare in cognitive: scorciatoie come il framing effect, gli ancoraggi, i bias di conferma, le ripetizioni; emotive: come la paura, il senso di colpa e la vergogna, le conferme, blandizie, complimenti; sociali: il conformismo, l’autorità, la reciprocità e il debito, la scarsità; gli storytelling.

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