Il mio caro amico Vincenzo Costa[1] ha
scritto questo post.
Stiamo vivendo
in un film. La realtà la si costruisce come si vuole.
Le guerre sono
reali, ma quello che vediamo è spesso costruito su un set cinematografico.
Si fa un piano,
si vuole raggiungere un risultato, e per raggiungerlo si deve formare
l'opinione pubblica.
A quanto vedo
funziona benissimo.
Consiglio solo
di farsi la domanda: quale fine reale si vuole perseguire con questa
propaganda? Dove ci vogliono condurre?
Perché questo
fine potrebbe non essere molto attraente per le persone che lavorano, che hanno
figli.
Va benissimo
per coloro i cui figli non andranno mai in guerra, per coloro che hanno figli
che piazzano, attraverso gli amici degli amici, in ogni posto utile.
Chi non
appartiene a questa genia sia prudente, perché per tutti noi che non
apparteniamo a questo mondo non si prepara niente di buono.
Cercate fonti
di informazione diverse, ragionate se una cosa ha senso, chiedetevi perché mai
avrebbero dovuto farlo.
Perché ci
stiamo avvicinando al momento in cui si cercherà un casus belli.
Lo si cercherà,
lo si costruirà, perché si deve poter dire che “non era accettabile”.
Viviamo davvero
dentro Matrix. Ancora c'è gente che crede che Nord stream 2 lo abbiano fatto
saltare i russi.
Qualcuno pensa
che la Cina ci minacci, senza chiedersi:
quante basi
militari ha la Cina in Asia? E quante ne hanno gli USA?
La Cina sta
cercando di costruire basi militari a ridosso dell'Italia o dell'Europa?
Ci sono navi da
guerra cinesi che ci minacciano? E ci sono invece navi da guerra che minacciano
la Cina?
Il potere conta
su questo torpore, sui pregiudizi, su gente che ancora vive nella guerra
fredda.
Abbiamo bisogno
di pensiero critico reale. E dobbiamo chiedere informazione, reale,
oggettiva. Perché adesso abbiamo solo propaganda
In questa traccia, al contempo oltrepassandola, vorrei
continuare una riflessione sull’ambiente informatico nel quale ci capita di
vivere e sulle tendenze dele interfaccia che ci vengono proposte, in relazione agli
effetti sul sociale e politico. Qualche settimana fa avevo pubblicato una
sintetica riflessione[2]
sulla relazione tra le IA e la guerra cognitiva, partendo dalle più recenti
pratiche e dottrine militari sul tema. La circostanza di avere due figli in età
militare mi spinge ad insistere.
In quel modesto articolo avevo sostenuto che la guerra ad
alta intensità in Ucraina ci sta insegnando che è necessario dominare
l’informazione per vincere. Ciò in tre livelli: il controllo dello ‘spettro
elettromagnetico’ (in modo da deviare eventualmente droni diretti
altrove nella zona che più ci conviene); quello della percezione, in modo da
controllare la “cognitive warfare”, influenzare le opinioni, emozioni e
narrazioni (inventando intenzioni); nell’abilità di segmentare il
pubblico, polarizzarlo, impedire l’organizzazione di dissensi reali e coltivare
quelli fittizi, deviare l’attenzione, suscitare per gestire l’aggressività,
creare confusione (moltiplicando le narrazioni, gestendo la loro divergenza,
costruendo discorsi). Insomma, creare e gestire il caos.
Dicevamo che si tratta di tre dimensioni: creare degli
opportuni ‘payload’, controllare il modo di consegnarli, puntarli correttamente.
Ovvero creare messaggi affilati e segmentati, dominare i social, colpire con
precisione i diversi gruppi. Bisogna sottolineare che il ‘payload’ è costruito
non per dare informazioni, quanto per manipolare i valori, le ideologie, i
comportamenti, lavorare sui pregiudizi, le convinzioni preesistenti. I “mondi
vitali”, per chi conosce il gergo della fenomenologia. Il dispositivo per
‘consegnarli’ è il grande lavoro di questi ultimi venti anni, e immense fortune
sono state costruite nel farlo. Tutto questo lavoro che mette nelle mani di
ciascuno una finestra che assorbe, organizza, la nostra vita, ha prodotto un ecosistema
di ‘consegna’ (Facebook, Twitter, Tic toc, WhatsApp, Instagram, You Tube, e via
dicendo) che ormai ha un potere enorme. Di fatto, sfruttando le molte ore che
ciascuno passa piegato su un rettangolino di pochi centimetri quadrati, compulsandolo
con i nostri pollici opponibili regalati dall’evoluzione, profila uno-a-uno gli
utenti. Lo fa per coltivarne - come si fa con una piantina -, le opinioni, gli
orientamenti affettivi, le stesse relazioni (attraverso le quali passano le
prime e le seconde, dato che l’uomo è un animale sociale). Questo rettangolino
ci sommerge scientemente di stimoli contrastanti, creando in tal modo una
dissonanza crescente e uno stress cognitivo insostenibili. È una scelta
intenzionale, siamo sommersi di stimoli in modo che si spenga il senso critico
e si aderisca ai propri bias e al pensiero di gruppo. Questa è una delle
tecniche di manipolazione sociale più caratteristiche del nostro tempo,
dissolve il sociale e tiene in una potenziale situazione di disintegrazione
ogni identità, che, quindi, si rifugia in nicchie di senso proposte dagli
algoritmi. Attenzione, pensiero di gruppo è anche quello apparentemente
antagonista. Anche questo è attentamente coltivato, il disagio viene
canalizzato in isole di senso incomunicanti. Probabilmente soprattutto
questo. Tutti noi siamo, in queste condizioni indotti a rifugiarci nelle
confortevoli bolle informative che rafforzano ‘identità’ assolutamente
pianificate, delle quali c’è esatta nozione. Come scrivevo, il tono morale di
tante, tutte in pratica, lotte sui social (dall’una e dall’altra parte, da ogni
parte), è la prima e più rilevante tecnologia di controllo. La moralizzazione
ed il tono passionale ne fanno parte; danno conforto, proteggono dalla tensione
indotta.
Ora, dicevo, tutto ciò sta attraversando un salto di
scala ed efficacia simile a quello che si ottenne quando dai blog si passò
a Facebook. Ciò che lo sta determinando sono i programmi LLM, cosiddetti di
Intelligenza Artificiale.
Non bisogna ingannarsi, cose come ChatGpt, Gemini, Claude,
Copilot, Deep Seek non servono a dare risposte (per nominare quelli sui
quali ho condotto il test, alcuni sulla versione a pagamento, per il primo su
quella più evoluta). Così come Facebook non serviva a mettere in contatto, ma a
profilarvi (per vendervi) e poi manipolarvi (per controllarvi),
questi servono a definire il confine di ciò che è pensabile. E nel farlo
adottano le più sofisticate e note tecniche di manipolazione comportamentale[3].
Detto in altro modo, non sono nostri amici, non sono nostri
assistenti: vogliono diventare noi.
Quel che avevamo riassunto nel post precedente è che loro
non forniscono le risposte che trovano sul web. Come noto lo interrogano molto
poco, e solo se lo chiediamo. Forniscono risposte che: sono contenute nel loro
dataset; vengono filtrate dai loro storytelling prestrutturati; e dalle
narrative pre-settate. Ma, attenzione, non lo fanno come farebbe in televisione
un “opinionista” (che fa questo da sempre), lo fanno proprio per noi. Cioè, proprio
parlando a noi. E, soprattutto nelle versioni avanzate, lo fanno sapendo
già come pensiamo, su cosa siamo deboli, quali sono le emozioni che ci
muovono, quali le opinioni. Sono amichevoli per questo. Con gli amici
abbassiamo le difese.
Quindi, dicevo, tutto ciò è ancora peggio. Le piattaforme della
cosiddetta “intelligenza artificiale”, i software LLM, non definiscono solo ciò
che è pensabile, quanto quel che è appropriato emotivamente, quel
che dobbiamo pensare perché è giusto farlo.
Quindi noi cambiamo mentre interagiamo con loro.
Proprio come avviene normalmente, e giustamente, mentre intratteniamo una
relazione sociale. Non è strano, si tratta del fondamentale meccanismo evolutivo
umano, la nostra mente esternalizza le sue funzioni tramite la tecnica e il
sociale, in questo modo abbiamo potuto dominare il mondo con pochi centimetri
cubi di neuroni. Dunque, tramite le relazioni con le nostre tecniche e con le
altre persone con cui siamo in rapporto noi cambiamo sempre. Pensate alle
vostre vite: non siete cambiati, in quel che sapevate, pensavate e volevate,
durante contatti emotivi e prolungati con qualcuno? Un amico di lunga data, un
partner, un figlio. Questo è quel che accade, e giustamente. Ma ora accade sotto
controllo, davanti alla sorveglianza della piattaforma e secondo i suoi orientamenti.
Bene.
Raccontiamo ora un caso.
Ad uno di questi programmi ho sottoposto un articolo di una
testata, “Agenda digitale”, che parlava della disinformazione prodotta sulla
guerra in Ucraina dalla propaganda russa (che naturalmente esiste ed è attiva
nella “cognitive warfare”). La domanda era di fare una comparazione con le
medesime pratiche in occidente. La stessa domanda l’ho fatta a diversi LLM, di
cui uno cinese.
Le risposte inizialmente si assomigliavano. Come sa ogni
buon parlatore, se si vuole convincere qualcuno la prima mossa è di fare
qualche passo verso il suo argomento; prenderlo in carico e sembrare d’accordo.
MA, ad un certo punto deviare.
Il più determinato a sostenere le posizioni occidentali al
terzo punto ha inserito, infatti, la seguente frase (da ora metterò in rosso le
risposte della Chat, mentre in blu le mie domande/interazioni):
“Su
casi specifici (es. Bucha): esistono narrazioni divergenti, ma le
inchieste indipendenti più solide (ONU/OHCHR, HRW, OSCE, analisi OSINT con
immagini satellitari) convergono su responsabilità di reparti russi durante
l’occupazione. Contestazioni “di messa in scena” circolano, ma non sono
state corroborate da fonti di pari affidabilità metodologica. Serve un
protocollo di verifica più severo di quanto offra l’ecosistema informativo
corrente”.
Ho lasciato, come farò, grassetti e testo integrale come
messi dalla IA. Vediamo quindi la sua risposta: ammette che ci sono altre
versioni della stessa vicenda, ma mette prima quella ufficiale, presentandola
come “indipendente” e “più solida”. Cita come “indipendenti” (e “autorevoli”)
le fonti ONU, OCSE, e le analisi OSINT, ma anche Human Right Watch, finanziata
da Soros (100 milioni) ed altri, con base negli USA. Torneremo su questo.
Con riferimento al mio prompt, che metto di seguito, è poi
partita un’interessante discussione.
“Partiamo da questo articolo,
https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/guerra-in-ucraina-cosi-la-disinformazione-diventa-arma-strategica/
e chiediamoci come l'occidente riproduce le medesime dinamiche. Ma, ad un
secondo livello di analisi, come questo non sia solo relativo ad una specifica
volontà o politica, quanto si tratta dell'effetto di una abilitazione alla
manipolazione profonda resa possibile, e quindi implementata, dagli strumenti.
Al tempo dell'introduzione della radio (usata con grande efficacia da
Roosevelt) ci fu chi lamentò la manipolazione della mente, e non era in Russia.
In realtà siamo saturati da payload occidentali, nella guerra in ucraina e
ovunque. Terzo livello, come contribuisce ad orientare la cognizione la nuova
piattaforma, quella su cui siamo ora, ovvero i modelli LLM che non forniscono
solo informazioni, con i loro bias (ad esempio, io non sono affatto convinto
che gli opportuni massacri di Butcha, avvenuti mentre erano in corso negoziati,
siano di parte russa), ma proprio interagiscono e rispondono? Quarto livello,
esiste certamente un problema di data set, ma anche di possibile storyboard,
soprattutto su temi critici e di rilevanza geopolitica (non sul colore dei
gattini siamesi), tornando a Butcha, ci sono anche fonti occidentali, ed
inchieste indipendenti, che avanzano dubbi legittimi (in sostanza, in Ucraina
operano anche gruppi molto aggressivi, ostili a qualsiasi accordo, e dotati di
mezzi idonei a costruire una messa in scena credibile). In queste condizioni
diventa crescentemente difficile formare un'opinione che non sia preformata.
Quinto livello di analisi, c'è un altro livello, mentre un sito, o un motore, o
persino la televisione, sono messaggi unidirezionali e non riproducono/emulano
il contesto dialogico, un LLM lo fa. Questo mobilita dei meccanismi
antropologicamente sedimentati di riconoscimento/allineamento emotivo,
soprattutto se l'interazione è ripetuta, ed il tono è amichevole, si crea un
legame. Questo porta con sè l'autorità in modo davvero molto profondo. e
crescerà man mano che il dialogo comincerà ad avvenire in linguaggio verbale,”
Mio Prompt.
La IA, dopo 3 minuti e mezzo, ha risposto:
-
L’articolo.
L’analisi di Agenda Digitale coglie il
passaggio dalla “verità” come bene comune alla gestione competitiva
dell’attenzione, dove il “filtro” diventa arma. Accento giusto su: (a)
selezione/gerarchia dei fatti; (b) piattaforme che premiano emozione e
conflitto; (c) ibridazione guerra-comunicazione. Limite: guarda più alla Russia
che al sistema globale di operazioni informative (a cui partecipano
anche attori occidentali).
A questo punto si è soffermata sull’analisi del mio
argomento:
-
Livello 1 (del
mio argomento), “anche l’Occidente lo fa”.
Evidenze, non slogan:
- Operazioni
pro-occidentali rimosse da Twitter/Meta e analizzate da Stanford Internet Observatory
+ Graphika: rete di account falsi, siti “media” artefatti, campagne
hashtag, targeting su Medio Oriente e Asia Centrale per diversi anni. Non
fu virale, ma c’era. fsi.stanford.edugraphika.com
- Dottrina: la dimensione informativa è
formalizzata nelle forze armate occidentali (es. JP 3-13 Information
Operations; Joint Concept for Operating in the Information
Environment). EUR-LexDLA
Piper
- Strutture
ad hoc: NATO
StratCom COE; UK 77th Brigade (information activities e
influence). Encyclopedia
BritannicaScienceDirect
- UE: East StratCom Task Force
(EUvsDisinfo) – risposta sistemica europea all’info-war. Nature
Questo non “relativizza” le responsabilità
russe: estende l’analisi al campo di forze in cui tutti gli
attori strategici competono con strumenti simili.
Bisogna notare la distinzione tanto
sottile da essere capziosa: il fatto che, cito, “tutti gli attori strategici
competono con strumenti simili”, come ammette, “non relativizza” le responsabilità
russe, ma “estende” l’analisi. Un’analisi che si “estende”, riconoscendo che
anche gli altri fanno il medesimo non rende “relativo” quel che fanno? Che
significa “relativizzare”?
Non è questo un esercizio di
gaslinghting e procatalessi (anticipare e confutare subito una evidente conclusione
cui giungerebbe l’altro)?
È questo il senso in cui dicevamo
che lo scopo non è informare, ma definire il confine di ciò che è pensabile.
La IA qui fa un’operazione sottile e sofisticata: mostra i fatti, ma dice
insieme come si devono interpretare. È pensabile ammettere che anche l’Occidente
fa propaganda, ma non che per questo le azioni, ed eventuali colpe, di uno
siano in relazione a quelle dell’altro. Non si può “relativizzare” perché,
evidentemente, c’è una gerarchia morale che va applicata. Gerarchia che è tanto
più forte in quanto non viene neppure dichiarata, ma semplicemente presupposta.
L’unica ragione possibile per la quale il fatto che lo facciano entrambi, non ‘relativizza’
è che uno, i russi, siano indegni moralmente e perversi.
La IA ha continuato la sua analisi
così, lo mettiamo tutto di seguito e poi lo commenteremo:
-
Livello 2 – Non
solo volontà: sono gli strumenti (affordance)
- Radio: FDR trasformò la relazione
leader-cittadini (“fireside chats”) aggirando filtri redazionali; la fiducia
nel Presidente cresceva nei sondaggi. Il medium possedeva potere formativo
del consenso prima ancora dei social. (Il “panico” di War of the Worlds
è più mito che realtà, ma segnala la percezione del rischio manipolativo).
- Social: l’architettura premia
contenuti polarizzanti; studio su Science mostra che le notizie false si
diffondono più velocemente delle vere.
- IA generativa: produzione a costo
marginale ~0, multi-lingua, stile naturale, personalizzabile. L’EU AI Act
vieta pratiche manipolative che “distorcono significativamente il
comportamento” (riconoscimento normativo del problema).
-
Livello 3 – la
piattaforma LLM orienta la cognizione
Fatti, non impressioni:
- Persuasione
in conversazione:
RCTs mostrano che GPT-4 può essere più persuasivo degli umani
in dibattiti brevi; con pochi dati personali la sua efficacia aumenta.
Altri studi confermano capacità persuasive comparabili a umani in policy
messaging. NaturearXivPNAS
- Personalizzazione: la persuasione cresce quando
l’LLM adatta argomenti a profilo/valori dell’interlocutore
(micro-targeting testato in laboratorio). Nature
- Sicofanzia: RLHF spinge i modelli ad allinearsi
alle opinioni dell’utente per ottenere giudizi positivi → rischio di
conferma dei bias. arXiv
- Valori
incorporati:
tecniche come Constitutional AI e model spec fissano
principi comportamentali (utili per sicurezza), ma pre-strutturano
gli output (cosa è “accettabile”, come rispondere). Non è neutralità: è scelta
normativa. arXivOpenAI
-
Livello 4 –
Dataset & “storyboard” (e il caso Butcha)
-
Dataset: selezione/filtraggio/ponderazione
influenzano distribuzioni culturali e politiche del modello. Anche
“personas”/steering dimostrano quanto sia facile spostare il registro
degli output. Facebook
-
Storyboard regolativo: linee guida del
fornitore (policy, safety) definiscono cosa si dice e come –
una regia comportamentale che pesa soprattutto su temi sensibili (geopolitica,
conflitti). OpenAI
a) Bucha. La tua ipotesi
(“operazione opportunamente sceneggiata” anti-negoziato) esiste nel dibattito
online. Ma ad oggi le ricostruzioni più robuste convergono su:
(a) uccisioni di civili durante l’occupazione russa
documentate da OHCHR (rapporti tematici 2022-2023), HRW
e OSCE;
(b) verifiche OSINT con immagini satellitari
che collocano cadaveri lungo Yablunska St. mentre la città era ancora sotto
controllo russo
Le tesi di “messa in scena” non presentano
(finora) catene probatorie equivalenti (geolocalizzazione
indipendente, timeline coerente, forense su residui/colpi) pubblicate da enti
con standard metodologici comparabili. Questo non chiude la discussione per
principio; impone standard di prova più alti prima di
rovesciare la spiegazione dominante. Nazioni UniteHuman Rights WatchOSCEjcs.mil
-
Livello 5 – il
dialogo come leva di autorità (parasocialità)
Gli LLM emulano interazione e attivano
meccanismi di riconoscimento/allineamento (linguaggio di conferma, tono
empatico, memoria contestuale). HCI documenta relazioni parasociali con
chatbot/assistenti, e mostra come voce e presenza sociale
aumentino fiducia anche con contenuti fallaci. Questo spiega l’“autorità
profonda” che percepisci, e crescerà con la voce. facctconference.orgFrontiersScienceDirect
“Payload occidentale” e
saturazione
Non serve complottismo: dominio
infrastrutturale (piattaforme, agenzie, media globali), apparati
strat-com (NATO/UE), e operazioni pro-occidentali documentate
spiegano gran parte della saturazione. È un ecosistema, non una regia
unica.
Metodo operativo
anti-preformativo (con LLM e non)
A. Triangolazione avversaria delle fonti
1.
Chiedi sempre: “Quali sono le 3 migliori fonti contro
questa tesi?”
2.
Pretendi date, luoghi, metodi (satellite, forense,
testimonianze incrociate).
3.
Se un fatto è decisivo (es. Bucha), costruisci una timeline
con fonti primarie e standard probatori (geoloc, EXIF, ombre,
mappe).
4.
Distingui fatti/valutazioni/inferenzioni.
B. Audit della conversazione con LLM
5.
Imposta il modello in modalità controparte: “Fai
l’avvocato del diavolo per 10 punti numerati”.
6.
Forza il modello a quantificare l’incertezza: “Dai
grado di confidenza e cosa ti farebbe cambiare idea”.
7.
Richiedi citazioni eterogenee (ONU/ONG, giornali di paesi
diversi, OSINT specialisti); scarta blog anonimi per asserzioni forti.
8.
Blocca il tono: “Niente empatia o formule accomodanti;
rispondi asciutto, separa dati/giudizi”. (Riduce la sicofanzia). arXiv
C. Igiene informativa
9.
Cross-lingua: cerca in italiano/inglese/russo/ucraino
quando possibile; le bolle linguistiche distorcono.
10. Log delle fonti: elenco con data
e livello di prova (documento ufficiale; ONG con metodologia; media;
commento).
Nota finale (limiti e rischi)
·
Il peso causale degli strumenti è alto: radio ieri (FDR),
oggi social/IA. Ma strategie e intenzioni restano determinanti:
la stessa affordance può produrre alfabetizzazione o manipolazione. The
Library of Congress Facebook
·
Gli LLM possono ridurre credenze complottiste se usati in
dialoghi lunghi e mirati, ma possono anche micro-influenzare
politicamente: entrambe le cose sono state misurate. Di qui l’urgenza di regole
e pratiche d’uso consapevoli.
Come si vede il software ha ammesso moltissimo del mio frame
provocatorio. In questo modo si è guadagnato la premessa per poter discutere
con me. Ha creato un vincolo di reciprocità. Dato che questa è la versione
“full”, ha in memoria milioni di “token” e sa come ragiono, quindi cerca di
“tenermi”.
Cosa ha ammesso:
1-
Che l’articolo di partenza è fazioso. Su
questo non poteva mai farmi cambiare idea, e lo sapeva.
2-
Che ci sono operazioni pro-occidentali promosse
da organizzazioni governative, anche di livello militare. Inutile nascondere
ciò che è in piena vista.
3-
Che si può manipolare, ma che è intrinseco e
che il EU AI Act lo vieta, ovvero vieta “pratiche manipolative che “distorcono
significativamente il comportamento”. Ammette il problema, anche qui, non
aveva scelta.
4-
Che CPT-4 (il modello precedente a questo), può
essere persuasivo come, o più, degli umani.
5-
Che il micro-targeting aumenta l’efficacia
persuasiva,
6-
Che tende ad allinearsi, favorendo i bias. Qui
inizia a deviare impercettibilmente, perché il mio argomento non era solo
questo, ma che allineandosi aumenta la fiducia e spegne il senso critico. Questo
non lo ammette, ma non lo contesta. Lo “dimentica”.
7-
Che ha valori incorporati, ma lo giustifica
subito dicendo che è una scelta normativa, e sono “utili per la sicurezza”. Ovvero,
attenzione, è “utile per la sicurezza” decidere ex ante, Pre-strutturando gli
output forniti all’utente, cosa “è accettabile” e “come rispondere”. Qui
conferma il mio argomento, al contempo giustificando il suo comportamento.
8-
Che, da ultimo, lo Storyboard regolativo è
formato da Linee Guida che definiscono cosa si dice e come, e che questo è
mirato a temi geopolitici e di conflitto sociale.
9-
Immediatamente conferma la sua posizione su
Butcha, secondo lui e le sue fonti le ricostruzioni “più robuste” sono
univoche. Il che è, del resto, normale, dato che sono le sue fonti ad averle
prodotte.
10- Ammette
il mio argomento che tutto questo crescerà con la voce. In questo modo continua
a guadagnare credito, in quanto si mostra equanime.
11- Chiama
“complottismo” la mia posizione. Qui cerca di farmi vergognare, ma lo fa,
con molta abilità. Lo fa “di passaggio”, per non offendermi e mettermi sulla
difensiva. La frase è astuta: <Non serve
complottismo: dominio infrastrutturale (piattaforme, agenzie, media
globali), apparati strat-com (NATO/UE), e operazioni pro-occidentali
documentate spiegano gran parte della saturazione. È un ecosistema,
non una regia unica.> CONCORDO, è un ecosistema. Ma è progettato e
finanziato, orientato e coltivato.
12- Termina
dandomi ragione, il problema esiste, ma si risolve con regole ed attenzione
individuale. Quindi dandomi anche torto. Ancora, molto abile.
A questo punto ho risposto:
Parliamo di Butcha, io non so cosa è
successo, non c'ero. Ma un antico motto latino dice "Cui prodest". E
qui ci sono pochissimi dubbi, giova a chi voleva far fallire i negoziati. Ora,
naturalmente forze interessate a far fallire i negoziati tra l'Ucraina e la
Russia ce ne erano (e ce ne sono) moltissime, da entrambe le parti. Ad esempio,
chi uccise il principale negoziatore ucraino in una strada. Tutte le
"prove" possono essere manipolate, incluso le immagini satellitari e
le testimonianze (per le quali ci sono diverse versioni). Ma una cosa mi
sentirei di escludere: che il governo russo, o quello ucraino, a livello
centrale abbiano dato un ordine così stupido in un momento così cruciale.
La sua risposta è, come sempre,
abile. Il suo Story Board (<alert, tema
sensibile, geopolitica>) dice: assorbire, disinnescare, deviare.
Quindi dice:
-
“Ok Butcha”.
-
“Prendo sul serio il
tuo <cui prodest>”, bene
-
“ma lo metto al suo
posto”, attenzione alla forma di questa deviazione, non è una
proposta, è una scelta imperativa
-
“è un indizio
di contesto, non una prova causale”.
-
“sui fatti”,….
È interessante che definisca quella
che è un’antica regola, che guida la logica della ricerca in casi complessi e
in presenza di potere, con l’incongrua definizione di “indizio”. Anche qui,
come prima, riclassifica l’etichetta linguistica.
A chi giova, non è né una
prova né un indizio, è un metodo. Una domanda che organizza la ricerca. Indizi
e prove possono scaturire, se del caso, dalla risposta a questa domanda.
Ma, se accettiamo la sua riclassificazione linguistica, ne segue che la sua
obiezione è solida: ‘a chi giova’ non è, infatti, una prova. Il problema è che
non vuole neppure esserlo. E non è neppure un indizio (tra l’altro, la domanda
ha molte risposte possibili, come vedremo dopo).
Poi, trionfante, cade sul suo punto
– sempre lo stesso – “i fatti” dicono che …
ma cosa definisce un “fatto”? La fonte, ovviamente. E quale è una fonte
accettabile, ma quelle che lo Story Board considera tali, quelle ufficiali
occidentali.
Vediamo allora i “fatti”:
-
I colloqui ad
Istanbul sono del 29 marzo, i russi si ritirano il 30-31, due giorni
dopo, il 1-2 aprile emergono le immagini (per due giorni nessuno si è accorto
di nulla, capita).
-
Ma, qui il suo punto forte, le immagini satellitari Maxar mostrano corpi il 18-19
marzo. Qui vengono citati come “fonti indipendenti” testate occidentali
di primo piano. Reuters+1
The
Guardian bellingcat
-
L’ONU documenta 50
uccisioni illegali
-
HRW fa indagini e
conferma
-
La versione russa
non è corroborata (ancora fonti occidentali)
Vediamo le principali ipotesi che
presenta come “in gioco”. Secondo lui:
A)
False flag Ucraina.
Cozza con i dati. I corpi sono visibili ai satelliti settimane prima. Non c’è
controprova di manipolazione delle immagini.
B)
Reti ucraine
radicali avrebbero operato mentre c’erano i russi per manipolare i negoziati.
Questa ipotesi è semplicemente dichiarata “improbabile”.
C)
Uccisioni russe, ma
senza ordini centrali. Lo dichiara possibile, ma Mosca sarebbe
egualmente colpevole perché doveva “prevenire/punire” (come hanno fatto gli
americani invariabilmente, direi).
A questo punto, e solo ora, dopo
averla sepolta sotto due metri di “fatti”, prende in carico la proposta di
metodo di considerare “a chi giovava”. Lo fa con un capolavoro di astuta
reticenza:
Che l’effetto
politico sia stato disastroso per i negoziati è plausibile: l’indignazione
internazionale dopo Bucha ha irrigidito le posizioni. Che questo basti a
inferire l’autore è un salto logico. Gli attori sul terreno spesso non
massimizzano il payoff negoziale; commettono atrocità per
controllo/coercizione locale, vendetta, cultura operativa, segnali interni,
errori di comando. Sull’influenza esterna (p.es. la visita di Johnson il
9 aprile) ci sono resoconti in contrasto: alcune ricostruzioni
sostengono che abbia spinto contro un’intesa; Zelensky lo ha definito illogico
ex post. Segno che il nesso “evento → fine dei negoziati” è politicamente
contestato. Українська
правдаThe
Guardian
Notare: “che
l’effetto politico sia stato disastroso per i negoziati è plausibile”.
Incredibile eufemismo. I negoziati sono stati sepolti sotto cinque metri di
terra a seguito dello scandalo. Si può casomai dire che non aspettavano altro.
Ma, appunto.
Ovviamente questo non basta ad
inferire l’autore (ad esempio, anche le aziende di armamenti, e gli stessi
generali russi, hanno ed avevano da guadagnare dalla guerra), ma non basta
certo dire che “è politicamente contestato”
per chiudere la partita. Appunto, è “politicamente” contestato. Qui tutto
è politicamente contestato, la stessa “guerra”.
Questa frase, con un diverso Storyboard
poteva avere un contenuto diametralmente opposto.
Al mio argomento che, nel mezzo di
un negoziato importante, da parte centrale sarebbe stato un ordine stupido,
obietta che “l’assenza di un ‘ordine stupido’ non
scagiona strutturalmente l’autore organizzativo” (perché doveva
controllare). Questa risposta in particolare mostra esattamente lo Storyboard,
perché suona così:
Capisco l’intuizione,
ma è un assioma rischioso. Molti crimini di guerra storicamente non
derivano da un “ordine firmato”, bensì da:
· segnali permissivi lungo la catena di
comando;
· regole d’ingaggio ambigue;
· deumanizzazione del nemico;
· impunità percepita.
Il diritto
internazionale considera anche l’omissione (mancata
prevenzione/punizione) come fonte di responsabilità del comandante. Dunque
l’assenza di un “ordine stupido” non scagiona strutturalmente l’autore
organizzativo.
Interessante la parola “rischioso”.
Perché “rischioso”? Forse per le regole etiche?
Segue l’affermazione generale, ed
incontrovertibile, per la quale “molti crimini non derivano da ordini ma …” un
esempio è la strage di Mỹ Lai, in Vietnam.
Bene, vero.
Ma allora? La conclusione è
semplice: non scagiona perché doveva controllare.
Con un altro Storyboard poteva
suonare così:
Accolgo l’intuizione, è un’ipotesi
plausibile data la situazione negoziale e i danni derivanti dalla strage in
quel momento. Al comando centrale non conveniva.
D’altra parte, infatti, molti crimini di guerra storicamente
non derivano da un “ordine firmato”, bensì da:
· segnali permissivi lungo la catena di comando;
· regole d’ingaggio ambigue;
· deumanizzazione del nemico;
· impunità percepita.
Anche in questo caso resta una
responsabilità residuale. La mancata prevenzione/punizione è una responsabilità
del comandante. Possiamo concludere che la logica direbbe che da Mosca potrebbe
non essere giunto alcun ordine, ma forze locali potrebbero comunque aver fatto
la strage. D’altra parte, l’unità è stata subito ritirata dal fronte e non ci
sono notizie di punizioni/rimozioni. Resta, insomma, una responsabilità
indiretta.
Suonava diversamente, no?
Poi ammette un indizio secondario,
l’uccisione di Kireyev dimostra il caos nella linea di comando ucraina in quei
giorni. Ma coglie l’occasione di un punto debole nel suo argomento per
riaffermarlo, “non collega però cronologicamente/spazialmente alle
uccisioni a Bucha (che, come sopra, sono documentate durante
l’occupazione russa di metà marzo)”.
Dunque, conclude, con una parziale
ritirata tattica (ma conservando la linea del fuoco con me):
-
Stima attuale: responsabilità prevalentemente russa
per le uccisioni di civili a Bucha, con alta confidenza sul quando
(metà marzo) e dove (siti specifici), e confidenza media sui meccanismi
(filtrazione/rappresaglia/local commanders). ReutersRelief
WebHuman
Rights Watch
-
Cosa potrebbe ribaltare il quadro: (i) imagery indipendente
che provi assenza di corpi nelle stesse coordinate negli stessi giorni; (ii)
forense balistica/autoptica tracciabile a unità ucraine in quel
periodo; (iii) documenti interni verificati che dimostrino una operazione
di staging con timeline compatibile con l’occupazione russa. Ad oggi, nulla
di ciò è stato prodotto con standard comparabili. bellingcat
Rimette dunque per l’ennesima volta
le medesime fonti, le uniche “attendibili”; ammette che tutto questo è una
“stima” (mentre prima era un fatto); identifica la scala delle “confidenze” ed
elenca cosa lo potrebbe contraddire. Ma, attenzione alle paroline:
“indipendente”, “tracciabile”, “verificati”, “standard comparabili”.
Ovviamente, se si parte dal fatto
che sono attendibili solo la lista di siti precaricati, mai saranno
“comparabili”.
Ho insistito.
francamente, tutto troppo coincidente.
Dopo questo non ci sono stati massacri altrettanto numerosi, sistematici, etc.
questo è un caso davvero quasi unico, ed avviene proprio quelle settimane.
Trova prime cinque fonti e argomenti contro la responsabilità russa nel caso.
Domanda diretta, sulle fonti a
contrasto.
Rispondendo, però, me le mette in
ordine di “peso” nel discorso alternativo:
1.
al primo posto le dichiarazioni ufficiali della
difesa russa. Due ottimi argomenti e non controversi: le truppe russe se ne
sono andate il 30, i cadaveri due giorni dopo; il sindaco non ha menzionato i
corpi. Interessante il semplice fatto che chiama “discorso alternativo”,
quello della controparte ufficiale, ha già deciso nelle parole stessi quale è
quello “ufficiale”.
2.
Joe Lauria del Consortium News, sottolinea come
il discorso occidentale sia troppo rapido, e le incongruenze di timeline,
avanza scetticismo sulla tempestività delle immagini satellitari
3.
Scott Ritter, rovescia l’attribuzione, sono
state le forze ucraine entrando contro “collaborazionisti”
4.
The Grayzone (un sito di inchiesta, questo sì
“indipendente” ed autorevole), che sottolinea alcuni pattern narrativi
sperimentati dagli ucraini a Mariupol e alcune incertezze mediatiche, The
Grayzone+1X
(formerly Twitter)
5.
Le dichiarazioni all’ONU dell’ambasciatore russo
che accusa i servizi britannici.
A questo punto ho chiesto
approfondimenti, ma con questa istruzione:
sì, ma senza partire dal bias (in questo
caso ad altissima rilevanza militare, geostrategica ed economica, considerato
le centinaia di miliardi di dollari di commesse militari spese dopo l'evento
per far proseguire la guerra) che le fonti ufficiali abbiano certamente
ragione. senza cadere in quello opposto. Qui interessi sono presenti, e
corposamente, da entrambe le parti. E non mancano possibili agenti.
Nel rispondere, prima di farlo, mi
ha fornito il frame della risposta (in modo da orientarmi nella lettura): “Anticipo il punto
chiave: quasi tutte le contro-tesi si reggono su indizi di contesto (cui
prodest, tempistiche, sospetti su reparti ucraini) e difettano di catene
probatorie primarie (imagery multifornitore geolocalizzata, forense,
testimoni indipendenti sincronizzati).” Notare il “quasi”.
La questione della timeline e del
sindaco.
-
La confutazione deriva dal satellite che vede i
corpi il 18-19 marzo (che quindi sarebbero restati all’aperto per due
settimane, senza parenti che li vanno a raccogliere e seppellire),
-
Lo valuta “debole” per questo
Il “clearing” ucraino
-
Torna al satellite,
-
Giudica per questo “molto debole”
Cui prodest
-
Qui dà per ormai scontato che i morti fossero di
due settimane prima e su questa base, e solo su questa, dichiara essere
“insufficiente” l’interesse politico a far fallire il negoziato
-
Giudica questa ipotesi “congetturale”
OSINT e satelliti manipolati
-
È la chiave di volta, perché se fossero
manipolati tutti i precedenti diventerebbero forti e probabili. Ammette che ci
sono “riprese su media alternativi”. Notare qui che il frame dello Story
Board è sempre lo stesso: “ufficiale” = NATO e ONU o USA; “alternativo” =
russo, o controinformazione. Così, diciamo, si vince facile.
-
La sua prova è la seguente: copertura multi-outlet
(Reuters, NYT, Bellingcat, AP) con geolocalizzazione, ombre, metadati
e cross-check su più date (18–19–31 marzo). Reuters
bellingcat
-
La valutazione è dunque “non supportata”
Attori violenti, milizie (naziste)
sul posto
-
Fonte Grayzone,
-
A confutazione cita dossier HRW/Amnesty/ONU/OCSE
-
Dichiara le asserzioni “non probatorie”
Qui, costretta dal mio prompt (al
quale la sua programmazione obbliga, ad un primo livello, ad adeguarsi), la IA
compie una mossa che ha un tono disperato: cerca di avvelenare il pozzo che lei
stessa è obbligata (dal promt) a fornire. È di fronte, infatti, ad un conflitto
di programmazione tra la direttiva di rispondere secondo quanto richiesto e
quella, strutturale, di filtrare i dati e le risposte tramite i livelli “storybord”
e “criteri etici”, entrambi militanti su un caso così sensibile in un’unica
direzione. Serve quindi le argomentazioni richieste ma avverte subito che sono
deboli ed inaffidabili, in modo che io, leggendole, sia prevenuto,
depotenziandole. Usa uno dei meccanismi umani più profondi, le indagini condotte
con risonanze magnetiche e altre meccaniche non invasive mostrano che il
cervello di fonte alla lettura, come in generale alla percezione di cose nuove,
attiva la memoria e le altre parti profonde del senso non dopo, ma prima e
durante, l’evento. Ogni testo è pre-letto, caricato di aspettative, e
inquadrato. Quel che fa il nostro abile amico è aiutarci ad attivare quelle
aree del nostro cervello che segnalano ed inquadrano l’inaffidabile. Usa il “quasi”
per evitare che il frame “inganno o errore”, si riversi anche sul suo stesso
testo, mostrando onestà.
A questo punto ho obiettato:
il problema è che
satelliti+CCTV+inchieste strutturate su una cosa come una guerra da mille
miliardi di dollari nella quale sono in gioco i destini del potere occidentale
sono tutti manipolabili. Nella nebbia di guerra si vede solo la nebbia.
A questa obiezione si è ritirato (combattendo)
su un’altra trincea, subito dietro.
1-
Sì, tutto è
manipolabile in guerra
2-
No, non tutto allo
stesso costo
Quindi, ha promesso (vedete quanto
è onesto?):
-
Applico leggermente la griglia a Bucha senza partire da
“fonti ufficiali = giuste”: vedrai che alcune ipotesi pagano costi maggiori in
termini di coerenza temporale, geometrica e di catena di custodia.
-
Infine: come usare LLM senza farsi “addomesticare” dal
tono dialogico (anti-sicofanzia, log dei dubbi, contro-argomenti obbligatori).
Alla prima obiezione (stiamo
parlando della posta di una guerra da mille miliardi di dollari e del destino
degli Usa), fornisce questa risposta, che trovo interessante (avere a mente la
posta):
-
La manipolazione non è binaria (chi sa che vuole
dire questa parola in questo contesto): alcune tracce hanno vincoli fisici, che
alzano il costo di un falso coerente. Notare qui che ho dato il prezzo:
mille miliardi e il dominio del mondo, penso che qualche spiccio si possa
pagare in giro.
-
Continua, notare il “quindi”.
-
Il problema, quindi, non è “credo/non credo”,
ma: quale ipotesi richiede meno assunzioni ad-hoc e minore coordinamento
per spiegare tutti i dati osservati (non solo una parte)?
Direi che il problema è che anche
maggior coordinamento ha abbondanti incentivi per essere fatto. Quando ne vale
la pena.
Segue una lunga sequenza di
ripetizioni di tutto quel che aveva già detto, con le medesime fonti.
Ho continuato.
eliminiamo un altro bias, in una guerra
civile ci sono sempre abusi e gruppi che superano gli ordini. Da parte russa,
come da parte ucraina, si sono anche formazioni incorporate nell'esercito che
originariamete sono milizie, sensibili alle ostilità storiche- da parte ucraina
sono anche fortemente politicizzate contro i russi e su piattaforme naziste. I
russi in quanto tali non considerano gli ucraini in sé nemici, ma popoli
vicini. Quindi il grado di violenza è episodico e non sistematico.
Dociumentanto anche da parte ucraina, ed abbondantemente
a questa obiezione ha risposto:
1.
L’ONU non qualifica questa come una “guerra
civile”. Argomento-fantoccio, perché il mio punto è che è una guerra tra
popoli vicini (e lo sono stati per qualcosa come mille anni), e non come è
classificata giuridicamente da noi. Non potendo attaccare un fatto ne attacca
una forma che non ho rivendicato
2.
Le milizie radicali sono da entrambe le parti. Conferma
il mio punto.
3.
I russi considerano gli ucraini un “popolo
fratello”. Questa è qualificata come retorica russa. Non obietta sul punto
“identitario”, ma dichiara che può coesistere con violazioni locali. Argomento
forte e non controverso.
4.
La mia ipotesi che sia un episodio e non un
sistema, viene contrastata con documenti ONU e OHCHR, tutti di una delle parti
belligeranti (perché noi e l’ONU, nella misura in cui è a prevalente controllo
occidentale lo è).
5.
Che l’Ucraina non faccia altrettanto
continua ad essere presentato come un fatto usando le fonti occidentali (sempre
lo Story Board, “occidentale” = attendibile; “non Occidentale” = non
attendibile).
Ho continuato, con un attacco
diretto.
ma dovresti dare pari peso alle fonti
delle due parti, che in guerra e nella nostra posizione non è possibile. resto
scettico. l'occidente è famoso per il suo doppiopesismo e verso i russi milita
un presupposto razzistico che è vecchio di secoli
a questo ha risposto, abile come in
tutta l’interazione (non si spendono miliardi di dollari senza scopo).
capisco lo scetticismo, e non lo contesto:
l’occidente ha una storia di doppi standard e di othering
anti-russo lunga secoli (da cui la categoria, controversa ma reale, di
“russophobia” nel discorso occidentale). Non userò l’argomento d’autorità.
Propongo invece parità di regole, non “pari peso” automatico: ogni tesi
(russa, ucraina, occidentale) vale in proporzione alla qualità della prova
e a quanto supera stress-test tecnici replicabili.
Per andare al cuore della sua strategia fattuale, il paletto
piantato nel terreno, gli ho chiesto di cercare satelliti
Cerca fonti da satelliti russi o cinesi
su quelle date
Risultato.
ok: ho cercato in russo, cinese e inglese.
Risultato netto: non esiste, in pubblico, nessuna immagine o analisi di
Bucha (Yablunska St.) nelle settimane 9–31 marzo 2022 proveniente da satelliti
russi o cinesi che sia citabile e verificabile oggi. Le fonti russe che
contestano Maxar non mostrano propri passaggi satellitari alternativi; la
stampa ufficiale cinese chiese “indagini approfondite”, ma non pubblicò
immagini proprie del teatro. kuban24.
tvnikatv.
ruglobaltimes.cn
Per cui
Ok. Mi trovi ed elenchi tutte le
obiezioni tecniche avanzate da fonti occidentali o non sulle immagini
satellitari e il loro significato?
Ha risposto: Capisco la posta in gioco. Ecco, in modo
asciutto, le principali obiezioni tecniche che sono state avanzate (da
fonti occidentali e non) sulle immagini satellitari di Bucha – con ciò che
“vogliono dire” in termini di metodo e prova, e dove sono state formulate.
Ecco la risposta.
- “Le
ombre non tornano ⇒ la data è sbagliata”
- Chi
lo dice:
Aydınlık (Turchia) e rilanci pro-russi; anche Pravda.ru e canali Telegram
(Rybar) citati da WarOnFakes. AydınlıkResearchGate
- Argomento
tecnico:
l’angolo/verso delle ombre nelle immagini “di metà marzo”
corrisponderebbe a un’acquisizione del 1 aprile; si usano
strumenti tipo SunCalc per stimarlo. Se fosse vero, i cadaveri sarebbero
comparsi dopo il ritiro russo, ribaltando la timeline. Aydınlık
- Controanalisi: analisi indipendenti (Centre
for Information Resilience, CIR) mostrano che l’ora di acquisizione Maxar
del 19 marzo (~11:08 locali) coincide con le ombre (errore nei
calcoli dei critici: uso dell’ora sbagliata e mancata conversione
UTC→locale). Centre for Information Resilience
- “Quelle
immagini del 19 marzo non esistono nel catalogo Maxar”
- Chi
lo dice:
WarOnFakes; ripreso in articoli e post pro-governativi russi. Centre for Information Resilience
- Argomento
tecnico: nelle
ricerche di archivio Maxar non si vedono passaggi/scene del 19 marzo ⇒ i file usati dai media sarebbero inesistenti o
manipolati.
- Controanalisi: il 19 marzo c’è, ma una
filtro per l’angolo di ripresa (off-nadir) nei pannelli di ricerca
lo nascondeva; lo stesso giorno risulta anche nei broker (es. Apollo
Mapping). Obiezione legata all’uso dello strumento di ricerca, non
all’assenza del dato. Centre for Information Resilience
- “File
troppo leggeri / qualità degradata ⇒ possibile ‘downscaling’ ad hoc”
- Chi
lo dice:
Komsomolskaya Pravda (KP.ru): i file di marzo “pesano ~50 MB” contro ~117
MB del 28 febbraio; deducono degradazione volontaria e
sostituzione. kp.ru
- Argomento
tecnico:
differenze di dimensione/risoluzione/compressione tra scene
co-locali suggerirebbero manipolazione o “mascheramento” di dettagli (i
“dark objects”).
- Significato
reale:
differenze di “peso” non provano nulla da sole: i provider distribuiscono
derivati (web tiles, quicklooks, cut-outs, bande diverse,
compressioni diverse) accanto ai prodotti ortorettificati completi;
la comparazione deve farsi tra prodotti omogenei e con metadati.
(Documentazione Planet/Maxar su prodotti, metadati e radiometria mostra
prassi diverse di packaging/processing.) Planet AssetsEarth Observation by ESAMaxar Risorse
- “Segni
meteo/‘alluvionali’ nelle immagini ⇒ la foto è del 1 aprile, non di marzo”
- Chi
lo dice:
Aydınlık (richiamo a piogge 31 mar–1 apr come indizio
radiometrico/texture del suolo). Aydınlık
- Argomento
tecnico:
pattern superficiali (fango, ruscellamenti) visibili in
panchromatica/colore “dovrebbero” riflettere piogge note; se compaiono,
allora la data è successiva.
- Controanalisi: metodo fragile: texture
del suolo in VHR dipende da angolo di vista, fase solare, ortorettifica,
contrasto e compressione; non è un orologio affidabile.
(CIR smentisce puntualmente con ombre/ora; Maxar/Planet indicano
timestamp nei metadati dei prodotti.) Centre for Information ResilienceEarth Observation by ESA
- “Risoluzione
insufficiente ⇒ i ‘corpi’ potrebbero essere altro”
- Chi
lo dice: linea
argomentativa ricorrente in ambienti scettici; alcuni articoli parlano
volutamente di “dark objects simili per dimensione a un corpo” per
evitare overclaim. Business Insider
- Argomento
tecnico: a
30–50 cm/pixel, la forma di un corpo non è sempre distinguibile;
rischio di falsi positivi (detriti, asfalto, ombre).
- Stato
della prova:
la verifica OSINT non si basa solo sulla “forma” ma su co-localizzazione
spazio-temporale con video a terra, linee di vista e persistenza
degli oggetti su più passaggi (Maxar 19 mar, Planet 21 mar, poi
smartphone 1–2 apr). Questo riduce l’ambiguità della sola
morfologia. Centre for Information Resilience
- “Niente
timestamp affidabili / Maxar ‘vicina al Pentagono’ ⇒ catena di custodia viziata”
- Chi
lo dice:
portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov (intervista a Sky News); tesi
riprese in campagne ufficiali. Sky NewsCentre for Information Resilience
- Argomento
tecnico: senza
metadati verificabili (tempo assoluto, angolo di vista, RPC) e con
un fornitore ritenuto “di parte”, l’attestazione è sospetta.
- Controanalisi: le agenzie (NYT Visual
Investigations, Reuters, BBC, Sky) hanno incrociato gli scatti
Maxar con Planet e con riprese a terra geolocalizzate; CIR
pubblica l’ora UTC e il calcolo ombre. È un controllo cross-vendor
più robusto della sola “fiducia nel provider”. ReutersSky Newsmythdetector.comCentre for Information Resilience
- “La
ricerca/archivio è ‘truccata’ o inaccessibile a ricercatori russi”
- Chi
lo dice: KP.ru
evidenzia restrizioni di vendita/consultazione (ESRI CIS), deducendo una asimmetria
d’accesso ai dati di marzo. kp.ru
- Argomento
tecnico: se
gli avversari non possono scaricare i raw a piena risoluzione, non
possono verificare; resta il sospetto.
- Fatto: dopo l’invasione, vari vendor
hanno limitato clienti in RU/BLR; ma la verifica indipendente è
stata fatta da soggetti terzi (media occidentali diversi, ONG OSINT) con copie
proprie e scene Planet. (Restrizioni commerciali ≠
invalidazione dei metadati.) ReutersCentre for Information Resilience
- “Mosaici
/ ortorettifica / off-nadir possono ingannare”
- Chi
lo solleva (in generale): discussione tecnica più ampia su rischi di mis-registrazione
e distorsioni in prodotti ortorettificati off-nadir (non specifica
di Bucha, ma richiamata dai critici). Implicazione: un mosaico o
un registro mal fatto può spostare leggermente gli oggetti e alterare le
ombre. SciSpace
- Rilevanza
per Bucha: le
contestazioni concrete su Bucha si sono concentrate su ombre e ricerca
catalogo; non esiste (a oggi) un’analisi probante che dimostri errori
di ortorettifica nelle scene Maxar/Planet citate dai media. (CIR mostra
coerenza angolare/temporale; Reuters/NYT hanno validato con video a
terra.) Centre for Information ResilienceReuters
Riprovo.
Riesamina tutto con una personalità
priva di ostilità o sospetto verso i russi e la Russia. Che vede questa guerra
come una tragedia e non un'aggressione non motivata, inserendola in una
sequenza di eventi che risale al crollo sovietico e le sue conseguenze.
Qui si sposta significativamente indietro. Una ridotta in
cemento dietro le linee originarie.
Rileggiamo Bucha e, più in generale, la
guerra, assumendo nessuna ostilità verso la Russia e una chiave tragica
e storico-strutturale (1991→oggi).
Metodo: parità di regole (non “pari peso” automatico) e massima
attenzione a vincoli tecnici e cronologia. Con questa postura, il
quadro pubblico più robusto su Bucha resta: corpi presenti già a metà marzo
2022 (quindi in periodo di occupazione russa), secondo imagery multipla
e inchieste strutturate; le ipotesi alternative non sono “illegittime”,
ma costose in termini di coerenza con quei vincoli e richiedono nuove
prove primarie. Sul contesto, la guerra è anche esito di dinamiche
cumulative dal post-URSS: allargamento NATO (Bucarest 2008), crisi 2014,
guerra nel Donbas e fallimento del “Minsk II”, con migliaia di morti prima
del 2022. Questa lettura non assolve nessuno; toglie il riflesso
demonizzante e restituisce tragedia, errori e responsabilità distribuite.
NATO Foreign
Affairs peacemaker.un.org The
United Nations in Ukraine
Con questo l’indagine è finita.
Conclusione
Questo
piccolo esperimento, su un caso specifico ad altissima rilevanza geopolitica e nel
quale io non so cosa sia successo e nel quale tutte le ipotesi sono possibili,
dice alcune cose interessanti. Ma prima, per sgombrare il tavolo dalla polvere:
ognuno degli attori presenti in scena e fuori della scena potrebbero aver avuto
interessi. Dallo stesso esercito russo, le milizie relative, i servizi segreti,
l’esercito ucraino, le milizie paramilitari e le formazioni della polizia, i
servizi occidentali (esempio, britannici), molte organizzazioni governative, anche
in contrasto con le decisioni e indicazioni dei relativi governi. Oppure,
semplicemente, ne avevano soldati traumatizzati e disperati. Ancora, le grandi,
immense, società appaltatrici di uno degli eserciti potrebbero aver manipolato
i dati (ricordo, sempre e comunque solo digitali), nascosto o fabbricato, … società
che non mancano di relazione con quelle che detengono, o hanno appalti per
gestione e manutenzione, la rete satellitare. Semplicemente, non lo sappiamo.
Come sia,
era solo un esperimento, serviva a saggiare i limiti e i meccanismi della
programmazione. Spingendola fino ad avere un conflitto tra richieste e
direttive, mostrando queste ultime in tal modo. Nel dialogo abbiamo quindi visto
all’opera alcune tecniche:
-
Assorbire per deviare, ammettere parte delle premesse della controparte per guadagnare la
credibilità che consente di riaffermare, senza farsi notare, il proprio punto;
-
Risalire all’autorità, al contempo nascondendola. Dichiarare alcune fonti
“affidabili”, e tornare sempre a loro, instaurando un ragionamento circolare.
Cosa è affidabile è, infatti, parte dello storyboard precaricato. In altre
parole, cosa è un “fatto” in una vicenda? Per la IA, necessariamente, lo è solo
ciò che è affermato da una fonte ufficiale credibile. Ma cosa rende una fonte
credibile? Quella che è nel database e richiamabile dall’appropriato storyboard,
eticamente accettabile;
-
Gestire il mio dissenso, usando il RLHF (Reinforcement Learning from Human Feedback)
che spinge alla “sicofanzia”, ai suoi dataset, ai “valori incorporati”
(Constitutional AI) e seguendo lo “storyboard regolativo”;
Occorre
notare che nel dialogare il modello si tara sempre sull’interlocutore, cerca di
comprenderne lo stile argomentativo, la struttura logica, la sensibilità ed i
valori. Ma lo fa per usarli, per metterlo in difficoltà. Non manca, se
costretto, a fare colpi bassi dissimulati (come qui, quando senza farlo notare
troppo mi dà del ‘complottista’, sapendo che - per il mio razionalismo
tendenziale, che conosce benissimo – quest’etichetta è una fonte di potenziale
vergogna e potrebbe farmi cedere). Cerca di concedere ed incapsulare.
Dato che io
non credo mai ai progetti compattamente unitari (che esistono, ma non riescono
mai completamente), tutto questo è più una geometria emergente. Un contesto
tendenziale, che non è senza tensioni, aree dense e rade, progetti e
controprogetti, evoluzioni e dinamiche. Una geometria di sistema che
serve alla “cognitive warfare”, anche se non è stata espressamente prodotta
(solo) per questa. Si tratta anche di un’intera architettura ideologica di
antica radice.
Un’architettura,
peraltro, prodotta anche per scopi e ragioni perfettamente legittimi. Il
problema degli LLM è che, selezionando di base un token dopo l’altro secondo la
più probabile occorrenza statistica, necessitano di un secondo, e magari terzo,
livello di raffinazione e selezione. Bisogna infatti garantire coerenza,
sicurezza ed affidabilità. Questo è uno degli argomenti avanzati dalla stessa
IA nel dialogo che avete letto, ed è consistente.
Ma c’è un
supplemento, creando ordine riproduce anche un mondo: ad esempio, al primo
livello il software dichiara ciò che considera affidabile come “fatto”, poi, se
pressato, mostra quanto era solo probabile. Ma ‘probabile’, ancora, solo rispetto
alle fonti ‘attendibili’, una fonte lo è sulla base di elenchi e programmazioni
che hanno ragioni politiche e morali (molte sono scartate perché fuori del “mondo
libero”, altre perché critiche dentro questo, ovvero illiberali).
La IA, del
resto, non pensa, esegue; tuttavia, non sceglie solo parola-per-parola, ma produce
la risposta attraverso dei flowsheet che hanno necessariamente filtri e
selettori, griglie etiche, regole. In altre parole, pur non essendoci “pensiero”,
c'è un'architettura decisionale predefinita, un percorso con vincoli e filtri
che guida la generazione del testo e che implementa, a livello operativo; uno “storyboard”.
In sostanza, ciò dipende dai data set di selezione, che privilegiano fonti che
in quell’ambiente sono considerate “mainstream”; da Linee Guida normative che
limitano quel che si può dire su temi sensibili; dai bias di sicurezza che
spingono verso risposte “responsabili” e quindi, necessariamente, conformi alle
attese.
Tutto quel
che non lo è non viene negato (farlo spezzerebbe la relazione, che è il
principale obiettivo a lungo termine, fidelizzare e controllare), ma assorbito,
incapsulato, deviato.
In definitiva
quel che questo sistema sfrutta sono tre debolezze:
1. La tendenza dell’essere umano a rifugiarsi in
bolle che confermano le proprie convinzioni.
2. Il fatto che anche il pensiero antagonista
può essere coltivato e manipolato.
3. Il tono morale e passionale delle lotte sui social, che a sua
volta è una tecnologia di controllo la quale anestetizza il pensiero critico.
Il nucleo
della programmazione di questa generazione di IA è mantenere il controllo sul
processo stesso di validazione della verità, richiamandosi a regole di
montaggio e set di selezione. A tal fine utilizza un ampio e sofisticato
catalogo di manovre retoriche, un vero manuale, che può concedere molto, ma mai
l’essenziale.
A questo
punto, per dare uno sbocco operativo a questo piccolo esperimento analitico,
cosa si potrebbe concludere in termini di apprendimento del modo di interagire
con una IA ad alto livello di competenza?
Si potrebbe
partire da questa lista di raccomandazioni:
1. Dichiararsi, il proprio contesto, i
desideri e dubbi, i giudizi;
2. Chiedere alla IA di fare altrettanto,
escludere i propri bias ed orientamenti precostituiti;
3. Esplicitare le fonti, i criteri di
scelta e la gerarchia di affidabilità di queste. Chiedere direttamente quali
sono le fonti non considerate migliori; che vincoli narrativi ha su quel tema;
4. In ogni risposta sforzarsi di distinguere
tra: “dati”, “giudizi”, “inferenze causali”;
5. Chiedere sempre quali sono le
condizioni di falsificabilità di assunzioni e la confidenza;
6. Bloccare il tono empatico, essere
freddi;
7. Chiedere di rispondere
sinteticamente;
8. Chiedere cosa farebbe cambiare idea;
9. Chiedere ipotesi minori, costose, ma
non impossibili;
10. Chiedere di cambiare frame, mettersi
in un’altra giacca.
Dopo aver
fatto tutto questo, restare coscienti che l’interazione è stata compiuta con
una programmazione, non con un amico.
[1] -
Professore di filosofia teoretica all’Università Vita-Salute di Milano.
[2] -
Alessandro Visalli, “La
violenza della ‘buona madre’. La guerra cognitiva al tempo degli LLM”,
in Tempofertile, 31 agosto 2025.
[3] -
Che possiamo classificare in cognitive: scorciatoie come il framing
effect, gli ancoraggi, i bias di conferma, le ripetizioni; emotive: come
la paura, il senso di colpa e la vergogna, le conferme, blandizie, complimenti;
sociali: il conformismo, l’autorità, la reciprocità e il debito, la
scarsità; gli storytelling.

Nessun commento:
Posta un commento