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sabato 12 settembre 2026

Il prezzo della guerra, Sachsen-Anhalt, AfD e BSW sugli scudi.

 


 

 

Le elezioni

Nelle elezioni del 6 settembre 2026, nel Land orientale del Sachsen-Anhalt, uno dei più piccoli e poveri della Germania, la destra di AfD ha ottenuto un successo indiscutibile. In termini di flussi ha attratto voti dalle altre forze politiche, determinando un calo deciso della CDU, ma, soprattutto dall’astensione. Un’astensione figlia, almeno in parte, dell’assenza di alternative politiche all’altezza dei problemi percepiti da grande parte della popolazione del Land. Assenza in Germania accentuata dalla pratica delle Grandi Coalizioni, che vanificano anche quella pallida apparenza di dinamica politica agonistica rappresentata dalla classica dialettica tra “destra” e “sinistra”. Perché prendere lo sforzo di ascoltare i programmi, valutare i candidati, scegliere, quando infine vanno sempre insieme?

 

Ma queste elezioni mostrano anche gli effetti di una diversa scelta politica. La singola politica pubblica più impopolare è probabilmente ora la mobilitazione di guerra, ma ci si può opporre in due modi diversi, e sono rappresentati rispettivamente in queste elezioni da AfD e da BSW[1].

-        AfD, cresciuta di 23 punti, resta nel contesto del rafforzamento, ma propone una visione diversa di potenza nazionale. Lo fa spostando le priorità geopolitiche, nello stesso momento in cui insiste sul rafforzamento militare e anche culturale.

-        BSW, che arriva al 5,3% alla sua prima prova, cerca di spostare l’attenzione sulla riproduzione civile e la società. Qui l’idea è di ridurre la militarizzazione e di destinare le risorse all’industria civile, ai servizi e alla sicurezza sociale.

 

Gli altri partiti principali hanno reagito in questo modo:

-        CDU, che perde 20 punti, puntava sulla deterrenza e la disciplina social. Oltre che sulla fedeltà al blocco Occidentale, la sua Agenda non ha intercettato quel sentimento prevalente che vede l’esperienza di indebolimento farsi senso comune. Per il 25% degli elettori la sicurezza sociale è il primo tema e la CDU ha parlato di potenza verso l’esterno.

-        SPD, che guadagna quasi 1 punto, confermava la necessità del rafforzamento militare ma anche di renderlo compatibile con il lavoro e la protezione sociale.

 

Il “Sistema guerra”

Il “Sistema guerra” è stato al centro della dinamica del voto, coordinandosi con i temi della vita quotidiana, con la perdita di sicurezza sociale e il declassamento. Più dettagliatamente, è il secondo tema decisivo al 17%, dopo la sola sicurezza sociale. Il governo federale ha presentato senza successo l’industria della difesa come un possibile fattore di crescita e di innovazione. Ovvero come risposta alla crisi economica e la crisi di ruolo della Germania. Dichiaratamente anche per i Länder orientali[2]. La relazione è chiara ed esplicita. Nel programma e nella retorica del governo la base economica è stata proposta come fondamento della capacità difensiva; la protezione militare, a sua volta, come condizione della prosperità. Almeno qui non ha funzionato.

 

 

Ma non tutto è così chiaramente separato. La proposta di esponenti della CDU[3], nel tentativo di contenere l’ascesa della AfD, parlavano anche di attrarre imprese, proteggere l’industria chimica, modernizzare infrastrutture e polizia, limitare l’immigrazione, chiedere una prestazione lavorativa a chi riceve sostegni ed è in grado di lavorare. Molti temi sono quindi presenti sia a destra come al centro ed a sinistra.

Prendiamo, ad esempio, quello dell’immigrazione. In un Land nel quale gli stranieri sono il 9%, contro una media federale del 16,9%, ed un saldo tra nuovi richiedenti asilo e rimpatri solo moderatamente positivo, il tema organizza il voto[4]. Nel senso che tutte le forze politiche prendono la medesima cornice, cercando di utilizzarla per i propri scopi: la CDU ha nel suo programma al primo posto le parole “Migrationswende” e frasi come “irreguläre Migration auf null”, la BSW è altrettanto restrittiva, ma protegge con decisione chi è già dentro. La AfD pone il tema in termini di appartenenza, per lei le parole sono “kulturfremd” e “inländerfeindlich”. Arriva a rifiutare i medici non tedeschi in un Land nel quale sono il 15% e dove il settore sanitario è sottopersonale una radicale politica anti-immigrazione aggraverebbe il deficit. Sapendolo la AfD propone, infatti, la IA come sostituzione della forza lavoro da espellere, o respingere. Le sue parole sul tema sono alloggio centralizzato, lavoro obbligatorio e “Remigrationslotsen”. Solo la SPD propone “Integration, Inklusion und Teilhabe sind ein flächendeckender Standortfaktor”.

 

La AfD, in questo contesto, fa una doppia mossa e contemporanea:

-        mentre contesta la direzione della mobilitazione (contro la Russia), valorizza comunque la capacità nazionale di difendersi. Chiede dunque il ripristino della leva, una Bundeswehr meglio finanziata, un’industria militare autonoma e il rafforzamento delle capacità informatiche militari. Al contempo infatti, con mossa caratteristica, rivendica le tradizioni, lo spirito di corpo e le virtù militari. Ma sul piano pragmatico si oppone a prestare armi all’Ucraina, lamentando l’indebolimento delle forze armate[5].

-        Sulla questione culturale propone patriottismo e valorizzazione dell’identità storica (umiliata dal grande trauma dell’unificazione subalterna delle due Germanie[6]).

 

Tuttavia, questa doppia mossa non si accompagna ad una generale resistenza alla modernizzazione. Insomma, il programma unisce modernizzazione e tradizione.

 

La BSW

Invece, il programma di BSW, di Sahra Wagenknhet, articola la più esplicita contestazione della subordinazione dell’intera società alla preparazione bellica in quanto tale. Collega il riarmo alla sottrazione di risorse a scuole, ospedali e infrastrutture; inoltre, rifiuta la leva e una trasformazione dell’economia come appendice dell’industria militare[7]. Ripropone immediatamente il nesso fra pace, energia accessibile, pensioni e servizi pubblici[8].

Vengono richiesti:

-        La rinascita del modello economico che conduca ad una classe media forte ed una solida coesione sociale;

-        Investimenti in buone scuole, pensioni migliori e prosperità per tutti, invece di armamenti;

-        Una politica energetica “sensata per prezzi bassi”, la modernizzazione delle infrastrutture, un sistema fiscale equo e la riduzione della burocrazia.

Quattro parole-guida:

1-     Buon senso economico. Un settore dinamico ed innovativo basato sulle PMI ed infrastrutture pubbliche adeguate.

2-     Giustizia sociale. Riduzione della ineguaglianza.

3-     Pace. Una politica di distensione, compromesso e cooperazione internazionale.

4-     Libertà. Rilancio del processo decisionale democratico e protezione della libertà personale.

 

Dopo il risultato ottenuto la BSW ha pubblicato il seguente documento:

 

CI SIAMO!

La Sassonia-Anhalt avrà un partito pacifista veramente impegnato, che si rifiuta di partecipare alle manovre politiche del parlamento regionale e si impegna in un dialogo costruttivo con tutti i partiti per migliorare la vita dei suoi cittadini! Per l'energia a prezzi accessibili, contro la corsa agli armamenti, le scuole fatiscenti e i tagli alle pensioni!

Questa è la nostra missione. Questa è la democrazia!

Siamo stati attaccati da tutti: dall'establishment politico e mediatico, che voleva mantenere al potere Schulze (CDU), sconfitto alle elezioni, e dall'AfD, che temeva la propria disillusione in Sassonia-Anhalt, nonché dalle interferenze della Turingia. Ma gli elettori della Sassonia-Anhalt sono stati più saggi.

È ufficiale: tutti i seggi elettorali sono stati scrutinati e noi di BSW abbiamo raggiunto il 5,3%!

Grazie di cuore a tutti coloro che hanno sostenuto la nostra campagna elettorale. Questo successo non sarebbe stato possibile senza di voi. Vi auguriamo un ottimo inizio di settimana!

 

In seguito, ha dichiarato che i suoi cinque e cruciali esponenti eletti, alla terza votazione, si asterranno, consentendo un governo di minoranza della forza che ha vinto le elezioni. Ma il 10 settembre Wagenknecht ha ridotto i colloqui con l'AfD a “keine Vollmacht für ein Durchregieren”, l'11 ha escluso di votare Siegmund e ha proposto “una personalità rispettata trasversalmente”, con la Remigration come linea rossa.

Infine, con riferimento al cruciale tema della modernizzazione, o della transizione di Piattaforma tecnica, vengono richiesti da BSW infrastrutture pubbliche di calcolo, controllo democratico dei dati, esclusione di Palantir e messa al bando delle armi autonome letali[9].

 

Le relazioni con il territorio

In definitiva.

 

1-     La vittoria di AfD sembra derivare da una più ampia capacità di connettere, per gli elettori, insicurezza economica, appartenenza, quindi rifiuto delle élite e rigetto dell’immigrazione. Un’analisi del voto mostra che il partito vince in tutti i comuni e arriva a sfiorare la maggioranza assoluta indipendente[10]. Ha le sue roccaforti nelle aree rurali, ma riesce ad ottenere una maggioranza relativa anche a Magdeburgo e Halle. Nella città tradizionalmente di sinistra di Halle, ad esempio, raggiunge il 29,9%, mentre nel Mansfeld-Südharz il 51,9% dei voti.

2-     In confronto la CDU ottiene il suo miglior risultato nel distretto di Wittenberg, dove ha il 20,3%.

 

Come scrive il sito di analisi, AfD e CDU ottengono risultati migliori nelle aree rurali, mentre tutti gli altri partiti registrano risultati migliori nelle città. Solo il BSW non mostra quasi alcuna differenza tra aree urbane e rurali. Nelle fasce più giovani della popolazione (tra 18 e 59 anni) il AfD ottiene il 49% dei voti, mentre ha minori risultati nei più anziani. Ottiene risultati peggiori anche con le donne (39%). Al contrario, BSW è uniformemente distribuita.

Il principale significato è una crisi di fiducia e di protezione sociale che viene organizzata politicamente principalmente da una nuova destra nazionalista, superando l’offerta della CDU imperniata sull’offerta al territorio di una nuova funzione economica incarnata nel riarmo. In altre parole, il successo della AfD è nato dalla sua capacità di collegare diverse insicurezze dentro una spiegazione politica riconoscibile. La spiegazione retorica fornita può essere riassunta in questo modo: mentre il lavoro è minacciato, il paese perde abitanti, tutto non funziona, e mentre l’energia costa sempre di più, la CDU ed il governo propongono di proteggere altri (alcune grandi imprese, interessi esteri, e mentre lo fanno il controllo del futuro è sempre più incerto). Invece da AfD difende i cittadini e li riconosce.

 

Proposta politica

Guardando alla dinamica, la AfD si è caratterizzata all’inizio sul tema dell’immigrazione. Poi ha esteso questo tema a spiegazione generale (attribuendogli la scarsità dei servizi), e, infine, ha colto il tema guerra. Ma tutto questo da solo non basta.

Una domanda diffusa di pace non produce automaticamente un soggetto politico capace di rappresentarla. Per produrlo servono fiducia, organizzazione e una connessione credibile con salario, servizi, energia e futuro produttivo, senso della vita.

 

Mettiamo alla prova questo schema di voto su tre criteri:

a)     L’offerta materialista. Ovvero, investimenti e commesse, autonomia della ricerca, reclutamento, scuola, sanità e distribuzione degli oneri.

b)     La proposta identitaria. L’importanza di riconoscersi in sé stessi e nella propria traiettoria, di potersi narrare.

c)     La visione di una nuova trascendenza. La capacità di proporre una prospettiva di vita buona, piena.

 

Il quadro dell’offerta materialista riguarda le condizioni della vita e il potere di determinarle. Comprende ovviamente promesse sui redditi e sulla dotazione dei servizi, ma anche protezione della proprietà, nuova organizzazione del lavoro, credibili competenze (era qui che il vantaggio della CDU si è eroso), creazione e condivisione di infrastrutture, riduzione delle dipendenze energetiche e tecnologiche, rafforzamento della capacità delle istituzioni. La domanda chiave è quale trasformazione dei rapporti sociali viene proposta, chi la può sostenere e chi deve sopportarne i costi. La chiusura di una fabbrica, per esempio, investe contemporaneamente il salario, il valore sociale di un mestiere e la possibilità che i figli rimangano nel territorio. Analogamente, una nuova commessa militare può, al contrario, garantire occupazione, restituire prestigio a competenze svalutate e offrire la sensazione di partecipare a qualcosa di storicamente importante. Per capirne l’effetto politico occorrono tutti e tre i piani. E la sensazione di partecipare ad una missione non può essere sottovalutata. L’intelligenza della proposta del governo, che qui è stata respinta ma non è detto lo sia in altri contesti (con maggiore presenza della grande industria manifatturiera, della sua cultura e reti di relazioni), è di proporre la missione di ripristinare l’eccellenza tedesca e la sua capacità di esprimere potenza. Un frame che è stato ‘preso’ anche dalla AfD, ma “girato” più coerentemente in senso populista e adatto alla percezione diffusa del Land.

 

Il quadro identitario riguarda la costituzione del soggetto collettivo. Stabilisce quali esperienze contino, quali biografie meritino riconoscimento, chi possa parlare a nome della comunità. Questo riguarda anche CDU e SPD, la loro sconfitta potrebbe su questo piano significare molto più di quanto sembri: l’Occidente democratico, la cittadinanza europea e la comunità del lavoro sono costruzioni identitarie, con istituzioni e memorie proprie. Chi vota CDU e SPD le ritiene ancora vitali. Chi vota contro probabilmente no. Ma sulla scala federale, anche qui, le cose potrebbero andare diversamente. Il soggetto collettivo della AfD, con la sua strana combinazione di modernizzazione tecnocratica e identitarismo tradizionalista è molto chiaramente identificabile. Ha una teoria compiuta, come vedremo, e una prospettiva. Quello della BSW, con la sua classica impostazione socialdemocratica[11], è al momento sicuramente meno consolidato.

 

La trascendenza introduce la proposta di una vita per la quale valga la pena impegnarsi. Aggiunge alle condizioni di esistenza e all’appartenenza (identità staticamente intesa) una prospettiva di compimento: diventare qualcuno, contribuire a un’opera comune, trasmettere qualcosa, avere relazioni significative e un posto riconosciuto nel mondo. Soprattutto, che tutto questo valga la vita. La CDU ha tentato con la potenza, l’affermazione della Germania come Grande Potenza, di cui sentirsi orgogliosi figli. Non ha funzionato qui, anche perché non è motivante, assomiglia più ad una visione statica, ferma. La AfD ha cercato di resuscitare il senso comunitario “prussiano”. Se ha senso e può funzionare si vedrà nel medio periodo.

 

In termini di una tabella riassuntiva:

 

Forza

Proposta materiale

Soggetto collettivo proposto

Prospettiva di vita buona

CDU[12]

Competitività, investimenti, continuità industriale e sicurezza

Comunità nazionale responsabile, inserita nell’Europa e nell’Occidente

Conservare prosperità, autonomia e stabilità attraverso l’adattamento

SPD[13]

Lavoro tutelato, servizi e partecipazione ai benefici della trasformazione

Comunità del lavoro e cittadinanza democratica

Un progresso accessibile, nel quale il cambiamento non distrugga le sicurezze

AfD[14]

Protezione produttiva, energia meno costosa, selezione dei beneficiari e potenza tecnica nazionale

Popolo tedesco rappresentato come espropriato della propria sovranità

Rinascita nazionale e riconquista della padronanza sul proprio ambiente

BSW[15]

Industria civile, redistribuzione, servizi e riduzione degli oneri militari

Cittadini e produttori svalutati dalle élite, con forte riconoscimento dell’esperienza orientale

Ricostruire una vita socialmente sicura, dignitosa e sottratta alla mobilitazione permanente

 

 

Analizzando le posizioni una ad una.

-        Per la CDU il problema sembra essere la credibilità del collegamento fra adattamento e conservazione della propria vita. Il suo programma contiene un futuro positivo: investimenti, infrastrutture, sviluppo regionale, prospettive al 2035. Non punta solo sulla paura o l’amministrazione del declino. Si tratta di un programma di una forza di governo, che si propone come tecnicamente esperta e competente (cosa che gli viene riconosciuta sempre meno) e che parla principalmente agli “integrati”. Il problema nasce quando la promessa di preservare la prosperità richiede trasformazioni che vengono vissute come perdita di controllo. O meglio, nasce per quei cittadini che non si sentono abbastanza “integrati” o, soprattutto, che temono di perdere questo status. Il cittadino dovrebbe, in altre parole, riconoscersi nella forza economica e geopolitica della Germania, esserne orgoglioso. Ciò anche mentre la propria esperienza locale può diventare più incerta. Anche quando il futuro nazionale e quello personale rischiano di separarsi. Rispetto al sistema guerra, la CDU può offrire una trascendenza centrata sulla responsabilità: difendere una civiltà, garantire la continuità fra generazioni, sostenere un ordine internazionale. È un’offerta capace di giustificare sacrifici. La sua efficacia dipende però dal riconoscimento di quell’Ordine come qualcosa che protegge anche la propria esistenza. In caso contrario potrebbe sentirsi usato e tradito.

 

-        La SPD dispone di una promessa di vita buona più direttamente sociale, ma deve dimostrare di poterla ancora realizzare. Lavorare senza consumarsi interamente, curarsi, formare una famiglia, partecipare alle decisioni e avere una vecchiaia sicura compongono un orizzonte di vita piena. Il programma regionale conserva questi elementi, insieme alla trasformazione industriale ed energetica. La questione che nasce è quella della distanza fra questa promessa e la capacità politica percepita di mantenerla. Se il partito appare soprattutto impegnato a rendere socialmente sopportabili scelte determinate altrove, e di compromessi costantemente al ribasso, allora perde la funzione di soggetto che apre possibilità (“progressive”, come si diceva). Anche se propone una prospettiva, quella di diventare qualcuno attraverso lavoro tutelato, sicurezza familiare, non riesce a mobilitare. Operano le istituzioni. Ottiene un 9,3% per lo più in giovani donne ed aree urbane, ovvero in chi ha già una traiettoria di vita e la vuole proteggere.

Nel “sistema guerra”, la SPD cerca di collegare protezione sociale, innovazione industriale e sicurezza militare. Pistorius ha formulato[16] esplicitamente questa interdipendenza, ma non è risultato credibile.

 

-        AfD costruisce un collegamento particolarmente forte fra riconoscimento e promessa di efficacia. La sua proposta è imperniata su un’idea semplice e chiara: che la svalutazione delle condizioni materiali dipenda da un’espropriazione politica. Altri decidono, altri vengono favoriti, impongono come vivere. La riconquista della sovranità dovrebbe perciò essenzialmente riaprire il futuro. La sua mossa chiave è di proiettare in avanti materiali del passato: famiglia, mestiere, appartenenza territoriale e orgoglio nazionale diventano elementi di una società da ricostruire mediante la tecnica contemporanea, l’autorità statale e la trasformazione istituzionale. La formula è, in altre parole, restaurativa nei riferimenti e trasformativa nei mezzi. La cosa davvero importante è che punta a identificare un evento di trasformazione e non una continuità difensiva. Anche qui la contraddizione materiale rimane decisiva: la scommessa, per ora vinta, è che la restituzione immediata di una sensazione di potere compensi politicamente una parte dell’indeterminatezza del programma. Sul “sistema guerra”, questa trascendenza nazionale diventa compatibile con una forte preparazione militare. Il programma federale AfD associa ricostruzione della capacità difensiva, industria militare autonoma, leva e valorizzazione delle tradizioni del soldato. Il conflitto riguarda quindi anche per quale comunità, contro quali avversari e sotto quale direzione mobilitarsi.

 

-        Per il BSW la questione è quanto la protezione della vita civile riesca a diventare un progetto di trasformazione desiderabile. Pace, pensioni, scuola e industria possono costituire una proposta molto più ampia della riduzione dei costi: poter costruire una biografia, restare nel proprio territorio, trasmettere competenze, avere tempo e autonomia, partecipare alle decisioni. Il riconoscimento delle esperienze orientali offre una base identitaria a questo progetto. Ma restano due possibilità diverse: recuperare una normalità perduta oppure costruire istituzioni capaci di affrontare condizioni nuove. Il programma potrebbe essere stato percepito come troppo conservatore, paradossalmente.

 

Qui si trova una tensione importante: una proposta di pace acquista profondità quando indica anche quale attività collettiva, quale organizzazione produttiva e quali relazioni possano prendere il posto della mobilitazione bellica. O, in altre parole, quale futuro si propone.

Il quadro della trascendenza impone dunque una correzione alla contrapposizione fra guerra e vita buona. La guerra può appropriarsi di bisogni reali di cooperazione, riconoscimento e significato, offrendo disciplina, appartenenza, competenza e missione. Può dare una direzione a persone che si sentono socialmente inutili o politicamente impotenti.

Per questo una politica contraria al sistema guerra incontra un problema più impegnativo del dimostrare che il riarmo costa troppo: deve rendere praticabile una forma di azione comune altrettanto significativa, capace di dare posto e valore alle persone. Questo richiede organizzazioni, istituzioni, lavoro e capacità tecnica.

 

I differenziali di voto

Cambiando chiave di lettura, si può provare ad osservare il voto attraverso i differenziali centro/periferia, la distinzione tra aree dense e rade, tra aree connesse ed abbandonate. Quel che qui conta non è la mera densità abitativa, quanto l’accesso alle opportunità e al potere di decidere sul proprio territorio. Ovvero la percezione di questa possibilità.

In linea di massima un territorio in posizione centrale rende disponibili più datori di lavoro, e quindi alternative, mentre uno periferico crea una fragilità, in quanto dipende normalmente da poche imprese, o da pochi settori dominanti. Per i servizi si hanno, da una parte, più alternative per salute, istruzione, o mobilità; dall’altra, la chiusura di un solo ospedale annulla ogni disponibilità locale. Per quanto attiene le connessioni, da una parte ci sono molte scelte, dall’altra il territorio è solo attraversato, non interessato dai flussi. Un’area densa è anche decisionale, quelle rade normalmente vedono i centri decisionali lontani e incomprensibili. La prima pensa che si densificherà progressivamente, la seconda che si diraderà sempre di più.

 

La condizione di bassa densità si traduce in sentimento politico soprattutto quando l’organizzazione dei servizi salta il livello locale. Cosa che tipicamente avviene quando scuole, presidi sanitari e trasporto pubblico sono dimensionati solo sulla domanda immediata effettiva e sul costo per utente. Ovvero sono ottimizzati non sulla domanda sociale, ma sulla mera sostenibilità a breve termine. Quando ciò avviene, ed avviene sempre nel contesto neoliberale, la rarefazione demografica diventa cumulativa e progressiva: se si hanno meno abitanti, si ha minore offerta, quindi maggiore difficoltà a restare, ed infine ulteriore perdita di abitanti.

Un’importante ricerca[17] della Friedrich-Ebert-Stiftung nel 2025 individua una relazione tra carenze di banda larga, istruzione e servizi per l’infanzia, e il voto a AfD. Una relazione registrabile anche se non univoca, perché contano fattori come la condizione presente e la perdita rispetto al passato, oltre al confronto con i luoghi vicini. Ma contano anche le tradizioni politiche e l’elaborazione, come la percezione di essere “cittadini di seconda classe” (oltre l’80% degli elettori della AfD). Le conseguenze politiche del taglio dei servizi sono individuate da Larissa Deppisch in un’interessante ricerca[18].

D’altra parte, la connessione ha carattere altamente ambivalente, si pensi alle regioni “di passaggio”, come in Italia la Calabria ed alcune altre. Un polo chimico può essere collegato a reti energetiche e mercati internazionali, mentre i suoi lavoratori dipendono da decisioni aziendali prese fuori regione. Un centro logistico può incrementare i flussi senza produrre servizi pubblici proporzionati. Un’autostrada può rendere accessibile un’area e, contemporaneamente, facilitarne il pendolarismo e la dipendenza da un centro esterno. Si tratta di un’integrazione subordinata. Non c’è un vero e proprio isolamento, quanto una partecipazione senza determinare le condizioni della propria connessione. In Sassonia-Anhalt convivono grandi insediamenti industriali e una domanda non evasa di miglioramento, servizi, infrastrutture effettivamente utili ai cittadini.

Non bisogna essere a decine o centinaia di chilometri dai grandi centri urbani per subire questi effetti. La prossimità ad attrezzature di alto rango (si pensi ad un’università di élite) non implica accesso ad essa. È questione di effettivo accesso e di percezione di questo.

 

AfD è stata molto efficace nel tradurre politicamente le distribuzioni ineguali in risentimento. Le ha tradotte in contrapposizione fra una popolazione locale che si sente trascurata e gruppi che, al contrario, godrebbero della protezione delle élite. È sulla base di questa narrazione che la questione territoriale è stata nazionalizzata e intrecciata all’immigrazione. Ovviamente, il disagio materiale è reale, ma la spiegazione che è stata offerta seleziona in modo semplicistico responsabili e beneficiari, e sposta il conflitto lontano dai rapporti economici che lo producono.

 

La formazione della Wagenknecht, invece, ha faticato a rappresentare in modo altrettanto efficace la perifericità ed iscriverla in una diversa narrazione. Ciò è accaduto soprattutto per due motivi: da una parte non è riuscita con altrettanta efficacia a proporre una direzione, una trascendenza e la percezione di essere in un “evento” che meriti la mobilitazione (e quindi uscire dall’area del non voto), dall’altra è stata una questione di scala: non basta scriverlo su un manifesto. Per rappresentare la perifericità, e ridescriverla come effetto di dinamiche di sistema, serve presenza continua nei luoghi e nelle fratture che si aprono.

Il tentativo della CDU, per ora qui fallimentare, è stato di offrire ai territori, anche periferici, una nuova centralità funzionale tramite il riarmo. In questa direzione c’è stata trascendenza e c’è stata offerta materiale, ma la direzione è stata rigettata.

 

L’organizzazione ideologica interna

Per completare la ricognizione di queste forze vediamo quali correnti organizzate interne si confrontano. AfD tiene insieme progetti di modernizzazione differenti, unificati dalla promessa di restituire controllo, potenza e riconoscimento alla nazione tedesca. La tradizione fornisce criteri di appartenenza e legittimità; la tecnica può fornire gli strumenti per affermarli.

 

Esistono essenzialmente quattro correnti organizzate in AfD:

Area

Figure e ambienti

Orientamento distintivo

Liberale di mercato e nazionalista

Alice Weidel; parte dei quadri economici e occidentali

Proprietà, riduzione delle imposte, deregolazione, competizione internazionale. Il liberalismo economico convive con posizioni autoritarie e nazionaliste.

Nazionalista etnica e “socialpatriottica”

Björn Höcke; nell’ambiente intellettuale circostante, Benedikt Kaiser e Götz Kubitschek

Comunità nazionale concepita in termini storico-culturali ed etnici; critica dell’individualismo; protezione sociale selettiva; mobilitazione oltre il Parlamento.

Nazionalconservatrice e sovranista

Alexander Gauland come riferimento storico; Tino Chrupalla, con una propria base orientale

Stato nazionale, continuità storica, industria e ceti produttivi; maggiore disponibilità a una collocazione autonoma fra Occidente ed Eurasia.

Cristiana conservatrice e tradizionalista

Beatrix von Storch e reti associative collegate

Famiglia, natalità, opposizione all’aborto e alle politiche di genere; frequentemente associata a posizioni economicamente liberali.

 

 

L’area è quindi, contemporaneamente, liberale in economia ed estremista. Si veda, ad esempio, l’articolo di Martin Hauff “Sozialstaat von recht”[19]. Si tratta di una strana unione di “solidarietà identitaria” e di “stato sociale escludente”. Al Bundestag la AfD è critica verso lo stato sociale e propone politiche neoliberali. Ma alla frazione liberal-autoritaria, prevalente a livello federale, si oppone una linea che Hauff chiama “nazional-etnico-socialista” (e che nella semplificazione giornalistica diventa “nazista”). Ne sono esponenti Björn Höcke e la teorizzazione del “patriottismo solidale” di Benedikt Kaiser, e Götz Kubitschek. Kaiser critica espressamente l’homo oeconomicus, lo sradicamento mercantile e la trasformazione delle persone in individui isolati. Krah contrappone l’impresa familiare territorialmente radicata al capitalismo oligarchico globale. Ma la solidarietà viene sistematicamente subordinata all’appartenenza nazionale e al merito produttivo: il conflitto distributivo viene, in altre parole, riorganizzato fra membri meritevoli della comunità e soggetti considerati estranei o non meritevoli. Si tratta, insomma, di un progetto interclassista e di integrazione nazionale (il “patriottismo sociale”) in potenziale tensione non risolta con il liberalismo economico che è l’unica concreta ricetta proposta. In base ad una formula sintetica di Höcke “richieste politiche contro il dumping salariale, lo smantellamento degli standard sociali e la discriminazione nei confronti dei tedeschi bisognosi di assistenza e welfare rispetto ai migranti, nonché dalla nostra critica fondamentale al capitalismo predatorio e alla globalizzazione”.

Questa forma di stato sociale, insomma, pratica il protezionismo verso chi lo “merita” (in quanto “produttivo”) e il neoliberismo verso chi non lo “merita”. In un certo senso è una posizione che si lega ad una rappresentazione identitaria del principio meritocratico “prussiano” che si intreccia con un’interpretazione di destra della solidarietà[20]. La destra, secondo questa visione, “non deve essere antisociale; l'uguaglianza delle opportunità di vita, della partecipazione e dei rischi è una preoccupazione della destra”[21]. L’idea è di far affermare una economia di mercato sociale, radicata a livello locale. Come dice, “C'è l'economia di mercato delle piccole e medie imprese, degli imprenditori e delle famiglie radicate nel territorio, il cui successo, quindi, serve anche alla comunità locale. E c'è il capitalismo globale di una piccola oligarchia che, perseguendo la massimizzazione del proprio profitto e del proprio potere, vuole distruggere l'ordine tradizionale perché pone dei limiti alle sue ambizioni”[22]. Un’altra vigorosa critica, allo stesso programma della AfD, viene da Benedikt Kaiser, che in Solidarietà patriottica. La questione sociale dalla destra[23], prende espressamente le distanze dalla impostazione neoliberale della destra storica e del suo partito. Per l’esponente teorico, molto vicino a Götz Kubitschek, preservare tradizione, popolo e nazionale deve significare necessariamente essere critici verso il liberalismo di mercato e l’individualismo culturale. Secondo le sue parole: “il programma immutato dell'AfD, per molti aspetti, si limita a cercare di migliorare le condizioni di vita materiali dell'Homo economicus , ma non riesce a confutare la sua logica fallace, che si estende anche ad aspetti immateriali e 'emancipa' costantemente le persone dalle condizioni tradizionali, assoggettandole così al mercato come individui atomizzati”[24]. Il modello prevede il primato della politica, e una netta distinzione tra piccole imprese, che devono operare liberamente, e le grandi, che vanno controllate tramite la partecipazione statale e modelli corporativistici. Tuttavia, l’economia pianificata centralmente, ad esempio sul modello cinese, è criticata allo stesso momento in cui l’economia di mercato deve essere regolamentata moralmente. Deve essere, in altre parole, governata dalla solidarietà e dal patriottismo. In un saggio sostiene che “solidarietà” e “identità” sono legate indissolubilmente. Ma intendendo per “identità”, la “identità collettiva di una specifica comunità”, la quale, quindi, è la base per lo sviluppo di una concreta solidarietà”. Una solidarietà “organica”, si potrebbe dire. Il filosofo Kurt Bayertz, in proposito, distingue “solidarietà” da “moralità universale”. I criteri di distinzione sono due: in primo luogo, la solidarietà è necessariamente limitata a una specifica comunità solidale e il suo ambito non si può estendere – in base al concetto astratto di “dignità umana” – a tutta l'umanità[25]. In secondo luogo, la solidarietà implica obblighi positivi piuttosto che diritti individuali alla protezione.

Per Kaiser, irrigidendo questa griglia meramente euristica, la “solidarietà” diventa quindi “un impegno reciproco di persone legate da specifici punti in comune. Si è ‘solidali’ con le persone di cui si condividono storia, credenze o interessi, in contrasto con le persone di cui non si condividono storia, credenze o interessi”[26].

Questa posizione, per la quale la “solidarietà” è, in ultima analisi, una risorsa scarsa che necessariamente si basa su valori condivisi e quindi su una preesistente identità collettiva di una specifica comunità, viene estremizzata biologizzando la comunità solidale e quindi categorizzandola in termini etnici. Questo genere di “solidarietà” è, in altre parole, e secondo le stesse dichiarazioni di Kaiser, “organica ed esclusiva”. O, come scrive “la solidarietà è quindi fondamentalmente un concetto organico di ‘noi’, ma non è affatto un’ispirazione di sinistra o una banalità politica avulsa dalla realtà”[27].

Dunque lo stato sociale, secondo questa interpretazione specificamente di destra, ovvero secondo la loro formula “basato sul patriottismo solidale”, è caratterizzato da due specifici meccanismi di esclusione: fondandosi su una comunità culturalmente ed etnicamente solidale, esclude i migranti dalle prestazioni sociali; legandosi al concetto di performance individuale, esclude anche coloro che si presume non vogliano lavorare o acquisiscano redditi non meritati (in quando non utili alla società, secondo una concezione “prussiana” di bene).

Riferendosi a Rolf Peter Sieferle, Kaiser sottolinea che lo stato sociale deve essere un “club con membri definiti”. In altre parole, uno stato sociale funzionante deve limitare l'immigrazione. “L'immigrazione di massa e lo stato sociale sono incompatibili nel lungo periodo; la promozione di una relativa omogeneità etnica e il rifiuto dell'immigrazione forzata ne sono conseguenze logiche.”[28]

 

Le relazioni di questa destra dai peculiari caratteri vanno dall’ovvio MAGA, a Thiel, ad aperture euroasiatiche, per le quali un esponente come Chrupalla elabora una relazione che comprende calcolo energetico-industriale, concezione multipolare e affinità con un ordine politico conservatore.

Da ultimo, il rapporto con la tecnica non è reazionario o meramente conservatore. Nel marzo 2026 ha proposto una piattaforma europea coordinata pubblicamente, a guida tedesca, investimenti nella ricerca, infrastrutture di calcolo e protezione delle imprese strategiche dalle acquisizioni extraeuropee. Il ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina in questo contesto viene interpretato come perdita di sovranità.

Sul piano della transizione energetica il partito è invece conservatore: difende motore termico, carbone, ritorno al nucleare e gas russo, opponendosi alla trasformazione verso un’economia climaticamente neutrale[29]. Ciò si lega alla percezione che un “mondo di vita” è messo a rischio. Viene percepita, in altre parole, la perdita di investimenti di vita, competenze, autonomia, riconoscimenti.

 

Nel suo complesso si può descrivere come una sorta di “modernismo reazionario”, che tratta la tecnica come se fosse veramente possibile accrescerne la potenza, senza subire conseguenze antropologiche e sociali. Ma questa è una illusione ed al contempo un errore. La IA, le piattaforme e l’automazione non accrescono meramente la produzione, la potenza, o sostituiscono semplicemente lavoro (magari degli immigrati), quanto modificano le modalità del lavoro, quella di ciò e come si deve prestare attenzione a cose e nozioni, le relazioni di autorità e persino le relazioni familiari. Possono, in altre parole, dissolvere proprio le forme di vita che si intende proteggere.

 

BSW esprime un rapporto con la tecnica diverso: la promessa è che si possa modernizzare l’economia senza rendere precari, marginali o politicamente impotenti coloro che la fanno funzionare. La tensione decisiva ha a che fare con la domanda su quanto la trasformazione tecnica possa essere governata preservando le sicurezze esistenti, e quanto richieda, invece, di costruire istituzioni e modi di vivere nuovi. Nel programma economico[30] innovazione, formazione, infrastrutture e imprese industriali costituiscono le basi della prosperità. Ma la visione generale è di difesa dell’economia competitiva, contro i monopoli. Il soggetto immaginato è una coalizione di lavoratori, tecnici, artigiani e imprenditori produttivi. Gli arbeiter marxiani.

Dal punto di vista energetico, il partito sostiene rinnovabili, accumuli, digitalizzazione delle reti e gestione della domanda. Propone partecipazione comunale e cooperativa alla produzione energetica[31].

 

Leggiamo un passaggio:

Economia e infrastrutture

La Sassonia-Anhalt è sotto pressione economica: i prezzi dell'energia, l'incertezza economica e la dipendenza globale mettono a rischio imprese e posti di lavoro, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica. Ci impegniamo a perseguire una politica economica e industriale attiva che stabilizzi la regione e sviluppi settori orientati al futuro, senza compromettere le infrastrutture esistenti. Il settore pubblico deve garantire un approvvigionamento energetico affidabile e a prezzi accessibili, prerequisito fondamentale per gli investimenti, la competitività e la creazione di buoni posti di lavoro. Ci impegniamo ad approvvigionarci di energia da tutti i fornitori. Ciò richiede anche un dialogo con la Russia. Le consegne di gas naturale liquefatto (GNL) via mare sono costose e complesse. Pertanto, l'utilizzo del gasdotto Nord Stream è essenziale!

Il nostro Paese deve liberarsi dalla pressione di tagliare i costi: gli investimenti pubblici rafforzano le infrastrutture, le comunità e il potere d'acquisto, creando in ultima analisi la domanda che stimola gli investimenti privati. Buoni posti di lavoro, contratti collettivi e cogestione sono i fondamenti della stabilità. Ogni euro di finanziamento pubblico deve essere trasparente e al servizio del bene comune.

 

Sul digitale il BSW individua esplicitamente un problema di sovranità e proprietà. La decisione del Presidium nazionale del 24 agosto 2026 propone: controllo pubblico delle infrastrutture critiche e della difesa informatica; capacità di calcolo europee pubbliche; verifica degli algoritmi da parte delle autorità; esclusione di operatori come Palantir dagli ambiti sensibili. Si oppone, inoltre, alla sorveglianza e al condizionamento dei comportamenti, sia commerciali sia statali.

 

Decisione del Comitato Esecutivo del 24 agosto 2026

I dati sono la materia prima del XXI secolo. L'intelligenza artificiale richiede grandi quantità di dati e porta alla concentrazione del potere economico e politico.

In sintesi: ecco cosa vuole il BSW

-        Bisogna spezzare il potere delle aziende private di intelligenza artificiale, affidare le infrastrutture critiche e la difesa informatica al settore pubblico ed escludere fornitori come Palantir dalle aree sensibili.

-        Costruire la nostra infrastruttura di calcolo pubblico in Europa, mantenendone la proprietà e il controllo.

-        Vietare i sistemi d'arma autonomi letali, trattenere i profitti extra e vincolare i centri dati al bene comune.

-        Basta con la sorveglianza e il controllo comportamentale, sia governativo che commerciale.

 

Un interessante contributo, pubblicato dal BSW Sassone, il 30 luglio 2026, dichiara a tal proposito che la IA incorpora valori e rapporti di potere, organizza l’attenzione e occulta scelte politiche dietro decisioni apparentemente tecniche. In opposizione a tale tendenza propone soluzioni aperte e decentralizzate, verificabili dalla società civile e dalla ricerca indipendente, insieme al mantenimento della responsabilità umana nelle decisioni amministrative[32].

 

Nei termini delle tre dimensioni prima ricordate:

 

Quadro

Promessa del BSW

Questione ancora aperta

Materialista

Conservare capacità produttive e distribuire i benefici dell’innovazione.

Quanto cambia anche il potere sull’organizzazione del lavoro?

Identitario

Restituire dignità a competenze, territori e persone svalutati.

Come rendere queste appartenenze capaci di trasformarsi?

Trascendenza

Una vita competente, sicura, socialmente riconosciuta e libera dalla mobilitazione permanente.

Quale futuro desiderabile offre oltre il recupero delle sicurezze perdute?

 

 

Conclusioni

 

Il voto nel Land è stato un terremoto politico le cui scosse di assestamento si propagheranno a lungo. La CDU si è spaccata, le forze ora rappresentate nel parlamento sono 39 a 39, con la BSW, forte di 5 voti, a fare da ago della bilancia. Si vedrà quel che accadrà nei prossimi mesi, ma qualcosa si può dire. La CDU ha pagato il prezzo di aver proposto la mobilitazione di guerra come orizzonte strategico. La SPD ha tentato un’impossibile compromesso tra mobilitazione di guerra e conservazione del welfare, e lo ha pagato perdendo l’occasione dello smottamento dell’avversario.

La AfD ha cavalcato il tema, saldando creativamente armamenti come potenza (ma senza guerra e contrapposizione con la Russia) e rimigrazione.

La BSW ha avuto un successo solo parziale, non ha scaldato i cuori per carenza di una credibile trascendenza.

 

Il tema della guerra è stato sicuramente al centro della contesa, del resto la propaganda di guerra è asfissiante in Germania. Ma ha funzionato solo quando e nella misura in cui si è collegato con esperienze della vita quotidiana effettiva. Chi è riuscito meglio a creare questa connessione ha vinto. La tesi del governo, per la quale la reindustrializzazione di guerra è la salvezza proposta ai territori, ha fallito. La AfD l’ha utilizzata, spostandola verso l’interno, in linea generale ha abilmente fatto notare che se ne giovano solo le grandi imprese, il capitale e pochi privilegiati. Che la paura da affrontare non è quella, artificiale, della Russia, quanto la perdita della centralità del lavoro, l’indebolimento ulteriore dei servizi, la minaccia dei concorrenti sotto casa, e non di quelli a cinquemila chilometri.

Ma ogni forza ha usato in fondo i medesimi ingredienti, in ricette diverse: retorica della forza nazionale, coesione sociale e protezione, modernizzazione. La AfD ha proposto mobilitazione e reindustrializzazione senza guerra alla Russia, patriottismo e valorizzazione dell’identità comunitaria in chiave etnica, modernizzazione come risposta all’immigrazione che intende fermare per ragioni culturali. La BSW, il secondo vincente, ma minore, ha rifiutato la reindustrializzazione di guerra, ma sostituendola con un programma di opere pubbliche su infrastrutture e servizi civili, ha confermato la necessità di una classe media che determini coesione e chiesto pace, libertà e democrazia. L’immigrazione fortemente regolata, ma la piena inclusione del 9 % di stranieri presenti nel Land.

Il partito di destra estrema, fratturato al suo interno, vince perché connette insicurezza economica, appartenenza, lotta alle élite ed all’immigrazione (ovvero ai due “altri”, da sopra e da fuori). Collega diverse insicurezze dentro una spiegazione politica riconoscibile.

 

La lezione che propone è semplice. Una diffusa domanda di pace e sicurezza non produce automaticamente un soggetto politico che la rappresenta. Per farlo deve entrare in relazione, generare fiducia, avere organizzazione diffusa e una connessione tra le agende che sia credibile. In questo caso una connessione visibile e comprensibile tra:

-        Salario e stile di vita,

-        Accesso ai servizi,

-        Energia ragionevolmente accessibile,

-        Futuro produttivo,

-        Coesione e senso della vita comune.

 

Vince chi ha la migliore proposta, e più credibile su tre piani distinti, e chi li ha tutti e tre:

1-     Offerta materialista,

2-     Proposta identitaria,

3-     La visione di una trascendenza e prospettiva.

 

La prima più credibile è risultata quella della AfD, parimenti la seconda. La rinascita nazionale e la riconquista della padronanza sul proprio ambiente di vita (con conseguente espulsione degli estranei) hanno fornito una trascendenza collettiva visibile. Il “popolo tedesco” come soggetto espropriato della propria sovranità, la identità in cui riconoscersi. La protezione del produttore, la selezione dei beneficiari del welfare e la potenza tecnica nazionale una proposta materiale.

 

La lezione è che una proposta di pace acquista profondità quando indica anche quale attività collettiva, quale organizzazione produttiva e quali relazioni possano prendere il posto della mobilitazione bellica. O, in altre parole, quale futuro si propone. La mobilitazione deve rendere praticabile e visibile una forma di azione. Qualcosa che dia posto e valore alle persone e le mobiliti.

 

Sul piano ideologico, come abbiamo visto, il “modernismo reazionario” della AfD ha unito una difesa della comunità organica alla spinta alla modernizzazione di potenza che sono in profonda contraddizione reciproca. Il punto di compromesso tra l’anima liberista, maggioritaria, e quella social-conservatrice ha prodotto il classico ‘mostro a due teste’ della destra: retorica del comunitario unito alla più sfrenata liberazione delle forze dissolventi che lo rendono impossibile.

 

La BSW sta sviluppando, ma solo di recente, una riflessione sulla modernizzazione tecnica più interessante ed originale. La domanda è quanto la trasformazione tecnica, che interviene in profondità sull’umano ed il sociale, possa essere governata e non subita. E quanto sia compatibile con i modi di regolare la vita attuali, o quali vadano introdotti. Ad esempio, propone controllo pubblico diretto delle infrastrutture critiche e della difesa informatica (quindi DataCenter e AI), capacità di calcolo sotto controllo europeo, verifica puntuale delle regole implementate nei software da parte dell’autorità pubblica, limiti ai settori sensibili. Viene riconosciuto che “i dati sono la materia prima del secolo” e che la IA incorpora sempre valori e rapporti di potere; quindi, organizza l’attenzione e occulta scelte politiche come tecniche.

 

Ma c’è, infine, un punto da valutare. La AfD non è certamente una formazione “nazista”, se mai “liberista” e certamente “estremista”. Tuttavia, individua e propone politicamente una struttura di riconoscimento statica e subalterna ai cittadini del Land. La “comunità” che riconosce i suoi e li protegge per questo. Fornisce un risarcimento a chi si sente umiliato ed offeso, ma la forma di questo ha questa struttura: se sei del Land, e ti riconosci nella sua venerabile tradizione (“prussiana”), allora sei meritevole di protezione, di un posto nel “Volk”, e di sicurezza. Se non lo sei non esisti. Si articola una identità concepita come sedimento in essere di una storia, e quindi una politica del custodire questa eredità.

La BSW articola una concezione dell’identità come movimento (Arbeit schafft Teilhabe), favorito e organizzato da istituzioni e sistemi di regolazione pubblici (il capolista dirige un Centro di Accoglienza che la AfD vuole chiudere). Produce un soggetto e chiede coesione, come la AfD, ma in tutt’altro modo: tramite un movimento che non è naturale, né organico. È una forma della modernità e della politica sociale. Come scrivono “Sachsen-Anhalt bleibt anders” (la Sassonia-Anhalt, resta diversa).

 

La questione è che entrambi presumono o richiedono un retroterra comune che crei coesione. Ma per uno è un fondamento dato, e da riconoscere, per la BSW è più una condizione da raggiungere e quindi acquisibile. Via pratiche e istituzioni, quindi su un piano molto materiale (lavoro buono, servizi, infrastrutture, sicurezza) più che culturale (anche la cultura, peraltro, si può acquisire, o, almeno, condividere).

 

In definitiva, quattro grandi forze si sono contrapposte in una arena relativamente piccola, i poco più di due milioni di abitanti della Sassonia-Anhalt. Due hanno inteso proporre versioni leggermente adattate al frame-guerra della solita politica di potenza tedesca (in sostituzione del solito industrialismo espansivo del modello-Merkel), hanno perso. Due hanno visto che questa struttura non motiva più, cede terreno sui tre crinali della risposta materiale, del senso di sé e su quello della prospettiva di vita (la “trascendenza”). Lo cede perché si è estenuato insieme al sistema-mondo unipolare e finanziarizzato che prometteva a tutti benessere e identificazione in una narrazione ascendente e universale. Parte del bene del mondo.

 

Entrambi hanno cercato di fornire una nuova prospettiva, una rivolta ed una rivoluzione. Di entrare in relazione con cittadini spaventati, risentiti, soli. Hanno parlato entrambi di “legame”, di “coesione” e di “comunità”. Lo hanno fatto diversamente e, per ora, ha prevalso la versione più incattivita, rancorosa e aggressiva.

Anche la meno coerente.

Ma hanno prevalso comunque le formazioni che non sono andate dietro, ancora una volta, ed ancora, alle idee zombie. Ai riflessi automatici, con nessuna relazione con ciò che esiste fuori di poche roccaforti assediate.

 

 



[4] - Su questo tema dei numeri è necessaria una glossa. L’allarme politico sull’immigrazione non è effetto della quantità secca o della percentuale, ma della tendenza percepita. Una soglia che è effetto della velocità (di entrata di nuovi immigrati, nel Land quadruplicati in quindici anni) e della concentrazione. L’immigrazione è sostanzialmente percepita come segno di perdita di controllo. La AfD, infatti, non insiste sulla competizione ma sulla cultura. “Kulturfremd”, non “Lohndumping”.

[6] - Su questo tema si veda l’insuperato libro di Wladimiro Giacchè, Anschluss. L’annessione, Diarkos, 2019.

[11] - Si veda, “Circa Sahra Wagenkhnecht e i suoi dintorni”, Tempofertile, 17 settembre 2024.

[21] - Maximilian Krah, Politica di destra. Un manifesto, Schnellroda 2023, 154.

[22] - Maximilian Krah, op.cit., p. 157.

[23] - Benedikt Kaiser, Solidarietà patriottica. La questione sociale dalla destra, Schnellroda, 2020.

[24] - Kaiser, op.cit., p. 235.

[25] - Kurt Bayertz, “Concetto e problema della solidarietà”, in: Idem (a cura di), Solidarietà. Concetto e problema, Francoforte sul Meno, 2002, p.11-53

[26] - Secessione 98 (2020), p. 30.

[27] - Secessione 98, 31.

[28] - Kaiser 2020, p.266.


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