Le elezioni
Nelle elezioni del 6 settembre 2026, nel Land orientale del
Sachsen-Anhalt, uno dei più piccoli e poveri della Germania, la destra di AfD
ha ottenuto un successo indiscutibile. In termini di flussi ha attratto voti
dalle altre forze politiche, determinando un calo deciso della CDU, ma,
soprattutto dall’astensione. Un’astensione figlia, almeno in parte,
dell’assenza di alternative politiche all’altezza dei problemi percepiti da grande
parte della popolazione del Land. Assenza in Germania accentuata dalla pratica
delle Grandi Coalizioni, che vanificano anche quella pallida apparenza di
dinamica politica agonistica rappresentata dalla classica dialettica tra
“destra” e “sinistra”. Perché prendere lo sforzo di ascoltare i programmi,
valutare i candidati, scegliere, quando infine vanno sempre insieme?
Ma queste elezioni mostrano anche gli effetti di una diversa
scelta politica. La singola politica pubblica più impopolare è probabilmente
ora la mobilitazione di guerra, ma ci si può opporre in due modi diversi, e
sono rappresentati rispettivamente in queste elezioni da AfD e da BSW[1].
-
AfD, cresciuta di 23 punti, resta nel
contesto del rafforzamento, ma propone una visione diversa di potenza nazionale.
Lo fa spostando le priorità geopolitiche, nello stesso momento in cui insiste
sul rafforzamento militare e anche culturale.
-
BSW, che arriva al 5,3% alla sua prima
prova, cerca di spostare l’attenzione sulla riproduzione civile e la società.
Qui l’idea è di ridurre la militarizzazione e di destinare le risorse
all’industria civile, ai servizi e alla sicurezza sociale.
Gli altri partiti principali hanno reagito in questo modo:
-
CDU, che perde 20 punti, puntava sulla
deterrenza e la disciplina social. Oltre che sulla fedeltà al blocco
Occidentale, la sua Agenda non ha intercettato quel sentimento prevalente che
vede l’esperienza di indebolimento farsi senso comune. Per il 25% degli elettori
la sicurezza sociale è il primo tema e la CDU ha parlato di potenza verso l’esterno.
-
SPD, che guadagna quasi 1 punto, confermava
la necessità del rafforzamento militare ma anche di renderlo compatibile con il
lavoro e la protezione sociale.
Il “Sistema guerra”
Il “Sistema guerra” è stato al centro della dinamica del
voto, coordinandosi con i temi della vita quotidiana, con la perdita di sicurezza
sociale e il declassamento. Più dettagliatamente, è il secondo tema decisivo al
17%, dopo la sola sicurezza sociale. Il governo federale ha presentato senza
successo l’industria della difesa come un possibile fattore di crescita e di
innovazione. Ovvero come risposta alla crisi economica e la crisi di ruolo
della Germania. Dichiaratamente anche per i Länder orientali[2]. La
relazione è chiara ed esplicita. Nel programma e nella retorica del governo la base
economica è stata proposta come fondamento della capacità difensiva; la
protezione militare, a sua volta, come condizione della prosperità. Almeno qui
non ha funzionato.
Ma non tutto è così chiaramente separato. La proposta di
esponenti della CDU[3], nel tentativo di
contenere l’ascesa della AfD, parlavano anche di attrarre imprese, proteggere
l’industria chimica, modernizzare infrastrutture e polizia, limitare
l’immigrazione, chiedere una prestazione lavorativa a chi riceve sostegni ed è
in grado di lavorare. Molti temi sono quindi presenti sia a destra come al
centro ed a sinistra.
Prendiamo, ad esempio, quello dell’immigrazione. In un Land
nel quale gli stranieri sono il 9%, contro una media federale del 16,9%, ed un
saldo tra nuovi richiedenti asilo e rimpatri solo moderatamente positivo, il tema
organizza il voto[4]. Nel
senso che tutte le forze politiche prendono la medesima cornice, cercando di utilizzarla
per i propri scopi: la CDU ha nel suo programma al primo posto le parole “Migrationswende”
e frasi come “irreguläre Migration auf null”, la BSW è altrettanto restrittiva,
ma protegge con decisione chi è già dentro. La AfD pone il tema in termini di
appartenenza, per lei le parole sono “kulturfremd” e “inländerfeindlich”. Arriva
a rifiutare i medici non tedeschi in un Land nel quale sono il 15% e dove il
settore sanitario è sottopersonale una radicale politica anti-immigrazione aggraverebbe
il deficit. Sapendolo la AfD propone, infatti, la IA come sostituzione della
forza lavoro da espellere, o respingere. Le sue parole sul tema sono alloggio
centralizzato, lavoro obbligatorio e “Remigrationslotsen”. Solo la SPD propone “Integration,
Inklusion und Teilhabe sind ein flächendeckender Standortfaktor”.
La AfD, in questo contesto, fa una doppia mossa e
contemporanea:
-
mentre contesta la direzione della
mobilitazione (contro la Russia), valorizza comunque la capacità nazionale di
difendersi. Chiede dunque il ripristino della leva, una Bundeswehr meglio
finanziata, un’industria militare autonoma e il rafforzamento delle capacità
informatiche militari. Al contempo infatti, con mossa caratteristica, rivendica
le tradizioni, lo spirito di corpo e le virtù militari. Ma sul piano pragmatico
si oppone a prestare armi all’Ucraina, lamentando l’indebolimento delle forze
armate[5].
-
Sulla questione culturale propone patriottismo e
valorizzazione dell’identità storica (umiliata dal grande trauma
dell’unificazione subalterna delle due Germanie[6]).
Tuttavia, questa doppia mossa non si accompagna ad una generale
resistenza alla modernizzazione. Insomma, il programma unisce modernizzazione e
tradizione.
La BSW
Invece, il programma di BSW, di Sahra Wagenknhet, articola
la più esplicita contestazione della subordinazione dell’intera società alla
preparazione bellica in quanto tale. Collega il riarmo alla sottrazione
di risorse a scuole, ospedali e infrastrutture; inoltre, rifiuta la leva e una
trasformazione dell’economia come appendice dell’industria militare[7]. Ripropone
immediatamente il nesso fra pace, energia accessibile, pensioni e servizi
pubblici[8].
Vengono richiesti:
-
La rinascita del modello economico che conduca
ad una classe media forte ed una solida coesione sociale;
-
Investimenti in buone scuole, pensioni migliori
e prosperità per tutti, invece di armamenti;
-
Una politica energetica “sensata per prezzi
bassi”, la modernizzazione delle infrastrutture, un sistema fiscale equo e la riduzione
della burocrazia.
Quattro parole-guida:
1-
Buon senso economico. Un settore dinamico
ed innovativo basato sulle PMI ed infrastrutture pubbliche adeguate.
2-
Giustizia sociale. Riduzione della
ineguaglianza.
3-
Pace. Una politica di distensione,
compromesso e cooperazione internazionale.
4-
Libertà. Rilancio del processo
decisionale democratico e protezione della libertà personale.
Dopo il risultato ottenuto la BSW ha pubblicato il seguente documento:
CI SIAMO!
La Sassonia-Anhalt avrà un
partito pacifista veramente impegnato, che si rifiuta di partecipare alle
manovre politiche del parlamento regionale e si impegna in un dialogo costruttivo
con tutti i partiti per migliorare la vita dei suoi cittadini! Per l'energia a
prezzi accessibili, contro la corsa agli armamenti, le scuole fatiscenti e i
tagli alle pensioni!
Questa è la nostra missione.
Questa è la democrazia!
Siamo stati attaccati da tutti:
dall'establishment politico e mediatico, che voleva mantenere al potere Schulze
(CDU), sconfitto alle elezioni, e dall'AfD, che temeva la propria disillusione
in Sassonia-Anhalt, nonché dalle interferenze della Turingia. Ma gli elettori
della Sassonia-Anhalt sono stati più saggi.
È ufficiale: tutti i seggi
elettorali sono stati scrutinati e noi di BSW abbiamo raggiunto il 5,3%!
Grazie di cuore a tutti coloro
che hanno sostenuto la nostra campagna elettorale. Questo successo non sarebbe
stato possibile senza di voi. Vi auguriamo un ottimo inizio di settimana!
In seguito, ha dichiarato che i suoi cinque e cruciali esponenti
eletti, alla terza votazione, si asterranno, consentendo un governo di
minoranza della forza che ha vinto le elezioni. Ma il 10 settembre Wagenknecht
ha ridotto i colloqui con l'AfD a “keine Vollmacht für ein Durchregieren”, l'11
ha escluso di votare Siegmund e ha proposto “una personalità rispettata
trasversalmente”, con la Remigration come linea rossa.
Infine, con riferimento al cruciale tema della
modernizzazione, o della transizione di Piattaforma tecnica, vengono richiesti
da BSW infrastrutture pubbliche di calcolo, controllo democratico dei dati,
esclusione di Palantir e messa al bando delle armi autonome letali[9].
Le relazioni con il territorio
In definitiva.
1-
La vittoria di AfD sembra derivare da una più
ampia capacità di connettere, per gli elettori, insicurezza economica,
appartenenza, quindi rifiuto delle élite e rigetto dell’immigrazione.
Un’analisi del voto mostra che il partito vince in tutti i comuni e arriva a
sfiorare la maggioranza assoluta indipendente[10].
Ha le sue roccaforti nelle aree rurali, ma riesce ad ottenere una maggioranza relativa
anche a Magdeburgo e Halle. Nella città tradizionalmente di sinistra di Halle,
ad esempio, raggiunge il 29,9%, mentre nel Mansfeld-Südharz il 51,9% dei voti.
2-
In confronto la CDU ottiene il suo miglior
risultato nel distretto di Wittenberg, dove ha il 20,3%.
Come scrive il sito di analisi, AfD e CDU ottengono
risultati migliori nelle aree rurali, mentre tutti gli altri partiti registrano
risultati migliori nelle città. Solo il BSW non mostra quasi alcuna differenza
tra aree urbane e rurali. Nelle fasce più giovani della popolazione (tra 18 e
59 anni) il AfD ottiene il 49% dei voti, mentre ha minori risultati nei più
anziani. Ottiene risultati peggiori anche con le donne (39%). Al contrario, BSW
è uniformemente distribuita.
Il principale significato è una crisi di fiducia e di
protezione sociale che viene organizzata politicamente principalmente da
una nuova destra nazionalista, superando l’offerta della CDU imperniata
sull’offerta al territorio di una nuova funzione economica incarnata nel
riarmo. In altre parole, il successo della AfD è nato dalla sua capacità di
collegare diverse insicurezze dentro una spiegazione politica riconoscibile. La
spiegazione retorica fornita può essere riassunta in questo modo: mentre il
lavoro è minacciato, il paese perde abitanti, tutto non funziona, e mentre l’energia
costa sempre di più, la CDU ed il governo propongono di proteggere altri (alcune
grandi imprese, interessi esteri, e mentre lo fanno il controllo del futuro è
sempre più incerto). Invece da AfD difende i cittadini e li riconosce.
Proposta politica
Guardando alla dinamica, la AfD si è caratterizzata
all’inizio sul tema dell’immigrazione. Poi ha esteso questo tema a spiegazione
generale (attribuendogli la scarsità dei servizi), e, infine, ha colto il tema
guerra. Ma tutto questo da solo non basta.
Una domanda diffusa di pace non produce automaticamente
un soggetto politico capace di rappresentarla. Per produrlo servono
fiducia, organizzazione e una connessione credibile con salario, servizi,
energia e futuro produttivo, senso della vita.
Mettiamo alla prova questo schema di voto su tre criteri:
a)
L’offerta materialista. Ovvero, investimenti
e commesse, autonomia della ricerca, reclutamento, scuola, sanità e
distribuzione degli oneri.
b)
La proposta identitaria. L’importanza di riconoscersi
in sé stessi e nella propria traiettoria, di potersi narrare.
c)
La visione di una nuova trascendenza. La
capacità di proporre una prospettiva di vita buona, piena.
Il quadro dell’offerta materialista riguarda le
condizioni della vita e il potere di determinarle. Comprende ovviamente
promesse sui redditi e sulla dotazione dei servizi, ma anche protezione della proprietà,
nuova organizzazione del lavoro, credibili competenze (era qui che il vantaggio
della CDU si è eroso), creazione e condivisione di infrastrutture, riduzione
delle dipendenze energetiche e tecnologiche, rafforzamento della capacità delle
istituzioni. La domanda chiave è quale trasformazione dei rapporti
sociali viene proposta, chi la può sostenere e chi deve sopportarne i
costi. La chiusura di una fabbrica, per esempio, investe contemporaneamente
il salario, il valore sociale di un mestiere e la possibilità che i figli
rimangano nel territorio. Analogamente, una nuova commessa militare può, al
contrario, garantire occupazione, restituire prestigio a competenze svalutate e
offrire la sensazione di partecipare a qualcosa di storicamente importante. Per
capirne l’effetto politico occorrono tutti e tre i piani. E la sensazione di
partecipare ad una missione non può essere sottovalutata. L’intelligenza della
proposta del governo, che qui è stata respinta ma non è detto lo sia in altri
contesti (con maggiore presenza della grande industria manifatturiera, della
sua cultura e reti di relazioni), è di proporre la missione di ripristinare l’eccellenza
tedesca e la sua capacità di esprimere potenza. Un frame che è stato ‘preso’
anche dalla AfD, ma “girato” più coerentemente in senso populista e adatto alla
percezione diffusa del Land.
Il quadro identitario riguarda la costituzione del
soggetto collettivo. Stabilisce quali esperienze contino, quali biografie
meritino riconoscimento, chi possa parlare a nome della comunità. Questo
riguarda anche CDU e SPD, la loro sconfitta potrebbe su questo piano
significare molto più di quanto sembri: l’Occidente democratico, la
cittadinanza europea e la comunità del lavoro sono costruzioni identitarie, con
istituzioni e memorie proprie. Chi vota CDU e SPD le ritiene ancora vitali. Chi
vota contro probabilmente no. Ma sulla scala federale, anche qui, le cose
potrebbero andare diversamente. Il soggetto collettivo della AfD, con la sua
strana combinazione di modernizzazione tecnocratica e identitarismo
tradizionalista è molto chiaramente identificabile. Ha una teoria compiuta,
come vedremo, e una prospettiva. Quello della BSW, con la sua classica
impostazione socialdemocratica[11], è
al momento sicuramente meno consolidato.
La trascendenza introduce la proposta di una vita per la
quale valga la pena impegnarsi. Aggiunge alle condizioni di esistenza e
all’appartenenza (identità staticamente intesa) una prospettiva di compimento:
diventare qualcuno, contribuire a un’opera comune, trasmettere qualcosa, avere
relazioni significative e un posto riconosciuto nel mondo. Soprattutto, che
tutto questo valga la vita. La CDU ha tentato con la potenza, l’affermazione
della Germania come Grande Potenza, di cui sentirsi orgogliosi figli. Non ha
funzionato qui, anche perché non è motivante, assomiglia più ad una visione
statica, ferma. La AfD ha cercato di resuscitare il senso comunitario “prussiano”.
Se ha senso e può funzionare si vedrà nel medio periodo.
In termini di una tabella riassuntiva:
|
Forza |
Proposta
materiale |
Soggetto
collettivo proposto |
Prospettiva
di vita buona |
|
CDU[12] |
Competitività,
investimenti, continuità industriale e sicurezza |
Comunità
nazionale responsabile, inserita nell’Europa e nell’Occidente |
Conservare
prosperità, autonomia e stabilità attraverso l’adattamento |
|
SPD[13] |
Lavoro
tutelato, servizi e partecipazione ai benefici della trasformazione |
Comunità
del lavoro e cittadinanza democratica |
Un
progresso accessibile, nel quale il cambiamento non distrugga le sicurezze |
|
AfD[14] |
Protezione
produttiva, energia meno costosa, selezione dei beneficiari e potenza tecnica
nazionale |
Popolo
tedesco rappresentato come espropriato della propria sovranità |
Rinascita
nazionale e riconquista della padronanza sul proprio ambiente |
|
BSW[15] |
Industria
civile, redistribuzione, servizi e riduzione degli oneri militari |
Cittadini
e produttori svalutati dalle élite, con forte riconoscimento dell’esperienza
orientale |
Ricostruire
una vita socialmente sicura, dignitosa e sottratta alla mobilitazione
permanente |
Analizzando le posizioni una ad una.
-
Per la CDU il problema sembra essere la
credibilità del collegamento fra adattamento e conservazione della propria
vita. Il suo programma contiene un futuro positivo: investimenti,
infrastrutture, sviluppo regionale, prospettive al 2035. Non punta solo sulla paura
o l’amministrazione del declino. Si tratta di un programma di una forza di
governo, che si propone come tecnicamente esperta e competente (cosa che gli
viene riconosciuta sempre meno) e che parla principalmente agli “integrati”. Il
problema nasce quando la promessa di preservare la prosperità richiede
trasformazioni che vengono vissute come perdita di controllo. O meglio, nasce
per quei cittadini che non si sentono abbastanza “integrati” o, soprattutto,
che temono di perdere questo status. Il cittadino dovrebbe, in altre parole, riconoscersi
nella forza economica e geopolitica della Germania, esserne orgoglioso. Ciò anche
mentre la propria esperienza locale può diventare più incerta. Anche quando il
futuro nazionale e quello personale rischiano di separarsi. Rispetto al sistema
guerra, la CDU può offrire una trascendenza centrata sulla responsabilità:
difendere una civiltà, garantire la continuità fra generazioni, sostenere un
ordine internazionale. È un’offerta capace di giustificare sacrifici. La sua
efficacia dipende però dal riconoscimento di quell’Ordine come qualcosa che
protegge anche la propria esistenza. In caso contrario potrebbe sentirsi usato
e tradito.
-
La SPD dispone di una promessa di vita buona
più direttamente sociale, ma deve dimostrare di poterla ancora realizzare.
Lavorare senza consumarsi interamente, curarsi, formare una famiglia,
partecipare alle decisioni e avere una vecchiaia sicura compongono un orizzonte
di vita piena. Il programma regionale conserva questi elementi, insieme alla
trasformazione industriale ed energetica. La questione che nasce è quella
della distanza fra questa promessa e la capacità politica percepita di
mantenerla. Se il partito appare soprattutto impegnato a rendere
socialmente sopportabili scelte determinate altrove, e di compromessi
costantemente al ribasso, allora perde la funzione di soggetto che apre
possibilità (“progressive”, come si diceva). Anche se propone una prospettiva,
quella di diventare qualcuno attraverso lavoro tutelato, sicurezza familiare,
non riesce a mobilitare. Operano le istituzioni. Ottiene un 9,3% per lo più in
giovani donne ed aree urbane, ovvero in chi ha già una traiettoria di vita e la
vuole proteggere.
Nel “sistema guerra”, la SPD
cerca di collegare protezione sociale, innovazione industriale e sicurezza
militare. Pistorius ha formulato[16]
esplicitamente questa interdipendenza, ma non è risultato credibile.
-
AfD costruisce un collegamento
particolarmente forte fra riconoscimento e promessa di efficacia. La sua proposta
è imperniata su un’idea semplice e chiara: che la svalutazione delle condizioni
materiali dipenda da un’espropriazione politica. Altri decidono, altri vengono
favoriti, impongono come vivere. La riconquista della sovranità dovrebbe perciò
essenzialmente riaprire il futuro. La sua mossa chiave è di proiettare
in avanti materiali del passato: famiglia, mestiere, appartenenza territoriale
e orgoglio nazionale diventano elementi di una società da ricostruire mediante la
tecnica contemporanea, l’autorità statale e la trasformazione istituzionale. La
formula è, in altre parole, restaurativa nei riferimenti e trasformativa nei
mezzi. La cosa davvero importante è che punta a identificare un evento di
trasformazione e non una continuità difensiva. Anche qui la contraddizione
materiale rimane decisiva: la scommessa, per ora vinta, è che la restituzione
immediata di una sensazione di potere compensi politicamente una parte
dell’indeterminatezza del programma. Sul “sistema guerra”, questa trascendenza
nazionale diventa compatibile con una forte preparazione militare. Il programma
federale AfD associa ricostruzione della capacità difensiva, industria militare
autonoma, leva e valorizzazione delle tradizioni del soldato. Il conflitto
riguarda quindi anche per quale comunità, contro quali avversari e sotto
quale direzione mobilitarsi.
-
Per il BSW la questione è quanto la
protezione della vita civile riesca a diventare un progetto di trasformazione
desiderabile. Pace, pensioni, scuola e industria possono costituire una
proposta molto più ampia della riduzione dei costi: poter costruire una
biografia, restare nel proprio territorio, trasmettere competenze, avere tempo
e autonomia, partecipare alle decisioni. Il riconoscimento delle esperienze
orientali offre una base identitaria a questo progetto. Ma restano due
possibilità diverse: recuperare una normalità perduta oppure costruire
istituzioni capaci di affrontare condizioni nuove. Il programma potrebbe essere
stato percepito come troppo conservatore, paradossalmente.
Qui si trova una tensione importante: una proposta di
pace acquista profondità quando indica anche quale attività collettiva, quale
organizzazione produttiva e quali relazioni possano prendere il posto della
mobilitazione bellica. O, in altre parole, quale futuro si propone.
Il quadro della trascendenza impone dunque una correzione
alla contrapposizione fra guerra e vita buona. La guerra può appropriarsi
di bisogni reali di cooperazione, riconoscimento e significato, offrendo
disciplina, appartenenza, competenza e missione. Può dare una direzione a
persone che si sentono socialmente inutili o politicamente impotenti.
Per questo una politica contraria al sistema guerra incontra
un problema più impegnativo del dimostrare che il riarmo costa troppo: deve
rendere praticabile una forma di azione comune altrettanto significativa,
capace di dare posto e valore alle persone. Questo richiede
organizzazioni, istituzioni, lavoro e capacità tecnica.
I differenziali di voto
Cambiando chiave di lettura, si può provare ad osservare il
voto attraverso i differenziali centro/periferia, la distinzione tra aree dense
e rade, tra aree connesse ed abbandonate. Quel che qui conta non è la mera
densità abitativa, quanto l’accesso alle opportunità e al potere di decidere
sul proprio territorio. Ovvero la percezione di questa possibilità.
In linea di massima un territorio in posizione centrale
rende disponibili più datori di lavoro, e quindi alternative, mentre uno
periferico crea una fragilità, in quanto dipende normalmente da poche imprese, o
da pochi settori dominanti. Per i servizi si hanno, da una parte, più
alternative per salute, istruzione, o mobilità; dall’altra, la chiusura di un
solo ospedale annulla ogni disponibilità locale. Per quanto attiene le
connessioni, da una parte ci sono molte scelte, dall’altra il territorio è solo
attraversato, non interessato dai flussi. Un’area densa è anche decisionale,
quelle rade normalmente vedono i centri decisionali lontani e incomprensibili.
La prima pensa che si densificherà progressivamente, la seconda che si diraderà
sempre di più.
La condizione di bassa densità si traduce in sentimento
politico soprattutto quando l’organizzazione dei servizi salta il livello
locale. Cosa che tipicamente avviene quando scuole, presidi sanitari e
trasporto pubblico sono dimensionati solo sulla domanda immediata effettiva e sul
costo per utente. Ovvero sono ottimizzati non sulla domanda sociale, ma sulla
mera sostenibilità a breve termine. Quando ciò avviene, ed avviene sempre nel
contesto neoliberale, la rarefazione demografica diventa cumulativa e
progressiva: se si hanno meno abitanti, si ha minore offerta, quindi maggiore
difficoltà a restare, ed infine ulteriore perdita di abitanti.
Un’importante ricerca[17]
della Friedrich-Ebert-Stiftung nel 2025 individua una relazione tra
carenze di banda larga, istruzione e servizi per l’infanzia, e il voto a AfD. Una
relazione registrabile anche se non univoca, perché contano fattori come la
condizione presente e la perdita rispetto al passato, oltre al confronto con i
luoghi vicini. Ma contano anche le tradizioni politiche e l’elaborazione, come
la percezione di essere “cittadini di seconda classe” (oltre l’80% degli elettori
della AfD). Le conseguenze politiche del taglio dei servizi sono individuate da
Larissa Deppisch in un’interessante ricerca[18].
D’altra parte, la connessione ha carattere altamente
ambivalente, si pensi alle regioni “di passaggio”, come in Italia la Calabria
ed alcune altre. Un polo chimico può essere collegato a reti energetiche e
mercati internazionali, mentre i suoi lavoratori dipendono da decisioni
aziendali prese fuori regione. Un centro logistico può incrementare i flussi
senza produrre servizi pubblici proporzionati. Un’autostrada può rendere
accessibile un’area e, contemporaneamente, facilitarne il pendolarismo e la
dipendenza da un centro esterno. Si tratta di un’integrazione subordinata. Non
c’è un vero e proprio isolamento, quanto una partecipazione senza determinare
le condizioni della propria connessione. In Sassonia-Anhalt convivono grandi
insediamenti industriali e una domanda non evasa di miglioramento, servizi,
infrastrutture effettivamente utili ai cittadini.
Non bisogna essere a decine o centinaia di chilometri dai
grandi centri urbani per subire questi effetti. La prossimità ad attrezzature
di alto rango (si pensi ad un’università di élite) non implica accesso ad essa.
È questione di effettivo accesso e di percezione di questo.
AfD è stata molto efficace nel tradurre politicamente le
distribuzioni ineguali in risentimento. Le ha tradotte in contrapposizione fra
una popolazione locale che si sente trascurata e gruppi che, al contrario,
godrebbero della protezione delle élite. È sulla base di questa narrazione che
la questione territoriale è stata nazionalizzata e intrecciata
all’immigrazione. Ovviamente, il disagio materiale è reale, ma la
spiegazione che è stata offerta seleziona in modo semplicistico responsabili e
beneficiari, e sposta il conflitto lontano dai rapporti economici che lo
producono.
La formazione della Wagenknecht, invece, ha faticato a
rappresentare in modo altrettanto efficace la perifericità ed iscriverla in una
diversa narrazione. Ciò è accaduto soprattutto per due motivi: da una parte non
è riuscita con altrettanta efficacia a proporre una direzione, una trascendenza
e la percezione di essere in un “evento” che meriti la mobilitazione (e quindi
uscire dall’area del non voto), dall’altra è stata una questione di scala: non
basta scriverlo su un manifesto. Per rappresentare la perifericità, e
ridescriverla come effetto di dinamiche di sistema, serve presenza continua
nei luoghi e nelle fratture che si aprono.
Il tentativo della CDU, per ora qui fallimentare, è stato di
offrire ai territori, anche periferici, una nuova centralità funzionale tramite
il riarmo. In questa direzione c’è stata trascendenza e c’è stata offerta
materiale, ma la direzione è stata rigettata.
L’organizzazione ideologica interna
Per completare la ricognizione di queste forze vediamo quali
correnti organizzate interne si confrontano. AfD tiene insieme progetti di
modernizzazione differenti, unificati dalla promessa di restituire controllo,
potenza e riconoscimento alla nazione tedesca. La tradizione fornisce
criteri di appartenenza e legittimità; la tecnica può fornire gli strumenti per
affermarli.
Esistono essenzialmente quattro correnti organizzate in AfD:
|
Area |
Figure e ambienti |
Orientamento distintivo |
|
Liberale di mercato e nazionalista |
Alice Weidel; parte dei quadri
economici e occidentali |
Proprietà, riduzione delle imposte,
deregolazione, competizione internazionale. Il liberalismo economico convive
con posizioni autoritarie e nazionaliste. |
|
Nazionalista etnica e
“socialpatriottica” |
Björn Höcke; nell’ambiente
intellettuale circostante, Benedikt Kaiser e Götz Kubitschek |
Comunità nazionale concepita in
termini storico-culturali ed etnici; critica dell’individualismo; protezione
sociale selettiva; mobilitazione oltre il Parlamento. |
|
Nazionalconservatrice e sovranista |
Alexander Gauland come riferimento
storico; Tino Chrupalla, con una propria base orientale |
Stato nazionale, continuità
storica, industria e ceti produttivi; maggiore disponibilità a una
collocazione autonoma fra Occidente ed Eurasia. |
|
Cristiana conservatrice e
tradizionalista |
Beatrix von Storch e reti
associative collegate |
Famiglia, natalità, opposizione
all’aborto e alle politiche di genere; frequentemente associata a posizioni
economicamente liberali. |
L’area è quindi, contemporaneamente, liberale in economia
ed estremista. Si veda, ad esempio, l’articolo di Martin Hauff “Sozialstaat
von recht”[19]. Si tratta di una strana
unione di “solidarietà identitaria” e di “stato sociale escludente”. Al Bundestag
la AfD è critica verso lo stato sociale e propone politiche neoliberali. Ma alla
frazione liberal-autoritaria, prevalente a livello federale, si oppone una
linea che Hauff chiama “nazional-etnico-socialista” (e che nella
semplificazione giornalistica diventa “nazista”). Ne sono esponenti Björn Höcke
e la teorizzazione del “patriottismo solidale” di Benedikt Kaiser, e Götz
Kubitschek. Kaiser critica espressamente l’homo oeconomicus, lo
sradicamento mercantile e la trasformazione delle persone in individui isolati.
Krah contrappone l’impresa familiare territorialmente radicata al capitalismo
oligarchico globale. Ma la solidarietà viene sistematicamente subordinata
all’appartenenza nazionale e al merito produttivo: il conflitto distributivo
viene, in altre parole, riorganizzato fra membri meritevoli della comunità e
soggetti considerati estranei o non meritevoli. Si tratta, insomma, di un
progetto interclassista e di integrazione nazionale (il “patriottismo sociale”)
in potenziale tensione non risolta con il liberalismo economico che è l’unica
concreta ricetta proposta. In base ad una formula sintetica di Höcke “richieste
politiche contro il dumping salariale, lo smantellamento degli standard sociali
e la discriminazione nei confronti dei tedeschi bisognosi di assistenza e
welfare rispetto ai migranti, nonché dalla nostra critica fondamentale al
capitalismo predatorio e alla globalizzazione”.
Questa forma di stato sociale, insomma, pratica il
protezionismo verso chi lo “merita” (in quanto “produttivo”) e il neoliberismo
verso chi non lo “merita”. In un certo senso è una posizione che si lega ad una
rappresentazione identitaria del principio meritocratico “prussiano” che si
intreccia con un’interpretazione di destra della solidarietà[20]. La
destra, secondo questa visione, “non deve essere antisociale; l'uguaglianza
delle opportunità di vita, della partecipazione e dei rischi è una
preoccupazione della destra”[21]. L’idea
è di far affermare una economia di mercato sociale, radicata a livello locale. Come
dice, “C'è l'economia di mercato delle piccole e medie imprese, degli
imprenditori e delle famiglie radicate nel territorio, il cui successo, quindi,
serve anche alla comunità locale. E c'è il capitalismo globale di una piccola
oligarchia che, perseguendo la massimizzazione del proprio profitto e del
proprio potere, vuole distruggere l'ordine tradizionale perché pone dei limiti
alle sue ambizioni”[22]. Un’altra
vigorosa critica, allo stesso programma della AfD, viene da Benedikt Kaiser,
che in Solidarietà patriottica. La questione sociale dalla destra[23], prende
espressamente le distanze dalla impostazione neoliberale della destra storica e
del suo partito. Per l’esponente teorico, molto vicino a Götz Kubitschek, preservare
tradizione, popolo e nazionale deve significare necessariamente essere critici
verso il liberalismo di mercato e l’individualismo culturale. Secondo le sue
parole: “il programma immutato dell'AfD, per molti aspetti, si limita a cercare
di migliorare le condizioni di vita materiali dell'Homo economicus , ma
non riesce a confutare la sua logica fallace, che si estende anche ad aspetti
immateriali e 'emancipa' costantemente le persone dalle condizioni
tradizionali, assoggettandole così al mercato come individui atomizzati”[24]. Il
modello prevede il primato della politica, e una netta distinzione tra piccole
imprese, che devono operare liberamente, e le grandi, che vanno controllate
tramite la partecipazione statale e modelli corporativistici. Tuttavia, l’economia
pianificata centralmente, ad esempio sul modello cinese, è criticata allo stesso
momento in cui l’economia di mercato deve essere regolamentata moralmente. Deve
essere, in altre parole, governata dalla solidarietà e dal patriottismo.
In un saggio sostiene che “solidarietà” e “identità” sono legate
indissolubilmente. Ma intendendo per “identità”, la “identità collettiva di una
specifica comunità”, la quale, quindi, è la base per lo sviluppo di una concreta
solidarietà”. Una solidarietà “organica”, si potrebbe dire. Il filosofo Kurt
Bayertz, in proposito, distingue “solidarietà” da “moralità universale”. I criteri
di distinzione sono due: in primo luogo, la solidarietà è necessariamente limitata
a una specifica comunità solidale e il suo ambito non si può estendere – in
base al concetto astratto di “dignità umana” – a tutta l'umanità[25]. In
secondo luogo, la solidarietà implica obblighi positivi piuttosto che diritti
individuali alla protezione.
Per Kaiser, irrigidendo questa griglia meramente euristica,
la “solidarietà” diventa quindi “un impegno reciproco di persone legate da
specifici punti in comune. Si è ‘solidali’ con le persone di cui si condividono
storia, credenze o interessi, in contrasto con le persone di cui non si
condividono storia, credenze o interessi”[26].
Questa posizione, per la quale la “solidarietà” è, in ultima
analisi, una risorsa scarsa che necessariamente si basa su valori condivisi e
quindi su una preesistente identità collettiva di una specifica comunità, viene
estremizzata biologizzando la comunità solidale e quindi categorizzandola in
termini etnici. Questo genere di “solidarietà” è, in altre parole, e secondo le
stesse dichiarazioni di Kaiser, “organica ed esclusiva”. O, come scrive “la
solidarietà è quindi fondamentalmente un concetto organico di ‘noi’, ma non è
affatto un’ispirazione di sinistra o una banalità politica avulsa dalla realtà”[27].
Dunque lo stato sociale, secondo questa interpretazione
specificamente di destra, ovvero secondo la loro formula “basato sul
patriottismo solidale”, è caratterizzato da due specifici meccanismi di
esclusione: fondandosi su una comunità culturalmente ed etnicamente solidale,
esclude i migranti dalle prestazioni sociali; legandosi al concetto di
performance individuale, esclude anche coloro che si presume non vogliano
lavorare o acquisiscano redditi non meritati (in quando non utili alla società,
secondo una concezione “prussiana” di bene).
Riferendosi a Rolf Peter Sieferle, Kaiser sottolinea che lo
stato sociale deve essere un “club con membri definiti”. In altre parole, uno
stato sociale funzionante deve limitare l'immigrazione. “L'immigrazione di
massa e lo stato sociale sono incompatibili nel lungo periodo; la promozione di
una relativa omogeneità etnica e il rifiuto dell'immigrazione forzata ne sono
conseguenze logiche.”[28]
Le relazioni di questa destra dai peculiari caratteri vanno
dall’ovvio MAGA, a Thiel, ad aperture euroasiatiche, per le quali un esponente
come Chrupalla elabora una relazione che comprende calcolo
energetico-industriale, concezione multipolare e affinità con un ordine
politico conservatore.
Da ultimo, il rapporto con la tecnica non è reazionario o
meramente conservatore. Nel marzo 2026 ha proposto una piattaforma europea
coordinata pubblicamente, a guida tedesca, investimenti nella ricerca,
infrastrutture di calcolo e protezione delle imprese strategiche dalle
acquisizioni extraeuropee. Il ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina in questo
contesto viene interpretato come perdita di sovranità.
Sul piano della transizione energetica il partito è invece
conservatore: difende motore termico, carbone, ritorno al nucleare e gas russo,
opponendosi alla trasformazione verso un’economia climaticamente neutrale[29].
Ciò si lega alla percezione che un “mondo di vita” è messo a rischio. Viene
percepita, in altre parole, la perdita di investimenti di vita, competenze,
autonomia, riconoscimenti.
Nel suo complesso si può descrivere come una sorta di “modernismo
reazionario”, che tratta la tecnica come se fosse veramente possibile
accrescerne la potenza, senza subire conseguenze antropologiche e sociali. Ma questa
è una illusione ed al contempo un errore. La IA, le piattaforme e l’automazione
non accrescono meramente la produzione, la potenza, o sostituiscono semplicemente
lavoro (magari degli immigrati), quanto modificano le modalità del lavoro, quella
di ciò e come si deve prestare attenzione a cose e nozioni, le relazioni di autorità
e persino le relazioni familiari. Possono, in altre parole, dissolvere proprio
le forme di vita che si intende proteggere.
BSW esprime un rapporto con la tecnica diverso: la promessa
è che si possa modernizzare l’economia senza rendere precari, marginali o
politicamente impotenti coloro che la fanno funzionare. La tensione decisiva ha
a che fare con la domanda su quanto la trasformazione tecnica possa essere
governata preservando le sicurezze esistenti, e quanto richieda, invece, di
costruire istituzioni e modi di vivere nuovi. Nel programma economico[30] innovazione,
formazione, infrastrutture e imprese industriali costituiscono le basi della
prosperità. Ma la visione generale è di difesa dell’economia competitiva,
contro i monopoli. Il soggetto immaginato è una coalizione di lavoratori,
tecnici, artigiani e imprenditori produttivi. Gli arbeiter marxiani.
Dal punto di vista energetico, il partito sostiene
rinnovabili, accumuli, digitalizzazione delle reti e gestione della domanda. Propone
partecipazione comunale e cooperativa alla produzione energetica[31].
Leggiamo un passaggio:
Economia
e infrastrutture
La
Sassonia-Anhalt è sotto pressione economica: i prezzi dell'energia,
l'incertezza economica e la dipendenza globale mettono a rischio imprese e
posti di lavoro, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica. Ci
impegniamo a perseguire una politica economica e industriale attiva che
stabilizzi la regione e sviluppi settori orientati al futuro, senza
compromettere le infrastrutture esistenti. Il settore pubblico deve garantire
un approvvigionamento energetico affidabile e a prezzi accessibili, prerequisito
fondamentale per gli investimenti, la competitività e la creazione di buoni posti
di lavoro. Ci impegniamo ad approvvigionarci di energia da tutti i fornitori.
Ciò richiede anche un dialogo con la Russia. Le consegne di gas naturale
liquefatto (GNL) via mare sono costose e complesse. Pertanto, l'utilizzo del
gasdotto Nord Stream è essenziale!
Il nostro
Paese deve liberarsi dalla pressione di tagliare i costi: gli investimenti
pubblici rafforzano le infrastrutture, le comunità e il potere d'acquisto,
creando in ultima analisi la domanda che stimola gli investimenti privati.
Buoni posti di lavoro, contratti collettivi e cogestione sono i fondamenti
della stabilità. Ogni euro di finanziamento pubblico deve essere trasparente e
al servizio del bene comune.
Sul digitale il BSW individua esplicitamente un problema
di sovranità e proprietà. La decisione del Presidium nazionale del 24
agosto 2026 propone: controllo pubblico delle infrastrutture critiche e della
difesa informatica; capacità di calcolo europee pubbliche; verifica degli
algoritmi da parte delle autorità; esclusione di operatori come Palantir dagli
ambiti sensibili. Si oppone, inoltre, alla sorveglianza e al condizionamento
dei comportamenti, sia commerciali sia statali.
Decisione
del Comitato Esecutivo del 24 agosto 2026
I dati sono
la materia prima del XXI secolo. L'intelligenza artificiale richiede grandi
quantità di dati e porta alla concentrazione del potere economico e politico.
In sintesi:
ecco cosa vuole il BSW
-
Bisogna spezzare il potere delle aziende
private di intelligenza artificiale, affidare le infrastrutture critiche e la
difesa informatica al settore pubblico ed escludere fornitori come Palantir
dalle aree sensibili.
-
Costruire la nostra infrastruttura di calcolo
pubblico in Europa, mantenendone la proprietà e il controllo.
-
Vietare i sistemi d'arma autonomi letali,
trattenere i profitti extra e vincolare i centri dati al bene comune.
-
Basta con la sorveglianza e il controllo
comportamentale, sia governativo che commerciale.
Un interessante contributo, pubblicato dal BSW Sassone, il
30 luglio 2026, dichiara a tal proposito che la IA incorpora valori e rapporti
di potere, organizza l’attenzione e occulta scelte politiche dietro decisioni
apparentemente tecniche. In opposizione a tale tendenza propone soluzioni
aperte e decentralizzate, verificabili dalla società civile e dalla ricerca
indipendente, insieme al mantenimento della responsabilità umana nelle
decisioni amministrative[32].
Nei termini delle tre dimensioni prima ricordate:
|
Quadro |
Promessa del BSW |
Questione ancora aperta |
|
Materialista |
Conservare capacità produttive e
distribuire i benefici dell’innovazione. |
Quanto cambia anche il potere
sull’organizzazione del lavoro? |
|
Identitario |
Restituire dignità a competenze,
territori e persone svalutati. |
Come rendere queste appartenenze
capaci di trasformarsi? |
|
Trascendenza |
Una vita competente, sicura,
socialmente riconosciuta e libera dalla mobilitazione permanente. |
Quale futuro desiderabile offre
oltre il recupero delle sicurezze perdute? |
Conclusioni
Il voto nel Land è stato un terremoto politico le cui
scosse di assestamento si propagheranno a lungo. La CDU si è spaccata, le forze
ora rappresentate nel parlamento sono 39 a 39, con la BSW, forte di 5 voti, a
fare da ago della bilancia. Si vedrà quel che accadrà nei prossimi mesi, ma
qualcosa si può dire. La CDU ha pagato il prezzo di aver proposto la
mobilitazione di guerra come orizzonte strategico. La SPD ha tentato un’impossibile
compromesso tra mobilitazione di guerra e conservazione del welfare, e lo ha
pagato perdendo l’occasione dello smottamento dell’avversario.
La AfD ha cavalcato il tema, saldando creativamente
armamenti come potenza (ma senza guerra e contrapposizione con la Russia) e
rimigrazione.
La BSW ha avuto un successo solo parziale, non ha scaldato i
cuori per carenza di una credibile trascendenza.
Il tema della guerra è stato sicuramente al centro della
contesa, del resto la propaganda di guerra è asfissiante in Germania. Ma ha
funzionato solo quando e nella misura in cui si è collegato con esperienze
della vita quotidiana effettiva. Chi è riuscito meglio a creare questa
connessione ha vinto. La tesi del governo, per la quale la reindustrializzazione
di guerra è la salvezza proposta ai territori, ha fallito. La AfD l’ha
utilizzata, spostandola verso l’interno, in linea generale ha abilmente fatto
notare che se ne giovano solo le grandi imprese, il capitale e pochi privilegiati.
Che la paura da affrontare non è quella, artificiale, della Russia, quanto la
perdita della centralità del lavoro, l’indebolimento ulteriore dei servizi, la
minaccia dei concorrenti sotto casa, e non di quelli a cinquemila chilometri.
Ma ogni forza ha usato in fondo i medesimi ingredienti, in
ricette diverse: retorica della forza nazionale, coesione sociale e protezione,
modernizzazione. La AfD ha proposto mobilitazione e reindustrializzazione senza
guerra alla Russia, patriottismo e valorizzazione dell’identità comunitaria in
chiave etnica, modernizzazione come risposta all’immigrazione che intende
fermare per ragioni culturali. La BSW, il secondo vincente, ma minore, ha
rifiutato la reindustrializzazione di guerra, ma sostituendola con un programma
di opere pubbliche su infrastrutture e servizi civili, ha confermato la
necessità di una classe media che determini coesione e chiesto pace, libertà e
democrazia. L’immigrazione fortemente regolata, ma la piena inclusione del 9 %
di stranieri presenti nel Land.
Il partito di destra estrema, fratturato al suo interno,
vince perché connette insicurezza economica, appartenenza, lotta alle élite ed
all’immigrazione (ovvero ai due “altri”, da sopra e da fuori). Collega diverse
insicurezze dentro una spiegazione politica riconoscibile.
La lezione che propone è semplice. Una diffusa domanda di
pace e sicurezza non produce automaticamente un soggetto politico che la rappresenta.
Per farlo deve entrare in relazione, generare fiducia, avere organizzazione
diffusa e una connessione tra le agende che sia credibile. In questo caso una
connessione visibile e comprensibile tra:
-
Salario e stile di vita,
-
Accesso ai servizi,
-
Energia ragionevolmente accessibile,
-
Futuro produttivo,
-
Coesione e senso della vita comune.
Vince chi ha la migliore proposta, e più credibile su tre
piani distinti, e chi li ha tutti e tre:
1-
Offerta materialista,
2-
Proposta identitaria,
3-
La visione di una trascendenza e prospettiva.
La prima più credibile è risultata quella della AfD,
parimenti la seconda. La rinascita nazionale e la riconquista della padronanza
sul proprio ambiente di vita (con conseguente espulsione degli estranei) hanno
fornito una trascendenza collettiva visibile. Il “popolo tedesco” come soggetto
espropriato della propria sovranità, la identità in cui riconoscersi. La protezione
del produttore, la selezione dei beneficiari del welfare e la potenza tecnica
nazionale una proposta materiale.
La lezione è che una proposta di pace acquista profondità
quando indica anche quale attività collettiva, quale organizzazione produttiva
e quali relazioni possano prendere il posto della mobilitazione bellica. O,
in altre parole, quale futuro si propone. La mobilitazione deve rendere praticabile
e visibile una forma di azione. Qualcosa che dia posto e valore alle persone e
le mobiliti.
Sul piano ideologico, come abbiamo visto, il “modernismo
reazionario” della AfD ha unito una difesa della comunità organica alla spinta
alla modernizzazione di potenza che sono in profonda contraddizione reciproca. Il
punto di compromesso tra l’anima liberista, maggioritaria, e quella
social-conservatrice ha prodotto il classico ‘mostro a due teste’ della destra:
retorica del comunitario unito alla più sfrenata liberazione delle forze
dissolventi che lo rendono impossibile.
La BSW sta sviluppando, ma solo di recente, una riflessione
sulla modernizzazione tecnica più interessante ed originale. La domanda è
quanto la trasformazione tecnica, che interviene in profondità sull’umano ed il
sociale, possa essere governata e non subita. E quanto sia compatibile
con i modi di regolare la vita attuali, o quali vadano introdotti. Ad esempio,
propone controllo pubblico diretto delle infrastrutture critiche e della difesa
informatica (quindi DataCenter e AI), capacità di calcolo sotto controllo
europeo, verifica puntuale delle regole implementate nei software da parte dell’autorità
pubblica, limiti ai settori sensibili. Viene riconosciuto che “i dati sono la materia
prima del secolo” e che la IA incorpora sempre valori e rapporti di potere;
quindi, organizza l’attenzione e occulta scelte politiche come tecniche.
Ma c’è, infine, un punto da valutare. La AfD non è
certamente una formazione “nazista”, se mai “liberista” e certamente “estremista”.
Tuttavia, individua e propone politicamente una struttura di riconoscimento
statica e subalterna ai cittadini del Land. La “comunità” che riconosce i suoi
e li protegge per questo. Fornisce un risarcimento a chi si sente
umiliato ed offeso, ma la forma di questo ha questa struttura: se sei del Land,
e ti riconosci nella sua venerabile tradizione (“prussiana”), allora sei
meritevole di protezione, di un posto nel “Volk”, e di sicurezza. Se non lo sei
non esisti. Si articola una identità concepita come sedimento in essere di una
storia, e quindi una politica del custodire questa eredità.
La BSW articola una concezione dell’identità come movimento
(Arbeit schafft Teilhabe), favorito e organizzato da istituzioni e sistemi di
regolazione pubblici (il capolista dirige un Centro di Accoglienza che la AfD
vuole chiudere). Produce un soggetto e chiede coesione, come la AfD, ma in tutt’altro
modo: tramite un movimento che non è naturale, né organico. È una forma della
modernità e della politica sociale. Come scrivono “Sachsen-Anhalt bleibt anders”
(la Sassonia-Anhalt, resta diversa).
La questione è che entrambi presumono o richiedono un
retroterra comune che crei coesione. Ma per uno è un fondamento dato, e da
riconoscere, per la BSW è più una condizione da raggiungere e quindi
acquisibile. Via pratiche e istituzioni, quindi su un piano molto materiale
(lavoro buono, servizi, infrastrutture, sicurezza) più che culturale (anche la
cultura, peraltro, si può acquisire, o, almeno, condividere).
In definitiva, quattro grandi forze si sono contrapposte in
una arena relativamente piccola, i poco più di due milioni di abitanti della
Sassonia-Anhalt. Due hanno inteso proporre versioni leggermente adattate al
frame-guerra della solita politica di potenza tedesca (in sostituzione del
solito industrialismo espansivo del modello-Merkel), hanno perso. Due hanno visto
che questa struttura non motiva più, cede terreno sui tre crinali della
risposta materiale, del senso di sé e su quello della prospettiva di vita (la “trascendenza”).
Lo cede perché si è estenuato insieme al sistema-mondo unipolare e finanziarizzato
che prometteva a tutti benessere e identificazione in una narrazione ascendente
e universale. Parte del bene del mondo.
Entrambi hanno cercato di fornire una nuova prospettiva, una
rivolta ed una rivoluzione. Di entrare in relazione con cittadini spaventati,
risentiti, soli. Hanno parlato entrambi di “legame”, di “coesione” e di “comunità”.
Lo hanno fatto diversamente e, per ora, ha prevalso la versione più incattivita,
rancorosa e aggressiva.
Anche la meno coerente.
Ma hanno prevalso comunque le formazioni che non sono andate
dietro, ancora una volta, ed ancora, alle idee zombie. Ai riflessi automatici,
con nessuna relazione con ciò che esiste fuori di poche roccaforti assediate.
[4] -
Su questo tema dei numeri è necessaria una glossa. L’allarme politico sull’immigrazione
non è effetto della quantità secca o della percentuale, ma della tendenza
percepita. Una soglia che è effetto della velocità (di entrata di nuovi
immigrati, nel Land quadruplicati in quindici anni) e della concentrazione. L’immigrazione
è sostanzialmente percepita come segno di perdita di controllo. La AfD, infatti,
non insiste sulla competizione ma sulla cultura. “Kulturfremd”, non “Lohndumping”.
[6] -
Su questo tema si veda l’insuperato libro di Wladimiro Giacchè, Anschluss. L’annessione,
Diarkos, 2019.
[9] - https://bsw-vg.de/kuenstliche-intelligenz-ki-konzerne-entwaffnen-democrazia-und-souveraenitaet-schuetzen/
[10] -
https://www.mdr.de/nachrichten/sachsen-anhalt/landtagswahl/wahlergebnis-hochburgen-absolute-mehrheit-104,analyse-afd-cdu-100.html
[11] -
Si veda, “Circa Sahra Wagenkhnecht e i suoi dintorni”, Tempofertile, 17
settembre 2024.
[13] -
https://spdsachsenanhalt.de/wp-content/uploads/sites/63/2026/03/SPD-Wahlprogramm-2026.pdf?x38995&x77739
[14] -
https://afd-lsa.de/wp-content/uploads/2026/07/AfD_Sachsen-Anhalt_Regierungsprogramm_2026_230726-web.pdf
[17] -
https://www.iwkoeln.de/fileadmin/user_upload/Studien/Gutachten/PDF/2026/IW_Gutachten_PMI_Daseinsvorsorge.pdf
https://www.fes.de/news/studie-wie-regionale-ungleichheit-und-antidemokratische-wahlerfolge-zusammenhaengen
[18] -
https://www.bpb.de/shop/zeitschriften/apuz/infrastruktur-2025/559804/wir-sind-nur-menschen-zweiter-klasse/
[21] -
Maximilian Krah, Politica di destra. Un manifesto, Schnellroda 2023,
154.
[22] - Maximilian Krah, op.cit., p. 157.
[23] -
Benedikt Kaiser, Solidarietà patriottica. La questione sociale dalla destra,
Schnellroda, 2020.
[24] -
Kaiser, op.cit., p. 235.
[25] -
Kurt Bayertz, “Concetto e problema della solidarietà”, in: Idem (a cura di), Solidarietà.
Concetto e problema, Francoforte sul Meno, 2002, p.11-53
[26] -
Secessione 98 (2020), p. 30.
[27] -
Secessione 98, 31.
[28] - Kaiser 2020, p.266.
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