Nel sito
CoreEcon, Martin Wolf, importante economista contemporaneo le cui posizioni
abbiamo già incontrato, individua quella che chiama “la strana amnesia” della
macroeconomia moderna. Parte dalla schematizzazione di come i libri di testo
universitari normalmente vedono oggi “credito”, “ruolo delle banche” e “soldi”.
Lo schema è questo:
-
le banche prendono in prestito i soldi
dai risparmiatori e li riprestano;
-
in particolare li prestano alle imprese
per finanziare gli investimenti ed il capitale circolante per scopi produttivi;
-
le passività delle banche sono i “soldi”
per i quali si può definire una funzione di domanda stabile che vede quindi il
reddito ed il tasso di interesse come variabili indipendenti.
Questa è l’immagine dominante. Wolf ci
dice che “è quasi del tutto fuorviante”:
-
“in primo luogo, gli istituti bancari
creano il credito e così determinano sia il potere d'acquisto sia i soldi”.
-
“In secondo luogo, il credito non
finanzia principalmente gli investimenti, ma ora ha un ruolo più importante nel
finanziare l'acquisto di beni esistenti”.
-
“In terzo luogo, il credito ed il debito
sono più importanti del <denaro>, perché essi determinano la fragilità
dell'economia e così sua vulnerabilità alle crisi”.
Come si vede dalla schematizzazione di
Wolf, si tratta di un percorso del tutto
diverso. Il credito non parte dai risparmiatori (al più arriva, alla fine
ad essi), ma è “inventato” dal sistema del Credito. Questo sistema determina,
con il suo ritmo di funzionamento, il potere di acquisto (infatti il credito “inventato”,
o “creato” finanzia principalmente l’acquisto di beni). Il potere di acquisto è
in posizione centrale nel sistema, ed è in relazione di codeterminazione con i “soldi”
che circolano. La fragilità di un sistema economico così disegnato e funzionate
è imperniata su credito/debito e non sul “denaro”
(che ne è un effetto), come vedremo neppure sulla “stabilità dei prezzi”.
Fin qui la mia rilettura, ma Wolf
continua in modo molto interessante, ricorda che i libri di testo, anche
avanzati, restano in silenzio sul percorso che porta dal credito creato dalle
banche al denaro. Viene sostanzialmente ignorata “la struttura e il
ruolo del sistema finanziario”. Ora, la semplificazione è in generale “necessaria
ma pericolosa”: “è necessaria, perché il mondo è troppo complesso per essere
compreso, in tutti i suoi dettagli. Ma è pericolosa, perché ciò che è omesso
potrebbe essere essenziale.” Questo è esattamente
il caso in oggetto. Tutte le semplificazioni che animano il sofisticato
pensiero accademico sul ruolo del credito e delle banche “derivano dall’agenda
di ricerca neo-Walrasiana, dell’equilibrio generale”. “In questa prospettiva,
l'economia è un insieme (più o meno completo) di accordi di baratto. Il denaro
è visto come gettone [token] universalmente accettabile che non ha alcun
impatto sui prezzi relativi o sul risparmio ed investimento”.
Ma questa prospettiva è totalmente sbagliata. Come il grande
economista svedese, Knut Wicksell, ha notato già nel 1899, “i sistemi bancari <non
ancorati> creano credito e denaro,
quindi generano finanziamenti ed investimenti. In questa prospettiva, poi, il banking,
il settore finanziario, il denaro e il credito sono processi dinamici,
instabili e interattivi”. Ciò che era vero nel 1900 lo è molto di più nel 2013,
senza di loro, la prosperità attuale non sarebbe stata mai stato raggiunta: “l'economia
di baratto avanzata è un parto della fantasia, come Walter Bagehot ha notato
nel XIX secolo”. Ma l'economia reale è anche molto instabile: “questi processi
creditizi semplicemente fuorviano la gente”. L’obiettivo di inflazione, ad
esempio, potrà fallire nello stabilizzare il sistema, perché le leve di credito
non necessariamente incorporano l’inflazione, “in particolare se assumono la
forma di collegare sempre più debito ai beni esistenti”. Questo, è, in altre
parole il meccanismo delle bolle che fa crescere il debito connesso con un bene
(ad esempio una casa).
Wolf continua spiegando che “nel nuovo
insegnamento, gli elementi dei sistemi monetari ed economici effettivi devono
essere [ancora] spiegati”. Succede, infatti, che le banche (e le banche ombra) creano credito, restando influenzate dai
tassi di interesse della Banca Centrale e dalle altre leve di politica, ma
anche dalle dinamiche auto-rinforzante degli effetti di prezzo di creazione e
asset di credito (cioè dalla dinamica propria della formazione di bolle).
Per comprendere questo meccanismo
essenziale e centrale sarà necessario –per Wolf- sottolineare i seguenti punti:
-
Le Istituzioni private creano credito come sottoprodotto del
loro credito;
-
Lo stato usa la sua capacità per creare
denaro dal nulla per eseguire (to back) tale denaro privato;
-
Il
sistema monetario e finanziario è un complesso partenariato pubblico-privato;
-
Anche la creazione del potere d'acquisto
ex nihilo delle banche crea debito;
-
Il nuovo potere d'acquisto si aggiungerà
alla spesa effettiva dell'economia, generando capacità di consumo o investimento;
-
Il
nuovo credito potrà inoltre sfruttare le attività esistenti;
-
La Banca Centrale potrebbe non riuscire
a stabilizzare questo sistema, cioè a stabilizzare i prezzi dell'attuale set di
beni e servizi. Infatti, i criteri scelti per stabilizzare l'inflazione in beni
e servizi possono anche destabilizzare i prezzi dei beni;
-
In questo caso, la conseguenza di lungo
periodo delle politiche volte a mantenere l'inflazione potrebbe anche essere la
deflazione;
-
Un sistema in cui le passività delle
istituzioni private e la loro assunzione del rischio si ritiene essere la forma
più sicura di generare potere d'acquisto è
instabile e incline al panico e al collasso;
-
Nuove tecnologie e innovazioni
finanziarie consentono al sistema finanziario di creare nuove forme di credito
e denaro, specialmente se le vecchie sono strettamente regolati;
-
Lo Stato non può e non permetterà che questo
sistema arrivi al collasso;
-
Questa è [in definitiva] un'economia in
cui bilanci, istituti finanziari e la Banca Centrale giocano un ruolo centrale;
-
Niente
di tutto questo ha qualcosa a che fare con un'economia di baratto in cui il
credito e denaro sono semplici veli.
Questo insieme di notevolissime
proposizioni (il nucleo di un programma di ricerca del quale siamo tutti
curiosi di vedere l’esito) prefigura un sistema nel quale la generazione di
credito e capacità di spesa e reddito è sconnesso
ormai da relazioni dirette con la produzione. Nel quale, quindi, l’assunzione
che il denaro sia una semplice etichetta comoda per scambiare cose (o
prestazioni) non potrebbe essere più lontana dal reale.
In un sistema nel quale cose e servizi
sono accessibili solo se il credito le rende tali, mette al centro le
Istituzioni che fanno questa “magia”. E determina una centralità della
stabilità e della fiducia che non è correttamente rappresentata nella teoria
economica e nelle sue istituzioni. La concentrazione dell’attenzione sulla
stabilità dei prezzi rischia di scambiare causa per effetto.
Ci si può solo augurare che la terz’ultima
proporzione corrisponda al vero.
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