Shaun Richards è
un economista inglese specializzato in economia monetaria, scrive questo articolo
su Midful Money per sottolineare la stessa situazione letta anche da Evans-Pritchard
negli scorsi giorni. Malgrado tassi ufficiali al 0,5% entrambi la situazione monetaria
del regno Unito, governata dalla Banca di Inghilterra, e della area monetaria
dell’euro, governata (si fa per dire) dalla BCE non potrebbe essere più
diversa.
Il tasso di
crescita dell’aggregato monetario M3 (cioè dell’insieme della moneta
circolante, più tutti i depositi e delle riserve di valore come obbligazioni e
titoli di Stato a breve scadenza), come abbiamo già visto nell’articolo di
Evans-Pritchard, è cresciuto solo del 1,4% nel mese di ottobre, ciò anche per
Richard proietta “preoccupazioni per l'economia della zona Euro, mentre ci
muoviamo attraverso la primavera e l'estate del 2014”. La cosa è molto
aggravata dall’osservazione del credito. Infatti abbiamo un calo dell’1% che
depurato degli acquisti di titoli di Stato diventa ben -2%, ed addirittura
-3,7% considerando solo le società non finanziarie (in leggero calo rispetto al
mese precedente).
La situazione
continua a peggiorare, siamo essenzialmente in una “trappola della liquidità”
nella quale anche la politica monetaria perde efficacia. In letteratura questo
concetto è spiegato “per lo più in termini di tassi di interesse [che diventano
inefficaci] quando si avvicina[no] a zero”. Una analisi (Keynes) che è ormai
insufficiente, “la realtà della crisi del credito è più ampia”, quel che si sta
facendo è stato chiamato “spingendo su una stringa”. Cioè, più o meno, agire
sul primo anello di una catena. E’ da questo concetto che bisogna partire per
capire come agire in una stretta monetaria.
La crescita
annua di M1 (cioè del denaro liquido) era pari al 6,6% in ottobre 2013,
rispetto al 6,7% nel mese di settembre. Dunque “la BCE sta spingendo duro” ma l'effetto
sta svanendo.
Ciò che succede
è che “la BCE sta fornendo il denaro che l'economia non vuole”. E precisamente l'area principale dove non c'è “domanda” è
esattamente quella dove la BCE vorrebbe vedere il prestito, il settore
business.
Precisamente l’autore
il settore business non utilizza il denaro perché:
1. Non viene offerto a tutte le imprese;
2. Non è offerto a condizioni che si possono accettare.
Può essere il
tasso di interesse ad essere troppo alto, oppure le garanzie troppo esigenti. Ciò
che succede è quindi che la “spinta” della BCE si perde nella intermediazione
finanziaria del settore bancario, che prende la liquidità fornita e sembra
preferire -almeno nella periferia meridionale- di investirla in titoli di Stato.
La colpa è delle
banche, ma anche della regolazione della BCE che è controproducente. E’
evidente che se si classifica come a rischio zero i titoli di Stato si
incentivano (soprattutto nel contesto di Basilea III e della valutazione in
arrivo con i nuovi “stress test”) le banche a non prestarle alle imprese che
conservano una rischiosità da valutare. E’ la struttura imposta che genera
questo pericolosissimo effetto. Si è trattato di un’azione utile per
raffreddare gli spread sui titoli sovrani nella fase acuta della crisi, ma ora
allontana la liquidità dall’economia produttiva. Ci troviamo alla fine con una politica
monetaria espansiva ed una politica finanziaria e normativa restrittiva.
In queste
condizioni, per l’autore nel 2014/15 si continuerà ad oscillare dentro e fuori
della recessione e l’abbassamento dei tassi della BCE non farà alcuna
differenza.

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