Articolo di
Lawrence Summers su FT nel quale l’economista americano cita una famosa serie
televisiva (che ha avuto scarso successo in Italia) per ritornare sulla
questione dell’ineguaglianza. Il legame tra la crescita totale dell’economia e
quella dei redditi della classe media, valido fino ad una generazione fa per
Summers è spezzato.
Oggi la quota del reddito che va all’1% della popolazione è fortemente
aumentata, mentre la parte che resta ai profitti nella distribuzione del valore
connesso alla produzione è crescente, simmetricamente i salari (la quota che va
al lavoro) è stagnante. Inoltre i redditi familiari sono aumentati più
lentamente della produttività (su questo un bel pezzo di Mishel).
Questi problemi insieme porteranno l’economia
americana ad assomigliare al serial Downton Abbey (ambientata nel 1912 ed in
una famiglia aristocratica); si tratta per l’economista di problemi che saranno
con noi a lungo anche dopo che saranno risolte le problematiche di natura congiunturale
ed i deficit normalizzati. Per Summers, “il Presidente Barack
Obama ha ragione di essere preoccupato. Coloro che lo condannano di <abbattere
i ricchi> e di impegnarsi in un <populismo antiamericano> sono, per
dirla educatamente, privi di prospettiva storica”.
Tutti i Presidenti,
da Franklin Roosevelt a Harry Truman, “inveirono contro gli eccessi di pochi
privilegiati nella finanza e degli affari”. Tra questi, peraltro, alcuni sono
andati anche al di là della retorica, ad esempio ricorda Summers che “di fronte
all'aumento dei prezzi dell'acciaio, John Kennedy inviò l'FBI negli uffici
aziendali” ed è probabile abbia ordinato alle autorità di controllare le
dichiarazioni dei redditi personali dei dirigenti. Richard Nixon ha usato la
stessa arma nel 1973, annunciando le indagini fiscali “dei libri di aziende che
hanno sollevato i loro prezzi di oltre il 1,5% o sopra il tetto di gennaio”.
Tutti hanno reagito a modo loro ad un fenomeno che Bill Clinton ha descritto in
questo modo: “Mentre in America i ricchi diventavano sempre più ricchi ... il
paese non ha [avuto vantaggi] ... il mercato azionario è triplicato ma i salari
sono andati giù”.
La situazione in
questo momento è ancora più grave, Summers ricorda che con la frustrazione
diffusa per i redditi stagnanti, ed un numero crescente di prove che
suggeriscono che gli esclusi hanno poche opportunità per migliorare la loro
sorte, è ovvio che bisogna fare qualcosa. “La sfida è sapere cosa fare”. In
questo stato “se il reddito
potrebbe essere ridistribuito senza smorzare la crescita economica, ci sarebbe
una ragione convincente per ridurre i redditi al top e trasferire il ricavato a
quelle del centro e in basso”. Per Summers “purtroppo questo non è il caso. E' facile
pensare a politiche che riducono la redditività di Bill Gates o Mark Zuckerberg, rendendo più difficile iniziare e trarre profitto da un business. Ma è
molto più difficile vedere come tali politiche possano aumentare i redditi del
resto della popolazione”. Per l’economista americano: “queste politiche sicuramente
farebbero loro del male in quanto consumatori, privandoli dei frutti del
progresso tecnologico”.
D’altra parte “è certamente vero che c'è stato un drammatico aumento del
numero di persone ben pagate nella finanza rispetto alla generazione precedente”.
Secondo Summers dipende in misura prevalente da un aumento del valore degli
asset in gestione (mentre le tasse in percentuale sono rimaste pressoché
costanti). Non sarebbe utile ridurre le tasse a queste “persone molto ricche”,
ma deve essere fatto alla classe media ed ai poveri, se si vuole ridurre la
disuguaglianza. Dunque la riforma fiscale ha un ruolo importante da svolgere. “Il
codice fiscale attuale è così mal progettato che è molto probabile che produca
l'effetto di ridurre la crescita economica”. Consente inoltre ai ricchi di
proteggere una percentuale di gran lunga maggiore del loro reddito dalla
tassazione rispetto ai poveri. L’esempio che fa è la crescita di 6.000 miliardi
di dollari dello scorso anno nel mercato azionario che sono andati quasi tutti
ai “molto ricchi”. Ciò significa che il Governo raccoglierà in tasse meno del
10% della cifra.
Ciò succedere a causa di una lunga serie di politiche che favoriscono i
ricchi, “come ad esempio l'esenzione delle plusvalenze, la possibilità di
rinviare l’imposta sulle plusvalenze, e il fatto che gli utili sulle successioni
sono tassate affatto. Allo stesso modo, il regime fiscale delle società
consente valore di scappare come in un setaccio”.
La proposta di Summers è semplice e chiara: “la chiusura delle scappatoie di cui
solo i ricchi possono godere consentirebbe di ottenere tasse da tagliare
altrove. Misure come il credito d'imposta sul reddito può aumentare i redditi
dei poveri e della classe media più di quello che costano al Tesoro, perché
danno la gente gli incentivi al lavoro e al risparmio”. Sembrano cose semplici,
ma sono violentemente osteggiare da “coloro che professano il maggior
entusiasmo per le forze di mercato”, che contemporaneamente ed ironicamente “sono
i meno entusiasti nell’arginare i benefici fiscali per i ricchi”.
Ma il punto è che “prima o poi la disuguaglianza dovrà essere affrontata”.
Per Summers, naturalmente è molto meglio che sia fatto “lasciando liberi i mercati di funzionare” e dopo (con la
redistribuzione fiscale evidentemente) “lavorare per migliorare il risultato”. L’alternativa
di contrastare le forze di mercato, orientandone l’output “funzionano
raramente, e di solito sono vittime della legge delle conseguenze non
intenzionali”.

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