Nell’antica Cina si chiamava 逐鹿中原 /
zhúlù zhōngyuán, ovvero “Dare la caccia al cervo della pianura centrale”.
Si tratta di una metafora politica molto antica, che risale alla conquista Zhou
(circa anno mille) e struttura un’immaginazione geopolitica che presume tre
cose, nella ricerca della sovranità (il Cervo, lù):
-
c’è un centro ordinatore, il zhōngyuán, la
Pianura Centrale, che è insieme normativo-politico e geografico;
-
ogni frammentazione è patologica e va
considerata temporanea, sono interregni e vanno riassorbiti;
-
la legittimità, conseguentemente, è essenzialmente
capacità di unificare.
Zhao Tingyang scrive che:
“il potere politico significa stabilire un ordine sociale
mediante la trasformazione di risorse disponibili in risorse controllate, cioè
di trasformare la semplice continuazione della vita in un’aspettativa
credibile. In questo senso la politica costituisce un tentativo di appropriarsi
in maniera ordinata dell’avvenire”[1].
Secondo la massima di Confucio, “che coloro che sono vicini
siano felici, e coloro che sono lontani accorreranno alla vostra Corte”,
qui si tratta di sviluppare unità (nella Piana Centrale) tramite attrazione, e
non espansione. Tingyang parla di un “modello a vortice” che sviluppa
una “potente forza centripteta”.
La descrizione è interessante e rende molto vividamente l’idea:
“le numerose parti che entrano a far parte del gioco non
riescono a resistere all’attrazione esercitata da tale vortice e si battono l’una
dopo l’altra partecipando ‘volontariamente’ al gioco in maniera concorrenziale,
mentre altri partecipanti vi vengono trascinati passivamente, e così il vertice
si fa sempre più ampio e più forte, fino a raggiungere una situazione di
stabilità che è quella che dà forma all’estensione complessiva del paese”[2].
La “Comunità dal futuro condiviso per l’umanità”, è
quindi una riedizione della “Caccia al Cervo”, un “gioco” al quale la
Cina invita tutti a partecipare[3]. Quel
che fa con sempre maggiore evidenza, a fronte del “Gioco dell’egemone”
praticato da Trump, è di proporsi come “Fornitore di Ordine”[4]. In
sostanza un “Ordine” che non sia militare, o ideologico, quanto fondato su
normative tecniche, proiezione di know how, intreccio economico e di capitale,
infrastrutture, tecnologie. Interdipendenza e mutuo vantaggio. Se coloro che
sono vicini sono felici, allora anche i lontani accorreranno.
Ora, provando a raggiungere un elevato grado di sintesi,
cosa sta accadendo nel mondo? Durante il 2025 è passata in fase di attuazione
quella che sembra una manovra coordinata da parte degli Stati Uniti, avviata progressivamente
e poi, nell’avvio del 2026, esplosa con azioni di altissima rilevanza
simbolica:
-
L’amministrazione ha tentato da subito, nel
2025, senza successo di far terminare la guerra in Ucraina, l’Unione Europea si
è opposta subito e la stessa Ucraina non si è dichiarata disponibile. Fino ad
ora è un fallimento, la guerra continua. Nella recente riunione in Alaska sono state proposte da parte americana
investimenti e accordi per dividere le sfere di influenza e staccarsi dalla Cina.
Al momento anche questo senza successo.
-
In un primo passo sono stati annunciati dazi di
portata senza precedenti verso tutte le controparti commerciali, poi alcuni
sono rientrati, altri ridotti.
-
A seguito di un breve scontro con la Cina, con
dazi che erano saliti sino al 145%, si è giunti ad un compromesso sulla
questione cruciale delle “terre rare”, una sospensione temporanea in vista di
un negoziato che si dovrà tenere ad aprile 2026[5]. Il
sistema cinese ha dimostrato, in tale circostanza, di non temere lo scontro e
di essere in grado di paralizzare le filiere tecnologiche occidentali.
-
Gli Stati Uniti prima hanno appoggiato Israele
nella sua opera di distruzione di Gaza, qualificata come “genocidio” anche in
ambito Onu, poi ha appoggiato la “guerra dei 12 giorni” con l’Iran, e concluso
con un’azione simbolica la stessa.
-
Infine hanno proposto un “Piano di pace” con inflessioni
decisamente neocoloniali per Gaza, quando la mobilitazione internazionale stava
assumendo portata non controllabile e cominciava a ricordare troppo da vicino
quella per il Vietnam.
-
È stato, quindi, posto sotto assedio il Venezuela
con una imponente forza navale.
-
Al gennaio del 2026 improvvisamente gli Stati
Uniti hanno attaccato e rapito il Presidente del Venezuela, Maduro.
-
Contemporaneamente hanno minacciato di annessione
la Groenlandia, e di intervento Messico e, soprattutto, di nuovo, l’Iran.
-
Anche se può sembrare secondario, al contempo sono
stati aperti due fronti interni di grande asprezza: verso gli immigrati clandestini
e verso la Banca Centrale, per riportarla sotto controllo politico (come le
frontiere). Questi due elementi sono invece strutturali e centrali (repressione
finanziaria e controllo delle frontiere erano due capisaldi dell’assetto ‘keynesiano’[6]).
In sostanza gli Stati Uniti sembrano, da una parte, voler
tornare in un regime “territorialista”[7]
riducendo la finanziarizzazione per stabilizzare l’eccesso di squilibri in
corso, dall’altra di determinare un controllo di confine per “Grandi Aree”[8],
in modo da essere certi del controllo delle Ragioni di Scambio in una porzione
del mondo nel quale le “periferie” (ovvero l’Europa ed i paesi del continente
Americano, ma anche molti paesi degli altri) assicurino stabilità alle
forniture alle aziende americane, chiamate a ricentralizzarsi.
A questa strategia, condotta con modalità altamente brutali,
la Cina oppone il suo “Gioco del Cervo”. In questo “Gioco”, le filiere
minerarie e quelle energetiche sono la “pianura centrale” più rilevante. Si tratta
di avvolgerle in una rete, più che possederle. L’adesione al “Gioco” centripteto
deve essere, infatti, al contempo inevitabile e volontaria. Deve avvenire per
fusione del cuore e della mente e, contemporaneamente, per interesse.
Un esempio di questa attrazione “dolce” è identificabile
nella recente mossa del premier canadese Carney, che in una visita di Stato, la
prima del suo mandato, ha stipulato accordi di cooperazione su molte dimensioni
strategiche con la Cina[9].
Un altro la prima visita del premier tedesco, forse programmata
per febbraio o marzo[10].
Come scriveva Confucio, i lontani accorreranno.
Ciò che si oppone è, da una parte, una classica logica del
centro imperiale, rilanciata dagli Stati Uniti, dall’altra una molto più
indiretta e pazienza strategia centripteta cinese.
Ma vediamo ad un più alto livello dove divergono, in termini
strutturali, le traiettorie di mero interesse tra l’egemone sfidato e la “Pianura
Centrale”:
1-
abbiamo un centro gravato da una tenaglia organica
determinata da un cumulo di debito, pubblico, di oltre 36.000 miliardi di
dollari e prodotti finanziati impilati in piramidi di debiti cartolarizzati e/o
connessi a prodotti derivati probabilmente ammontante probabilmente a circa un
milione di miliardi di dollari[11].
2-
Questa immane massa è sfidata da una struttura
di investimenti materiali (industria, energia, estrazione, …) in declino da decenni
ed esposta alla concorrenza crescente.
3-
Dall’altra parte abbiamo un sistema che si
affaccia il quale è relativamente meno finanziarizzato e pur avendo un notevole
debito da investimenti (mentre quello americano è da consumi), dispone di asset
materiali e produttivi ingentissimi.
In queste condizioni non ci sarà alcuna
reindustrializzazione e ci potrebbe essere, anzi, un deflusso critico di capitale
ed il collasso. Una crisi simile, o superiore, a quella del 2007-8. Oppure, in
alternativa, la distruzione di una guerra maggiore.
Trump sembra voler scegliere una terza alternativa.
Quel che sembra di vedere, considerata questa diagnosi, è il
prodromo di un deliberato cambio di regime economico-finanziario che superi ed inverta
il consenso neoliberale (sul piano economico). Si tratta di passare da
politiche finanziarie espansive (che favoriscono l’accumulazione di valori
finanziari) ad un set di politiche repressive[12]
(che favoriscono l’accumulazione di valori reali). Questa manovra rende
necessario riportare la generazione di moneta sotto il controllo dell’esecutivo,
e quindi a finalità politiche, interrompendo quel consenso anni ’80 che vedeva
quali caposaldi l'indipendenza delle banche centrali e il primato della
stabilità dei prezzi.
Si tratta di perseguire la garanzia di solvibilità dello
Stato e il finanziamento della re-industrializzazione nazionale in un contesto
di tassi reali negativi. Fanno parte di questo attacco alla Banca Centrale, ma
più profondamente all’architettura post-keynesiana e neoliberale, la legge
fiscale del'4 luglio 2025 “One Big Beautiful Bill Act” (OBBBA) che ha
drasticamente alterato la traiettoria fiscale della nazione, rendendo
l'indipendenza della Federal Reserve un lusso che l'amministrazione ritiene di
non potersi più permettere. Sostanzialmente questa legge, apparentemente irrazionale,
ha bruciato i ponti, creando le condizioni di un’espansione del debito
inarrestabile con metodi ordinari. Ha creato una situazione che rende
indispensabile la “repressione finanziaria”[13].
Si tratta di una mossa rischiosa, come un generale che
davanti ad un esercito maggiore, si pone deliberatamente in una posizione dalla
quale, se sconfitti, non ci sarà fuga possibile. Cesare ad Alesia, in vista
della possibilità della revoca del comando da parte del Senato, provoca una
battaglia decisiva ponendosi con un esercito in inferiorità numerica ad
assediare Vercingetorige. Il “doppio vallo” viene attaccato da dentro e fuori
ma i romani vincono. L’idea potrebbe essere di ripetere quella giornata.
Le teorie del American Compass[14], coordinati dal Segretario
al Tesoro Scott Bessent, rompono con l'ortodossia neoliberista. La strategia “Stimulate,
Cap, Debase” è il cuore della nuova politica economica.
- Stimulate
(Stimolare): L'espansione fiscale tramite l'OBBBA mira a generare
una crescita nominale elevata, indipendentemente dalla componente
inflazionistica.
- Cap
(Tettare): L'obiettivo centrale è imporre un tetto ai rendimenti
dei titoli di stato (Treasury Yields), mantenendoli al di sotto del tasso
di inflazione e della crescita del PIL nominale. Questo crea tassi reali
negativi, permettendo al governo di “liquidare” il valore reale del debito
a spese dei risparmiatori.
- Debase
(Svalutare): La tolleranza verso un'inflazione più elevata e la
ricerca attiva di un dollaro più debole servono a ridurre il peso del
debito estero e a favorire le esportazioni, in una logica mercantilista di
“Capitalismo Nazionale”.
Chiaramente questa strategia ha dei costi:
-
Ha un impatto negativo sui risparmiatori,
che vedranno erodersi i loro risparmi in valore reale e, come negli anni
Settanta, dovranno cercare rendimenti maggiori tramite investimenti reali;
-
Redistribuisce la ricchezza, dai creditori
ai debitori (esattamente il contrario del ciclo neoliberale).
La base ideologica e programmatica è inclusa nel “Project
2025”[15],
sviluppato dalla Heritage Foundation. Tutto deve rispondere al Presidente,
a partire dalla FED e dai diversi servizi ed uffici federali. L’idea è
molto semplice: i mercati dei capitali, lasciati a sé stessi, allocano risorse
in modo inefficiente dal punto di vista dell'interesse nazionale (privilegiando
la finanza speculativa o gli investimenti esteri rispetto all'industria
domestica).
Figure come Russell Napier hanno descritto questo passaggio
come l'avvento del “Capitalismo Nazionale”, nel quale lo Stato dirige i flussi
di capitale e determina il prezzo del denaro per servire obiettivi strategici,
come la competizione con la Cina e la re-industrializzazione.
Esiste un parallelo storico in tempo di guerra. Durante la
Seconda Guerra Mondiale la FED ed il Tesoro concordarono di tenere i tassi sui
Titoli del Tesoro al 2,5%[16],
malgrado una inflazione molto elevata causata dalle spese di guerra[17]. Naturalmente
questo trasferì risorse dai risparmiatori alla spesa di guerra, finanziandola.
Questo medesimo “esproprio” è quel che Trump chiede alla nazione (e, ci sarà da
aspettarlo, anche agli alleati).
La risposta cinese a questa disperazione strategica
trumpiana dovrebbe sfruttare la diversa attitudine al tempo. Mentre il
presidente americano non ha tempo, il sistema finanziario americano accumula
debiti secondo un andamento crescente ed accelerante, tutti vedono il
nervosismo statunitense, le tensioni interne crescono e i nemici si
organizzano, le elezioni potrebbero essere perse, il suo mandato non è
replicabile, la Cina ha secoli davanti. O pensa di averli.
Trump ha bisogno di una battaglia campale, Xi alza mura e
aspetta che si chieda di entrare alla loro ombra. Assorbirà gli shock,
rimanderà, esibirà indifferenza, lavorerà diplomaticamente, parlerà, gli
basterà non perdere. Un giorno il cadavere del nemico gli passerà davanti.
Giocherà alla “Caccia al Cervo nella Pianura Centrale”, con
metodo. Cercherà il Cervo (lù) la sovranità, che sente vacante. Costruirà le
sue “Pianure Centrali”, attrarrà uno ad uno i cacciatori nella sua orbita.
Lascerà che la dinamica della situazione lavori per lui. Si inclinerà, metterà
peso, lentamente, nella direzione in cui sta già andando.
Più Trump si agiterà, più Xi sorriderà.
[1] -
Zhao Tingyang, Sotto il cielo. Tianxia [2016], Ubaldini, Roma 2024, p.
150.
[2] - Zhao
Tingyang, Sotto il cielo. Tianxia [2016], op.cit, p. 152
[5] - https://www.reuters.com/world/china/looming-trump-xi-meeting-revives-hope-us-china-trade-truce-2025-10-29/?utm_source=chatgpt.com
[6] -
Cfr. Visalli, A., Dipendenza, Meltemi 2022.
[7] -
Formulazione di Giovanni Arrighi, cfr. Visalli, op.cit.
[8] -
Visalli, A., “Scosse
sismiche. Ipotesi sul mondo dopo Caracas”, Tempofertile, 5 gennaio
2026.
[9] - https://www.reuters.com/business/energy/china-canada-agree-cooperate-energy-crime-food-safety-2026-01-15/?utm_source=chatgpt.comv
[11] -
La vaghezza di questa stima, che nessuno conosce, è parte non secondaria del
problema. Nel tempo si è stratificata una massa di scommesse, prodotti derivati
sempre più creativi, strutturalmente non misurabili, e spesso nascosti
coscientemente, che incombe come una immensa massa di neve troppo fresca che al
primo disgelo potrebbe cadere a valle travolgendo tutto.
[14] -
https://americancompass.org/some-like-it-hot/
; https://americancompass.org/wp-content/uploads/2023/06/AC-Rebuilding-American-Capitalism_Digital.pdf
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