Alla festa annuale di Ottolina TV, Fest8lina 2026, a Pisa, l'11 luglio, Carlo Formenti ed l'autore di questo blog, Alessandro Visalli, abbiamo presentato i nostri ultimi libri, Oltre l'Occidente (vol 1, mio e vol 2, di Carlo) editi entrambi da Meltemi da meno di un mese.
Questo è il link all'evento:
https://www.youtube.com/watch?v=Vt_8KG17qEw
Ottolina TV lo presenta così:
Per decenni abbiamo dato per scontato che esistesse un solo modo di essere moderni.
Un solo modello economico, un solo sistema politico, un solo percorso di sviluppo. L’Occidente non si limitava a essere la principale potenza del pianeta: pretendeva di rappresentare il futuro dell’umanità.
Oggi questo monopolio si sta incrinando.
Gli Stati Uniti e i loro alleati conservano una forza militare, finanziaria e tecnologica straordinaria. Ma non sono più gli unici in grado di innovare, costruire grandi sistemi industriali, orientare il commercio mondiale o dettare le regole della competizione globale.
È da qui che parte la riflessione di Carlo Formenti e Alessandro Visalli nei due volumi di Oltre l’Occidente.
Per Visalli, il cuore dello scontro non riguarda soltanto mercati, materie prime o microchip. La vera posta in gioco è il controllo della tecnica. Ma la tecnica non è mai neutrale: ogni tecnologia incorpora una precisa idea del rapporto tra individuo e collettività, tra uomo e natura, tra economia e politica. In altre parole, una diversa visione del mondo.
Da questo punto di vista, la Cina rappresenta qualcosa di molto più profondo di una semplice potenza economica emergente. Sta dimostrando che è possibile costruire una modernità diversa da quella occidentale, integrando pianificazione, industria, ricerca, finanza pubblica e infrastrutture dentro un progetto politico autonomo. Non si tratta soltanto di produrre più automobili elettriche o più intelligenza artificiale, ma di decidere in modo indipendente quale direzione debba prendere lo sviluppo.
Ed è proprio questa possibilità, forse ancora più della sua crescita economica, a renderla così difficile da accettare per l’Occidente.
Formenti affronta invece un’altra domanda decisiva: perché una parte così ampia della sinistra europea continua a leggere Cina, Russia e Sud globale attraverso categorie costruite durante l’egemonia occidentale? E come è stato possibile che, abbandonando l’analisi dell’imperialismo e del conflitto di classe, una parte della sinistra sia finita per condividere molti degli stessi presupposti del liberalismo che diceva di combattere?
Ne abbiamo parlato a Fest8lina 2026 in una discussione che prova ad andare oltre gli slogan e a interrogarsi sul significato della transizione multipolare che stiamo vivendo.
Marrucci descrive così il punto:
"Siamo già oltre l'Occidente.
E' un'affermazione che può sembrare paradossale, gli Stati uniti infatti conservano la più grande potenza militare del pianeta, controllano una parte decisiva delle finanze globali, dispongono di una rete globale di alleanze, basi militari multinazionali, piattaforme tecnologiche e apparati culturali senza precedenti. L'occidente non è affatto scomparso e per potrebbe aver perso qualcosa che per secoli ha considerato naturale: il monopolio della potenza e della definizione stessa di modernità. Non è più l'unico soggetto capace di possedere tecnologia avanzata, organizzare grandi sistemi industriali, determinare le regole del commercio mondiale e presentare il proprio modello sociale come il destino inevitabile dell'intera umanità.
E' questa la tesi da cui partono Carlo Formenti e Alessandro Visalli nel due documenti complementari di Oltre l'Occidente.
E proprio la perdita di questo monopolio aiuta a capire perché lo scontro contemporaneo assuma forme sempre più violente. Perché la partita non riguarda soltanto il controllo delle materie prime, delle rotte commerciali o dei mercati. e non riguarda nemmeno semplicemente chi riuscirà a produrre più batterie, più automobili elettriche robot o sistemi di intelligenza artificiali.
Come sostiene Visalli, lo scontro è per il dominio della tecnica, ma la tecnica non è uno strumento neutrale che può essere trasferito da una società all'altra lasciando tutto immutato. Dentro la tecnologia sono incorporati un rapporto con la natura, una certa organizzazione del lavoro, un'idea dell'individuo, delle istituzioni e della vita collettiva.
Contiene una visione del mondo, una teologia, un cosmo. Ciò che Visalli definisce una Cosmotecnica
La cosmotecnica occidentale si è sempre presentata come universale, ha identificato lo sviluppo con il capitalismo la modernizzazione con l'occidentalizzazione, la libertà con una specifica concezione dell'individuo e del mercato.
Ma la Cina sta dimostrando che la modernità può essere costruita entri un diverso rapporto tra istituzioni, rapporti sociali ed obiettivi politici.
La sua indipendenza tecnologica non consiste soltanto in produrre in casa quel che prima importava dagli Stati Uniti, consiste nella possibilità di decidere quale traiettoria debba assumere lo sviluppo, facendo funzionare come unico sistema industria, credito, infrastrutture, pianificazione e amministrazione pubblica.
Ed è questo che rende la Cina così pericolosa agli occhi. Non perché sia diventata ricca o potente
ma perché mostra che è possibile modernizzarsi senza diventare una brutta copia dell'occidente liberale.
Ed è a questo punto che si apre il problema affrontato da Formenti:
- Perché una parte consistente della sinistra occidentale non riesce nemmeno a riconoscere questa trasformazione?
- perché continua ad interpretare la Cina, la Russia il Sud Globale attraverso le stesse categorie elaborate dalle vecchie potenze coloniali?
- e perché dopo aver abbandonato le categorie dell'imperialismo, del conflitto di classe, ha finito per ridursi ad una variante progressista del liberalismo?
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