Qualche piccola riflessione in parte stimolata dalla lettura di "Finale di partito" di Revelli (condivido solo in parte l'analisi):
le recenti esperienze, e quella grandiosa in corso, mostrano che si muove ed accellera una trasformazione storica. Il terreno sotto i nostri piedi slitta, portandoci in un nuovo ambiente (processo in corso da oltre trenta anni) dove il segno dominante è il rischio e l'incertezza, ma anche il disorientamento. Assistiamo quindi al declino terminale di identità consolidate di gruppo che tra le altre cose rendevano ancorabili grandi organizzazioni ad attese di comportamento e di risposta. Le cosiddette "classi".
le recenti esperienze, e quella grandiosa in corso, mostrano che si muove ed accellera una trasformazione storica. Il terreno sotto i nostri piedi slitta, portandoci in un nuovo ambiente (processo in corso da oltre trenta anni) dove il segno dominante è il rischio e l'incertezza, ma anche il disorientamento. Assistiamo quindi al declino terminale di identità consolidate di gruppo che tra le altre cose rendevano ancorabili grandi organizzazioni ad attese di comportamento e di risposta. Le cosiddette "classi".
Le tendenze chiave del momento che ormai viviamo da tempo sono l'esplosione della ineguaglianza, la tendenziale fine della classe media ed il suo riassorbimento in un antico schema elité/plebe, ma anche le nuove tecnologie dell'accesso in un quadro di maggiore scolarizzazione di base sono tutti fattori che mettono in contatto una rabbia crescente con il discredito nei confronti degli specialisti della decisione che ci hanno delusi e traditi.
Cioè di quei gruppi cui era stata demandato il compito di garantirci la stabilità e la progressione delle nostre vite e che si sono fatti catturare nel gioco della competizione subalterna con il resto del mondo. Che non hanno saputo capire prima e contrastare dopo le dinamiche epocali, i movimenti tettonici della storia che ci stanno stritolando. La "cattiva" globalizzazione selvaggia, la finanziarizzazione predatoria, la caduta del welfare e la sua burocratizzazione, la condanna alla precarizzazione e povertà, la perdita della speranza...
Rabbia e discredito si proiettano quindi entro le organizzazioni politiche "solide", trasmettendogli l'immagine della loro inutilità ed inducendole all'arroccamento. Cosa che non può che aumentare il discredito.
Questo movimento autorafforzante viene intercettato, tentativamente, da chi affronta la confusione introducendovi elementi di semplificazione. Intersecandola con racconti riconoscibili e rasserenanti.
Abbiamo avuto a lungo uno di questi racconti nel "partito piattaforma" che rilegge i cittadini come "pubblico" e cerca di assorbire lo spazio politico nello spazio mediatico, costruendo il consenso come somma di rivendicazioni, soddisfazioni, vantaggi minimi e slegati, rapidi e corti. Parlo, ovviamente, di Forza Italia e del Partito-uomo di Berlusconi. Una forma di leaderismo contemporaneamente concretissimo, basato su una forza solida e oggettiva, e cangiante nelle sue innumerevoli trasformazioni e giravolte. Tutte funzionali al concetto di andare a prendere "code" di consenso sempre più "lunghe".
Abbiamo avuto a lungo uno di questi racconti nel "partito piattaforma" che rilegge i cittadini come "pubblico" e cerca di assorbire lo spazio politico nello spazio mediatico, costruendo il consenso come somma di rivendicazioni, soddisfazioni, vantaggi minimi e slegati, rapidi e corti. Parlo, ovviamente, di Forza Italia e del Partito-uomo di Berlusconi. Una forma di leaderismo contemporaneamente concretissimo, basato su una forza solida e oggettiva, e cangiante nelle sue innumerevoli trasformazioni e giravolte. Tutte funzionali al concetto di andare a prendere "code" di consenso sempre più "lunghe".
Emerge, al termine di questa esperienza che ha a lungo ipnotizzato il paese con il suo spettacolo multiforme e rassicurante, con la sua costante distrazione strutturale, un nuovo schema: la traduzione di una solida notorietà mediatica in legame e consolidamento di forze disperse intorno ad un racconto a suo modo rassicurante. L'articolazione di una "democrazia di controllo" che sia cura alla incertezza ed al rischio. Una quasi-personalizzazione nella figura dell'eroe, del combattente capace di raccogliere una "coda lunga" ancora più spettacolare. Di aggregare forze e identità disperse diversissime, di recuperare senso dove sembrava di vedere solo il deserto.
Uno spettacolo.
Il problema è l'utilità ed adeguatezza dell'idea fondamentale, veicolata dal movimento e ben radicata nella pancia del paese, che l'elemento dirimente della contemporaneità, in Italia, sia l'esproprio del futuro da parte dei "politici". In alcune versioni più sofisticare, da parte dell'insieme degli eletti e delle elité che si caratterizzano per avere un accesso privilegiato ad essi. Che quindi siano i partiti di massa il colpevole. La loro corruzione il punto qualificante.
Questa idea è attraente perché riesce a raccogliere intorno ad un unico racconto di facile comprensione molte esperienze che tutti hanno fatto, esperienze nella vita di ogni giorno e veicolate dai media.
Ma, a mio parere, si tratta di un racconto sostanzialmente scorretto; l'elemento centrale dei fenomeni di distorsione e corruzione che abbiamo crescentemente sotto gli occhi non è la politica ma il declino della classe media e la frammentazione della società che ne consegue. E' la riduzione della ricchezza disponibile nel circuito economico non finanziario, è la distribuzione della stessa sempre più ineguale e polarizzata.
E' un areazione naturale, quando si soffre e si vede a rischio il proprio futuro si cercano vie di uscita e colpevoli ai quali imputare le responsabilità. In questi casi una rappresentazione "a cipolla" non aiuta a calmare l'ansia, meglio immaginare che ci sia un complotto e dei cattivi. Così eliminati loro tutto tornerà a posto.
Invece non ci sono soluzioni semplici, e non possiamo salvarci da soli. Per avviare a soluzione questi problemi dobbiamo cambiare, dobbiamo farlo insieme a tutta la UE e all'occidente. Il frame della decrescita contiene qualche spunto interessante, ma va declinato in modo meno ideologico e soprattutto non è la soluzione.
Questa idea è attraente perché riesce a raccogliere intorno ad un unico racconto di facile comprensione molte esperienze che tutti hanno fatto, esperienze nella vita di ogni giorno e veicolate dai media.
Ma, a mio parere, si tratta di un racconto sostanzialmente scorretto; l'elemento centrale dei fenomeni di distorsione e corruzione che abbiamo crescentemente sotto gli occhi non è la politica ma il declino della classe media e la frammentazione della società che ne consegue. E' la riduzione della ricchezza disponibile nel circuito economico non finanziario, è la distribuzione della stessa sempre più ineguale e polarizzata.
E' un areazione naturale, quando si soffre e si vede a rischio il proprio futuro si cercano vie di uscita e colpevoli ai quali imputare le responsabilità. In questi casi una rappresentazione "a cipolla" non aiuta a calmare l'ansia, meglio immaginare che ci sia un complotto e dei cattivi. Così eliminati loro tutto tornerà a posto.
Invece non ci sono soluzioni semplici, e non possiamo salvarci da soli. Per avviare a soluzione questi problemi dobbiamo cambiare, dobbiamo farlo insieme a tutta la UE e all'occidente. Il frame della decrescita contiene qualche spunto interessante, ma va declinato in modo meno ideologico e soprattutto non è la soluzione.
Detto in altre parole: la polarizzazione del reddito, che porta sempre maggiori ricchezze a sempre meno persone (l'Italia è tra le economie sviluppate quella con maggiore ineguaglianza dopo gli USA) induce ad una contrazione della ricchezza generale. I ricchi mediamente risparmiano di più, dunque sempre più ricchezza viene trasferita in finanza e sempre meno nell'acquisto di beni e servizi. Questa, dato che la finanza è poco tassata ed il lavoro molto, induce una riduzione della tassazione e quindi alla necessità di risparmiare sulle spese pubbliche. Il risparmio sulle spese pubbliche mette meno risorse in mano alla politica per redistribuirle (con la caratteristica redistribuzione "clientelare" tipica del nostro paese) e dunque indebolisce la capacità della politica di "comprarsi" il consenso. Le immense risorse economiche sottratte al circuito di spesa e riproduzione tendono a non rientrare nei circuiti economici produttivi , ma a restare "catturati" nella riproduzione autoreferenziale D-D.
Senza risorse al centro della piramide sociale (né derivanti dal privato, per un varietà di meccanismi concorrenziali a livello globale e locale) e senza trasferimenti dal pubblico, la classe media si disintegra e reagisce cercando facili colpevoli. La politica, privata del suo ruolo tradizionale (di equilibratore e di mammona) per carenza di materia prima, si "arrocca". Questa dinamica di rafforza da sola.
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