Interessante il nuovo libro di Ulrich Beck. Il punto centrale è che nel processo in corso, giocato sull'orlo del baratro e dunque nel segno del rischio capitale, ci stiamo dimenticando del sovrano (il cittadino). E che la questione centrale è il contratto sociale europeo o il ritorno alle nazionalità (e la disintegrazione).
La Germania, in questo contesto, sta vivendo un mutamento: da docile scolaretto (a causa dei suoi precedenti errori) a nuovo maestro dell'europa. Un maestro (anzi "maestra") severo, accigliato ma giusto. Luterano (p.59). Capace di ricordarci che "il lutto della crisi purifica" e, insieme, di definire i nostri interessi nazionali dall'alto di un nuovo universalismo paternalista; di aiutarci e rieducarci perchè possiamo imparare a competere nel mondo. Una sorta di Agenda 2010 (il progetto di Schoeder di precarizzare il lavoro e ridurne costi e garanzie per ricalibrare l'economia per l'esportazione) imposta a tutti. Un programma che ha funzionato (lo ricorda bene Beck) solo quando la crisi ha aperto autostrade da percorrere all'industria tedesca.
La tecnica attraverso la quale la Germania coglie l'occasione di guidare l'Europa fornitagli dalla crisi, è l'esitazione. Cioè il tenere costantemente sotto ricatto i partner senza agire, ma anche senza negare l'azione. L'idea è semplice ed efficace: qualunque debitore sa che il creditore è legato fino a che il debito non è saldato. Solo dopo è libero. Ma il potenziale di ricatto in questo caso deriva la sua forza dal rischio. Dal rischio del crollo economico incombente.
La dinamica in corso, la tecnica del "dominare tramite l'esitare" potrebbe trovare il suo limite di fronte all'abisso del fallimento. Per le resistenze che potrebbero risvegliare "forze salvatrici" all'ultimo momento. Forze che devono nascere dal basso e che potrebbero saldarsi con le elité tecnocratiche che lavorano per l'unificazione (contro i legalisti nazionalisti che obiettano e frenano). Forze che non devono salvare l'euro, ma l'Europa, i valori europei di apertura al mondo, libertà e tolleranza. La domanda che ci lascia Beck è "quanto l'Europa può essere o diventare solidale, quanto ha il dovere morale di essere solidale, quanto ha necessità di essere solidale?"
La Germania, in questo contesto, sta vivendo un mutamento: da docile scolaretto (a causa dei suoi precedenti errori) a nuovo maestro dell'europa. Un maestro (anzi "maestra") severo, accigliato ma giusto. Luterano (p.59). Capace di ricordarci che "il lutto della crisi purifica" e, insieme, di definire i nostri interessi nazionali dall'alto di un nuovo universalismo paternalista; di aiutarci e rieducarci perchè possiamo imparare a competere nel mondo. Una sorta di Agenda 2010 (il progetto di Schoeder di precarizzare il lavoro e ridurne costi e garanzie per ricalibrare l'economia per l'esportazione) imposta a tutti. Un programma che ha funzionato (lo ricorda bene Beck) solo quando la crisi ha aperto autostrade da percorrere all'industria tedesca.
La tecnica attraverso la quale la Germania coglie l'occasione di guidare l'Europa fornitagli dalla crisi, è l'esitazione. Cioè il tenere costantemente sotto ricatto i partner senza agire, ma anche senza negare l'azione. L'idea è semplice ed efficace: qualunque debitore sa che il creditore è legato fino a che il debito non è saldato. Solo dopo è libero. Ma il potenziale di ricatto in questo caso deriva la sua forza dal rischio. Dal rischio del crollo economico incombente.
La dinamica in corso, la tecnica del "dominare tramite l'esitare" potrebbe trovare il suo limite di fronte all'abisso del fallimento. Per le resistenze che potrebbero risvegliare "forze salvatrici" all'ultimo momento. Forze che devono nascere dal basso e che potrebbero saldarsi con le elité tecnocratiche che lavorano per l'unificazione (contro i legalisti nazionalisti che obiettano e frenano). Forze che non devono salvare l'euro, ma l'Europa, i valori europei di apertura al mondo, libertà e tolleranza. La domanda che ci lascia Beck è "quanto l'Europa può essere o diventare solidale, quanto ha il dovere morale di essere solidale, quanto ha necessità di essere solidale?"

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