Interessante articolo di Jurgen Habermas pubblicato su La Repubblica di oggi con il titolo "La Germania addormentata sull'orlo dell'abisso".
Per Habermas il problema di sfondo da temere è il ritorno della "fatale posizione semiegemonica" che la Germania assunse tra il 1871 ed il 1945. Un timore che condivide con Beck, con Bolaffi, con Streeck, e che altrove abbiamo riassunto qui. Il dilemma, cioè, di un paese troppo debole per dominare il continente, ma troppo forte per subordinarsi ad esso. Mentre nella congiuntura ciò che si manifesta è una "crepa che potrebbe far crollare il nocciolo dell'Europa". La crepa è ampliata dalla posizione della Cancelliera e dal suo opportunismo politico privo di qualsiasi "nocciolo normativo" che Habermas attacca con parole di forte indignazione morale.
Mentre la Germania impone, infatti, la sua "discussa agenda della crisi", la BCE nascostamente fornisce il soccorso strettamente necessario. Si tratta di una posizione ed una tecnica molto evidente, oggetto di un ampio e serrato dibattito.
Mentre la Germania impone, infatti, la sua "discussa agenda della crisi", la BCE nascostamente fornisce il soccorso strettamente necessario. Si tratta di una posizione ed una tecnica molto evidente, oggetto di un ampio e serrato dibattito.
Ciò guadagna alla politica della Cancelliera il vantaggio di nascondere il suo ruolo e dunque le sue responsabilità. L'atroce disoccupazione al Sud, imposta da questa politica di aggiustamento "strutturale", condotta solo attraverso il mercato (cioè attraverso una lenta deflazione di prezzi e salari) viene presentata come un evento di fatto, mentre è una scelta imposta dall'alto dei propri interessi e della propria teoria economica. Per una ricostruzione di alcuni nodi del dibattito qui.
Il punto di attacco di Habermas è che la finzione di decisione inevitabile, "senza alternative", e comunque assunta all'unanimità (quando è invece imposta <<sotto al tavolo>> dalla potenza tedesca) risparmia al più forte la necessità di tenere conto degli effetti negativi di tali politiche per i più deboli.
Siamo dunque in una trappola: "se non vogliamo abbandonare l'unione monetaria, una riforma istituzionale che richiede tempo è da un lato necessaria, dall'altro impopolare". Ma qui emerge l'Habermas generoso teorico del dialogo <<razionale>>, "se una soluzione politica è ragionevole, dovrebbe essere proponibile ad un elettorato", dunque subito. La sfida del momento impone, infatti, alle elité (e principalmente a quelle tedesche) di parlar chiaro e porre le grandi questioni, avviando un "inevitabile confronto polarizzante su alternative, nessuna delle quali sarà senza costi da affrontare".
Ciò che, invece, fa la brava Cancelliera è l'opposto, tiene fuori i temi controversi.
Dunque la Germania sonnecchia sull'orlo del vulcano.
Il punto di attacco di Habermas è che la finzione di decisione inevitabile, "senza alternative", e comunque assunta all'unanimità (quando è invece imposta <<sotto al tavolo>> dalla potenza tedesca) risparmia al più forte la necessità di tenere conto degli effetti negativi di tali politiche per i più deboli.
Siamo dunque in una trappola: "se non vogliamo abbandonare l'unione monetaria, una riforma istituzionale che richiede tempo è da un lato necessaria, dall'altro impopolare". Ma qui emerge l'Habermas generoso teorico del dialogo <<razionale>>, "se una soluzione politica è ragionevole, dovrebbe essere proponibile ad un elettorato", dunque subito. La sfida del momento impone, infatti, alle elité (e principalmente a quelle tedesche) di parlar chiaro e porre le grandi questioni, avviando un "inevitabile confronto polarizzante su alternative, nessuna delle quali sarà senza costi da affrontare".
Ciò che, invece, fa la brava Cancelliera è l'opposto, tiene fuori i temi controversi.
Dunque la Germania sonnecchia sull'orlo del vulcano.
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