Lo era da tempo, ma ora è evidente. Il mondo non funziona bene e passa da una crisi all’altra. Intreccia tra di loro crisi multiple e reciproche debolezze. Non funzionano i meccanismi relazionali globali; messe a contatto società troppo diverse, ed economie troppo impari, frizionano e si scontrano. Disseminano perdenti rancorosi.
In particolare in questo ultimo quinquennio, nel quale sono arrivati al pettine nodi lungamente aspettati, ci troviamo al centro di molti “passaggi”: da un sistema gerarchico statocentrico (con gli USA in posizione dominante, a sostituire il recedente dominio dell’Inghilterra), stiamo passando gradualmente verso terre incognite. In verità totalmente nuove (occorrerebbe risalire a prima delle guerre napoleoniche per trovare un equilibrio instabile di potenza come quello che si prefigura, ma in un mondo del tutto diverso), spinti -come siamo- dai venti potenti della Storia.
Quando Nixon, nel 1971, abbandonò la convertibilità del dollaro (parametrato all’oro), uscendo dallo Schema di Bretton Woods che aveva portato quaranta anni di sviluppo e stabilità, perché la bilancia commerciale degli USA era insostenibilmente sbilanciata e il dollaro aveva ormai superato la parità artificiale (35 dollari ad oncia) prevista nell'Accordo, aprì le cateratte della creazione di denaro dal nulla. Sono quindi usciti i venti della tempesta monetaria nella quale abbiamo vissuto senza interruzioni sino ad oggi; il neoliberismo ha cercato di cavalcarli, inebriandosi in essi. Ma si tratta di forze troppo grandi e non trovano equilibrio.
In particolare in questo ultimo quinquennio, nel quale sono arrivati al pettine nodi lungamente aspettati, ci troviamo al centro di molti “passaggi”: da un sistema gerarchico statocentrico (con gli USA in posizione dominante, a sostituire il recedente dominio dell’Inghilterra), stiamo passando gradualmente verso terre incognite. In verità totalmente nuove (occorrerebbe risalire a prima delle guerre napoleoniche per trovare un equilibrio instabile di potenza come quello che si prefigura, ma in un mondo del tutto diverso), spinti -come siamo- dai venti potenti della Storia.
Sul piano dell’economia “reale”, per ragioni in parte diverse ma contemporaneamente, ha ceduto il mondo del lavoro produttivo in occidente e non riesce a trovare un sostituto stabile; la velocità con la quale si perdono ruoli sociali, identità e valore sono, infatti, di molto superiori alla capacità della società di ricrearli. Dunque continuano a formare naufraghi. Le nostre società si spaccano tra “vincenti” e “perdenti” e perdono coesione. Insieme a questa perdiamo capitale sociale e capitale politico.
Il circuito del debito, con il quale si è inteso porre rimedio (e trovare spazio all’espansione monetaria costante, ed alle riserve che i paesi esportatori accumulavano), come hanno raccontato sia Streeck che Rajan -da opposte sponde politiche- è sempre troppo “corto” ed instabile. Genera crisi sempre più vicine e forti.
I paesi “di convergenza” non hanno ancora stabilità sufficiente e quelli “consolidati” non vogliono cedere il potere (detenuto nelle casseforti delle loro ditte globali e degli organismi multilaterali). Tutto questo mentre, come si vede, la regolazione monetaria non riesce più a sollevare la società tenendola per i capelli (che è un compito immane ed impossibile).
Il circuito del debito, con il quale si è inteso porre rimedio (e trovare spazio all’espansione monetaria costante, ed alle riserve che i paesi esportatori accumulavano), come hanno raccontato sia Streeck che Rajan -da opposte sponde politiche- è sempre troppo “corto” ed instabile. Genera crisi sempre più vicine e forti.
I paesi “di convergenza” non hanno ancora stabilità sufficiente e quelli “consolidati” non vogliono cedere il potere (detenuto nelle casseforti delle loro ditte globali e degli organismi multilaterali). Tutto questo mentre, come si vede, la regolazione monetaria non riesce più a sollevare la società tenendola per i capelli (che è un compito immane ed impossibile).
Vista dal nostro punto di osservazione siamo, insomma, al centro di tre crisi (link attivi alle relative schede): "economica", "sociale" e del "progetto europeo".
Abbiamo bisogno di un nuovo equilibrio fondamentale, che non nasconda sotto il tappeto i problemi ma ne trovi il baricentro, che serva allo sviluppo umano e sociale (oltre che economico), che fornisca una direzione comune. Un nuovo “noi”.
In Europa, tra il 1618 ed il 1648 furono combattute guerre partite come religiose e poi sfociate nella ricerca di un nuovo equilibrio di potenza tra forze troppo simili. La Pace di Westfalia sancì un nuovo equilibrio e la nascita dello Stato Nazione. Abbiamo bisogno di chiudere la guerra (commerciale e finanziaria, ma non solo) aperta con la rottura di Bretton Woods. Questa volta dobbiamo superare gli Stati Nazione e trovare un nuovo schema. Un nuovo modo di stare insieme.
In Europa, tra il 1618 ed il 1648 furono combattute guerre partite come religiose e poi sfociate nella ricerca di un nuovo equilibrio di potenza tra forze troppo simili. La Pace di Westfalia sancì un nuovo equilibrio e la nascita dello Stato Nazione. Abbiamo bisogno di chiudere la guerra (commerciale e finanziaria, ma non solo) aperta con la rottura di Bretton Woods. Questa volta dobbiamo superare gli Stati Nazione e trovare un nuovo schema. Un nuovo modo di stare insieme.
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