Sulle colonne del Corriere della Sera, ricorre ancora una volta lo scontro sulla cosiddetta “austerità espansiva” che il duo Alesina-Giavazzi, continua a portare avanti in modo deciso. In un intervento del 24 settembre “La prigionia dei numeri”, i due economisti hanno sostenuto che se l’economia cresce meno e peggiora, la causa è molto più “profonda” (come è forte dire che una cosa è “profonda”) della semplice instabilità lamentata da Letta. Si tratta di una ragione in effetti morale (se è “profonda”, non può che essere ancorata in un difetto del carattere, cioè dell’io sociale): “non troviamo il coraggio”. Di fare cosa? Ma è ovvio: di attuare le riforme indispensabili. Lavoro (più flessibile), burocrazia (meno), concorrenza (più), pressione fiscale (meno, meno).
Secondo i nostri, infatti, la pressione fiscale e la spesa sono cresciute (come di solito, a braccetto) negli ultimi tre anni (per evitare di citare i precedenti).
Di qui la proposta: tagliare ben 50 Mld dai 250 Mld di spesa al netto di sanità, pensioni, interessi e interventi sociali, in tre anni. Per la precisione anticipando immediatamente al primo la corrispondente riduzione del cuneo fiscale (per portarlo al livello tedesco). Sono in particolare citati 10 Mld alle imprese da tagliare. L’idea è, insomma, di eliminare “sussidi improduttivi” (i 10 Mld alle imprese), altre spese e liberalizzare il mercato del lavoro.
Questo taglio di spesa, accompagnato da una riduzione fiscale (non chiariscono in che misura a vantaggio dei lavoratori ed in quale ai datori di lavoro), porterebbe crescita. E’ l’austerità (tagli di spesa e riduzioni fiscali) espansiva (che produce crescita).
La risposta all’articolo viene, sulle stesse colonne da una lettera al direttore di Stefano Fassina (Viceministro all’Economia, PD), il quale attacca frontalmente la teoria “fantasiosa” dell’”austerità espansiva” e richiama i “martellanti” editoriali di Alesina e Giavazzi, sostanzialmente accusandoli di giocare una partita politica. La confutazione di Fassina si impernia sulla contestazione dei numeri e sul disvelamento del loro reale significato. Il Viceministro spiega che i 250 Mld (in realtà 238) sono quanto a 162 Mld spese per il personale e quanto a 76 Mld spese per beni e servizi (cioè acquisti della Pubblica Amministrazione). Anche i 10 Mld sono solo quanto a 3 Mld incentivi (“improduttivi”) alle imprese private ed in misura maggiore trasferimenti ad aziende pubbliche (Poste e Ferrovie) per garantire servizi privilegiati (treni in regioni poco remunerative, prezzi bassi a categorie protette) e investimenti.
Naturalmente si possono risparmiare 50 Mld da questi 236 (non in tre anni), dice Fassina; ma significa licenziare ca. 1 Ml di dipendenti, lasciandoli senza pensione e ammortizzatori (altrimenti sarebbero tre milioni). Insomma, l’operazione ha elevatissimi costi sociali e sarebbe molto discutibilmente “espansiva” (almeno nel breve termine).
Cosa bisogna fare per il Viceministro? Non ridurre ma riqualificare e riallocare la spesa. Ridurre le tasse tramite una lotta concertata a livello europeo all’evasione e rilanciare gli investimenti. In altre parole: abbandonare la strada del “raggiustamento strutturale” per via di riduzione dei salari ai lavoratori (cioè “svalutazione interna”); al contrario aumentare il tasso di inflazione programmata (cioè alzare i prezzi), nel contesto dell’unione bancaria, dei euro-project-bond, dell’aumento della domanda (aumento dei salari) nei paesi in surplus (Germania), e di standard commerciali ed ambientali per regolare i movimenti di capitali e merci. Un vasto progetto, correttamente qualificato come non “mainstream”.
Cosa rispondono i nostri due economisti? Che l’austerità espansiva è ancora incoraggiata dal FMI (citando uno studio del 2011 nel quale frontespizio spicca, come d’uso, la scritta “questo scritto non rappresenta la posizione del Fondo”) e ribadendo la loro tesi centrale (in questa fase): anche se l’aumento delle tasse provoca recessione la riduzione della spesa non ha effetti negativi. Dunque ridurre la spesa, e ridurre le tasse ha un effetto combinato espansivo.
Evidentemente (dato che non contestano questo punto, né i numeri di Fassina) anche se si tratta di licenziare 1 milione di persone, lasciandole in questo mercato del lavoro (non negli USA) senza sussidi.
Peccato che nell’ambiente del Fondo Monetario Internazionale, in interventi più recenti (ad esempio l’ultimo World Economic Outlook ed il saggio del 2013 di Olivier Blanchard and Daniel Leigh) si ammette ormai apertamente la presenza di rilevanti sottostime dei moltiplicatori della politica fiscale e conseguentemente degli effetti depressivi dell’austerità.
Quando si dice la prevalenza dell’ideologia sui fatti….
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