Lazar, però, ci
invita ad allargare lo sguardo ed a uscire dal nostro tendenziale provincialismo.
Se proviamo a distogliere, infatti, lo sguardo dal nostro ombelico, vediamo che
in tutta Europa (e negli USA) è in corso da tempo un mutamento (anzi “una mutazione”)
della democrazia, sincronizzata sulla mutazione della nostra società; Lazar cita
Manin, e la sua “democrazia del pubblico”, caratterizzata dal declino dei
partiti, la disgregazione delle identità politiche tradizionali, l’aumento
della volatilità (cioè dei repentini spostamenti politici ed elettorali), il
ruolo crescente dei leader e dunque della televisione e (più di recente) di
internet. Non è difficile individuare un nesso tra questi mutamenti; lo
sfaldamento delle identificazioni totalizzanti (che va insieme con la
distruzione dei ruoli) porta con sé l’aumento del disorientamento e il declino
dei partiti-casa. Per reagire a tale fenomeno si cerca di “saltare” i corpi
intermedi delegittimati e accedere direttamente agli individui. Cioè ai
cittadini/spettatori. Per fare ciò serve un leader carismatico e strumenti di
comunicazione diretti (televisione e internet). Aggiungere a questo insieme la
disaffezione per le istituzioni e verso le élite dirigenti (colpevoli di impotenza
e sospettate di tradimento ed abbandono della propria missione), sintetizzato
nel crescente (e peraltro ben motivato) euroscetticismo, e si coglie il rischio
del degrado nel populismo e in tendenze autoritarie temuto da molti.
Lazar richiama
questo punto nel momento in cui identifica questa tendenza al populismo come
esito, uscita naturale di questo insieme di pulsioni.
E identifica due
reazioni da sinistra: l’adattamento ed il
rifiuto.
L’adattamento
vede l’accettazione come ineluttabile, e per certi versi anche opportuna (in
nome della decisionalità), della prevalenza di una politica personalizzata e
mediatizzata. Una politica capace di intercettare sul piano emotivo quel
disincanto/disinvestimento che tanti sentono; e capace di andare a
cogliere/inseguire più liberamente i singoli temi/interessi frammentati delle
diverse individualità, ormai non riconducibili a sintesi.
Il rifiuto,
ancorandosi all’indisponibilità a questo scivolamento (e correndo il rischio di
rinchiudersi nei residuali “fortini” identitari, sempre più ristretti e
marginali), cerca di resuscitare, nelle mutate condizioni, la cultura
collettiva dei partiti, spingendo sul radicamento a sinistra ed un surplus di “partecipazione”.
Si tratta di
logiche antagoniste, da noi rappresentate da Matteo Renzi, da una parte, e Fabrizio Barca, dall’altra (tanto più che il primo richiama il mantra della vittoria, ed
il secondo si chiama fuori dalla partita). Ma si tratta di due reazioni
comprensibili. Occorrerebbe trovare gli elementi di sintesi tra le due (cosa a
cui, a ben vedere, mi sembra inviti Lazar) perché entrambe hanno alcune buone
ragioni.
La dinamica di
iper-individualizzazione (de-socializzante) e disaffezione per la decisione
collettiva, assunta in comune ed in base ad un progetto, è sicuramente
preoccupante. Rappresenta una reazione naturale allo scivolamento di tanti
(sicuramente della maggioranza) verso condizioni esistenziali di maggiore povertà/insicurezza.
Verso la notifica di inutilità, emanata all’individuo dal mondo. In queste
condizioni (bello ed interessante, al riguardo, il recente “Scarcity” di Sendhil Mullainathan e Eldar Shafir) si determina una “restrizione cognitiva” ed un
accorciamento del tempo percepito, che rendono non percepibili i tempi lunghi e
gli scenari ampi delle tradizionali identità politiche. Identità che avevano
come presupposto una stabilità esistenziale (e sicurezza almeno minima) oggi
non facilmente disponibili. Si potrebbe spiegare meglio in questa luce, la
circostanza, da alcuni osservata, che solo le classi alte oggi riescono ad
esprimere una progettualità “di gruppo”.
Ma questa
dinamica, in quanto puramente reattiva, andrebbe più gestita che accettata. Credo
che in questo siano d’accordo tutti i competitori per la scena del
centro-sinistra (o della sinistra-centro). Come
riuscirci è il tema aperto.
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