Allarmante articolo
postato da Ambrose Evans-Pritchard, influente giornalista economico inglese, su The Telegraph. Mostra come la crescita
della “massa monetaria” (più precisamente dell’insieme della moneta circolante,
più tutti i depositi e delle riserve di valore come obbligazioni e titoli di
Stato a breve scadenza, il cosiddetto “aggregato M3”) sia crollata nel mese di
ottobre, proprio mentre i prestiti alle imprese continuano imperterriti a cadere
a ritmo record. Siamo quindi sulla strada di una deflazione di tipo giapponese
(cioè di lunga durata ed autosostenuta).
Il livello di crescita della massa monetaria stimato
necessario per mantenere l’economia in equilibrio dalla BCE è, infatti, di 4,5
punti, mentre è calato nell’ultimo mese a 1,4. Questo dato proietta previsioni
negative sul 2014 ed aumenta il rischio che il debito pubblico del sud Europa
possa “esplodere” (dichiarazione di Tim Congdon del IMR).
Anche i prestiti alle società non finanziarie,
essenziale indicatore di salute di una economia, si sono ridotti di 3,7 punti
percentuali, ma con “drastiche differenze” tra Nord Europa e Sud. Come si vede
del grafico i prestiti alle imprese continuano a calare in Spagna, Portogallo e
Italia (un poco meno) e sono stabili in Germania.
Per Jacques Cailloux di Nomura le azioni della BCE devono ancora ripristinare un mercato interbancario funzionante in Europa, e non è chiaro se la ripresa nascente sarà sufficiente a sollevare la regione da una “inflazione pericolosamente bassa”. In definitiva, secondo Nomura, il rischio è che l’Eurozona resti intrappolata nella “stagnazione secolare” almeno fino alla metà del decennio.
Per Jacques Cailloux di Nomura le azioni della BCE devono ancora ripristinare un mercato interbancario funzionante in Europa, e non è chiaro se la ripresa nascente sarà sufficiente a sollevare la regione da una “inflazione pericolosamente bassa”. In definitiva, secondo Nomura, il rischio è che l’Eurozona resti intrappolata nella “stagnazione secolare” almeno fino alla metà del decennio.
Il punto, per Evans-Pritchard, è che la BCE potrebbe
essere costretta a prendere misure molto più audaci per evitare che la
tendenziale stagnazione (il termine, introdotto nel dibattito da Krugman, della
“stagnazione
secolare” significa che l’economia con le sue forze resta in stato naturale
di stagnazione), anzi che dovrebbe farlo.
Persino la Süddeutsche Zeitung ha scritto
che la Banca sta studiando una strategia simile a quella della Banca
d'Inghilterra, rivolta al finanziamento dei prestiti (offrendo linee di credito
alle banche specificatamente vincolate all’erogazione di finanziamenti ad
imprese con bisogno di liquidità). Lars Christensen
di Danske Bank ha detto che “la Bce
deve tagliare i tassi a zero e lanciare un quantitative easing (QE) per
scongiurare la deflazione”.
In questa drammatica situazione (il credito alle
imprese in Spagna è calato della bellezza del 10%) il Consiglio Direttivo della
BCE “appare profondamente diviso”. Da una parte “le colombe hanno aperto la
porta a QE e un tasso di deposito negativo per forzare giù l'euro”, dall’altra
un nucleo di resistenza, imperniato sulla posizione tedesca “dei falchi” si oppone
fermamente. E’ chiaro che questa politica, come dice l’IMR, peggiora le cose in
Europa; costringe, infatti, le Banche ad aumentare le riserve troppo
velocemente e “questo le sta obbligando a scaricare le attività e distruggere
il denaro. I regolatori pensano di curare
il paziente, ma lo stanno invece uccidendo”. Evans continua ricordando che,
secondo un Rapporto di Pricewaterhouse Coopers, le banche europee devono
affrontare deficit di capitale di € 280 miliardi nel 2014, solo per soddisfare
le regole di Basilea III e gli stress-test in arrivo della BCE, con ca. € 180
miliardi di capitale fresco.
Anche Mario Draghi, Presidente della BCE, ha ricordato
in un dibattito pubblico a Berlino, la scorsa settimana, che la Banca ha
bisogno di creare un “margine di sicurezza contro i rischi di deflazione”, dato
che l'inflazione media della zona Euro è scesa a 0.7 %. Ha quindi avvertito che
la bassa inflazione rende più difficile per gli Stati in crisi dell’Europa
meridionale di controllare le loro traiettorie di debito, mentre allo stesso
tempo le svalutazioni interne in seno all'UEM rendono più difficile recuperare
competitività; “se l'inflazione media è autorizzata ad andare alla deriva su
valori troppo bassi, la regolazione incontra grandi difficoltà a causa della
sofferenza della domanda e l’incremento degli oneri del debito reali”. Semplice
matematica, in effetti.
In queste condizioni sembrerebbe chiaro cosa fare nei
prossimi due-tre anni (e lo stesso Pritchard, su twitter, qualifica come “pazzia”
l’atteggiamento del Regolatore), però il giornalista Inglese ci ricorda che sfortunatamente
Draghi “deve attraversare un campo minato politico”. La Corte Costituzionale
tedesca non si è ancora pronunciata sulla legittimità del suo piano per il
debito (OMT), italiano e spagnolo, il che rende molto rischioso spingere per
una decisione in clima ostile in questo momento. Potrebbe creare una situazione
nell’opinione pubblica tedesca nella quale la Corte si trovi a bocciare il
Piano, con conseguenze gravi ed immediate sui debiti sovrani dei paesi del Sud.
D’altra parte se la Germania non ha un diritto di veto legale sulle decisioni
della BCE ha tuttavia di fatto un potere di veto politico.
Evans-Pritchard conclude ricordando che il “contratto
sacro” dell'Unione Monetaria è che la Germania non potrà mai essere messa in
minoranza. Draghi deve allora lavorare in tandem nella BCE con il membro del Consiglio
della Germania Jörg Asmussen.
La Banca è
in realtà un Istituto a due teste.
Se le cose stanno in questo modo, anche guardando il Programma
di Coalizione emanato ieri, entro il 2014 arriveremo ad una rottura dalle
difficili conseguenze. Forse una delle due teste cadrà.


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