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venerdì 29 novembre 2013

Ambrose Evans-Pritchard, “Lampeggia l'allarme deflazione sul 2014 dalla caduta dell'aggregato monetario M3”


Allarmante articolo postato da Ambrose Evans-Pritchard, influente giornalista economico inglese, su The Telegraph. Mostra come la crescita della “massa monetaria” (più precisamente dell’insieme della moneta circolante, più tutti i depositi e delle riserve di valore come obbligazioni e titoli di Stato a breve scadenza, il cosiddetto “aggregato M3”) sia crollata nel mese di ottobre, proprio mentre i prestiti alle imprese continuano imperterriti a cadere a ritmo record. Siamo quindi sulla strada di una deflazione di tipo giapponese (cioè di lunga durata ed autosostenuta).

Il livello di crescita della massa monetaria stimato necessario per mantenere l’economia in equilibrio dalla BCE è, infatti, di 4,5 punti, mentre è calato nell’ultimo mese a 1,4. Questo dato proietta previsioni negative sul 2014 ed aumenta il rischio che il debito pubblico del sud Europa possa “esplodere” (dichiarazione di Tim Congdon del IMR).

Anche i prestiti alle società non finanziarie, essenziale indicatore di salute di una economia, si sono ridotti di 3,7 punti percentuali, ma con “drastiche differenze” tra Nord Europa e Sud. Come si vede del grafico i prestiti alle imprese continuano a calare in Spagna, Portogallo e Italia (un poco meno) e sono stabili in Germania.
Per Jacques Cailloux di Nomura le azioni della BCE devono ancora ripristinare un mercato interbancario funzionante in Europa, e non è chiaro se la ripresa nascente sarà sufficiente a sollevare la regione da una “inflazione pericolosamente bassa”. In definitiva, secondo Nomura, il rischio è che l’Eurozona resti intrappolata nella “stagnazione secolare” almeno fino alla metà del decennio. 

Il punto, per Evans-Pritchard, è che la BCE potrebbe essere costretta a prendere misure molto più audaci per evitare che la tendenziale stagnazione (il termine, introdotto nel dibattito da Krugman, della “stagnazione secolare” significa che l’economia con le sue forze resta in stato naturale di stagnazione), anzi che dovrebbe farlo. Persino la Süddeutsche Zeitung ha scritto che la Banca sta studiando una strategia simile a quella della Banca d'Inghilterra, rivolta al finanziamento dei prestiti (offrendo linee di credito alle banche specificatamente vincolate all’erogazione di finanziamenti ad imprese con bisogno di liquidità).  Lars Christensen di Danske Bank ha detto che “la Bce deve tagliare i tassi a zero e lanciare un quantitative easing (QE) per scongiurare la deflazione”. 

In questa drammatica situazione (il credito alle imprese in Spagna è calato della bellezza del 10%) il Consiglio Direttivo della BCE “appare profondamente diviso”. Da una parte “le colombe hanno aperto la porta a QE e un tasso di deposito negativo per forzare giù l'euro”, dall’altra un nucleo di resistenza, imperniato sulla posizione tedesca “dei falchi” si oppone fermamente. E’ chiaro che questa politica, come dice l’IMR, peggiora le cose in Europa; costringe, infatti, le Banche ad aumentare le riserve troppo velocemente e “questo le sta obbligando a scaricare le attività e distruggere il denaro. I regolatori pensano di curare il paziente, ma lo stanno invece uccidendo”. Evans continua ricordando che, secondo un Rapporto di Pricewaterhouse Coopers, le banche europee devono affrontare deficit di capitale di € 280 miliardi nel 2014, solo per soddisfare le regole di Basilea III e gli stress-test in arrivo della BCE, con ca. € 180 miliardi di capitale fresco.  

Anche Mario Draghi, Presidente della BCE, ha ricordato in un dibattito pubblico a Berlino, la scorsa settimana, che la Banca ha bisogno di creare un “margine di sicurezza contro i rischi di deflazione”, dato che l'inflazione media della zona Euro è scesa a 0.7 %. Ha quindi avvertito che la bassa inflazione rende più difficile per gli Stati in crisi dell’Europa meridionale di controllare le loro traiettorie di debito, mentre allo stesso tempo le svalutazioni interne in seno all'UEM rendono più difficile recuperare competitività; “se l'inflazione media è autorizzata ad andare alla deriva su valori troppo bassi, la regolazione incontra grandi difficoltà a causa della sofferenza della domanda e l’incremento degli oneri del debito reali”. Semplice matematica, in effetti. 

In queste condizioni sembrerebbe chiaro cosa fare nei prossimi due-tre anni (e lo stesso Pritchard, su twitter, qualifica come “pazzia” l’atteggiamento del Regolatore), però il giornalista Inglese ci ricorda che sfortunatamente Draghi “deve attraversare un campo minato politico”. La Corte Costituzionale tedesca non si è ancora pronunciata sulla legittimità del suo piano per il debito (OMT), italiano e spagnolo, il che rende molto rischioso spingere per una decisione in clima ostile in questo momento. Potrebbe creare una situazione nell’opinione pubblica tedesca nella quale la Corte si trovi a bocciare il Piano, con conseguenze gravi ed immediate sui debiti sovrani dei paesi del Sud. D’altra parte se la Germania non ha un diritto di veto legale sulle decisioni della BCE ha tuttavia di fatto un potere di veto politico.  

Evans-Pritchard conclude ricordando che il “contratto sacro” dell'Unione Monetaria è che la Germania non potrà mai essere messa in minoranza. Draghi deve allora lavorare in tandem nella BCE con il membro del Consiglio della Germania Jörg Asmussen.  

La Banca è in realtà un Istituto a due teste.  

Se le cose stanno in questo modo, anche guardando il Programma di Coalizione emanato ieri, entro il 2014 arriveremo ad una rottura dalle difficili conseguenze. Forse una delle due teste cadrà. 

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