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giovedì 14 novembre 2013

Brendan Greeley, "Gli economisti scoprono la differenza tra poveri e ricchi"


Sulla testata on line “Global Economic” di Bloomberg Business Week, è uscito un pezzo di Brendan Greeley, un giornalista, nel quale viene raccontato l’intervento di Peter Praet, membro del Comitato Esecutivo della BCE che a Francoforte in ottobre, ad un consesso di economisti ha affermato  qualcosa di “curiosamente evidente”: “molte persone sono diverse nelle famiglie individuali … questa diversità va misurata”, perché può avere delle implicazioni rilevanti. Infatti quando si fanno le previsioni si usa in genere un “agente rappresentativo” buono per tutti. Da questi modelli (e dal comportamento immaginato di questo “agente”) sono usciti i programmi di austerità. Ma la gente non si comporta come l’alias immaginario dei modelli; in particolare –come persino gli economisti stanno scoprendo- i poveri e i ricchi rispondono in modo radicalmente diverso allo stimolo ed all’austerità. Ciò, se compreso, mette la politica di fronte a sfide diverse. Infatti, come ricorda Greeley, “se le persone si comportano in modo diverso la politica li dovrebbe trattare diversamente”. Dedicarsi ad immaginare – o a calcolare – come le decisioni fiscali influenzano la “propensione marginale al consumo”, ha a che fare con l’ipotesi che se metti un dollaro in mano a qualcuno questi lo spenderà. Più precisamente dice qualcosa di specifico circa “a chi” va messo in mano il dollaro. Ed ha a che fare con la vecchia questione se un economista debba osservare il comportamento o assumerlo.
Il modello di “agente rappresentativo” utilizzato dalla Banca Centrale e dal FMI negli anni settanta ed ottanta (quelli che hanno determinato le politiche “mainstream” liberiste) era fatto di “persone razionali” ed orientate al futuro. Ad esempio Olivier Blanchard, ora capo economista del FMI, nel 1990 scrisse che quando un governo “stringe la cinghia”, per ridurre il deficit, le famiglie iniziano a spendere perché sono sollevate dalla previsione che il debito sarà sostenibile in futuro. Una simile assunzione – assolutamente irrealistica - fa leva sull’ipotesi che ognuno sia razionale nello stesso modo, ciò naturalmente rende la modellazione matematica molto più facile. E la modellazione rende l’assunzione invisibile. 

Krusell, che è ora insegnante all’Università di Stoccolma e nei primi anni novanta era un giovane PhD che lavorava ad un modello macroeconomico in grado di riconoscere la differenza dei comportamenti di diversi “agenti rappresentativi”, ebbe - insieme a Tony Smith - la sensazione che con abbastanza potenza di calcolo avrebbe potuto costruire un modello più realistico. Ma non lo fecero per paura che i colleghi più anziani rigettassero la linea di ricerca. Questo modello, realizzato dopo quindici anni, ha ora generato la loro cattedra a Princeton e Yale. Ma per un decennio ha languito come ricerca di base senza pratica applicazione.
Sulla base dei risultati di questo modello nel gennaio 2013 Blanchard e  Daniel Leigh hanno pubblicato un Documento diLavoro per il FMI che assomiglia molto ad una confessione di colpa (scientifica): i tassi di crescita previsti come risultato delle politiche di contrazione erano sovrastimati. In realtà le persone reali non hanno seguito le assunzioni sul futuro che i modelli degli anni novanta prevedevano. In conseguenza il crollo del PIL è stato triplo rispetto alle attese in Grecia. Il Rapporto ha ammesso che le assunzioni matematiche erano sbagliate.  

Come ricorda Christopher Carroll, docente alla John Hopkins, le sfide affrontate dal mondo non erano presenti nel modello di simulazione dell’Agente-Rappresentativo. Alla Conferenza di Francoforte della BCE, Carroll ha presentato quindi un documento basato sul modello di Krusell e Smith. In relazione a questo si vede come le persone differiscono in modo fondamentale, “la propensione marginale al consumo è sostanzialmente maggiore per le famiglie povere che per le ricche. I ricchi si comportano come iperrazionali”. Si muovono nel futuro, mettono da parte nelle fasi espansive e prendono in prestito in quelle di contrazione fiscale. I poveri, invece, sono “vincolati ai prestiti”. Si sforzano di avere più bisogni insoddisfatti e quando i soldi arrivano li spendono. Quando il governo ritiene che ci siano condizioni di restrizione il “prototipo mitico” (l’Agente rappresentativo degli anni novanta) continua a spendere. Ma la maggior parte delle persone non fa così. Per esse non c’è accesso al credito e si fermano.
I risultati di Carroll sono stati confermati dall’analisi dei dati degli ultimi due anni sui casi italiano e statunitense.  

Dopo quindici anni torna l’interesse per un modello a lungo accantonato. Il vento sta cambiando.

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