Sulla testata on
line “Global Economic” di Bloomberg Business Week, è uscito un pezzo di Brendan
Greeley, un giornalista, nel quale viene raccontato l’intervento di Peter
Praet, membro del Comitato Esecutivo della BCE che a Francoforte in ottobre, ad
un consesso di economisti ha affermato
qualcosa di “curiosamente evidente”: “molte persone sono diverse nelle
famiglie individuali … questa diversità va misurata”, perché può avere delle
implicazioni rilevanti. Infatti quando si fanno le previsioni si usa in genere un
“agente rappresentativo” buono per tutti. Da questi modelli (e dal
comportamento immaginato di questo “agente”) sono usciti i programmi di
austerità. Ma la gente non si comporta come l’alias immaginario dei modelli; in
particolare –come persino gli economisti stanno scoprendo- i poveri e i ricchi
rispondono in modo radicalmente diverso allo stimolo ed all’austerità. Ciò, se
compreso, mette la politica di fronte a sfide diverse. Infatti, come ricorda
Greeley, “se le persone si comportano in modo diverso la politica li dovrebbe
trattare diversamente”. Dedicarsi ad immaginare – o a calcolare – come le
decisioni fiscali influenzano la “propensione marginale al consumo”, ha a che
fare con l’ipotesi che se metti un dollaro in mano a qualcuno questi lo
spenderà. Più precisamente dice qualcosa
di specifico circa “a chi” va messo in mano il dollaro. Ed ha a che fare
con la vecchia questione se un economista debba osservare il comportamento o
assumerlo.
Il modello di “agente
rappresentativo” utilizzato dalla Banca Centrale e dal FMI negli anni settanta
ed ottanta (quelli che hanno determinato le politiche “mainstream” liberiste)
era fatto di “persone razionali” ed orientate al futuro. Ad esempio Olivier
Blanchard, ora capo economista del FMI, nel 1990 scrisse che quando un governo “stringe
la cinghia”, per ridurre il deficit, le famiglie iniziano a spendere perché sono
sollevate dalla previsione che il debito sarà sostenibile in futuro. Una simile
assunzione – assolutamente irrealistica - fa leva sull’ipotesi che ognuno sia
razionale nello stesso modo, ciò naturalmente rende la modellazione matematica
molto più facile. E la modellazione rende
l’assunzione invisibile.
Krusell, che è
ora insegnante all’Università di Stoccolma e nei primi anni novanta era un
giovane PhD che lavorava ad un modello macroeconomico in grado di riconoscere
la differenza dei comportamenti di diversi “agenti rappresentativi”, ebbe -
insieme a Tony Smith - la sensazione che con abbastanza potenza di calcolo avrebbe
potuto costruire un modello più realistico. Ma non lo fecero per paura che i colleghi
più anziani rigettassero la linea di ricerca. Questo modello, realizzato dopo
quindici anni, ha ora generato la loro cattedra a Princeton e Yale. Ma per un
decennio ha languito come ricerca di base senza pratica applicazione.
Sulla base dei
risultati di questo modello nel gennaio 2013 Blanchard e Daniel Leigh hanno pubblicato un Documento diLavoro per il FMI che assomiglia molto ad una confessione di colpa (scientifica):
i tassi di crescita previsti come risultato delle politiche di contrazione
erano sovrastimati. In realtà le persone reali non hanno seguito le assunzioni
sul futuro che i modelli degli anni novanta prevedevano. In conseguenza il
crollo del PIL è stato triplo rispetto alle attese in Grecia. Il Rapporto ha
ammesso che le assunzioni matematiche erano sbagliate.
Come ricorda
Christopher Carroll, docente alla John Hopkins, le sfide affrontate dal mondo
non erano presenti nel modello di simulazione dell’Agente-Rappresentativo. Alla
Conferenza di Francoforte della BCE, Carroll ha presentato quindi un documento
basato sul modello di Krusell e Smith. In relazione a questo si vede come le
persone differiscono in modo fondamentale, “la propensione marginale al consumo
è sostanzialmente maggiore per le famiglie povere che per le ricche. I ricchi
si comportano come iperrazionali”. Si muovono nel futuro, mettono da parte
nelle fasi espansive e prendono in prestito in quelle di contrazione fiscale. I
poveri, invece, sono “vincolati ai prestiti”. Si sforzano di avere più bisogni insoddisfatti
e quando i soldi arrivano li spendono. Quando il governo ritiene che ci siano
condizioni di restrizione il “prototipo mitico” (l’Agente rappresentativo degli
anni novanta) continua a spendere. Ma la maggior parte delle persone non fa
così. Per esse non c’è accesso al credito e si fermano.
I risultati di
Carroll sono stati confermati dall’analisi dei dati degli ultimi due anni sui
casi italiano e statunitense.
Dopo quindici
anni torna l’interesse per un modello a lungo accantonato. Il vento sta
cambiando.
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