Un certo numero di cose possono essere
dette a partire da questa vicenda, ma prima proviamo a ricostruirla: la Giunta
Regionale della Campania, sulla spinta meritoria della forte mobilitazione
intervenuta sull’annosa ferita dell’inquinamento ambientale di origine
antropica nell’hinterland di Napoli e Caserta, ha deliberato
una campagna di monitoraggio a tappeto dei suoli agricoli che, tra l’altro,
determina un infittimento dei controlli sui prelievi dai pozzi agricoli. L’ARPAC
(Agenzia pubblica a controllo regionale, preposta alla tutela ambientale) è
incaricata di effettuare le relative analisi. Il Tribunale di Napoli, su
richiesta della Quinta Sezione Reati Ambientali, ha disposto il sequestro
preventivo di urgenza e la denuncia a piede libero dei coltivatori diretti
coinvolti.
La causa di questo doloroso dispositivo
è che nei campioni sono stati rilevati, in quanto presenti nella falda acquifera
sottostante i campi, superamenti nell’ordine del 100% (cioè valori doppi
rispetto alla norma nazionale) di Fluoruri (la sostanza che si mette nei
dentifrici), Solfati (zolfo), manganese (un metallo) e arsenico (un “semimetallo”)
e tracce di diclorometano (cloruro di metilene), un aggressivo solvente
utilizzato nella chimica industriale che è disperso in atmosfera facilmente. A
seguito delle analisi delle acque, e a quanto risulta ad oggi non delle verdure
ed ortaggi che non sono ancora pervenute, il Tribunale ha reputato
sussistessero le ragioni di un imminente e fondato rischio per la salute umana
e disposto il sequestro, appunto “preventivo”. I media, come vedremo tra poco,
hanno rilanciato la notizia con molto clamore. Per un'altra interessante descrizione della vicenda, qui.
Devo fare due avvertenze tecniche ed una
metodologica, per introdurre quello che in questo momento mi sembra sia il
punto:
- La piana campana si è formata in seguito
ad eventi e depositi di natura vulcanica, dall’analisi della letteratura
e di casi simili
nella zona, emerge con chiarezza che fluoruri, solfati, ferro, manganese,
nichel, zinco ed arsenico sopra la norma nazionale sono normali nell’area e
costituiscono cosiddetto “fondo naturale”;
- Il diclorometano è un solvente che si
areodisperde (cloroformio) quasi immediatamente quando viene in contatto con l’aria,
naturalmente questo è probabilmente di natura antropica ed indica una
compromissione della falda per sversamenti illeciti da cicli industriali che
andrebbero accuratamente cercati e repressi (come certamente faranno gli organi
dello Stato);
- I dati scientifici sono per loro natura incerti
e provvisori. Soggetti ad una circolarità con le assunzioni ed ipotesi (teorie)
messe in essere per renderli pertinenti, legati a metodologie tecniche di
natura probabilistica e con intrinsechi margini di errore.
- Più in particolare, la migrazione di
sostanze potenzialmente pericolose per la salute a date concentrazioni (e
spesso indispensabili e benefiche ad altre) è oggetto di una letteratura
tecnica e di ricerca specifica altamente attiva, di frontiera e dai risultati
assolutamente non consolidati (prendendo questo termine con leggerezza, perché nell’impresa
scientifica mai nulla è per definizione consolidato). Ad
esempio.
Gli agricoltori che prelevano acqua dai
pozzi, debitamente autorizzati dalla Provincia di Napoli, anche in seguito ad
analisi chimiche, sono più vittime che carnefici in questa vicenda. Il reato
contestato è avvelenamento di acque
destinate all'alimentazione. Un reato di strana formulazione se l'avvelenatore fosse il vulcano.
I media hanno assunto questa vicenda
ancora in corso (il sequestro è “preventivo”, gli attori coinvolti avranno
tutta l‘occasione di far valere nelle sedi deputate i loro argomenti, qualora
ne abbiano) con titoli come:
Per restare alla sola prima pagina di
ricerca di google.
Come si vede i media, che per natura e
ragione commerciale semplificano e drammatizzano, hanno legato la vicenda alla
più generale e complessa rubrica della “Terra dei fuochi” (cioè agli
sversamenti illeciti di rifiuti speciali tossico nocivi), hanno legato i
superamenti ad “ortaggi e zucchine” (e quindi alle nostre tavole), hanno usato
abbondantemente parole come “avvelenato”.
L’impatto di questa comunicazione sui
prodotti agricoli della piana campana sarà col tempo registrato, ma non potrà
che essere severo.
In definitiva questa vicenda esprime, una
preoccupante tendenza del nostro tempo: l’incapacità crescente di resistere all’amplificazione
mediatica delle notizie in grado di stimolare e nutrirsi della dominante paura.
Il progressivo legarsi di molte tecnostrutture, nella loro ricerca di
legittimazione e ruolo sociale, a questo eco mediatico. La difficoltà ad
articolare messaggi più equilibrati e fondati, e di farli passare in una
opinione pubblica che è costantemente alla ricerca del colpevole da lapidare e non nutre alcuna fiducia nelle Istituzioni (salvo che in quelle "di sorveglianza").
Questo sentimento si unisce all’autoreferenzialità
ed al formalismo giuridico di alcuni organi costituzionali dello Stato (o
meglio, di alcuni suoi rappresentanti) in un’associazione di grande potenza
distruttiva.
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