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sabato 16 novembre 2013

Circa la vicenda del sequestro preventivo dei Pozzi agricoli a Caivano (NA)


 Alcuni giorni fa il Corpo Forestale dello Stato, su dispositivo del Tribunale di Napoli che purtroppo non sono ancora riuscito a trovare in rete, ha eseguito alcuni sequestri preventivi di 13 pozzi in località agricole a Caivano, in Provincia di Napoli.
Un certo numero di cose possono essere dette a partire da questa vicenda, ma prima proviamo a ricostruirla: la Giunta Regionale della Campania, sulla spinta meritoria della forte mobilitazione intervenuta sull’annosa ferita dell’inquinamento ambientale di origine antropica nell’hinterland di Napoli e Caserta, ha deliberato una campagna di monitoraggio a tappeto dei suoli agricoli che, tra l’altro, determina un infittimento dei controlli sui prelievi dai pozzi agricoli. L’ARPAC (Agenzia pubblica a controllo regionale, preposta alla tutela ambientale) è incaricata di effettuare le relative analisi. Il Tribunale di Napoli, su richiesta della Quinta Sezione Reati Ambientali, ha disposto il sequestro preventivo di urgenza e la denuncia a piede libero dei coltivatori diretti coinvolti.

La causa di questo doloroso dispositivo è che nei campioni sono stati rilevati, in quanto presenti nella falda acquifera sottostante i campi, superamenti nell’ordine del 100% (cioè valori doppi rispetto alla norma nazionale) di Fluoruri (la sostanza che si mette nei dentifrici), Solfati (zolfo), manganese (un metallo) e arsenico (un “semimetallo”) e tracce di diclorometano (cloruro di metilene), un aggressivo solvente utilizzato nella chimica industriale che è disperso in atmosfera facilmente. A seguito delle analisi delle acque, e a quanto risulta ad oggi non delle verdure ed ortaggi che non sono ancora pervenute, il Tribunale ha reputato sussistessero le ragioni di un imminente e fondato rischio per la salute umana e disposto il sequestro, appunto “preventivo”. I media, come vedremo tra poco, hanno rilanciato la notizia con molto clamore. Per un'altra interessante descrizione della vicenda, qui.
 
Devo fare due avvertenze tecniche ed una metodologica, per introdurre quello che in questo momento mi sembra sia il punto:
-  La piana campana si è formata in seguito ad eventi e depositi di natura vulcanica, dall’analisi della letteratura e di casi simili nella zona, emerge con chiarezza che fluoruri, solfati, ferro, manganese, nichel, zinco ed arsenico sopra la norma nazionale sono normali nell’area e costituiscono cosiddetto “fondo naturale”;
-  Il diclorometano è un solvente che si areodisperde (cloroformio) quasi immediatamente quando viene in contatto con l’aria, naturalmente questo è probabilmente di natura antropica ed indica una compromissione della falda per sversamenti illeciti da cicli industriali che andrebbero accuratamente cercati e repressi (come certamente faranno gli organi dello Stato);
-  I dati scientifici sono per loro natura incerti e provvisori. Soggetti ad una circolarità con le assunzioni ed ipotesi (teorie) messe in essere per renderli pertinenti, legati a metodologie tecniche di natura probabilistica e con intrinsechi margini di errore.
-   Più in particolare, la migrazione di sostanze potenzialmente pericolose per la salute a date concentrazioni (e spesso indispensabili e benefiche ad altre) è oggetto di una letteratura tecnica e di ricerca specifica altamente attiva, di frontiera e dai risultati assolutamente non consolidati (prendendo questo termine con leggerezza, perché nell’impresa scientifica mai nulla è per definizione consolidato). Ad esempio. 

Gli agricoltori che prelevano acqua dai pozzi, debitamente autorizzati dalla Provincia di Napoli, anche in seguito ad analisi chimiche, sono più vittime che carnefici in questa vicenda. Il reato contestato è avvelenamento di acque destinate all'alimentazione. Un reato di strana formulazione se l'avvelenatore fosse il vulcano.

I media hanno assunto questa vicenda ancora in corso (il sequestro è “preventivo”, gli attori coinvolti avranno tutta l‘occasione di far valere nelle sedi deputate i loro argomenti, qualora ne abbiano) con titoli come:

- TGCom, Terra dei fuochi, sequestrati 13 pozzi e 15 fondi agricoli;

Per restare alla sola prima pagina di ricerca di google.  

Come si vede i media, che per natura e ragione commerciale semplificano e drammatizzano, hanno legato la vicenda alla più generale e complessa rubrica della “Terra dei fuochi” (cioè agli sversamenti illeciti di rifiuti speciali tossico nocivi), hanno legato i superamenti ad “ortaggi e zucchine” (e quindi alle nostre tavole), hanno usato abbondantemente parole come “avvelenato”.
L’impatto di questa comunicazione sui prodotti agricoli della piana campana sarà col tempo registrato, ma non potrà che essere severo.  

In definitiva questa vicenda esprime, una preoccupante tendenza del nostro tempo: l’incapacità crescente di resistere all’amplificazione mediatica delle notizie in grado di stimolare e nutrirsi della dominante paura. Il progressivo legarsi di molte tecnostrutture, nella loro ricerca di legittimazione e ruolo sociale, a questo eco mediatico. La difficoltà ad articolare messaggi più equilibrati e fondati, e di farli passare in una opinione pubblica che è costantemente alla ricerca del colpevole da lapidare e non nutre alcuna fiducia nelle Istituzioni (salvo che in quelle "di sorveglianza").  

Questo sentimento si unisce all’autoreferenzialità ed al formalismo giuridico di alcuni organi costituzionali dello Stato (o meglio, di alcuni suoi rappresentanti) in un’associazione di grande potenza distruttiva.

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