Su Linkiesta è
pubblicata una intervista di Fabrizio Goria a Carlo Altomonte, docente di
Economia dell’Integrazione Europea della Bocconi, nel quale lo studioso descrive,
con una punta di rinfrescante ottimismo, i dilemmi tecnici davanti ai quali
l’Unione Europea è nei prossimi anni. In un sistema che ha mal reagito allo
shock del 2008, trovandosi a questo punto con un sistema bancario privato
malato (e fortemente delegittimato) e significative difficoltà strutturali (e
di istitutional-building), per Altomonte siamo davanti ad un “trilemma”.
Dobbiamo
scegliere tra coppie di soluzioni in una terna che non si può avere
completamente. Noi abbiamo gravi problemi sulle Banche Nazionali, sul Debito
Nazionale e sulla BCE che è impossibilitata ad agire come “prestatore di ultima
istanza”.
Le soluzioni
teoricamente possibili sono tre:
-
conservando il Debito Nazionale e l’impossibilità di
prestare direttamente della BCE, bisogna mettere insieme il governo delle
banche (“unione bancaria”);
-
conservando l’autonomia nazionale bancaria e
l’impossibilità di prestare direttamente della BCE, bisogna mettere il debito
in comune (“Eurobond”);
-
conservando l’autonomia nazionale bancaria e il debito
nazionale, bisogna consentire alla BCE di prestare direttamente alle Banche
Centrali nazionali.
La terza
possibilità è esclusa dai Trattati e dalla natura costituzionale di Stato
Federale (molto atipico ed incompleto) dell’Unione Europea. Ci sono, insomma,
insuperabili problemi di “rappresentanza fiscale”. Occorrerebbe prima procedere
ad una unificazione politica, in tempi medi non plausibile.
La seconda,
mettere a disposizione risorse per garantire un indebitamento federale
disponibile a fare alcune cose in chiave strutturale ed anticongiunturale,
prevede come correlato un forte controllo da parte della Commissione (del
Governo Europeo) e, probabilmente, una ingerenza nella gestione oltre che
“condizionalità”. Si tratta di condizioni che la Francia non intende accettare.
La prima,
prevede una revisione della solidità delle banche che farà feriti, ma che è già
avviata, ed ha il grave difetto, dal punto di vista tedesco, che mette al
centro del sistema la BCE. Dunque questa volta sono i tedeschi a non volere che
questa soluzione sia stabilmente implementata.
Secondo
Altomonte la soluzione, anche sotto la pressione della situazione e magari
grazie allo stimolo della minaccia dei partiti populisti, sarà che si farà in
modo incompleto (senza meccanismi di redistribuzione e garanzia in comune dei
depositi) la terza cosa in modo da costringere la Francia ad accettare la
seconda.
Alla fine
avremo, insomma, un poco di Unione Bancaria e qualche forma di Eurobond. Una
Unione Europea con maggiore integrazione istituzionale e i fondamentali
macroeconomici a posto. Veramente ottimista.
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