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domenica 17 novembre 2013

Carlo Altomonte, “Bisogna dividere l’Europa per unirla di più”, intervista a Linkiesta


Su Linkiesta è pubblicata una intervista di Fabrizio Goria a Carlo Altomonte, docente di Economia dell’Integrazione Europea della Bocconi, nel quale lo studioso descrive, con una punta di rinfrescante ottimismo, i dilemmi tecnici davanti ai quali l’Unione Europea è nei prossimi anni. In un sistema che ha mal reagito allo shock del 2008, trovandosi a questo punto con un sistema bancario privato malato (e fortemente delegittimato) e significative difficoltà strutturali (e di istitutional-building), per Altomonte siamo davanti ad un “trilemma”.
Dobbiamo scegliere tra coppie di soluzioni in una terna che non si può avere completamente. Noi abbiamo gravi problemi sulle Banche Nazionali, sul Debito Nazionale e sulla BCE che è impossibilitata ad agire come “prestatore di ultima istanza”.

Le soluzioni teoricamente possibili sono tre:
-         conservando il Debito Nazionale e l’impossibilità di prestare direttamente della BCE, bisogna mettere insieme il governo delle banche (“unione bancaria”);
-         conservando l’autonomia nazionale bancaria e l’impossibilità di prestare direttamente della BCE, bisogna mettere il debito in comune (“Eurobond”);
-         conservando l’autonomia nazionale bancaria e il debito nazionale, bisogna consentire alla BCE di prestare direttamente alle Banche Centrali nazionali.  

La terza possibilità è esclusa dai Trattati e dalla natura costituzionale di Stato Federale (molto atipico ed incompleto) dell’Unione Europea. Ci sono, insomma, insuperabili problemi di “rappresentanza fiscale”. Occorrerebbe prima procedere ad una unificazione politica, in tempi medi non plausibile.  

La seconda, mettere a disposizione risorse per garantire un indebitamento federale disponibile a fare alcune cose in chiave strutturale ed anticongiunturale, prevede come correlato un forte controllo da parte della Commissione (del Governo Europeo) e, probabilmente, una ingerenza nella gestione oltre che “condizionalità”. Si tratta di condizioni che la Francia non intende accettare.  

La prima, prevede una revisione della solidità delle banche che farà feriti, ma che è già avviata, ed ha il grave difetto, dal punto di vista tedesco, che mette al centro del sistema la BCE. Dunque questa volta sono i tedeschi a non volere che questa soluzione sia stabilmente implementata.  

Secondo Altomonte la soluzione, anche sotto la pressione della situazione e magari grazie allo stimolo della minaccia dei partiti populisti, sarà che si farà in modo incompleto (senza meccanismi di redistribuzione e garanzia in comune dei depositi) la terza cosa in modo da costringere la Francia ad accettare la seconda. 
Alla fine avremo, insomma, un poco di Unione Bancaria e qualche forma di Eurobond. Una Unione Europea con maggiore integrazione istituzionale e i fondamentali macroeconomici a posto. Veramente ottimista.

 

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