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lunedì 25 novembre 2013

Charles Sannat, “La Germania sarà la prima ad uscire dall'Euro”

Charles Sannat è un economista francese che scrive frequentemente su varie testate giornalistiche, in questo intervento, ricostruisce lo scontro diplomatico in corso entro l’Unione Europea e le sue istituzioni, tra la Germania ed i suoi alleati del nord e i paesi del sud. La novità è che ascrive alla seconda alleanza (peraltro sinora “fantasma”) anche la Francia. Si tratta, è evidente, di una novità di primissima importanza, se fosse vera.



Sannat, sostiene che il centro della lotta sia il mandato della BCE, e che su questo fronte ci siano novità. L’obiettivo, infatti, è piegare la Germania per consentire immediatamente alla BCE di avviare una politica di “Quantitative Easing”, come fatto dalla FED (che, secondo i repubblicani avrebbe portato al collasso in breve), e dalla Banca Giapponese. In questo modo si recupererebbe il tempo di completare i processi di unificazione e le relative istituzioni senza assistere nel frattempo al crollo. Tuttavia si tratta di una politica che è vista dai conservatori di tutto il mondo come il fumo negli occhi perché rischia di diluire i valori dei “risparmi”, cioè dei capitali accumulati. Nel conflitto tra “risparmio” e “spesa”, che può essere riclassificato con minima perdita di informazione in conflitto tra “finanza” e “produzione”, i politici alla Merkel, e i gruppi sociali cui fanno riferimento propendono infatti sempre per il primo.  

Conviene fare un inciso e ricordare il “trilemma” (si definisce così la necessità di scegliere tra coppie di soluzioni entro una terna) proposto da Altomonte. Noi abbiamo gravi problemi in tre direzioni: sulle Banche Nazionali, sul Debito Nazionale e sulla BCE che è impossibilitata ad agire come “prestatore di ultima istanza”.
Le soluzioni teoricamente possibili sono allora tre:
-  conservando il Debito Nazionale e l’impossibilità di prestare direttamente della BCE, bisogna mettere insieme il governo delle banche (“unione bancaria”);
-  conservando l’autonomia nazionale bancaria e l’impossibilità di prestare direttamente della BCE, bisogna mettere il debito in comune (“Eurobond”);
-  conservando l’autonomia nazionale bancaria e il debito nazionale, bisogna consentire alla BCE di prestare direttamente alle Banche Centrali nazionali.  
Per lo studioso italiano la terza richiede modifica dei trattati, la seconda è avversata dalla Francia, la prima dalla Germania.

Anche Sannat, vede in effetti il terzo come obiettivo finale, ma vede anche “i paesi del Sud Europa, impantanati in una crisi sociale senza precedenti e in un marasma economico innegabile”; quindi li vede essere “dalla stessa parte”, lasciando l’ago della bilancia ed il pallino nelle mani, o meglio “sulle spalle di dirigenti francesi totalmente sopraffatti e spaventati”. La Francia, in altre parole, vacilla indecisa: da una parte il rigore è impossibile (la riduzione della spesa improbabile, l'aumento delle tasse inattuabile); dall’altra c’è recessione e rischio di deflazione, probabilità di “esplodere, rischiando di destabilizzare l'Europa intera”.  
Da un lato, anche per Sannat,  la Germania blocca l'Unione Bancaria e dall’altro impedisce la monetizzazione da parte della Banca Centrale Europea (e gli Eurobond, peraltro usciti dal dibattito). Ma dall'altro lato, “la Commissione avvia un procedimento contro la Germania al fine né più né meno di mettere all'angolo la Germania e farle pagare il prezzo del suo rifiuto, nel senso stretto del termine”.
 
Se lo scontro ha questa dimensione se ne avvertono tracce anche nel dibattito, Sannat cita due articoli recenti, che mostrano secondo lui la battaglia in corso “nei corridoi silenziosi e ovattati di Bruxelles e dei governi europei”:
-  Il primo è un articolo de La Tribune, che discute le presunte ragioni del blocco tedesco all'unione bancaria. In esso si legge “sull' unione bancaria i Ministri delle finanze si sono zelantemente affrettati a non decidere nulla sull'argomento. Nessun meccanismo di risoluzione unico, nessuna garanzia comune dei depositi. Null'altro che l'ennesima dichiarazione di buona volontà. Come è possibile che questa unione bancaria, una volta così imperativamente necessaria, sia ora così lenta a nascere? La risposta, come spesso accade, si trova dalle parti di Berlino.” Ciò che succede è che “i tedeschi non vogliono avere nulla a che fare con il nostro debito, la nostra mancanza di coraggio politico che dura da 40 anni, la cattiva gestione delle élites francesi che se la fanno sotto e non hanno mai voluto far pagare ai francesi il vero costo del loro sistema di welfare, che oggi ci torna indietro come un boomerang, in un momento che per il nostro paese è ovviamente il più delicato e in piena crisi economica mondiale”. Allora la discussione si blocca proprio dove dovrebbe andare, a “Rompere il legame tra il rischio sovrano e il rischio bancario”.
Le conseguenze  di questo stallo sono rischiose, probabilmente “la cattiva volontà tedesca porterà a una soluzione minimale, riducendo a nulla l'azione del MES. Il legame tra rischio sovrano e rischio bancario non sarà spezzato”. L’appuntamento per la rottura sarà, allora agli “stress test” del prossimo anno: le difficoltà bancarie che emergeranno saranno sulle spalle dei rispettivi governi, saranno necessarie nuove misure di austerità per salvare le banche. Se questa è la solidarietà come la vede Berlino ci aspettano “tempi interessanti” (come dice qualche filosofo alla moda).
- il secondo articolo citato da Sannet  è di Ambrose Evans- Pritchard del Telegraph di Londra richiama lo scontro entro la BCE. Il grande giornalista inglese racconta che nella BCE le colombe, favorevoli alla stampa di moneta hanno ormai vinto e la Bundesbank è in minoranza. La rottura è compiuta e la Francia “ha vinto”. Sotto l’acqua, in altre parole, il governo francese non sarebbe rimasto inattivo ma ha scelto quella che Sannet chiama “la via più facile”, con l'obiettivo di soffrire meno ora.
Naturalmente la stampa di moneta da parte della BCE, se anche fosse praticabile nell’attuale quadro giuridico, è solo “comprare tempo” (Streeck). I nodi vanno affrontati.

Allora il punto di fondo sembra essere, per Sannet, che l'Euro non è più praticabile nelle condizioni attuali. “La crisi economica dal 2007 ha dimostrato che le economie della regione divergono e le dinamiche vanno in direzioni opposte. Pertanto, la conclusione è abbastanza semplice. O i <ricchi> pagano per gli altri e i tedeschi staccano un assegno, quella che chiamano Unione di Trasferimenti, come facciamo naturalmente in Francia dove l'Île-de-France, la regione più ricca, paga per tutte le altre regioni, o l'euro esplode perché la moneta unica non può continuare indefinitamente a venir dilaniata senza raggiungere il suo punto di rottura.” La Unione di Trasferimenti presuppone una sovranità comune (è ciò che succede in Italia tra nord e sud, in Spagna tra stato centrale e Catalogna, in Inghilterra con la Scozia, in USA con gli stati del sud, in Germania con l’est, e via dicendo) e dunque si torna a punto del dibattito Habermas-Streeck.

Siamo al centro di un labirinto. Con numerose porte e nessuna via certa di uscita. In queste condizioni ecco la conclusione raggiunta da Ambrose Evans-Pritchard, come riportata da Sannet: “Quanto alla guerra civile che si profila all'interno dell'unione economica e monetaria (l'Euro ) sulla politica monetaria, esiste una facile soluzione. La Germania può recedere educatamente dall'euro e il Sud può essere educatamente d'accordo, ognuno sforzandosi di dimostrare al mondo che è tutto sotto controllo.”

Dunque l'ora delle decisioni si avvicina e queste decisioni saranno politiche, come peraltro ovvio.

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