Sannat, sostiene che il centro della lotta sia il
mandato della BCE, e che su questo fronte ci siano novità. L’obiettivo,
infatti, è piegare la Germania per consentire immediatamente alla BCE di avviare una politica
di “Quantitative Easing”, come fatto dalla FED (che, secondo i repubblicani
avrebbe portato al collasso in breve), e dalla Banca Giapponese. In questo modo si recupererebbe il tempo di completare i processi di unificazione e le relative istituzioni senza assistere nel frattempo al crollo. Tuttavia si tratta di una politica
che è vista dai conservatori di tutto il mondo come il fumo negli occhi perché rischia
di diluire i valori dei “risparmi”, cioè dei capitali accumulati. Nel conflitto
tra “risparmio” e “spesa”, che può essere riclassificato con minima perdita di
informazione in conflitto tra “finanza” e “produzione”, i politici alla Merkel,
e i gruppi sociali cui fanno riferimento propendono infatti sempre per il primo.
Conviene fare un
inciso e ricordare il “trilemma” (si definisce così la necessità di scegliere
tra coppie di soluzioni entro una terna) proposto da Altomonte.
Noi abbiamo gravi problemi in tre direzioni: sulle Banche Nazionali, sul Debito
Nazionale e sulla BCE che è impossibilitata ad agire come “prestatore di ultima
istanza”.
Le soluzioni
teoricamente possibili sono allora tre:
- conservando il
Debito Nazionale e l’impossibilità di prestare direttamente della BCE, bisogna
mettere insieme il governo delle banche (“unione bancaria”);
- conservando
l’autonomia nazionale bancaria e l’impossibilità di prestare direttamente della
BCE, bisogna mettere il debito in comune (“Eurobond”);
- conservando
l’autonomia nazionale bancaria e il debito nazionale, bisogna consentire alla
BCE di prestare direttamente alle Banche Centrali nazionali.
Per lo studioso
italiano la terza richiede modifica dei trattati, la seconda è avversata dalla Francia,
la prima dalla Germania.
Anche Sannat,
vede in effetti il terzo come obiettivo finale, ma vede anche
“i paesi del Sud Europa, impantanati in una crisi sociale senza precedenti e in
un marasma economico innegabile”; quindi li vede essere “dalla stessa parte”, lasciando l’ago
della bilancia ed il pallino nelle mani, o meglio “sulle spalle di dirigenti
francesi totalmente sopraffatti e spaventati”. La Francia,
in altre parole, vacilla indecisa: da una parte il rigore è impossibile (la riduzione
della spesa improbabile, l'aumento delle tasse inattuabile); dall’altra c’è
recessione e rischio di deflazione, probabilità di “esplodere, rischiando di
destabilizzare l'Europa intera”.
Da un lato, anche per Sannat, la Germania blocca l'Unione Bancaria e dall’altro
impedisce la monetizzazione da parte della Banca Centrale Europea (e gli
Eurobond, peraltro usciti dal dibattito). Ma dall'altro lato, “la Commissione avvia un
procedimento contro la Germania al fine né più né meno di mettere all'angolo la
Germania e farle pagare il prezzo del suo rifiuto, nel senso stretto del
termine”.
Se lo scontro ha questa dimensione se ne avvertono tracce anche nel dibattito, Sannat cita due articoli recenti, che mostrano secondo lui la battaglia in corso “nei corridoi silenziosi e ovattati di Bruxelles e dei governi europei”:
- Il primo è un articolo
de La Tribune, che discute le
presunte ragioni del blocco tedesco all'unione bancaria. In esso si legge “sull' unione bancaria i Ministri delle
finanze si sono zelantemente affrettati a non decidere nulla sull'argomento.
Nessun meccanismo di risoluzione unico, nessuna garanzia comune dei depositi.
Null'altro che l'ennesima dichiarazione di buona volontà. Come è possibile che
questa unione bancaria, una volta così imperativamente necessaria, sia ora così
lenta a nascere? La risposta, come spesso accade, si trova dalle parti di
Berlino.” Ciò che succede è che “i tedeschi non vogliono avere nulla a che
fare con il nostro debito, la nostra mancanza di coraggio politico che dura da
40 anni, la cattiva gestione delle élites francesi che se la fanno sotto e non
hanno mai voluto far pagare ai francesi il vero costo del loro sistema di
welfare, che oggi ci torna indietro come un boomerang, in un momento che per il
nostro paese è ovviamente il più delicato e in piena crisi economica mondiale”.
Allora la discussione si blocca proprio dove dovrebbe andare, a “Rompere il
legame tra il rischio sovrano e il rischio bancario”.
Le conseguenze di questo stallo sono rischiose, probabilmente “la cattiva volontà tedesca porterà a
una soluzione minimale, riducendo a nulla l'azione del MES. Il legame tra
rischio sovrano e rischio bancario non sarà spezzato”. L’appuntamento per la
rottura sarà, allora agli “stress test” del prossimo anno: le difficoltà
bancarie che emergeranno saranno sulle spalle dei rispettivi governi, saranno
necessarie nuove misure di austerità per salvare le banche. Se questa è la
solidarietà come la vede Berlino ci aspettano “tempi interessanti” (come dice
qualche filosofo alla moda).
- il secondo
articolo citato da Sannet è di Ambrose
Evans- Pritchard del Telegraph di Londra richiama lo scontro entro la BCE.
Il grande giornalista inglese racconta che nella BCE le colombe, favorevoli
alla stampa di moneta hanno ormai vinto e la Bundesbank è in minoranza.
La rottura è compiuta e la Francia “ha vinto”. Sotto l’acqua, in altre parole,
il governo francese non sarebbe rimasto inattivo ma ha scelto quella che Sannet
chiama “la via più facile”, con l'obiettivo di soffrire meno ora.
Naturalmente
la stampa di moneta da parte della BCE, se anche fosse praticabile nell’attuale
quadro giuridico, è solo “comprare tempo” (Streeck).
I nodi vanno affrontati.
Allora il punto di fondo sembra essere, per Sannet, che l'Euro non è più praticabile nelle condizioni attuali. “La crisi economica dal 2007 ha dimostrato che le economie della regione divergono e le dinamiche vanno in direzioni opposte. Pertanto, la conclusione è abbastanza semplice. O i <ricchi> pagano per gli altri e i tedeschi staccano un assegno, quella che chiamano Unione di Trasferimenti, come facciamo naturalmente in Francia dove l'Île-de-France, la regione più ricca, paga per tutte le altre regioni, o l'euro esplode perché la moneta unica non può continuare indefinitamente a venir dilaniata senza raggiungere il suo punto di rottura.” La Unione di Trasferimenti presuppone una sovranità comune (è ciò che succede in Italia tra nord e sud, in Spagna tra stato centrale e Catalogna, in Inghilterra con la Scozia, in USA con gli stati del sud, in Germania con l’est, e via dicendo) e dunque si torna a punto del dibattito Habermas-Streeck.
Siamo al centro di un labirinto. Con numerose porte e nessuna via certa di uscita. In queste condizioni ecco la conclusione raggiunta da Ambrose
Evans-Pritchard, come riportata da Sannet: “Quanto alla
guerra civile che si profila all'interno dell'unione economica e monetaria
(l'Euro ) sulla politica monetaria, esiste una facile soluzione. La Germania
può recedere educatamente dall'euro e il Sud può essere educatamente d'accordo,
ognuno sforzandosi di dimostrare al mondo che è tutto sotto controllo.”
Dunque l'ora delle decisioni si avvicina e queste
decisioni saranno politiche, come peraltro ovvio.

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