Su La
Repubblica, oggi, è presente una notizia commentata da Federico Rampini,
secondo la quale il Dipartimento di Giustizia ha fatto filtrare al New York Times
la notizia, riportata in un articolo
della testata che è stata aperta una inchiesta su un <<cartello>>,
nel quale sono presenti non meno di nove grandi istituti bancari, tra i quali sembrerebbe
di dove annoverare Citigroup, Barklay e Royal Bank of Scotland, ma sembra anche
Deutsche Bank e UBS sospettati di manipolare il mercato dei cambi valutari.
Cioè di determinare a proprio vantaggio il valore delle monete che tutti
usiamo.
La cosa,
come vedremo, è resa possibile dall’enorme concentrazione bancaria che negli
ultimi anni non è diminuita ma al contrario aumentata.
Si tratta comunque di operazioni sul FOREX , che muove
ogni giorno 5.000 miliardi di dollari (per un raffronto, due volte il PIL annuo
dell’Italia e la metà di quello americano). Un mercato più grande di quello
borsistico e di quello dei titoli di Stato (noi abbiamo un debito complessivo
che, pur essendo il secondo al mondo, è solo la metà della cifra negoziata ogni
giorno su quel mercato), e di tutti i Bond messi insieme. In questa inchiesta,
che sarebbe svolta in collaborazione con le autorità inglesi, europee, svizzere
e di Hong Kong, al centro ci sono comunicazioni elettroniche, sms e mail, scambiati
per coordinarsi tra un numero ristrettissimo di trader.
Come avvenne
nello scandalo Libor (in cui manipolavano il tasso base al quale si indebita
chiunque prenda un mutuo), sembra che le banche si accordassero per inondare di
ordini coordinati il mercato per determinarne l’esito (se in un dato momento
aumenta radicalmente la richiesta di un bene il relativo prezzo sale, se le
vendite, cala). Il Segretario alla Giustizia, Eric Holder, avrebbe dichiarato <<la
manipolazione scoperta fino ad ora potrebbe essere solo la punta dell’iceberg,
questa è un’indagine che può avere conseguenze di grande portata>>.
Una cosa del genere può avvenire per due motivi: il
mercato dei cambi valutari, malgrado la sua straordinaria importanza, è poco
regolamentato e sostanzialmente privato. Secondo il concetto in auge durante la
rivoluzione liberista, il sistema è lasciato alla propria capacità di
autoregolarsi al punto che le stesse piattaforme informatiche su cui avvengono gli
scambi sono private (esempio “Autobahn”, di Deutsche Bank, e “Velocity”, di Citigroup,
che intermediano il 30% dei flussi). Secondo motivo, questi agglomerati bancari
sono colossali. Dall’articolo del New York Times si apprende che quattro di
loro (Citigroup, Deutsche Bank, Ubs e Barclays) controllano la metà dei trader.
Secondo Richard Lyons, Università di Berkley, è come
se in una partita a poker con 1.000 persone otto di loro avessero accesso al
10% delle carte, mentre tutti gli altri meno dell1%. Appare ovvio che gli otto
giocatori, se si mettono d’accordo possono vincere spesso. Della stessa
opinione uno studio recente
sull’argomento.
Sono sotto osservazione le transazioni dell’ultimo
decennio. In un momento in cui il valore relativo delle valute può significare
milioni di posti di lavoro persi nelle aree più deboli del mondo, una simile
inchiesta è più che benvenuta.


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