Klein, che è un
giovane scrittore e ricercatore del Bloomberg scrive sulla testata un breve
pezzo sulla proposta
semiseria (o seria?) di Krugman di imporre tassi negativi per costringere
la moneta ad impiegarsi in attività produttive.
Questa proposta,
che ricorda un titolo di un giornale satirico di qualche anno fa, lascerebbe
tutti noi di fronte ad un’alternativa veramente triste: o una lenta crescita (o
decrescita) o gli eccessi degli anni delle bolle. L’alternativa, però, esiste,
ed è di affrontare il problema sottostante della ineguaglianza e insufficienza di
reddito direttamente (e non indirettamente). Larry Summers, ex Segretario del Tesoro
USA, lamentava che bisognerebbe avere paura delle politiche di restrizione, il
cui scopo è ridurre i prestiti e sgonfiare prezzi ed asset, quindi –di nuovo-
della troppa regolazione. Ma questa volta proprio per la ragione che la
regolazione impedisce di espandere il credito in modo sconnesso dalla
redditività e dalla ragione. Infatti, la ragione e l’aderenza ai fondamentali,
oggi come oggi, induce i risparmi a non venire impiegati, ma a “posteggiarsi”
al sicuro. Già nel 2002 lo stesso Krugman suggerì di ingegnerizzare una bolla
immobiliare per compensare il crollo degli investimenti aziendali (a seguito
dello scoppio della bolla dot.com). Una cosa puntualmente attuata da Clinton e
Bush e che è alla radice dell’attuale Grande Recessione.
Dunque si
tratta, in fondo, di un vecchio argomento, che non manca di un certo crudo
realismo e di pragmatismo. Infatti,
malgrado l’eccesso di investimenti negli anni ottanta, novanta e duemila l’economia
americana non si è mai surriscaldata. Inoltre, tenendo conto dell’incremento
della popolazione, il prodotto interno lordo reale è in realtà cresciuto più
lentamente negli ultimi trenta anni di quanto abbia fatto nei trenta dal ‘45 al
’75. Anche gli aumenti dei prezzi per beni e servizi sono, dice Klein, stabili
e modesti dal 1980. Gli americani che lavorano nel settore privato nel 2005 di
quelli che c’erano nel 2000.
Chiaramente
senza bolle tutto sarebbe stato molto più tiepido.
La spiegazione di
questi fatti più semplice è che nel mondo non c’erano abbastanza opportunità di
investimento produttivo rispetto all’offerta. Allora le bolle potrebbero essere
utili per trasformare comunque una ricchezza, che altrimenti resterebbe “nascosta
in obbligazioni governative ed altre attività sicure”, in reddito per chi viene
chiamato a lavorare. Ad esempio Rajan in Terremoti
finanziari, inclina per questa visione nello spiegare le bolle (è il simmetrico
di dire che servono ad allocare in modo inefficiente ricchezza perché gli
impieghi efficienti non ci sono in misura sufficiente). La finanza “creativa”
svolgerebbe due funzioni, attrarrebbe investimenti e capitali dal resto del
mondo (ad esempio dai risparmiatori cinesi e arabi) e impiegarli nella prima
cosa che gli capita a tiro. Chiaramente se finanzio un grande centro di turismo
di lusso in una località dove ce ne sono già troppi, prima dell’inevitabile
fallimento lavoreranno i muratori, le imprese di costruzione, quelle che fanno
macchine di cantiere, poi i camerieri (prima di essere licenziati) e via
dicendo.
Per un poco la
cosa va avanti. Alla fine ho un altro albergo abbandonato e una spiaggia
distrutta, ma tant’è. Il nostro autore ci racconta che questa idea (di
riprendere a far girare il punch in un’altra stanza) ha portato di recente “diversi
funzionari della FED ad abbracciare l’idea di imporre tassi di interesse reali
negativi in modo che la minaccia della confisca della ricchezza (di questo, in
effetti, si tratta) costringerà anche il più prudente risparmiatore a consumare
una maggiore quota della propria ricchezza sulla prima cosa che trovano (in
questo modo stimolando la nascita di qualche nuova bolla).
Chiaramente si
tratta di un’analisi profondamente insoddisfacente, la politica monetaria così
usata è, secondo Klein, “un corpo contundente” e ragionare per aggregati può
essere fuorviante. In realtà solo pochi americani hanno abbastanza risparmi per
coprire il costo della pensione e solo un quarto ha risparmi per sostenere sei
mesi di spese. La quota di ricchezza in attività liquide delle famiglie degli
Stati Uniti è aumentata dal 2007, ma è inferiore al 1985.
Francamente non
si vede come si possa stimolare ancora espansione dei consumi senza averne le basi.
Muovendo da qui
(come, ad esempio, fa Stiglitz) la politica migliore dovrebbe essere di
garantire dall’inflazione conti di risparmio di piccola entità (dimensionati
per i primi cinque decili del reddito, ad esempio) come suggerito da Sandy
Randy Waldman, mentre le obbligazioni o atre forme di risparmio finanziario ne
resterebbero esposte.
Insieme a questa
protezione il Governo dovrebbe redistribuire alle famiglie risorse per rilanciare
un’economia indebolita (quel che si potrebbe chiamare “un New Deal
redistributivo”). Secondo l’autore questa combinazione di politiche di stimolo
e protezione (sembra di capire insieme ad una calibrata inflazione) potrebbe
consentire alle persone normali di trascorrere la loro vita attiva senza fare
troppo debito e senza temere la confisca dei risparmi attraverso tassi negativi.
Viene in questa
stessa direzione una recente
intervista di Marc Faber (leggendario investitore tedesco) che richiama l’enorme
espansione della capitalizzazione del mercato azionario USA (che passa dal 40%
del PIL nel 1980, al 100%) mentre il debito passa dal 130% al 300% del PIL, con
un debito globale (dati McKinsey) di 200.000 miliardi di $, con un PIL mondiale
di ca 71.000 miliardi. Secondo la valutazione del finanziare tedesco, questa
situazione “è una polveriera sulla quale siamo seduti”. In una normale economia
reale, il ruolo del debito e del mercato finanziario è, infatti, di incanalare
il surplus verso investimenti efficienti ed è comunque un ruolo piccolo. In questo
contesto il tasso di interesse agirebbe come regolatore.
Ma questo
meccanismo può portare anche la formazione di bolle speculative; chiaramente
anche esse, se sono piccole, sono utili. Come ricorda Faber aumentano la
capacità produttiva e quando scoppiano vanno a vantaggio dei consumatori. Un esempio,
le ferrovie negli anni venti, il boom di internet. In questa prospettiva le
bolle sono in effetti parte integrante del sistema capitalista, come di recente
ha ricordato anche un fresco nobel.
Ma c’è una distinzione cruciale: in una economia “reale” l’importo del credito è
limitato, e questo regola la performance economica possibile. Altrimenti l’economia
resterebbe guidata dalla liquidità e non dalla produzione di beni e servizi. Ed
allora, se il credito è illimitato ed il tasso di interesse distorto da ragioni
esterne, ne consegue che il costo del capitale non viene determinato dal mercato
ma dalle Banche Centrali. La distorsione agisce in profondità, inibendo i
meccanismi naturali (tra cui insolvenze e fallimenti), con conseguenze “potenzialmente
molto gravi”. Ne consegue una caccia all’opportunità nella quale vengono sovvenzionate
anche tante aziende di qualità inferiore o occasioni sbagliate.
Naturalmente,
Faber ammette che ci sono sempre investimenti buoni, ma anche questi, in
condizioni di un’economia guidata dalla liquidità, riducono la loro
vantaggiosità relativa, “perché c’è troppo capitale speculativo e debito nel
gioco”.
In queste
condizioni ciò che è successo è che le banche centrali hanno costantemente
alzato la dose; ma come in una malattia, ogni volta il malato ne ha richiesto
di più. “Il farmaco porta un temporaneo miglioramento, ma non elimina la causa.”
Alla fine l’economia basata sulla liquidità, come un cancro, cresce sempre di
più e causerà, come predetto da Karl Marx, il crollo finale, “che porrà le basi
stesse della nostra società capitalista nel fuoco”.
Un avvertimento
che potrebbe diventare una profezia che si autoavvera. Soprattutto se il
suggerimento di Summers viene ascoltato.
A queste ad altre osservazioni Krugman risponde in un nuovo post che sfuma alquanto i due punti di scandalo della sua proposta (il tasso negativo e la bolla intenzionale) ricordando di aver sempre sostenuto che l'inflazione al 4% sarebbe appropriata nella situazione, e che la teoria di Summers della stagnazione permanente aggiunge solo forza a questa ipotesi di sfondo, e alla ostilità alla politica di austerità. In effetti questa tendenza a ricadere nella "trappola della liquidità", ogni qual volta si allenta la bolla in corso, indica che è all'opera una debolezza strutturale. La causa prossima della crisi è l'eccesso di debito, ma quella remota (o permanente) è in questa condizione.
Entrare nell'ordine di idee che questa condizione non è episodica, ma ha radici profonde, aiuterebbe insomma a fare la cosa giusta (che è alzare l'inflazione e lasciare le politiche di austerità).
A queste ad altre osservazioni Krugman risponde in un nuovo post che sfuma alquanto i due punti di scandalo della sua proposta (il tasso negativo e la bolla intenzionale) ricordando di aver sempre sostenuto che l'inflazione al 4% sarebbe appropriata nella situazione, e che la teoria di Summers della stagnazione permanente aggiunge solo forza a questa ipotesi di sfondo, e alla ostilità alla politica di austerità. In effetti questa tendenza a ricadere nella "trappola della liquidità", ogni qual volta si allenta la bolla in corso, indica che è all'opera una debolezza strutturale. La causa prossima della crisi è l'eccesso di debito, ma quella remota (o permanente) è in questa condizione.
Entrare nell'ordine di idee che questa condizione non è episodica, ma ha radici profonde, aiuterebbe insomma a fare la cosa giusta (che è alzare l'inflazione e lasciare le politiche di austerità).
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