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sabato 30 novembre 2013

El Paìs, “Le tre minaccie di salvataggio contro il Presidente Zapatero”


Sul giornale spagnolo El Paìs, è stato pubblicato un interessante articolo sul recente libro dell’ex Presidente Zapatero “Il dilemma, 600 giorni di vertigine”, il Primo Ministro spagnolo tra il marzo 2004 e novembre 2011, sostiene nel libro di aver resistito a tutte le pressioni internazionali scatenate sulla Spagna, a partire dal 2010, perché chiedesse degli aiuti allo scopo di attenuare le enormi difficoltà finanziarie in cui si trovava il paese.

 Nelle varie fasi della gestione della peggiore crisi economica della storia spagnola a più riprese i vari leader internazionali, dall'allora Direttore del FMI Dominique Strauss-Kahn al Cancelliere tedesco Angela Merkel, gli suggerirono che la Spagna avrebbe dovuto chiedere un aiuto finanziario internazionale. Naturalmente accettarlo, come è invariabilmente successo a partire dei primi anni novanta a chiunque ne abbia usufruito, avrebbe significato essere costretto ad accettare “La condizionalità”. Ovvero le ferme raccomandazioni (cioè gli ordini) delle istituzioni internazionali (della cosiddetta “Troika”).
Per questa ragione Zapatero ha fermamente declinato l’invito.
Nel libro racconta di un incontro con il Cancelliere tedesco, in occasione del summit del G20 a Cannes nel 2011. “Merkel mi salutò cordialmente e mi presentò, quasi senza preamboli, una proposta della quale non avevamo avuto alcun indizio, né nel decisivo vertice dell'Eurogruppo di pochi giorni prima (26 ottobre) né nei contatti precedenti all'incontro di Cannes [ ... ]. Merkel mi domandò se ero disposto a chiedere una linea di aiuto preventivo di 50 miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale, aggiungendo che all'Italia sarebbe stato corrisposto un ammontare di 85 miliardi di euro. La mia risposta è stata diretta e chiara: no. Le ho detto che da agosto avevamo riguadagnato la fiducia nei mercati, che le nostre istituzioni finanziarie erano già impegnate nella ricapitalizzazione concordata all'Eurogruppo il 26 ottobre [ .. ]”. Il Presidente aggiunge nel libro che “nei rapporti personali Angela Merkel è corretta e diretta. Lo è stata anche allora, nella conversazione del 3 novembre”, ma anche di averle richiamato in motivi per cui “la Spagna non avrebbe accettato il salvataggio e che il paese era in piena campagna elettorale”.
Con maggiore amarezza viene ricordato un episodio analogo con Strauss-Kahn, l'allora Direttore generale del FMI, che offrì anche lui un aiuto finanziario internazionale, che Zapatero ancora rifiutò. Il motivo di questi reiterati rifiuti, nel libro, è che non erano necessari, e che mentre “per superare questa crisi ci vorranno degli anni , […] con un piano di salvataggio sarebbero stati [necessari invece] decenni”. Inoltre si trattava anche di una questione di rispetto, “portare a termine la legislatura senza un programma di intervento è stato un motivo di soddisfazione, perché ero molto consapevole sia dei rischi che abbiamo potuto evitare che delle conseguenze che il salvataggio avrebbe portato con sé”.
Il Presidente Zapatero include negli allegati al suo libro un documento riservato di cui si è fatto un gran parlare alla fine del suo mandato. Si tratta della Lettera che il Presidente della Banca Centrale Europea inviò nel mese di agosto 2011, ed in cui richiedeva una serie di severe misure di bilancio e sul lavoro che Zapatero non accolse. Scriveva Jean-Claude Trichet: “si consiglia di rivedere presto le regole del mercato del lavoro al fine di accelerare il reinserimento dei disoccupati. Vediamo significativi benefici nell'adozione di un nuovo contratto di lavoro eccezionale in cui le indennità per il licenziamento siano molto basse e che siano applicabili per un periodo limitato di tempo. Suggeriamo inoltre di rimuovere per un certo tempo tutte le restrizioni alla proroga dei contratti a tempo determinato”, la Lettera era firmata anche dall'allora governatore della Banca di Spagna, Miguel Angel Fernandez Ordonez.
Zapatero comunque resistette e si rifiutò di approvare questo contratto eccezionale con indennità di licenziamento molto basse, anche se abolì le restrizioni alla proroga dei contratti a termine.
Nel suo libro, l'ex presidente ricorda in proposito: “Io non ero disposto a tagliare sostanziali diritti dei lavoratori e ad adottare nuove severe misure sociali, che mi sembravano di dubbia efficacia, se non controproducenti, per risolvere la crisi.”

Leggiamo alcuni passaggi riportati dal giornale spagnolo della Lettera di Trichet:
“Nella congiuntura attuale, consideriamo essenziale l'adozione delle seguenti misure:
1. Consideriamo necessario adottare misure addizionali che migliorino il funzionamento del mercato del lavoro allo scopo di ottenere miglioramenti nella riduzione del tasso di disoccupazione
a- Il Decreto-Legge di riforma della contrattazione collettiva approvato dal governo spagnolo il 10 di giugno avrebbe dovuto rinforzare in maniera più efficace la parte degli accordi a livello aziendale allo scopo di garantire un reale decentramento della contrattazione dei salari. Durante il prossimo passaggio parlamentare si dovranno approvare degli emendamenti volti a ridurre la possibilità che accordi industriali di settore  (in ambito nazionale o regionale)  limitino la applicabilità di accordi a livello aziendale.
b- Inoltre, ci preoccupa moltissimo che il governo non abbia adottato nessuna misura per eliminare le clausole di indicizzazione all'inflazione. Dette clausole non costituiscono un elemento adeguato nei mercati del lavoro dell'unione monetaria, dato che pongono un ostacolo strutturale all'aggiustamento del costo del lavoro, e, per questo, contribuiscono a rendere difficile la competitività e la crescita. Incoraggiamo il governo ad adottare misure audaci e eccezionali per escludere il ricorso a queste clausole in ragione della crisi attuale. 
c- Il governo dovrebbe altresì prendere delle misure eccezionali per promuovere la moderazione salariale nel settore privato, in accordo con le riduzioni significative dei salari nel settore pubblico decise un anno fa. Invitiamo il governo a esplorare tutte le vie possibili per realizzare questi obiettivi. 
d-Ugualmente, suggeriamo di rivedere a breve la regolamentazione del lavoro allo scopo di accelerare la reintegrazione dei disoccupati nel mercato del lavoro. Vediamo grandi vantaggi dall'adozione di un nuovo tipo di contratto di lavoro eccezionale in cui gli indennizzi per il licenziamento siano molto bassi, e che si applichino per un periodo limitato di tempo. Inoltre, suggeriamo di eliminare tutte le restrizioni alla proroga dei contratti a termine per un certo periodo di tempo. 
e- Considerata la gravità della situazione dei mercati finanziari, consideriamo fondamentale che le misure, nella materia di cui sopra, siano prese nel minor tempo possibile, al massimo alla fine di agosto.”

Come detto Zapatero rifiutò di implementare queste draconiane misure, tutte rivolte a ridurre il costo del lavoro esclusivamente dal lato del salario per il lavoratore, e pagò il suo rifiuto.

Oltre alla brutale teoria economica sottostante questa lettera, colpisce in effetti il tono e l’suo di alcuni termini, come “si dovranno”, “dovrebbe prendere”, e la scadenza stretta ed ultimativa. Tutte forme di linguaggio e di relazione poco appropriate nella relazione con uno Stato Sovrano il cui potere, in materia di regolazione interna del mercato del lavoro, è autonomo.

Un arroganza, da parte tra l’altro di un organismo come il Fondo Monetario Internazionale che non ha alcun potere formale nei confronti di alcuno Stato (al più avrebbe una dipendenza, dato che si tratta di un Ente Pubblico i cui sottoscrittori sono gli Stati), che si spiega solo nel quadro di rapporti di forza malati.

2 commenti:

  1. Io ho vissuto in Spagna fino a poco fa ed effettivamente durante il governo Rajoy sono cambiate molte cose tra cui la limitazione del "paro" cioè degli indennizzi per la disoccupazione e molti altri diritti fondamentali del lavoratore che ancora resistevano in Spagna

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  2. Purtroppo il meccanismo di base è chiaro, nella sua spietata e geometrica logica. L'espansione del credito, in particolare facendo leva sull'industria delle costruzioni (case, alberghi, grandi trasformazioni urbane) non si fondava su requisiti endogeni ma sulla credibilità generale del progetto europeo. Ciò ha spinto per diversi anni la capacità di spesa e quindi i prezzi. Il risultato è stato che la Spagna si è deindustrializzata (perché non era competitiva) e si è trasformata. Ora che i debiti sono da pagare (perché il credito è finito) cercano di spostarli sullo Stato e di farli pagare alla parte debole della società spagnola.

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