Pagine

lunedì 25 novembre 2013

Heinen Flassbeck, e Wolfgang Münchau, discussioni dalla Germania sulla politica economica tedesca.


Da un interessante blog “Voci dalla Germania”, riporto le opinioni di due autorevoli economisti tedeschi: il primo, Heinen Flassbeck, è stato dal 1998 al 1999 Segretario nel Ministero Federale delle Finanze e dal 2003 al 2012 Capo Economista per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per il Commercio Mondiale (UNCTAD); il secondo, Wolfgang Münchau, è un influente giornalista economico.

 
 Flassbeck attira l’attenzione su un semplice fatto: la Germania ha quest’anno ca. 180 miliardi di euro di risparmi da collocare sui mercati finanziari e inizia ad avere significative difficoltà a trovare impieghi remunerativi. In una situazione in cui l’economia è in stagnazione in Germania ed in recessione in Europa, ed in cui le imprese invece di investire risparmiano ci sarebbe grande bisogno di investimenti pubblici. Secondo le sue parole, riportate dal blog “In una situazione come questa aumentare la spesa sarebbe molto utile, e lo stato non può tirarsi indietro. I bassi tassi della banca centrale indicano che non ci sono più debitori disponibili a fare nuovi debiti, in Europa e nel mondo. Lo stato non può certo dire, ora risparmiamo e non spendiamo più un Euro. Per il nostro futuro e per le generazioni che verranno dopo di noi, oggi invece di risparmiare, avrebbe molto più senso investire, perché di risparmiatori in giro ce ne sono già troppi”.
Il concetto di base è molto vicino a quello espresso da tanti recentemente, la Germania non può continuare a vivere di solo export. Nessuno lo può, e certamente non lo possono tutti insieme. Si tratta di una fallacia molto nota: ciò che può far bene ad uno può far male a tutti, se tutti lo fanno. Flassbeck sottolinea un punto poco osservato: “Ovunque nel mondo abbiamo tassi vicini allo zero, e alla fine dovremo prendere atto di questo segnale. Qualcuno, in qualche luogo, prima o poi, deve fare dei debiti.” Assomiglia al concetto recentemente proposto da Krugman.
La soluzione è che lo Stato “ordinatamente” spenda denaro. Faccia dei debiti. L’economista tedesco dice esattamente questo. Contrariamente alla idea generale, poiché non si riesce a spingere le imprese tedesche ad indebitarsi, poiché esse stanno risparmiando (evidentemente non sono tanto ottimiste sulle prospettive di espansione del mercato), “nel dubbio dovrebbe essere lo stato a fare qualche debito”.
 
Si tratta di un concetto molto semplice: ci può essere risparmio, solo quando c'è qualcuno disposto a indebitarsi, non è semplicemente possibile essere contemporaneamente tutti risparmiatori. Almeno se non si bruciano i soldi nel caminetto (lentamente). Cioè se si vogliono usare in modo da renderli produttivi. In effetti i tedeschi ragionano come se fossero completamente separati dal resto del mondo, ma invece non lo sono e dovranno prenderne atto prima o poi. 

La trattativa tra SPD e CDU introduce in agenda alcuni temi di spesa pubblica che la politica miope della Merkel in questi anni ha nascosto, ma sono urgenti per la modernizzazione e la competitività del paese e per la sua stabilità ed equità (temi tutti strettamente connessi): pensioni più alte, assegni familiari più alti, investimenti per le infrastrutture, banda larga, salario minimo, istruzione, … Si tratta di investimenti (Flassbeck aggiunge la cura per l’ambiente) che sono necessari per il futuro. “Raccogliere i risparmi dei cittadini e investirli in maniera sensata.” Interrompere la politica che ha mandato i risparmi tedeschi all’estero (prima in America per finanziare mutui e da questi consumi, poi in Spagna, in Italia etc… ma non può continuare perché il mondo non ne assorbe più in quantità sufficiente. I tassi bassi ne sono la prova.
L’intervistatore obietta a questo punto con la voce della “casalinga sveva”: ma le entrate non sono sufficienti! Flassbeck a questo punto trova il punto. Proprio perché le entrate non sono sufficienti, e non è opportuno in stagnazione aumentare le tasse, lo Stato può essere utile per impiegare quei soldi che altrimenti “brucerebbero nel caminetto” (cioè, resterebbero inutilizzati perdendo gradualmente valore). I risparmi che nel mercato dei capitali non sanno dove andare finirebbero in operazioni opache, in aree grigie, “nei casinò”. Si tratta dello stesso concetto che anche economisti “di destra” come Raghuram Rajan hanno espresso a più riprese: quando il risparmio abbonda e non ci sono più buoni investimenti disponibili, si riversa in impieghi inefficienti che, in effetti, lo distruggono. Comincia ad alimentare bolle speculative di tutti i generi, ad acquistare beni ed assett a valori eccessivi, a impiegarsi in qualsiasi cosa.
Perché il punto di base è che in Germania ci sono quest’anno altro 180 miliardi in più di risparmi, devono andare necessariamente da qualche parte, se non fa debiti lo Stato li farà qualcun altro. Magari qualche banca di affari senza scrupoli, o qualche segmento del vastissimo sistema bancario “ombra”.
Infatti, la cosa è che, con le sue parole, “se questi risparmi non vengono assorbiti, l'economia tedesca avrà dei seri problemi. Fino ad ora è stato l'estero a fare debiti, ma ora gli altri paesi si sono stancati prendere a prestito. Noi non possiamo continuare a dire: noi non c'entriamo nulla, proseguiamo con il nostro modello economico. No, questo modello economico ci farà sbattere contro il muro.”
Se non si comprende questo semplice fatto “per l'economia tedesca non ci sarà un futuro.”
 

Il secondo contributo, di Wolfgang Münchau, richiama il richiamo del Ministero del Tesoro degli USA  e i sei post consecutivi di Paul Krugman sul suo blog, come anche il commento di Simon Wren-Lewis dell'Università di Oxford. Egli scrive infatti che il problema non sarebbero gli avanzi in sé, piuttosto il dogmatismo del dibattito economico tedesco. In Germania si ritiene che tutti i paesi debbano seguire il modello tedesco ed  in questo modo ottenere degli avanzi commerciali - fatto impossibile da un punto di vista matematico. Visto che l'avanzo di un paese corrisponderà inevitabilmente al disavanzo di un altro paese.
Questo è in effetti la cosa più sorprendente, e segnalata da molti: il fatto che “in Germania non si riesca ad afferrare anche l'aritmetica più semplice. Secondo il principio della partita doppia, per ogni transazione ci sono sempre due registrazioni - una per il flusso di merci fisiche e l'altra per il flusso finanziario. Da una parte un avanzo delle partite correnti significa un avanzo nell'export. Ci sarebbero anche altre voci che ne fanno parte, ma in questa discussione non sono importanti. Da un'altra, un avanzo delle partite correnti equivale ad un eccesso di risparmio rispetto agli investimenti.”
Ora, nella discussione nella sfera pubblica tedesca, come emerge anche dalle dichiarazioni dei politici, si tende sempre a sottolineare solo la prima di queste due voci: il flusso di merci. Allora giornalisti e politici concludono che l'elevato avanzo commerciale è la conseguenza di una accresciuta competitività. Ma, naturalmente, il surplus di conto corrente può solo essere espressione, ma non necessariamente lo è, di una maggiore competitività.  

Per capire se è una dinamica sana, bisogna spostare l'attenzione sulla seconda voce contabile. La Germania ha un cronico surplus di risparmio: risparmia più di quanto non investa. Da un punto di vista aritmetico i risparmi e gli investimenti nell'economia globale devono avere un saldo pari a zero. La terra resta un'economia chiusa in cui vale l'identità: risparmi=investimenti. Dunque a livello globale le eccedenze di risparmio da una parte equivalgono necessariamente ad un deficit altrove. Quindi, se l’Europa ha un surplus del 3% il resto del mondo (che è circa il doppio) avrà un deficit eguale.  

Ora Münchau ci ricorda che fino al 2007 gli USA compensavano i disavanzi mondiali emettendo nuovo debito che veniva assorbito dai suoi cittadini, sotto forma di mutui immobiliari, carte di credito revolving, acquisti a credito, etc… Ma non lo fa più (il tasso di risparmio dei cittadini americani è cresciuto perché devono ridurre l’indebitamento pregresso), allora i deficit si spostano nelle economie emergenti che, però sono complessivamente simili alla UE e non superiori. Essi importano denaro dal risparmio tedesco che non è reinvestito in Germania.. “Le conseguenze sono una minore crescita per l'economia globale e una tendenza verso la deflazione nella zona Euro”.
 

Nessun commento:

Posta un commento