Nella notte
trascorsa è stato completato l’accordo in sede Ecofin (Organo nel quale sono
presenti i Ministri delle Finanze degli Stati Membri dell’Unione Europea) sul
meccanismo SRM per il salvataggio controllato delle banche. L’accordo ora
passerà all’approvazione del Parlamento Europeo e quindi, per l’ultima parola e
ratifica finale di nuovo all’Ecofin.
Su questa
procedura parleremo dopo, per ora vediamo come la cosa è stata trattata dai
giornali italiani, tedeschi, francesi e anglossassoni, ci sono cose divertenti.
Il Sole
24 Ore (giornale spesso non tenero con il Governo) scrive che per
Saccomanni l’accordo è “storico” e che l’Italia ha ottenuto un successo (sulla
Germania), in quanto potranno esserci “finanziamenti ponte” dagli altri Stati,
o dal ESM o da altri Compartimenti Nazionali del nuovo Fondo Salva Banche.
Andiamo con
ordine; è stato deciso che in caso di crisi bancaria grave (fallimento):
-
Interviene un
nuovo Fondo Salva Banche Europeo, finanziato (come voleva la Germania) con
prelievi dalle banche stesse, a livello nazionale;
-
Infatti, per i
primi dieci anni, il Fondo avrà Compartimenti Nazionali;
-
Nel primo anno
potrà essere utilizzato (per salvare una banca nazionale) solo risorse dal Compartimento
del paese di competenza;
-
Dal secondo
anno, fino al decimo, ci sarà una progressiva e parziale mutualizzazione;
-
Dal 2016
interverrà in prima battuta un meccanismo (fortemente voluto dalla Germania) di
auto-salvataggio (o bail-in) per cui saranno gli azionisti, gli obbligazionisti
e i grandi correntisti (oltre i 100.000,00 euro di deposito?) a perdere i loro
soldi o investimenti nel fallimento. Se questo prelievo non basterà interverrà
il Fondo Nazionale e quindi, in caso estremo potranno esserci “finanziamenti
ponte” da parte di altri Stati o del ESM, o da altri Compartimenti;
-
Su tutto questo
complicato meccanismo vigilerà la BCE che attiverà un Board delle Autorità
Nazionali.
Per i giornali italiani la partita Italia-Germania è
finita 2-2.
Passiamo alla
stampa francese, il giornale Le
Monde scrive oggi un pezzo sull’accordo. Viene presentato come “un
compromesso, in particolare tra la Germania e la Francia” ed enfatizza la posizione
della Germania di non prestare i soldi direttamente alle banche (i particolari
non sono ancora noti, ma uno dei punti più decisivi è se i prestiti
sovranazionali siano da conteggiare nel debito pubblico o meno).
Per i giornali francesi la partita era con la Francia ed è finita 1-1
Per i giornali francesi la partita era con la Francia ed è finita 1-1
Ora la stampa
inglese, in attesa dell’immancabile articolo di Evans-Pritchard (che non
tarderà) scrive su FT
Alex Barker e Peter Spiegel. Il giornale sottolinea che questo accordo è
arrivato dopo quindici giorni di trattative serrate con ben sei riunioni
separate, e che “l’accordo è fortemente influenzato dagli sforzi tedeschi per
mantenere i loro contribuenti fuori dai guai”. Le forti preoccupazioni, e
obiezioni, tedesche hanno infatti dominato i colloqui. Come parziale
concessione è stato ottenuto che il Fondo pagato dalle banche (e dalla potenza
finale di 55 Mld) potrà gradualmente unire le sue forze, ma sarà veramente
Europeo solo nel 2026. “Sugli altri fronti, le opinioni di Wolfgang Schäuble,
il Ministro delle Finanze tedesco, hanno invece largamente prevalso sulla
Commissione Europea, sull'Italia e sulla Francia”.
In particolare è
riuscito a respingere le richieste di un intervento pubblico mentre il Fondo è
in transizione; quindi, per FT, “non ci sarà alcun ulteriore rete di sicurezza della
zona euro finanziata dai contribuenti per il prossimo decennio, lasciando da
sola qualsiasi banca a pagare in gran parte il conto se il suo crollo travolge
le risorse embrionali del sistema di unione bancaria”. In altre parole, se il
crollo di una grande banca coinvolgesse 30 Mld di euro e in quel momento il
Fondo ne avesse 15 si aprirebbe il problema di accedere al complicatissimo
meccanismo di mutualizzazione (il cui design, come vedremo, è stato rinviato a
Trattati successivi). Per tale ragione, questa limitata condivisione dei costi
nei primi anni, “mette in discussione uno degli obiettivi primari del progetto
di unione bancaria: per porre fine alla cosiddetta <loop doom> tra le
banche deboli e i loro sovrani deboli”.
Sempre secondo
FT, “Schäuble ha deciso di istituire un blocco d'inversione per il sistema dal
2026 ma ha lasciato i dettagli di come si dovrebbe operare ai negoziati
successivi. Il potenziale per il fondo di risoluzione per prendere in prestito
dai mercati privati durante la transizione rimane quindi aperta, ma ciò
richiederebbe probabilmente garanzie nazionali dei grandi paesi creditori come
la Germania.”
Infine, ma non
ultimo i Ministri delle Finanze hanno deciso di concedersi – prima del
Consiglio dell'Unione Europea - la massima autorità di decisione sul fatto che
una banca è chiusa. Questo soddisfa una domanda di lunga data di Berlino che
voleva limitare il ruolo della BCE (che non controlla completamente) in favore
della Commissione europea come l'autorità di approvazione. L’Italia chiedeva il
contrario.
Per i giornali inglesi la partita è finita 4-1 per
la Germania.
Vediamo ora come
la vedono i tedeschi. Lo Spiegel
dice che il Ministro Schäuble, “ha lastricato l’Unione Bancaria Europea secondo
il gusto tedesco”.
Una “grande vittoria”, che la Germania potrebbe pagare a
caro prezzo in una prossima crisi. Vediamo perché: l’autorevole giornale dice
che l’avvocato Schäuble, ha vinto ma superato “ciò che è effettivamente
corretto” per pura ostinazione. Ha ottenuto che “le banche in difficoltà nella
zona euro possano essere gestite in futuro senza che i contribuenti tedeschi debbano
pagare per i debiti di un Istituto italiano o spagnolo”. Ha anche ridotto i
poteri della Commissione in favore dei Ministri Nazionali. Ha rinviato le parti
più spinose ad un nuovo Trattato Intergovernativo da negoziare entro il 2014.
Ed ha stabilito una “cascata di responsabilità oggettiva” che parte dagli azionisti,
poi gli obbligazionisti, infine i correntisti oltre i 100.000 euro. La
mutualizzazione rinviata e la responsabilità nazionale nella ricapitalizzazione
bancaria, a valere sul MES era una posizione, secondo il giornale tedesco, che “Schäuble
aveva da solo contro 16 colleghi” (secondo indiscrezioni da Bruxelles). Per cui
questa è “una grande vittoria per il Ministro delle Finanze”.
Ma questo
accordo (che lo stesso Ministro chiama “di legno”, anziché “d’acciaio”) che
valore ha? Si tratta di un meccanismo:
-
Complicato,
richiederebbe l’azione concorde di nove comitati e l’espressione di 143 voti.
Tutto questo magari in un fine settimana, se bisogna evitare la chiusura di una
banca in crack;
-
Poco finanziato,
il solo salvataggio della Irish Bank è costato oltre 20 Mld qualche anno fa, i
55 Mld tra dieci anni sono assolutamente inadeguati;
-
Troppo nazionale.
Se fino al 2026 la responsabilità resta nazionale “la parola "Unione"
suona ironica”.
Tutto questo,
conclude l’articolo, mentre come scrive l’Economist, “l'UE deve prepararsi per
il <Day After Tomorrow>, il giorno dopo”.
Per i giornali tedeschi la Germania ha vinto 5-0.
La risposta di
chi siano gli schiaffi e di chi la faccia sembra dunque chiara. Purtroppo la
cosa non si esaurisce in un successo gratificante. Non è una partita di calcio
(dove almeno la Germania perde sempre con l’Italia, quando la cosa conta), ma è
una decisione essenziale per la stabilità dell’Unione Europa. Ci sono due
rischi, uno immediato ed uno di prospettiva: il primo è che i mercati
percepiscano la debolezza del processo di unificazione e procedano di nuovo ad
attaccare i debiti sovrani percepiti come più deboli (o le banche), lo vedremo
nelle prossime settimane; il secondo è che obbligazionisti e correntisti, poiché
da oggi sanno di non essere più al sicuro, si ritirino dalle banche percepite
come più deboli, avviando un effetto a cascata.
In entrambi i
casi si dovrebbe verificare di nuovo la determinazione della BCE a sostenere la
stabilità finanziaria con metodi “non convenzionali”.
Ma c’è un ultimo
aspetto che mi pare significativo: questo schema, che vede un Ministro delle
Finanze che tratta, per conto del suo paese, su scelte essenziali per la vita
dei cittadini e degli stessi Stati, su materie strutturali e di lungo periodo,
senza avere l’obbligo prima di sentire i propri parlamenti e di ricevere da
essi un mandato, è particolarmente carente di “sostanza normativa” (direbbe
Habermas).
In altre parole,
l’organo esecutivo esprime una posizione della quale non si è discusso in
pubblico, che non è stata articolata in ragione delle sue conseguenze e dei
suoi rapporti con principi e valori, o con politiche pubbliche (che pure
influenza o determina); che non è stata vagliata dalla sfera pubblica e sulla
quale non è stato ottenuto un consenso qualificato; che non ha visto all’azione
ragione pubblica, ma solo interessi collettivi auto-descritti. In essa sono ben
riconoscibili gli interessi (anche privati) e la loro meccanica, ma non la
necessaria articolazione delle ragioni pubbliche.
Questa
decisione, così confezionata, viene successivamente sottoposta alla ratifica
del Parlamento Europeo (che speriamo la bocci), ma solo dopo la sua definizione. Peraltro a seguito della ratifica (e delle
eventuali richieste di modifica) torna all’organo collegiale governativo che ha
l’ultima parola. Il Parlamento si trova ad agire sotto il ricatto del tempo, delle
conseguenze (uno stallo scatenerebbe la speculazione) e sul testo già chiuso.
Si tratta di una
meccanica anti-democratica alla quale non dovremmo abituarci e che va
profondamente ridiscussa, insieme alle sua ragioni che sono molto profonde.
Altrimenti
dovremmo concludere che tra le “grandi narrazioni” finite con l’89 c’è anche
quella della democrazia.


Nessun commento:
Posta un commento