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giovedì 19 dicembre 2013

"La faccia e gli schiaffi". Circa l’accordo sul salvataggio delle crisi bancarie.


Nella notte trascorsa è stato completato l’accordo in sede Ecofin (Organo nel quale sono presenti i Ministri delle Finanze degli Stati Membri dell’Unione Europea) sul meccanismo SRM per il salvataggio controllato delle banche. L’accordo ora passerà all’approvazione del Parlamento Europeo e quindi, per l’ultima parola e ratifica finale di nuovo all’Ecofin.

Su questa procedura parleremo dopo, per ora vediamo come la cosa è stata trattata dai giornali italiani, tedeschi, francesi e anglossassoni, ci sono cose divertenti.
 

Il Sole 24 Ore (giornale spesso non tenero con il Governo) scrive che per Saccomanni l’accordo è “storico” e che l’Italia ha ottenuto un successo (sulla Germania), in quanto potranno esserci “finanziamenti ponte” dagli altri Stati, o dal ESM o da altri Compartimenti Nazionali del nuovo Fondo Salva Banche.

Andiamo con ordine; è stato deciso che in caso di crisi bancaria grave (fallimento):

-          Interviene un nuovo Fondo Salva Banche Europeo, finanziato (come voleva la Germania) con prelievi dalle banche stesse, a livello nazionale;
-          Infatti, per i primi dieci anni, il Fondo avrà Compartimenti Nazionali;
-          Nel primo anno potrà essere utilizzato (per salvare una banca nazionale) solo risorse dal Compartimento del paese di competenza;
-          Dal secondo anno, fino al decimo, ci sarà una progressiva e parziale mutualizzazione;
-          Dal 2016 interverrà in prima battuta un meccanismo (fortemente voluto dalla Germania) di auto-salvataggio (o bail-in) per cui saranno gli azionisti, gli obbligazionisti e i grandi correntisti (oltre i 100.000,00 euro di deposito?) a perdere i loro soldi o investimenti nel fallimento. Se questo prelievo non basterà interverrà il Fondo Nazionale e quindi, in caso estremo potranno esserci “finanziamenti ponte” da parte di altri Stati o del ESM, o da altri Compartimenti;
-          Su tutto questo complicato meccanismo vigilerà la BCE che attiverà un Board delle Autorità Nazionali. 

Per i giornali italiani la partita Italia-Germania è finita 2-2.
 

Passiamo alla stampa francese, il giornale Le Monde scrive oggi un pezzo sull’accordo. Viene presentato come “un compromesso, in particolare tra la Germania e la Francia” ed enfatizza la posizione della Germania di non prestare i soldi direttamente alle banche (i particolari non sono ancora noti, ma uno dei punti più decisivi è se i prestiti sovranazionali siano da conteggiare nel debito pubblico o meno).

Per i giornali francesi la partita era con la Francia ed è finita 1-1
 
Ora la stampa inglese, in attesa dell’immancabile articolo di Evans-Pritchard (che non tarderà) scrive su FT Alex Barker e Peter Spiegel. Il giornale sottolinea che questo accordo è arrivato dopo quindici giorni di trattative serrate con ben sei riunioni separate, e che “l’accordo è fortemente influenzato dagli sforzi tedeschi per mantenere i loro contribuenti fuori dai guai”. Le forti preoccupazioni, e obiezioni, tedesche hanno infatti dominato i colloqui. Come parziale concessione è stato ottenuto che il Fondo pagato dalle banche (e dalla potenza finale di 55 Mld) potrà gradualmente unire le sue forze, ma sarà veramente Europeo solo nel 2026. “Sugli altri fronti, le opinioni di Wolfgang Schäuble, il Ministro delle Finanze tedesco, hanno invece largamente prevalso sulla Commissione Europea, sull'Italia e sulla Francia”.
In particolare è riuscito a respingere le richieste di un intervento pubblico mentre il Fondo è in transizione; quindi, per FT, “non ci sarà alcun ulteriore rete di sicurezza della zona euro finanziata dai contribuenti per il prossimo decennio, lasciando da sola qualsiasi banca a pagare in gran parte il conto se il suo crollo travolge le risorse embrionali del sistema di unione bancaria”. In altre parole, se il crollo di una grande banca coinvolgesse 30 Mld di euro e in quel momento il Fondo ne avesse 15 si aprirebbe il problema di accedere al complicatissimo meccanismo di mutualizzazione (il cui design, come vedremo, è stato rinviato a Trattati successivi). Per tale ragione, questa limitata condivisione dei costi nei primi anni, “mette in discussione uno degli obiettivi primari del progetto di unione bancaria: per porre fine alla cosiddetta <loop doom> tra le banche deboli e i loro sovrani deboli”.
Sempre secondo FT, “Schäuble ha deciso di istituire un blocco d'inversione per il sistema dal 2026 ma ha lasciato i dettagli di come si dovrebbe operare ai negoziati successivi. Il potenziale per il fondo di risoluzione per prendere in prestito dai mercati privati ​​durante la transizione rimane quindi aperta, ma ciò richiederebbe probabilmente garanzie nazionali dei grandi paesi creditori come la Germania.”
Infine, ma non ultimo i Ministri delle Finanze hanno deciso di concedersi – prima del Consiglio dell'Unione Europea - la massima autorità di decisione sul fatto che una banca è chiusa. Questo soddisfa una domanda di lunga data di Berlino che voleva limitare il ruolo della BCE (che non controlla completamente) in favore della Commissione europea come l'autorità di approvazione. L’Italia chiedeva il contrario.

Per i giornali inglesi la partita è finita 4-1 per la Germania.
 

Vediamo ora come la vedono i tedeschi. Lo Spiegel dice che il Ministro Schäuble, “ha lastricato l’Unione Bancaria Europea secondo il gusto tedesco”.
Una “grande vittoria”, che la Germania potrebbe pagare a caro prezzo in una prossima crisi. Vediamo perché: l’autorevole giornale dice che l’avvocato Schäuble, ha vinto ma superato “ciò che è effettivamente corretto” per pura ostinazione. Ha ottenuto che “le banche in difficoltà nella zona euro possano essere gestite in futuro senza che i contribuenti tedeschi debbano pagare per i debiti di un Istituto italiano o spagnolo”. Ha anche ridotto i poteri della Commissione in favore dei Ministri Nazionali. Ha rinviato le parti più spinose ad un nuovo Trattato Intergovernativo da negoziare entro il 2014. Ed ha stabilito una “cascata di responsabilità oggettiva” che parte dagli azionisti, poi gli obbligazionisti, infine i correntisti oltre i 100.000 euro. La mutualizzazione rinviata e la responsabilità nazionale nella ricapitalizzazione bancaria, a valere sul MES era una posizione, secondo il giornale tedesco, che “Schäuble aveva da solo contro 16 colleghi” (secondo indiscrezioni da Bruxelles). Per cui questa è “una grande vittoria per il Ministro delle Finanze”.
 
 
Ma questo accordo (che lo stesso Ministro chiama “di legno”, anziché “d’acciaio”) che valore ha? Si tratta di un meccanismo:

-          Complicato, richiederebbe l’azione concorde di nove comitati e l’espressione di 143 voti. Tutto questo magari in un fine settimana, se bisogna evitare la chiusura di una banca in crack;
-          Poco finanziato, il solo salvataggio della Irish Bank è costato oltre 20 Mld qualche anno fa, i 55 Mld tra dieci anni sono assolutamente inadeguati;
-          Troppo nazionale. Se fino al 2026 la responsabilità resta nazionale “la parola "Unione" suona ironica”.  

Tutto questo, conclude l’articolo, mentre come scrive l’Economist, “l'UE deve prepararsi per il <Day After Tomorrow>, il giorno dopo”. 

Per i giornali tedeschi la Germania ha vinto 5-0.
 

La risposta di chi siano gli schiaffi e di chi la faccia sembra dunque chiara. Purtroppo la cosa non si esaurisce in un successo gratificante. Non è una partita di calcio (dove almeno la Germania perde sempre con l’Italia, quando la cosa conta), ma è una decisione essenziale per la stabilità dell’Unione Europa. Ci sono due rischi, uno immediato ed uno di prospettiva: il primo è che i mercati percepiscano la debolezza del processo di unificazione e procedano di nuovo ad attaccare i debiti sovrani percepiti come più deboli (o le banche), lo vedremo nelle prossime settimane; il secondo è che obbligazionisti e correntisti, poiché da oggi sanno di non essere più al sicuro, si ritirino dalle banche percepite come più deboli, avviando un effetto a cascata.
In entrambi i casi si dovrebbe verificare di nuovo la determinazione della BCE a sostenere la stabilità finanziaria con metodi “non convenzionali”. 
 

Ma c’è un ultimo aspetto che mi pare significativo: questo schema, che vede un Ministro delle Finanze che tratta, per conto del suo paese, su scelte essenziali per la vita dei cittadini e degli stessi Stati, su materie strutturali e di lungo periodo, senza avere l’obbligo prima di sentire i propri parlamenti e di ricevere da essi un mandato, è particolarmente carente di “sostanza normativa” (direbbe Habermas).
In altre parole, l’organo esecutivo esprime una posizione della quale non si è discusso in pubblico, che non è stata articolata in ragione delle sue conseguenze e dei suoi rapporti con principi e valori, o con politiche pubbliche (che pure influenza o determina); che non è stata vagliata dalla sfera pubblica e sulla quale non è stato ottenuto un consenso qualificato; che non ha visto all’azione ragione pubblica, ma solo interessi collettivi auto-descritti. In essa sono ben riconoscibili gli interessi (anche privati) e la loro meccanica, ma non la necessaria articolazione delle ragioni pubbliche.
Questa decisione, così confezionata, viene successivamente sottoposta alla ratifica del Parlamento Europeo (che speriamo la bocci), ma solo dopo la sua definizione. Peraltro a seguito della ratifica (e delle eventuali richieste di modifica) torna all’organo collegiale governativo che ha l’ultima parola. Il Parlamento si trova ad agire sotto il ricatto del tempo, delle conseguenze (uno stallo scatenerebbe la speculazione) e sul testo già chiuso.
Si tratta di una meccanica anti-democratica alla quale non dovremmo abituarci e che va profondamente ridiscussa, insieme alle sua ragioni che sono molto profonde.
 

Altrimenti dovremmo concludere che tra le “grandi narrazioni” finite con l’89 c’è anche quella della democrazia.
 

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