23 dicembre 2013, Amburgo, da Focus
On Line, 7.300 dimostranti, qualificati come “anarchici”, fronteggiati da
3.100 poliziotti in assetto antisommossa, hanno regalato un pomeriggio di
guerriglia urbana alla tranquilla città tedesca. Hanno affrontato la polizia
con pietre, bottiglie, fuochi di artificio, contro cannoni ad acqua,
lacrimogeni e manganelli. Bilancio: 200 poliziotti feriti, di cui 15 in modo
serio, e 500 manifestanti.
Un nuovo livello di violenza, secondo il
capo della Polizia era dagli anni ottanta che non si vedeva qualcosa di simile.
La difesa del Centro “Rote Flora” (un centro sociale occupato durante le
proteste per il G-8) ha portato il Ministro degli Interni del Land del
Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Lorenz Caffier a dire che l’estremismo di
sinistra minaccia la libertà e la democrazia. Più o meno della stessa opinione
il Ministro degli Interni di Amburgo Michael Neumann della SPD.
Il portavoce della politica interna del
gruppo parlamentare CDU, Kai Voet Van Vormizeele, ha parlato di attacchi da “guerra
civile” sulla polizia.
Certo il Centro sociale era occupato
dalla fine degli anni ottanta, ed in questi quindici anni era diventato un
punto di riferimento della controcultura, ma la Germania è lontana dall’essere
un paese pacificato: secondo Ulrich
Schneider, il Direttore della Paritätischen Gesamtverbandes,
un’Associazione no-profit fondata negli anni ’20, che da circa 9 anni misura il benessere della società tedesca,
e che ha presentato i dati del 2012 durante la Conferenza nazionale
sulla povertà, si passa da
una percentuale di indigenti dell’11,1% della regione del Baden-Württemberg al 23,1% della
città-stato di Brema. Nell’Est,
in particolare, “intere regioni vivono una spirale di crescente povertà e
diminuzione del potere economico. C’è bisogno di un sostegno finanziario e di
una serie di programmi sociali che siano mirati a combattere il rischio di
spopolamento”.
Le persone che vivono sotto la soglia di
povertà (848 euro al mese) sono aumentate dal 14 al 15,2%.
Secondo le sue parole: “Tutti i trend positivi
degli anni passati si sono fermati o hanno addirittura preso la direzione
contraria”. A Berlino –
città ancora molto mitizzata a livello mediatico – il dato è drammatico: 21,2%, più di un cittadino su cinque.
Nel 2008 era al 18,7%. La
ragione? Da una parte l’abbondante offerta di lavoro anche derivante dalla immigrazione di giovani dell’Est
e sud Europa che, se
da una parte è una delle ragioni per cui sempre più aziende fanno della
capitale tedesca la propria base operativa (uno studio McKinsey ha calcolato che le startup
berlinesi creeranno ben 100mila posti entro il 2020) in ogni caso abbassa
il reddito medio ed il costo della vita in città. Dall’altra, l’appeal stesso
che Berlino esercita su artisti o aspiranti tali che vi si trasferiscono in
attesa di un’occasione per sfondare, ma che nel frattempo vivono di lavori part-time e sovvenzioni
statali (il cosiddetto Hartz IV, epicentro del welfare tedesco, che secondo uno studio dell’aprile scorso
coinvolge più di un milione di cittadini)”.
Da un articolo
del Linkiesta si legge che “il 10%
della popolazione tedesca possedeva nel 2008 il 53% del
ricchezza nazionale netta, mentre dieci anni prima la percentuale era solo del
45 per cento. La metà dei tedeschi possiede invece appena l’1% del patrimonio
nazionale. La ricerca evidenzia che tra il 2007 e il 2012 il patrimonio
complessivo dei tedeschi è cresciuto di 1.400 miliardi di euro, ma dietro
questa cifra si nasconde «una ripartizione molto disuguale». Particolarmente
sbilanciata risulta essere l'evoluzione dei salari: mentre per quelli più alti
si è riscontrata «una tendenza positiva di crescita», per il 40% dei tedeschi
al netto dell’inflazione si è constatato un arretramento.”
La fonte è un Rapporto del Ministero del
Lavoro del settembre 2012, dal titolo “Povertà e ricchezza” redatto
per i suoi colleghi di governo. Una ricerca consistente, di oltre 500 pagine,
destinata a rimanere riservata. In essa si possono leggere frasi scottanti
come questa: “mentre i salari più alti sono cresciuti negli ultimi 10 anni, quelli
più bassi sono crollati. La
forbice salariale è aumentata, e questo potrebbe urtare il senso di giustizia
della gente e mettere a rischio la coesione sociale.”
Si legge anche che il 25% degli occupati
in Germania ha un lavoro precario: lavoro interinale, lavoro a tempo, contratti
d'opera, tirocini. Il 50% dei nuovi posti vacanti è a tempo determinato.
Il problema non è solo la povertà, per l’Associazione
<Die Arche>, coautrice di un recente studio sull'analfabetismo tra i
giovani in Germania, «tra il 22 e il 25% dei bambini con meno di 15 anni nel
paese sono analfabeti», un dato che ha a che vedere in particolare, secondo gli
esperti, con il fatto che la natalità rimane più alta negli strati più bassi
della popolazione. Lo Studio conclude in merito che «È necessario affrontare
meglio questo tema perché stiamo perdendo in Germania più di una generazione».
Un problema reso, secondo alcuni, più
grave da Hartz IV (dal suo ideatore
Peter Hartz) che è il nome del sussidio di disoccupazione assegnato
in Germania dal 2005 indistintamente
a chi ha appena perso il lavoro come a chi non lo ha mai avuto. Come dice l’Inkiesta,
“secondo i critici, ha creato fasce di popolazione emarginate, dove spesso si
rende difficile il reinserimento nel mercato del lavoro. Il problema si
ripercuote in particolare sulle famiglie dei disoccupati cronici, dove, secondo
quanto denunciano gli assistenti sociali, i figli hanno poche alternative a
quella di seguire lo stesso sentiero”.
Più in
dettaglio ed in numeri assoluti, i destinatari dei sussidi di disoccupazione e
di “cittadinanza” sono 5,360 milioni alla fine del 2012. Di questi, 829.000
percepiscono l’indennità di disoccupazione e 4.615.000 percepiscono invece
l’Harzt IV. Di questi 1.992.000 (43%) sono persone che dopo 1 anno di
disoccupazione non hanno trovato alcuna nuova posizione lavorativa, mentre
2.623.000 sono persone che non hanno lavorato nell’anno precedente. Questa
componente si struttura come segue:
·
633.000 lavoro
non sovvenzionato
·
512.000 sono
coloro che frequentano una corso di aggiornamento professionale
·
258.000 sono
i prepensionamenti
·
636.000 sono
studenti, frequentatori di corsi professionalizzanti e così via.
·
584.000 sono
persone impossibilitate per ragioni di salute al lavoro
Anche un articolo
di Jakob Augstein su Spiegel on line, denuncia una situazione nella quale, a
dieci anni dal lancio di Agenda 2010, con gli auspici di riuscire a quadrare il
cerchio conservando l’essenza dello Stato sociale e “modernizzarlo” (“La ristrutturazione dello stato sociale e il
suo rinnovamento sono diventati inevitabili. Non si tratta di dare il colpo di
grazia, piuttosto di conservare l'essenza dello stato sociale” sono state
le parole pronunciate da Gerhard Schröder nel suo discorso del 14 marzo 2003),
il fallimento è completo. Secondo le sue parole: “dell'economia sociale di
mercato non c'è più traccia. Dieci anni dopo è chiaro: l'obiettivo è stato
mancato, lo stato sociale colpito duramente. La Germania sta diventando una
società di classe. Dovremo riabituarci al concetto. Sono finiti i tempi in cui
il capitalismo sociale faceva almeno credere possibile il ‘benessere per tutti’
(Ludwig Erhard). L'era dell'economia sociale di mercato è finita.”
Si
tratta di parole pesanti, nella patria della socialdemocrazia.
L’autore lamenta il declino della
società sotto i nostri occhi; le scuole che cadono a pezzi, le città che si
sgretolano, le strade fatiscenti, agli incroci persone che tirano fuori dalla
spazzatura i vuoti a rendere. “Ma ci hanno insegnato a non fidarci più dei
nostri occhi e a considerare le ingiustizie necessarie e le assurdità
ragionevoli. Tutto serve ad uno scopo: lasciar fluire verso l'alto i redditi
che vengono prodotti in basso e allo stesso tempo fare il possibile per
nascondere quello che accade. Le leggi, la struttura delle tasse, i valori - il
sistema”.
Si tratta, secondo lui, di un “sistema
della menzogna. … non viviamo in una società meritocratica, piuttosto in uno
stato corporativo. Nel suo discorso sull'Agenda, 10 anni fa Schröder aveva
detto: <Non è accettabile che in Germania le possibilità di iscriversi ad un
liceo siano per un giovane della borghesia da 6 a 10 volte più alte rispetto a
quelle di un giovane proveniente da un famiglia di lavoratori>. Ed oggi
Sigmar Gabriel al Bundestag ancora una volta ha detto: <Lo stato sociale
deve fare in modo che le origini non diventino un destino. Non vogliamo che
siano le origini a determinare il destino degli individui>”. Tuttavia questi
obiettivi sono stati mancati, mentre quelli di politica economica raggiunti. In
definitiva, “l'agenda politica introdotta da Schröder e portata avanti da
Merkel, ha rafforza l'economia tedesca, ma ha indebolito i tedeschi.”
L’articolo continua ricordando che “il
rapporto sulla povertà nel suo punto più sconvolgente mostra quante poche
illusioni si facciano ancora i cittadini sulla realtà tedesca. Quando si
chiedono le cause della ricchezza nella società, un quarto nomina le capacità e
il duro lavoro. Un numero molto più grande la riconduce alle origini (46 %) o
alla rete sociale (39 %). Quelli molto delusi considerano la disonestà (30%) e
le ingiustizie del sistema economico (25%) come le ragioni principali del
benessere economico”.
Anche nell’ultimo trimestre del 2013 le
cose non sono andate diversamente: gli stipendi dei lavoratori della Repubblica
Federale sono, anzi, diminuiti per la prima volta in quattro anni. Secondo
l'Ufficio Federale di Statistica lo stipendio medio lordo in Germania ha
raggiunto 3.462 €, ma esistono notevoli differenze tra i vari settori. Le aziende
che operano nel settore bancario e assicurativo sono molto più generose (4.576
€) come albergatori e ristoratori (€
2.012). L'ufficio di statistica ritiene che il 2013 dovrebbe terminare con una
lieve diminuzione della quota lavoro attribuita ai dipendenti, cosa che non
accadeva dal 2009 (+1,5 % nel 2010, 1,2 % nel 2011 e +0,5 % nel 2012). Questo
dovrebbe aggravare ulteriormente la disuguaglianza in Germania.
Questa è la ragione per la quale è stato previsto,
su insistenza della SPD, l'introduzione di un salario minimo che dovrebbe migliorare
la vita del 17% dei tedeschi occidentali e del 26% degli abitanti della ex DDR
che percepiscono salari inferiori.
Non
è tutto dorato nella verde Germania.



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