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mercoledì 25 dicembre 2013

“Guerra civile” ad Amburgo e povertà nel paese.


23 dicembre 2013, Amburgo, da Focus On Line, 7.300 dimostranti, qualificati come “anarchici”, fronteggiati da 3.100 poliziotti in assetto antisommossa, hanno regalato un pomeriggio di guerriglia urbana alla tranquilla città tedesca. Hanno affrontato la polizia con pietre, bottiglie, fuochi di artificio, contro cannoni ad acqua, lacrimogeni e manganelli. Bilancio: 200 poliziotti feriti, di cui 15 in modo serio, e 500 manifestanti.

Un nuovo livello di violenza, secondo il capo della Polizia era dagli anni ottanta che non si vedeva qualcosa di simile. La difesa del Centro “Rote Flora” (un centro sociale occupato durante le proteste per il G-8) ha portato il Ministro degli Interni del Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Lorenz Caffier a dire che l’estremismo di sinistra minaccia la libertà e la democrazia. Più o meno della stessa opinione il Ministro degli Interni di Amburgo Michael Neumann della SPD.
Il portavoce della politica interna del gruppo parlamentare CDU, Kai Voet Van Vormizeele, ha parlato di attacchi da “guerra civile” sulla polizia.

Certo il Centro sociale era occupato dalla fine degli anni ottanta, ed in questi quindici anni era diventato un punto di riferimento della controcultura, ma la Germania è lontana dall’essere un paese pacificato: secondo Ulrich Schneider, il Direttore della Paritätischen Gesamtverbandes, un’Associazione no-profit fondata negli anni ’20, che da circa 9 anni misura il benessere della società tedesca, e che ha presentato i dati del 2012 durante la Conferenza nazionale sulla povertà, si passa da una percentuale di indigenti dell’11,1% della regione del Baden-Württemberg al 23,1% della città-stato di Brema. Nell’Est, in particolare, “intere regioni vivono una spirale di crescente povertà e diminuzione del potere economico. C’è bisogno di un sostegno finanziario e di una serie di programmi sociali che siano mirati a combattere il rischio di spopolamento”.
Le persone che vivono sotto la soglia di povertà (848 euro al mese) sono aumentate dal 14 al 15,2%.
Secondo le sue parole: “Tutti i trend positivi degli anni passati si sono fermati o hanno addirittura preso la direzione contraria”. A Berlino – città ancora molto mitizzata a livello mediatico – il dato è drammatico: 21,2%, più di un cittadino su cinque. Nel 2008 era al 18,7%. La ragione? Da una parte l’abbondante offerta di lavoro anche derivante dalla immigrazione di giovani dell’Est e sud Europa che, se da una parte è una delle ragioni per cui sempre più aziende fanno della capitale tedesca la propria base operativa (uno studio McKinsey ha calcolato che le startup berlinesi creeranno ben 100mila posti entro il 2020) in ogni caso abbassa il reddito medio ed il costo della vita in città. Dall’altra, l’appeal stesso che Berlino esercita su artisti o aspiranti tali che vi si trasferiscono in attesa di un’occasione per sfondare, ma che nel frattempo vivono di lavori part-time e sovvenzioni statali (il cosiddetto Hartz IV, epicentro del welfare tedesco, che secondo uno studio dell’aprile scorso coinvolge più di un milione di cittadini)”.

Da un articolo del Linkiesta si legge che “il 10% della popolazione tedesca possedeva nel 2008 il 53% del ricchezza nazionale netta, mentre dieci anni prima la percentuale era solo del 45 per cento. La metà dei tedeschi possiede invece appena l’1% del patrimonio nazionale. La ricerca evidenzia che tra il 2007 e il 2012 il patrimonio complessivo dei tedeschi è cresciuto di 1.400 miliardi di euro, ma dietro questa cifra si nasconde «una ripartizione molto disuguale». Particolarmente sbilanciata risulta essere l'evoluzione dei salari: mentre per quelli più alti si è riscontrata «una tendenza positiva di crescita», per il 40% dei tedeschi al netto dell’inflazione si è constatato un arretramento.”
La fonte è un Rapporto del Ministero del Lavoro del settembre 2012, dal titolo “Povertà e ricchezza” redatto per i suoi colleghi di governo. Una ricerca consistente, di oltre 500 pagine, destinata a rimanere riservata. In essa si possono leggere frasi scottanti come questa: “mentre i salari più alti sono cresciuti negli ultimi 10 anni, quelli più bassi sono crollati. La forbice salariale è aumentata, e questo potrebbe urtare il senso di giustizia della gente e mettere a rischio la coesione sociale.”
Si legge anche che il 25% degli occupati in Germania ha un lavoro precario: lavoro interinale, lavoro a tempo, contratti d'opera, tirocini. Il 50% dei nuovi posti vacanti è a tempo determinato.


Il problema non è solo la povertà, per l’Associazione <Die Arche>, coautrice di un recente studio sull'analfabetismo tra i giovani in Germania, «tra il 22 e il 25% dei bambini con meno di 15 anni nel paese sono analfabeti», un dato che ha a che vedere in particolare, secondo gli esperti, con il fatto che la natalità rimane più alta negli strati più bassi della popolazione. Lo Studio conclude in merito che «È necessario affrontare meglio questo tema perché stiamo perdendo in Germania più di una generazione».

Un problema reso, secondo alcuni, più grave da Hartz IV (dal suo ideatore Peter Hartz) che è il nome del sussidio di disoccupazione assegnato in Germania dal 2005 indistintamente a chi ha appena perso il lavoro come a chi non lo ha mai avuto. Come dice l’Inkiesta, “secondo i critici, ha creato fasce di popolazione emarginate, dove spesso si rende difficile il reinserimento nel mercato del lavoro. Il problema si ripercuote in particolare sulle famiglie dei disoccupati cronici, dove, secondo quanto denunciano gli assistenti sociali, i figli hanno poche alternative a quella di seguire lo stesso sentiero”.
Più in dettaglio ed in numeri assoluti, i destinatari dei sussidi di disoccupazione e di “cittadinanza” sono 5,360 milioni alla fine del 2012. Di questi, 829.000 percepiscono l’indennità di disoccupazione e 4.615.000 percepiscono invece l’Harzt IV. Di questi 1.992.000 (43%) sono persone che dopo 1 anno di disoccupazione non hanno trovato alcuna nuova posizione lavorativa, mentre 2.623.000 sono persone che non hanno lavorato nell’anno precedente. Questa componente si struttura come segue:
·         633.000 lavoro non sovvenzionato
·         512.000 sono coloro che frequentano una corso di aggiornamento professionale
·         258.000 sono i prepensionamenti  
·         636.000 sono studenti, frequentatori di corsi professionalizzanti e così via.
·         584.000 sono persone impossibilitate per ragioni di salute al lavoro







Anche un articolo di Jakob Augstein su Spiegel on line, denuncia una situazione nella quale, a dieci anni dal lancio di Agenda 2010, con gli auspici di riuscire a quadrare il cerchio conservando l’essenza dello Stato sociale e “modernizzarlo” (“La ristrutturazione dello stato sociale e il suo rinnovamento sono diventati inevitabili. Non si tratta di dare il colpo di grazia, piuttosto di conservare l'essenza dello stato sociale” sono state le parole pronunciate da Gerhard Schröder nel suo discorso del 14 marzo 2003), il fallimento è completo. Secondo le sue parole: “dell'economia sociale di mercato non c'è più traccia. Dieci anni dopo è chiaro: l'obiettivo è stato mancato, lo stato sociale colpito duramente. La Germania sta diventando una società di classe. Dovremo riabituarci al concetto. Sono finiti i tempi in cui il capitalismo sociale faceva almeno credere possibile il ‘benessere per tutti’ (Ludwig Erhard). L'era dell'economia sociale di mercato è finita.”
Si tratta di parole pesanti, nella patria della socialdemocrazia.
L’autore lamenta il declino della società sotto i nostri occhi; le scuole che cadono a pezzi, le città che si sgretolano, le strade fatiscenti, agli incroci persone che tirano fuori dalla spazzatura i vuoti a rendere. “Ma ci hanno insegnato a non fidarci più dei nostri occhi e a considerare le ingiustizie necessarie e le assurdità ragionevoli. Tutto serve ad uno scopo: lasciar fluire verso l'alto i redditi che vengono prodotti in basso e allo stesso tempo fare il possibile per nascondere quello che accade. Le leggi, la struttura delle tasse, i valori - il sistema”.
Si tratta, secondo lui, di un “sistema della menzogna. … non viviamo in una società meritocratica, piuttosto in uno stato corporativo. Nel suo discorso sull'Agenda, 10 anni fa Schröder aveva detto: <Non è accettabile che in Germania le possibilità di iscriversi ad un liceo siano per un giovane della borghesia da 6 a 10 volte più alte rispetto a quelle di un giovane proveniente da un famiglia di lavoratori>. Ed oggi Sigmar Gabriel al Bundestag ancora una volta ha detto: <Lo stato sociale deve fare in modo che le origini non diventino un destino. Non vogliamo che siano le origini a determinare il destino degli individui>”. Tuttavia questi obiettivi sono stati mancati, mentre quelli di politica economica raggiunti. In definitiva, “l'agenda politica introdotta da Schröder e portata avanti da Merkel, ha rafforza l'economia tedesca, ma ha indebolito i tedeschi.”
L’articolo continua ricordando che “il rapporto sulla povertà nel suo punto più sconvolgente mostra quante poche illusioni si facciano ancora i cittadini sulla realtà tedesca. Quando si chiedono le cause della ricchezza nella società, un quarto nomina le capacità e il duro lavoro. Un numero molto più grande la riconduce alle origini (46 %) o alla rete sociale (39 %). Quelli molto delusi considerano la disonestà (30%) e le ingiustizie del sistema economico (25%) come le ragioni principali del benessere economico”.

Anche nell’ultimo trimestre del 2013 le cose non sono andate diversamente: gli stipendi dei lavoratori della Repubblica Federale sono, anzi, diminuiti per la prima volta in quattro anni. Secondo l'Ufficio Federale di Statistica lo stipendio medio lordo in Germania ha raggiunto 3.462 €, ma esistono notevoli differenze tra i vari settori. Le aziende che operano nel settore bancario e assicurativo sono molto più generose (4.576 €) come albergatori e ristoratori  (€ 2.012). L'ufficio di statistica ritiene che il 2013 dovrebbe terminare con una lieve diminuzione della quota lavoro attribuita ai dipendenti, cosa che non accadeva dal 2009 (+1,5 % nel 2010, 1,2 % nel 2011 e +0,5 % nel 2012). Questo dovrebbe aggravare ulteriormente la disuguaglianza in Germania.
Questa è la ragione per la quale è stato previsto, su insistenza della SPD, l'introduzione di un salario minimo che dovrebbe migliorare la vita del 17% dei tedeschi occidentali e del 26% degli abitanti della ex DDR che percepiscono salari inferiori.


Non è tutto dorato nella verde Germania.

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