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giovedì 5 dicembre 2013

Hans Kudnani, “Euroscetticismo tedesco”


Da un blog di Hans Kudnani, questo articolo su un convegno della Frankfurter Allgemeine Zeitung sulla “Tendenzwende” – quel che descrive come “un piccolo raduno a Berlino di storici, economisti, avvocati costituzionali e filosofi, che si tiene ogni anno dal 2009”; l’idea parte da una famosa conferenza accademica tenuta nel 1974, che ha coniato il termine “Inversione di Tendenza” descrittivo del periodo tra la fine dell'immediato dopoguerra e l'inizio di una nuova fase di crescita lenta dopo la crisi petrolifera del 1973. Dopo la crisi finanziaria del 2008, Andreas Rödder (uno storico) e Günther Nonnenmacher (uno dei cinque editori della Frankfurter Allgemeine) hanno avuto l'idea di tenere una Conferenza simile per discutere se un nuovo paradigma è all’avvio. La grande domanda era: <cosa viene dopo il neoliberismo?>  

memoriale dell'olocausto, Berlino
La conferenza di quest’anno era sull’Europa. Quello che ha colpito Kudnami è soprattutto quanto  siano euroscettici i partecipanti – membri dell’élite intellettuale della Germania –. La cosa è nuova, perché, fin dall'inizio della crisi dell'Euro, c'è stato invece un consenso di tutti i partiti politici tradizionali che “più Europa” fosse la soluzione. Ma le voci euroscettiche sono diventate gradualmente sempre più forti: il Partito Alternative für Deutschland ha preso quasi il 5 % dei voti alle elezioni di settembre. Dall’ascolto delle relazioni Kudnami ci racconta di aver tratto due sentimenti opposti: sia rassicurazione sia allarme. E’ rassicurante la prova che in Germania c'è in effetti stato “un vero e proprio, sofisticato dibattito sull'Europa (forse il più sofisticata di quello effettuato in qualsiasi Stato membro dell'UE)”; ma allarmante “perché è difficile vedere una via d'uscita dalla crisi, se anche tedeschi sono contrari ad un'ulteriore integrazione”. 

Questa percezione non è del tutto nuova, l’autore ci dice che aveva percepito l'euroscetticismo crescente nel dibattito economico in Germania sull'Euro – non ultimo dalla Sezione Affari del Frankfurter Allgemeine.
Molti tedeschi, in effetti, sono sempre più preoccupati da ciò che vedono come “una strisciante mutualizzazione del debito nell'Eurozona” – in particolare a partire dall'annuncio del Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, del Programma Definitivo Transazioni Monetarie. Come è noto nel giugno 2012 la Corte Costituzionale tedesca ha stabilito che la mutualizzazione illimitata del debito, ad esempio sotto forma di Eurobond, sarebbe incostituzionale e la Merkel notoriamente ha promesso che non ci sarebbe gli Eurobond nel corso della sua vita. Anche nel nuovo accordo di coalizione pubblicato la scorsa settimana, la CDU e la SPD hanno dichiarato che “ogni forma di mutualizzazione del debito sovrano minaccia le necessarie politiche economiche degli Stati membri”. In breve, i tedeschi non vogliono andare oltre in termini di mutualizzazione del debito. 

Tutto questo era ben noto, tuttavia c'è anche un parallelo dibattito legale sull'Europa, con cui siamo tutti meno familiari. L’autore ci segnala che molti dei partecipanti alla conferenza “Tendenzwende” erano avvocati costituzionali, compreso Udo di Fabio, il Giudice nella Sentenza del 2009 della Corte Costituzionale sul Trattato di Lisbona che impostava i limiti per un'ulteriore integrazione. Molti di loro hanno espresso vera e propria rabbia e frustrazione per quello che hanno percepito come “il modo informale” in cui i “pro-europei” in Germania sono pronti a mettere da parte i principi giuridici fondamentali. In realtà, il loro punto di vista è particolarmente interessante: vedono nei passi dell'integrazione europea che sono stati compiuti dalla crisi in poi come una “parziale inversione dei progressi compiuti in Europa nel corso di centinaia di anni verso la democrazia e lo stato di diritto”. Uno dei partecipanti ha anche detto che un’ulteriore integrazione europea senza referendum equivarrebbe ad “un colpo dall'alto”. 

Quello che colpisce particolarmente Kudnami, riguardo questi argomenti giuridici, è il modo in cui “essi sono stati informati dal passato nazista”. E’ chiaro che molti dei partecipanti, per lo più dal centro-destra, che hanno espresso preoccupazioni circa l'integrazione europea dal punto di vista legale avevano “sul retro della loro mente”, il ricordo bruciante del modo in cui i nazisti avevano abusato della legge. In particolare, ho avuto la sensazione che il fantasma di Carl Schmitt, il giurista della cosiddetta “corona del terzo Reich”, era nella stanza.
Uno dei partecipanti mi ha ricordato della famigerata dichiarazione di Schmitt, che “il Führer protegge la legge”, per illustrare i pericoli derivanti dall’abuso del diritto in nome della convenienza politica. È facile respingere questi argomenti come espressioni di un legalismo tipicamente tedesco o anche come feticizzazione della legge, ma sembra che i tedeschi abbiano nella loro memoria  collettiva alcune buone ragioni per essere legalisti. 

Infine il nostro testimone ci racconta di aver “trovato rinfrescante” sentire un franco riconoscimento dell'architettura imperfetta della moneta unica, anziché la stanca canzoncina della colpa sui paesi fiscalmente irresponsabile per la crisi. Come anche la preoccupazione di come l’approccio della Merkel alla crisi stia creando il sentimento anti-tedesco nel resto d'Europa. Nello stesso modo i convenuti erano a disagio con l'idea di rimodellare l’Europa ad immagine della Germania.
Quello che mancava, tuttavia, era il senso di responsabilità tedesca per la crisi dell'euro “o qualsiasi idea di come uscirne”. Molti degli argomenti euroscettici sembravano quasi un eco delle preoccupazioni britanniche sull'UE.  

Ma a differenza del Regno Unito, la Germania, ha scelto di aderire alla Moneta Unica. Alcuni tedeschi probabilmente cominciano a pensare che a posteriori è stato un errore. Ma che semplicemente non vogliono andare via

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