Da un blog di Hans Kudnani, questo
articolo su un convegno della Frankfurter
Allgemeine Zeitung sulla “Tendenzwende” – quel
che descrive come “un piccolo raduno a Berlino di storici, economisti, avvocati
costituzionali e filosofi, che si tiene ogni anno dal 2009”; l’idea parte da una famosa
conferenza accademica tenuta nel 1974, che ha coniato il termine “Inversione di
Tendenza” descrittivo del periodo tra la fine dell'immediato dopoguerra e
l'inizio di una nuova fase di crescita lenta dopo la crisi petrolifera del
1973. Dopo la crisi finanziaria del 2008, Andreas Rödder (uno storico) e Günther
Nonnenmacher (uno dei cinque editori della Frankfurter Allgemeine) hanno
avuto l'idea di tenere una Conferenza simile per discutere se un nuovo
paradigma è all’avvio. La grande domanda era: <cosa viene dopo il neoliberismo?>
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| memoriale dell'olocausto, Berlino |
La conferenza di quest’anno
era sull’Europa. Quello che ha colpito Kudnami è soprattutto quanto siano euroscettici i partecipanti – membri dell’élite
intellettuale della Germania –. La cosa è nuova, perché, fin dall'inizio della
crisi dell'Euro, c'è stato invece un consenso di tutti i partiti politici
tradizionali che “più Europa” fosse la soluzione. Ma le voci euroscettiche sono
diventate gradualmente sempre più forti: il Partito Alternative für Deutschland
ha preso quasi il 5 % dei voti alle elezioni di settembre. Dall’ascolto delle
relazioni Kudnami ci racconta di aver tratto due sentimenti opposti: sia
rassicurazione sia allarme. E’ rassicurante la prova che in Germania c'è in
effetti stato “un vero e proprio, sofisticato dibattito sull'Europa (forse il
più sofisticata di quello effettuato in qualsiasi Stato membro dell'UE)”; ma allarmante
“perché è difficile vedere una via d'uscita dalla crisi, se anche tedeschi sono
contrari ad un'ulteriore integrazione”.
Questa percezione non è del tutto
nuova, l’autore ci dice che aveva percepito l'euroscetticismo crescente nel
dibattito economico in Germania sull'Euro – non ultimo dalla Sezione Affari del
Frankfurter Allgemeine.
Molti tedeschi, in effetti, sono
sempre più preoccupati da ciò che vedono come “una strisciante mutualizzazione
del debito nell'Eurozona” – in particolare a partire dall'annuncio del
Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, del Programma Definitivo
Transazioni Monetarie. Come è noto nel giugno 2012 la Corte Costituzionale
tedesca ha stabilito che la mutualizzazione illimitata del debito, ad esempio
sotto forma di Eurobond, sarebbe incostituzionale e la Merkel notoriamente ha
promesso che non ci sarebbe gli Eurobond nel corso della sua vita. Anche nel
nuovo accordo di coalizione pubblicato la scorsa settimana, la CDU e la SPD hanno
dichiarato che “ogni forma di mutualizzazione del debito sovrano
minaccia le necessarie politiche economiche degli Stati membri”. In breve, i
tedeschi non vogliono andare oltre in termini di mutualizzazione del debito.
Tutto questo era ben noto, tuttavia
c'è anche un parallelo dibattito legale sull'Europa, con cui siamo tutti meno
familiari. L’autore ci segnala che molti dei partecipanti alla conferenza “Tendenzwende”
erano avvocati costituzionali, compreso Udo
di Fabio, il Giudice nella Sentenza del 2009 della Corte Costituzionale sul
Trattato di Lisbona che impostava i limiti per un'ulteriore integrazione. Molti
di loro hanno espresso vera e propria rabbia e frustrazione per quello che
hanno percepito come “il modo informale” in cui i “pro-europei” in Germania sono
pronti a mettere da parte i principi giuridici fondamentali. In realtà, il loro
punto di vista è particolarmente interessante: vedono nei passi
dell'integrazione europea che sono stati compiuti dalla crisi in poi come una “parziale
inversione dei progressi compiuti in Europa nel corso di centinaia di anni
verso la democrazia e lo stato di diritto”. Uno dei partecipanti ha anche detto
che un’ulteriore integrazione europea senza referendum equivarrebbe ad “un
colpo dall'alto”.
Quello che colpisce particolarmente
Kudnami, riguardo questi argomenti giuridici, è il modo in cui “essi sono stati
informati dal passato nazista”. E’ chiaro che molti dei partecipanti, per lo
più dal centro-destra, che hanno espresso preoccupazioni circa l'integrazione
europea dal punto di vista legale avevano “sul retro della loro mente”, il ricordo
bruciante del modo in cui i nazisti avevano abusato della legge. In
particolare, ho avuto la sensazione che il fantasma di Carl Schmitt, il
giurista della cosiddetta “corona del terzo Reich”, era nella stanza.
Uno dei partecipanti mi ha
ricordato della famigerata dichiarazione di Schmitt, che “il Führer protegge la
legge”, per illustrare i pericoli derivanti dall’abuso del diritto in nome
della convenienza politica. È facile respingere questi argomenti come
espressioni di un legalismo tipicamente tedesco o anche come feticizzazione
della legge, ma sembra che i tedeschi abbiano nella loro memoria collettiva alcune buone ragioni per essere
legalisti.
Infine il nostro testimone ci
racconta di aver “trovato rinfrescante” sentire un franco riconoscimento dell'architettura
imperfetta della moneta unica, anziché la stanca canzoncina della colpa sui
paesi fiscalmente irresponsabile per la crisi. Come anche la preoccupazione di
come l’approccio della Merkel alla crisi stia creando il sentimento
anti-tedesco nel resto d'Europa. Nello stesso modo i convenuti erano a disagio
con l'idea di rimodellare l’Europa ad immagine della Germania.
Quello che mancava, tuttavia, era
il senso di responsabilità tedesca per la crisi dell'euro “o qualsiasi idea di
come uscirne”. Molti degli argomenti euroscettici sembravano quasi un eco delle
preoccupazioni britanniche sull'UE.
Ma a differenza del Regno Unito, la
Germania, ha scelto di aderire alla Moneta Unica. Alcuni tedeschi probabilmente
cominciano a pensare che a posteriori è stato un errore. Ma che semplicemente
non vogliono andare via

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