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Capitalismo o democrazia? Nel quale vengono illustrate le posizioni di chi
oppone alla costruzione economicista europea richiedendo un surplus di
democrazia come necessaria correzione, esemplare in tal senso il dibattito
tra Jurgen Habermas e Wofgang Streeck, aperto dalla pubblicazione dell’importante
libro
del secondo. L’attacco è dunque affidato a Streeck mentre la difesa del
processo di integrazione europeo è affidata a Jurgen Habermas, Elman Altvater,
Claus Offe, Stephan Schulmeister e Hubert Zimmermann.
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La dittatura dell’austerità. In questa sezione vengono discusse le “conseguenze
devastanti” dell’austerità e della propensione al risparmio dei tedeschi. Qui
il dibattito si apre con una visione “da fuori”, grazie ai contributi di Paul
Krugman e “dall’interno”, con Peter Bofinger, Rudolf Hickel, Isabell Lorey e
Karl Georg Zinn.
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La nuova questione tedesca. Qui viene indagato il rapporto della Germania con l’Europa
e gli altri partner, mostrando la tentazione della “leadership egoistica”. Il dibattito
è costruito intorno alle posizioni di Ulrike Guérot, Jürgen Habermas, Joschka
Fischer, Henrik Enderlein e Christian Calliess. Infine Ulrich Beck, che
illustra l’alternativa “Cooperare o fallire”.
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La democrazia. Il
quarto ed ultimo capitolo riguarda la questione della democrazia in
senso stretto. Dove si trova la nuova “minaccia bonapartista”, che Hauke
Brunkhorst ha diagnosticato? Si incontra l’analisi di Hans-Jürgen Urban sul “nuovo autoritarismo”. La domanda è come sarebbe una “democrazia vivente” in Europa? Le posizioni presentate sono quella di Jürgen Habermas e di Ulrich K. Preuss, di Claudio Franzius, ed infine di Oskar Negt su l’Europa di domani.
senso stretto. Dove si trova la nuova “minaccia bonapartista”, che Hauke
Brunkhorst ha diagnosticato? Si incontra l’analisi di Hans-Jürgen Urban sul “nuovo autoritarismo”. La domanda è come sarebbe una “democrazia vivente” in Europa? Le posizioni presentate sono quella di Jürgen Habermas e di Ulrich K. Preuss, di Claudio Franzius, ed infine di Oskar Negt su l’Europa di domani.
Una grande
cavalcata di posizioni che siamo ansiosi di poter leggere in traduzione
italiana, nel frattempo si possono rubare alcune sintetiche impressioni: l’Unione
Europea è vista nella crisi più profonda della sua storia. Una crisi che, però,
non è solo economica o monetaria, ma principalmente “del modello dominante di
società” e dunque della democrazia. Emergono in questo contesti “vecchi rancori”
che si pensavano sopiti, la Germania non si sente più <<circondata solo
da amici>>. Questo porta ad una “rinazionalizzazione” molto pericolosa,
che fa il paio con una “europeizzazione guidata dalla finanza” che continua a
minare la democrazia dell’area euro. Dall’inizio della crisi si registrano
questi grandi spostamenti: uno “stabile spostamento del potere al ramo
esecutivo” e lo schiacciamento della democrazia sulla conformità al mercato (il
testo dice che è postulato del Governo Merkel che “la democrazia deve sempre
essere conforme al mercato”.
Questo è il
contesto nel quale nasce la domanda centrale sulla compatibilità tra democrazia
e capitalismo. Una domanda evidentemente vecchia, ma che oggi si pone in forma
rinnovata.
Riguardo al filo
generale delle presentazioni sembra di poter dire che la discussione si muova
da questa diagnosi verso l’allarme lanciato da Hans-Jurgen Urban sulla
formazione di una “via europea all’autoritarismo” nello scambio tra sicurezza e
democrazia. L’aumento di stabilità (essenzialmente monetaria e di prezzi) viene
contrabbandato per un valore che richiede sacrifici sul piano della
rappresentatività democratica. Cioè sterilizzando le decisioni che vengono
sussunte sul livello esecutivo di governo o, addirittura, su organismi non
responsabili democraticamente (come la superpotente BCE). Si tratta di una “grammatica
duro-autoritaria” che è profondamente anti-democratico. Una direzione da
correggere con urgenza. Nella stessa direzione, ovviamente, gli interventi di Ulrick
Beck (già presentate qui),
di Hauke Braunkhorst, che ricorda come due terzi delle leggi tedesche sono
basate su decisioni europee, e di Ulrick Preuss e Claudio Franzius che invitano
a ricominciare a “pensare normativamente” per democratizzare le fondamenta dell’Unione
Europea.
Come ricorda
Jurgen Habermas, bisogna cioè superare la costruzione Europea come mera
comunità economica, ricordando che essa è sempre stata soprattutto un progetto
politico (noi ne avevamo parlato qui).
Di Isabel Lorey, che ricostruisce il ruolo della precarietà, dell’incertezza
nel determinare una nuova forma di governance che, in effetti lavora proprio
sulla produzione di debito ed incertezza. Una governance costrittiva (e del
terrore) che genera anche risposte di protesta sociale sempre più diffusa.
Come ricordano,
infine Stephan Schulmeister (che parla di “guerra economica” in corso e di
possibile “fase finale” a partire dall’uscita dall’euro) e Karl Georg Zinn,
siamo in una situazione che assomiglia sempre più alla grande crisi economica
degli anni venti-trenta che implicò un totale e conclamato fallimento delle
élite politiche dell’epoca e, a seguito delle devastanti conseguenze dell’austerità,
anche della democrazia.


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