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venerdì 6 dicembre 2013

Il dibattito tedesco: sul nuovo libro “Democrazia o capitalismo? L’Europa nella crisi” uscito in Germania


 In Germania è stato pubblicato un importante libro collettaneo sulla crisi, nel quale sono contenuti quelli che gli editori considerano “i documenti fondamentali del dibattiti” in Germania; si tratta di un testo diviso in quattro parti:
-          Capitalismo o democrazia? Nel quale vengono illustrate le posizioni di chi oppone alla costruzione economicista europea richiedendo un surplus di democrazia come necessaria correzione, esemplare in tal senso il dibattito tra Jurgen Habermas e Wofgang Streeck, aperto dalla pubblicazione dell’importante libro del secondo. L’attacco è dunque affidato a Streeck mentre la difesa del processo di integrazione europeo è affidata a Jurgen Habermas, Elman Altvater, Claus Offe, Stephan Schulmeister e Hubert Zimmermann.
-          La dittatura dell’austerità. In questa sezione vengono discusse le “conseguenze devastanti” dell’austerità e della propensione al risparmio dei tedeschi. Qui il dibattito si apre con una visione “da fuori”, grazie ai contributi di Paul Krugman e “dall’interno”, con Peter Bofinger, Rudolf Hickel, Isabell Lorey e Karl Georg Zinn.
-          La nuova questione tedesca. Qui viene indagato il rapporto della Germania con l’Europa e gli altri partner, mostrando la tentazione della “leadership egoistica”. Il dibattito è costruito intorno alle posizioni di Ulrike Guérot, Jürgen Habermas, Joschka Fischer, Henrik Enderlein e Christian Calliess. Infine Ulrich Beck, che illustra l’alternativa “Cooperare o fallire”.
-          La democrazia. Il quarto ed ultimo capitolo riguarda la questione della democrazia in
senso stretto. Dove si trova la nuova “minaccia bonapartista”, che Hauke
Brunkhorst ha diagnosticato? Si incontra l’analisi di Hans-Jürgen Urban sul “nuovo autoritarismo”. La domanda è come sarebbe una “democrazia vivente” in Europa? Le posizioni presentate sono quella di Jürgen Habermas e di Ulrich K. Preuss, di Claudio Franzius, ed infine di Oskar Negt su l’Europa di domani.
 

Una grande cavalcata di posizioni che siamo ansiosi di poter leggere in traduzione italiana, nel frattempo si possono rubare alcune sintetiche impressioni: l’Unione Europea è vista nella crisi più profonda della sua storia. Una crisi che, però, non è solo economica o monetaria, ma principalmente “del modello dominante di società” e dunque della democrazia. Emergono in questo contesti “vecchi rancori” che si pensavano sopiti, la Germania non si sente più <<circondata solo da amici>>. Questo porta ad una “rinazionalizzazione” molto pericolosa, che fa il paio con una “europeizzazione guidata dalla finanza” che continua a minare la democrazia dell’area euro. Dall’inizio della crisi si registrano questi grandi spostamenti: uno “stabile spostamento del potere al ramo esecutivo” e lo schiacciamento della democrazia sulla conformità al mercato (il testo dice che è postulato del Governo Merkel che “la democrazia deve sempre essere conforme al mercato”.  

Questo è il contesto nel quale nasce la domanda centrale sulla compatibilità tra democrazia e capitalismo. Una domanda evidentemente vecchia, ma che oggi si pone in forma rinnovata.  

Riguardo al filo generale delle presentazioni sembra di poter dire che la discussione si muova da questa diagnosi verso l’allarme lanciato da Hans-Jurgen Urban sulla formazione di una “via europea all’autoritarismo” nello scambio tra sicurezza e democrazia. L’aumento di stabilità (essenzialmente monetaria e di prezzi) viene contrabbandato per un valore che richiede sacrifici sul piano della rappresentatività democratica. Cioè sterilizzando le decisioni che vengono sussunte sul livello esecutivo di governo o, addirittura, su organismi non responsabili democraticamente (come la superpotente BCE). Si tratta di una “grammatica duro-autoritaria” che è profondamente anti-democratico. Una direzione da correggere con urgenza. Nella stessa direzione, ovviamente, gli interventi di Ulrick Beck (già presentate qui), di Hauke Braunkhorst, che ricorda come due terzi delle leggi tedesche sono basate su decisioni europee, e di Ulrick Preuss e Claudio Franzius che invitano a ricominciare a “pensare normativamente” per democratizzare le fondamenta dell’Unione Europea.
Come ricorda Jurgen Habermas, bisogna cioè superare la costruzione Europea come mera comunità economica, ricordando che essa è sempre stata soprattutto un progetto politico (noi ne avevamo parlato qui). Di Isabel Lorey, che ricostruisce il ruolo della precarietà, dell’incertezza nel determinare una nuova forma di governance che, in effetti lavora proprio sulla produzione di debito ed incertezza. Una governance costrittiva (e del terrore) che genera anche risposte di protesta sociale sempre più diffusa.  

Come ricordano, infine Stephan Schulmeister (che parla di “guerra economica” in corso e di possibile “fase finale” a partire dall’uscita dall’euro) e Karl Georg Zinn, siamo in una situazione che assomiglia sempre più alla grande crisi economica degli anni venti-trenta che implicò un totale e conclamato fallimento delle élite politiche dell’epoca e, a seguito delle devastanti conseguenze dell’austerità, anche della democrazia. 

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