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mercoledì 4 dicembre 2013

Hans Springstein, “Sui vantaggi della crisi”

 
Su Der Freitag Politik, una testata on line, nel Maggio 2013, è uscito questo piccolo e gustoso articolo, il cui sottotitolo è “Prima di tutto ci occupiamo della loro povertà e poi li invogliamo a venire a lavorare da noi - un possibile riassunto delle politiche di crisi europee del governo federale tedesco”. La traduzione è tratta da Voci dalla Germania, un blog molto interessante di traduzioni della stampa e delle posizioni che emergono nel dibattito tedesco.



L’articolo è, in effetti una rassegna delle posizioni uscite sulla stampa tedesca fino alla metà dell’anno. Alcuni esempi: la FAZ online, il 14 maggio 2013 annuncia che “Merkel vuole attrarre lavoratori qualificati dai paesi Euro in crisi”, secondo l’articolo il bello, dal punto di vista tedesco, è che, questo flusso di lavoratori qualificati, necessari come vedremo alla industria, a causa della crisi costano anche meno, rispetto alla forza lavoro tedesca.  

Il secondo tema, più generale è affrontato da un’altra testata, il WirtschaftsWoche il 9 ottobre 2012, che sostiene che “Se l'avventura eurista alla fine dovesse andare bene, ci sarebbe un solo vincitore: lo stato tedesco”. Infatti secondo l’autore per la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l’Italia e gli altri paesi colpiti dalla crisi, l'avventura dell’Euro ha causato solo crescenti problemi sociali. A ciò contribuiscono i cosiddetti “piani anti crisi” della Troika e del Governo Federale tedesco, che in effetti impongono ai paesi in crisi un'austerità che li indebolisce ancora di più. Della stessa opinione un articolo su Cicero del 21 gennaio 2013  La Germania si è  risanata a spese dei vicini di casa”, in sintesi si può dire che “finanziariamente, economicamente e perfino demograficamente la Germania ha avuto vantaggi dalla crisi dell'unione monetaria”. 

Non si può, in definitiva, dire che la stampa tedesca non percepisca (almeno qualche volta) la crisi che attraversano gli altri paesi europei. Ad esempio il Süddeutsche Zeitung del 27 luglio 2012 descrive così le conseguenze della crisi: “In Spagna ci sarebbero oltre 5.7 milioni di persone senza un lavoro. Fra i giovani sotto i 25 anni più della metà non ha un lavoro, il tasso di disoccupazione complessivo è del 25%”. Anche il Presseurop.de del 6 maggio 2013, traducendo un articolo di Ignacio Sánchez-Cuenca, ricorda che in Spagna: “La disoccupazione crescente, l'impoverimento e l'esclusione sociale hanno assunto dimensioni spaventose, ci sono ragazzi che soffrono di malnutrizione. Migliaia di famiglie sono sfrattate dalle loro abitazioni. I salari e gli stipendi scendono, mentre i prezzi per i beni e i servizi aumentano”. L'autore continua: “Può sembrare brutale, ma sembra che per l'UE e il governo spagnolo la crisi potrà essere risolta solo quando la maggior parte degli spagnoli saranno sprofondati nella povertà”.
Anche l'8 aprile 2013 arriva un avvertimento per la Organizzazione Internazionale del Lavoro: “la crisi economica e monetaria ha aumentato il rischio di disordini sociali negli stati del mediterraneo Cipro, Grecia, Spagna e Italia”. Nel frattempo nell'EU ci sono 10 milioni di disoccupati in più rispetto a prima della crisi. “Particolarmente colpiti sono i giovani e i lavoratori scarsamente qualificati”, afferma l'organizzazione. Il Krone.at scriveva il 27 marzo 2013: “Chi non vede alcuna via di uscita si suicida; i malati che non possono più pagare i costi ospedalieri rischieranno la loro vita”. 

In questa situazione il Deutsche Welle del 30 novembre 2012 si chiede come mai “gli spagnoli non salgono sulle barricate”, ancora Sánchez-Cuenca. L’articolo descrive le reali conseguenze: “Molti giovani spagnoli stanno fuggendo dal loro paese. Soprattutto agli ingegneri con più ambizioni la Germania sembra un El Dorado”. La mancanza di prospettive spinge infatti molti spagnoli ad andarsene dal loro paese, così scrive la Süddeutsche Online del 20 aprile 2012 “sono sempre di più quelli che arrivano in Germania, come Mariola e Jordi”, raccontando due esempi concreti.
Anche Euronews.de nel dicembre 2011, valutando il caso del Portogallo, rimarcava che mentre “nei decenni passati il Portogallo ha investito molto in università e istruzione”, oggi l’effetto è paradossale: “a causa della crisi è diventato impossibile trattenere i giovani più talentuosi e quindi il paese lascia emigrare il proprio futuro”. In conseguenza il Portogallo è sulla strada dell'abisso economico. 

Dunque, la situazione appare chiara anche alla stampa tedesca; per la Deutsche Welle “è chiaro che in Germania ci sono sempre più lavoratori provenienti dalla Spagna, dalla Grecia, dal Portogallo o dalla Slovacchia: arrivano dai paesi EU duramente colpiti dalla crisi economica”, ed è chiaro che l'economia tedesca dovrebbe essere soddisfatta, dopo essersi lamentata a lungo per la mancanza di lavoratori qualificati.  

Lo schema è dunque: i paesi europei deboli sono in crisi anche per l’austerità, la disoccupazione cresce, i lavoratori emigrano e la Germania (che ha bisogno di forza lavoro qualificata) li accoglie. 

Tutto chiaro e vero? In effetti possono esserci dei dubbi, o meglio delle altre cose da osservare. La presunta mancanza di forza lavoro specializzata sarebbe infatti solo una “Fata Morgana” su cui in passato si è pronunciato più volte anche Karl Brenke del Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW) di Berlino, nel 2010, allo stesso modo nel 2011 e anche nel 2012. Per lo studioso “non c'è traccia di una insufficiente offerta di forza lavoro”, il problema vero è che i salari dei lavoratori non sono cresciuti, infatti il numero dei disoccupati con una qualificazione è superiore al numero delle posizioni aperte. Sembra un paradosso rafforzato dallo statistico Gerd Bosbach che in un articolo di Report del 10 luglio 2012 intitolato “La leggenda dei tanto ricercati ingegneri” mette il dito nella piaga: se le aziende tedesche “avessero veramente una mancanza di ingegneri, allora tratterebbero i candidati già disponibili in maniera molto diversa. Offrirebbero loro delle posizioni stabili e dei buoni salari, che al momento non vedo proprio”. La cosa è confermata, come scrive Der Spiegel Online il 26 maggio 2009, da uno studio del Consiglio degli Esperti per l'Integrazione e la Migrazione del 2009: dal 2003 oltre 180.000 lavoratori specializzati hanno lasciato la Germania, un anno dopo si annunciava un risultato molto simile. Il motivo principale per l'emigrazione della forza lavoro qualificata sarebbe il desiderio di un salario più alto, così afferma la Süddeutsche online del 17 maggio 2010 che mette in evidenza come proprio coloro che hanno un titolo di studio più elevato, come i medici e gli ingegneri, si lamentino delle tasse troppo alte e della burocrazia eccessiva, e questo vale soprattutto per i professionisti affermati. Nell'articolo menzionato Hermann Biehler dell'IMU Institut di Monaco dichiara seccamente: “dal mio punto di vista la situazione è tale per cui i giovani ingegneri devono scegliere tra un lavoro pagato male e la disoccupazione”.
Un altro motivo per l'emigrazione della forza lavoro qualificata dalla Germania potrebbe essere la mancanza di riconoscimento sociale e il carico di lavoro eccessivo, così Tagesspiegel il 4 agosto 2010 citando Eberhard Jüttner, l'allora presidente del Paritätischen Gesamtverband. Jüttner si riferisce alla situazione del personale infermeristico: “Ogni anno molti infermieri qualificati lasciano la Germania per andare a lavorare in Scandinavia, in Austria o in Svizzera, causando una mancanza di infermieri in Germania... se ne vanno perché in questi paesi ricevono un riconoscimento maggiore e il carico di lavoro è inferiore”. 

Dunque secondo Brenke, ricercatore del DIW, la tanto lamentata mancanza di forza lavoro sarebbe piuttosto una mancanza di forza lavoro a buon mercato e flessibile, intercambiabile in ogni momento.
E’ per questa ragione, in definitiva, per la quale i giovani ben formati ed istruiti provenienti dai paesi in crisi sono i benvenuti: rispetto ai tedeschi sono disponibili a lavorare per un salario più basso e a condizioni peggiori.  

La cosa ha una importante conseguenza interna: le aziende tedesche non devono preoccuparsi troppo per le richieste di un salario minimo per tutti i settori (e uguale fra est e ovest). Per questo motivo il Governo Federale di centro-destra, fino ad oggi, ha ignorato le critiche dell'ILO e fatto il suo gioco: mentre gli stati della zona Euro sono stati costretti a dare troppa enfasi al risanamento dei bilanci pubblici, trascurando la componente sociale, la Germania ha mostrato quello che ha da offrire a tutti coloro che soffrono per l'austerità, una prospettiva di lavoro nella Repubblica Federale “soprattutto se giovani, ben istruiti, flessibili e disponibili ad essere sfruttati”. 

Le “buone condizioni” di cui parla Merkel, ad esempio per i lavoratori specializzati spagnoli, sono state descritte anche in un reportage di Johannes Kulms sulla Deutschland Radio Kultur dell'11 aprile 2013. Viene presentato come esempio Sebastian Gonzales, uno dei 14 spagnoli che da febbraio vivono nella Turingia del sud e che lavorano per un periodo di prova di 6 mesi nell'industria o nella gastronomia. Il cosiddetto “Progetto Spagna” che è stato messo in piedi dalla Industrie-und Handelskammer di Suhl: “il Progetto prevede uno stipendio di almeno 1.000,00 € lordi”. Ora Gonzales in Spagna prima della crisi guadagnava circa 4.000,00 € lordi, in Turingia guadagna circa 1.400,00 € lordi mensili. Il suo nuovo capo nell'azienda della Turingia sembra generoso: “lo abbiamo inquadrato come ogni altro nuovo arrivato, con un salario lordo di 8.5 € per ora. E io credo che se farà bene potrà anche salire, ma sicuramente non nei primi 6 mesi”. Lo spagnolo sembra felice: “in Spagna è già qualcosa avere un lavoro, di quanto si guadagna poi, neanche a parlarne. Ai miei ex colleghi di Barcellona nel giro di pochi anni è stato ridotto il salario del 25 %”.
Anche Nereida Ruiz, che come Gonzales è arrivata dalla Spagna fino in Turingia, e lavora in un hotel nei pressi di Suhl, dice: “non sono certo l'unica spagnola ad essere andata in Germania, trovo naturale che in una Unione Monetaria il paese più forte aiuti quello più debole. Chi dice che domani non possa accadere il contrario?”. E così sembra che tutti abbiano avuto qualcosa dalla crisi ...
 

Peccato che l’”aiuto” sia alquanto interessato. E che i beneficiari siano sostanzialmente i datori di lavoro della signora Ruiz o del sig. Gonzales mentre i perdenti siano i colleghi tedeschi degli stessi e noi tutti.

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