Su Der Freitag Politik,
una testata on line, nel Maggio 2013, è uscito questo piccolo e gustoso articolo, il cui sottotitolo è “Prima
di tutto ci occupiamo della loro povertà e poi li invogliamo a venire a
lavorare da noi - un possibile riassunto delle politiche di crisi europee del
governo federale tedesco”. La traduzione è tratta da Voci
dalla Germania, un blog molto
interessante di traduzioni della stampa e delle posizioni che emergono nel
dibattito tedesco.
L’articolo è, in effetti
una rassegna delle posizioni uscite sulla stampa tedesca fino alla metà
dell’anno. Alcuni esempi: la
FAZ online, il 14 maggio 2013 annuncia che “Merkel vuole attrarre lavoratori qualificati dai paesi Euro in
crisi”, secondo l’articolo il bello, dal punto di vista tedesco, è che, questo
flusso di lavoratori qualificati, necessari come vedremo alla industria, a
causa della crisi costano anche meno, rispetto alla forza lavoro tedesca.
Il secondo tema, più
generale è affrontato da un’altra testata, il WirtschaftsWoche
il 9 ottobre 2012, che sostiene che “Se
l'avventura eurista alla fine dovesse andare bene, ci sarebbe un solo
vincitore: lo stato tedesco”. Infatti secondo l’autore per la Grecia, la Spagna,
il Portogallo, l’Italia e gli altri paesi colpiti dalla crisi, l'avventura dell’Euro
ha causato solo crescenti problemi sociali. A ciò contribuiscono i cosiddetti “piani
anti crisi” della Troika e del Governo Federale tedesco, che in effetti impongono
ai paesi in crisi un'austerità che li indebolisce ancora di più. Della stessa
opinione un articolo su Cicero
del 21 gennaio 2013 “La
Germania si è risanata a spese dei
vicini di casa”, in sintesi si può dire che “finanziariamente,
economicamente e perfino demograficamente la Germania ha avuto vantaggi dalla
crisi dell'unione monetaria”.
Non si può, in definitiva,
dire che la stampa tedesca non percepisca (almeno qualche volta) la crisi che
attraversano gli altri paesi europei. Ad esempio il Süddeutsche
Zeitung del 27 luglio 2012 descrive così le
conseguenze della crisi: “In Spagna ci sarebbero oltre 5.7 milioni di persone
senza un lavoro. Fra i giovani sotto i 25 anni più della metà non ha un lavoro,
il tasso di disoccupazione complessivo è del 25%”. Anche il Presseurop.de
del 6 maggio 2013, traducendo un articolo di Ignacio Sánchez-Cuenca,
ricorda che in Spagna: “La disoccupazione crescente, l'impoverimento e
l'esclusione sociale hanno assunto dimensioni spaventose, ci sono ragazzi che
soffrono di malnutrizione. Migliaia di famiglie sono sfrattate dalle loro
abitazioni. I salari e gli stipendi scendono, mentre i prezzi per i beni e i
servizi aumentano”. L'autore continua: “Può sembrare brutale, ma sembra che per
l'UE e il governo spagnolo la crisi potrà essere risolta solo quando la maggior
parte degli spagnoli saranno sprofondati nella povertà”.
Anche l'8 aprile 2013
arriva un avvertimento per la Organizzazione
Internazionale del Lavoro: “la crisi
economica e monetaria ha aumentato il rischio di disordini sociali negli stati
del mediterraneo Cipro, Grecia, Spagna e Italia”. Nel frattempo nell'EU ci sono
10 milioni di disoccupati in più rispetto a prima della crisi. “Particolarmente
colpiti sono i giovani e i lavoratori scarsamente qualificati”, afferma
l'organizzazione. Il Krone.at
scriveva il 27 marzo 2013: “Chi
non vede alcuna via di uscita si suicida; i malati che non possono più pagare i
costi ospedalieri rischieranno la loro vita”.
In questa situazione il Deutsche
Welle del 30 novembre 2012 si chiede come mai “gli spagnoli non salgono
sulle barricate”, ancora Sánchez-Cuenca. L’articolo descrive le reali conseguenze:
“Molti giovani spagnoli stanno fuggendo dal loro paese. Soprattutto agli
ingegneri con più ambizioni la Germania sembra un El Dorado”. La mancanza di
prospettive spinge infatti molti spagnoli ad andarsene dal loro paese, così
scrive la Süddeutsche
Online del 20 aprile 2012 “sono sempre di più
quelli che arrivano in Germania, come Mariola e Jordi”, raccontando due esempi
concreti.
Anche Euronews.de
nel dicembre 2011, valutando il caso del Portogallo, rimarcava che mentre “nei
decenni passati il Portogallo ha investito molto in università e istruzione”, oggi
l’effetto è paradossale: “a causa della crisi è diventato impossibile
trattenere i giovani più talentuosi e quindi il paese lascia emigrare il
proprio futuro”. In conseguenza il Portogallo è sulla strada dell'abisso
economico.
Dunque, la situazione
appare chiara anche alla stampa tedesca; per la Deutsche Welle “è chiaro che in
Germania ci sono sempre più lavoratori provenienti dalla Spagna, dalla Grecia,
dal Portogallo o dalla Slovacchia: arrivano dai paesi EU duramente colpiti
dalla crisi economica”, ed è chiaro che l'economia tedesca dovrebbe essere
soddisfatta, dopo essersi lamentata a lungo per la mancanza di lavoratori
qualificati.
Lo schema è dunque: i
paesi europei deboli sono in crisi anche per l’austerità, la disoccupazione
cresce, i lavoratori emigrano e la Germania (che ha bisogno di forza lavoro
qualificata) li accoglie.
Tutto chiaro e vero? In
effetti possono esserci dei dubbi, o meglio delle altre cose da osservare. La
presunta mancanza di forza lavoro specializzata sarebbe infatti solo una “Fata
Morgana” su cui in passato si è pronunciato più volte anche Karl Brenke del
Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW) di Berlino, nel
2010, allo stesso
modo nel 2011 e anche
nel 2012. Per lo studioso “non c'è traccia di
una insufficiente offerta di forza lavoro”, il problema vero è che i salari dei
lavoratori non sono cresciuti, infatti il numero dei disoccupati con una
qualificazione è superiore al numero delle posizioni aperte. Sembra un
paradosso rafforzato dallo statistico Gerd Bosbach che in un articolo
di Report del 10 luglio 2012 intitolato
“La leggenda dei tanto ricercati ingegneri” mette il dito nella piaga: se le
aziende tedesche “avessero veramente una mancanza di ingegneri, allora
tratterebbero i candidati già disponibili in maniera molto diversa.
Offrirebbero loro delle posizioni stabili e dei buoni salari, che al momento
non vedo proprio”. La cosa è confermata, come scrive Der
Spiegel Online il 26 maggio 2009, da uno studio del Consiglio degli Esperti per l'Integrazione e
la Migrazione del 2009: dal 2003 oltre 180.000 lavoratori specializzati hanno
lasciato la Germania, un anno dopo si annunciava un risultato molto simile. Il
motivo principale per l'emigrazione della forza lavoro qualificata sarebbe il
desiderio di un salario più alto, così afferma la Süddeutsche
online del 17 maggio 2010 che mette in evidenza come proprio coloro che hanno un titolo di studio più elevato,
come i medici e gli ingegneri, si lamentino delle tasse troppo alte e della
burocrazia eccessiva, e questo vale soprattutto per i professionisti affermati.
Nell'articolo menzionato Hermann Biehler dell'IMU Institut di Monaco dichiara
seccamente: “dal mio punto di vista la situazione è tale per cui i giovani
ingegneri devono scegliere tra un lavoro pagato male e la disoccupazione”.
Un altro motivo per
l'emigrazione della forza lavoro qualificata dalla Germania potrebbe essere la
mancanza di riconoscimento sociale e il carico di lavoro eccessivo, così
Tagesspiegel il 4 agosto 2010 citando
Eberhard Jüttner, l'allora presidente del Paritätischen Gesamtverband. Jüttner
si riferisce alla situazione del personale infermeristico: “Ogni anno molti
infermieri qualificati lasciano la Germania per andare a lavorare in Scandinavia,
in Austria o in Svizzera, causando una mancanza di infermieri in Germania... se
ne vanno perché in questi paesi ricevono un riconoscimento maggiore e il carico
di lavoro è inferiore”.
Dunque secondo Brenke,
ricercatore del DIW, la tanto lamentata mancanza di forza lavoro sarebbe
piuttosto una mancanza di forza lavoro a
buon mercato e flessibile, intercambiabile in ogni momento.
E’ per questa ragione, in
definitiva, per la quale i giovani ben formati ed istruiti provenienti dai
paesi in crisi sono i benvenuti: rispetto
ai tedeschi sono disponibili a lavorare per un salario più basso e a condizioni
peggiori.
La cosa ha una importante
conseguenza interna: le aziende tedesche non devono preoccuparsi troppo per le
richieste di un salario minimo per tutti i settori (e uguale fra est e ovest). Per
questo motivo il Governo Federale di centro-destra, fino
ad oggi, ha ignorato le critiche dell'ILO e fatto il suo gioco: mentre gli
stati della zona Euro sono stati costretti a dare troppa enfasi al risanamento
dei bilanci pubblici, trascurando la componente sociale, la Germania ha mostrato
quello che ha da offrire a tutti coloro che soffrono per l'austerità, una
prospettiva di lavoro nella Repubblica Federale “soprattutto se giovani, ben
istruiti, flessibili e disponibili ad essere sfruttati”.
Le “buone condizioni” di
cui parla Merkel, ad esempio per i lavoratori specializzati spagnoli, sono state
descritte anche in un reportage di Johannes Kulms sulla Deutschland
Radio Kultur dell'11 aprile 2013. Viene
presentato come esempio Sebastian Gonzales, uno dei 14 spagnoli che da febbraio
vivono nella Turingia del sud e che lavorano per un periodo di prova di 6 mesi
nell'industria o nella gastronomia. Il cosiddetto “Progetto Spagna” che è stato
messo in piedi dalla Industrie-und Handelskammer di Suhl: “il Progetto prevede
uno stipendio di almeno 1.000,00 € lordi”. Ora Gonzales in Spagna prima della
crisi guadagnava circa 4.000,00 € lordi, in Turingia guadagna circa 1.400,00 €
lordi mensili. Il suo nuovo capo nell'azienda della Turingia sembra generoso: “lo
abbiamo inquadrato come ogni altro nuovo arrivato, con un salario lordo di 8.5
€ per ora. E io credo che se farà bene potrà anche salire, ma sicuramente non
nei primi 6 mesi”. Lo spagnolo sembra felice: “in Spagna è già qualcosa avere
un lavoro, di quanto si guadagna poi, neanche a parlarne. Ai miei ex colleghi
di Barcellona nel giro di pochi anni è stato ridotto il salario del 25 %”.
Anche Nereida Ruiz, che
come Gonzales è arrivata dalla Spagna fino in Turingia, e lavora in un hotel
nei pressi di Suhl, dice: “non sono certo l'unica spagnola ad essere andata in
Germania, trovo naturale che in una Unione Monetaria il paese più forte aiuti
quello più debole. Chi dice che domani non possa accadere il contrario?”. E così
sembra che tutti abbiano avuto qualcosa dalla crisi ...
Peccato che l’”aiuto” sia
alquanto interessato. E che i beneficiari siano sostanzialmente i datori di
lavoro della signora Ruiz o del sig. Gonzales mentre i perdenti siano i
colleghi tedeschi degli stessi e noi tutti.

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