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giovedì 26 dicembre 2013

Hans-Werner Sinn, “Il salvataggio da zero dell’Unione Monetaria

L’importante economista tedesco Hans-Werner Sinn, scrive per Project Syndacate una sintesi della sua proposta per risolvere i problemi dell’area Euro, arrivati ad un punto altamente critico. Nell’articolo si ricorda come l’Unione Europea sia un grande progetto di pace e libertà, che con il libero commercio ha migliorato la prosperità; tuttavia la moneta comune europea non è altrettanto di successo: “l'euro ha gettato l'Europa meridionale e la Francia in una profonda crisi economica che sta logorando i nervi di tutti i soggetti coinvolti.”

Si, Sinn, professore di Economia a Monaco, Presidente dell’IFO e membro influente del Consiglio Consultivo del Ministero dell'Economia tedesco, scrive proprio “the euro has plunged southern Europe and France into a deep economic crisis that is fraying the nerves of all involved”. L’Euro è la causa.
Lamenta, infatti, (e la cosa non può che averlo scioccato) di “non aver mai visto così tante svastiche e commenti di odio diretti contro la Germania”. Ricorda anche che un altro autorevole osservatore, l'ex capo dell'Eurogruppo, il Primo Ministro Jean-Claude Juncker del Lussemburgo, “ha detto che il 2013 lo fa pensare del 1913, quando nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo un anno dopo”. Come ricordiamo, anche la Angela Merkel avrebbe detto qualcosa del genere, citando un libro letto, alla riunione del Consiglio di giovedì scorso. Come sottolinea Sinn: “una dichiarazione come questa da un tale distinto uomo politico è agghiacciante” (tanto più agghiacciante se sono due).

Partendo da questi sinistri avvertimenti, bisogna riconoscere che la ragione fondamentale è che “la crisi è tutt'altro che finita”; infatti, anche se l'assicurazione che la Banca Centrale Europea ha offerto agli acquirenti di Titoli di Stato dei membri dell'UE ha temporaneamente calmato i mercati finanziari, i “lavoratori comuni” guardano al futuro con trepidazione. Come ricorda l’economista tedesco, in Grecia e in Spagna, la metà di tutti i giovani non studiano e sono disoccupati; si tratta di un quarto della forza lavoro adulta. Anche in Francia ed in Italia il continuo aumento della disoccupazione è “particolarmente preoccupante”, in quanto la produzione industriale è diminuita e la competitività di prezzo continua a deteriorarsi.
Si tratta di una tragedia economica quasi senza precedenti di cui –per Sinn- “l'euro stesso è responsabile”. Infatti, secondo la sua analisi, durante i primi anni, dopo il vertice dell'UE a Madrid nel 1995 quando fu lanciato ufficialmente il passaggio verso una moneta comune, troppo capitale è stato guidato in Europa meridionale, creandovi una bolla del credito inflazionistica. Inoltre un ambiente normativo eccessivamente lassista si è dimostrato letale, incoraggiando le banche del nord Europa a riempire i loro bilanci con titoli di Stato e obbligazioni delle banche dell'Europa meridionale. Quando la bolla è scoppiata, ha lasciato nella sua scia economie terribilmente costose che avevano perso la loro competitività.
Sulla base di questa (parziale) analisi, Sinn afferma che l'Europa deve utilizzare questo breve momento di “calma tra i fronti di tempesta per ripensare l'Unione Monetaria europea da zero”. 

Infatti, detto con franchezza che sfiora la brutalità (ma che è in linea con analoghe dichiarazioni che la Merkel avrebbe fatto giovedì, quando ha detto che nessuno salverà i paesi del Sud), “lo sforzo di creare un equivalente europeo del dollaro e di imporre un’Unione Fiscale, nonostante l'assenza di uno Stato Europeo comune, è destinato a fallire”. A fronte di questo fallimento (quello di avere “più Europa”) i paesi europei non potranno che trasformarsi in animosi avversari e in “debitori e creditori a vicenda”. Senza il “requisito fondamentale” per il funzionamento unioni monetarie e fiscali della creazione degli Stati Uniti d'Europa, con un vero Parlamento che dia a tutti i cittadini parità di rappresentanza, insieme ad un sistema giuridico comune (e soprattutto, un esercito comune e di una politica estera comune) “vale a dire, una vera e duratura Unione reciproca-assicurativa basata sulla reciprocità nel garantire la sicurezza e la stabilità”, l’anticipo dell’Unione Fiscale non potrà mai raggiungere l’obiettivo.
A questo punto, per Sinn, “poiché la Francia non è ancora disposta ad accettare uno Stato Europeo comune” [ma neppure la Germania], “abbiamo bisogno di una fase intermedia per conservare e stabilizzare l'eurozona”. 

Da qui parte la proposta, per “sistemare il pasticcio attuale”, e salvaguardare l'introduzione di un sistema flessibile basato su vincoli di bilancio, sono necessarie quattro misure:
  • -   In primo luogo, è necessaria una Conferenza sul Debito, con i creditori dei governi e delle banche dell'Europa meridionale che devono “perdonare parte del debito” (forgiving part of the debt). I creditori che rinunciano a parte dei loro crediti devono includere enti pubblici, in primis la BCE, che si sono ormai in gran parte sostituiti ai finanziatori privati.
  • -    In secondo luogo, i membri della zona euro il cui percorso per recuperare competitività attraverso la riduzione dei prezzi e dei salari è troppo lungo e faticoso, e le cui società rischiano di essere squarciate con l'imposizione della necessaria austerità, devono uscire temporaneamente dall'Unione Monetaria. L’effetto negativo dovrebbe essere ammortizzato con l'aiuto finanziario comunitario, che non sarebbe necessario per lungo tempo, perché una svalutazione della nuova moneta “sarebbe ripristinare rapidamente la competitività”. In effetti, una “breathing eurozone" che consenta - e regoli - uscita e ri-adesione dovrebbe essere chiaramente stabilita. L'Europa ha bisogno di un sistema che è a metà strada tra il dollaro e un sistema di cambi fissi come Bretton Woods.
  • - Terzo, questa Unione Monetaria flessibile deve includere vincoli di bilancio delle banche centrali nazionali dei suoi membri. In particolare, un tetto deve essere impostato sulla creazione di moneta locale, stabilendo l'obbligo di garantire gli squilibri della bilancia dei pagamenti con oro o altri mezzi sicuri di pagamento.
  • -    Infine, la regolamentazione del fallimento dei paesi è essenziale per rendere chiaro agli investitori fin dall'inizio che stanno prendendo un rischio. Questo è l'unico modo per evitare gli eccessivi flussi di credito destabilizzanti che hanno spinto l'Europa meridionale alla rovina.


In conclusione Sinn sostiene che, se vogliamo seriamente approfondire l'integrazione europea, dobbiamo riconoscere che “non c'è alternativa credibile a riformare l'Euro da zero”. In caso contrario, ammiratori e aspiranti europei, come quelli in Ucraina, finiranno per guardare altrove.

L’Europa perderà la sua capacità di attrazione e diventerà agli occhi di tutti un progetto regressivo.

Ora, la proposta di Sinn è rimarchevole per il solo fatto che venga formulata, insieme alla franca ammissione del fallimento del “generoso” tentativo di spingere l’Unione (impantanata) tramite l’anticipazione di vincoli insostenibili. Ed economicamente illogici.
La stessa facilità della proposta: uscire per svalutare al fine di recuperare la competitività, secondo le parole di Sinn, squarcia un velo di ipocrisia sulla cosa. Si può fare ed è semplice. Senza l’artificiale vincolo monetario, il cambio avrebbe fatto il suo normale lavoro e l’inversione dei flussi finanziari avrebbe portato modifiche dei cambi.

C’è solo un aspetto poco chiaro nella proposta di Sinn, se un paese esce dall’Euro e ripristina i poteri della sua Banca Centrale, perché poi dovrebbe rientrarvi? Perché accettare la dissimetria di non poter praticare espansione monetaria, come tutte le Banche Centrali, restando sotto la tutela di una BCE alla quale non si partecipa neppure più?

Essere liberi dovrebbe significare essere liberi.


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