L’importante
economista tedesco Hans-Werner Sinn, scrive per Project Syndacate una
sintesi della sua proposta per risolvere i problemi dell’area Euro,
arrivati ad un punto altamente critico. Nell’articolo si
ricorda come l’Unione Europea sia un grande progetto di pace e libertà, che con
il libero commercio ha migliorato la prosperità; tuttavia la moneta comune
europea non è altrettanto di successo: “l'euro ha gettato l'Europa meridionale
e la Francia in una profonda crisi economica che sta logorando i nervi di tutti
i soggetti coinvolti.”
Si, Sinn, professore
di Economia a Monaco, Presidente dell’IFO e membro influente del Consiglio Consultivo
del Ministero dell'Economia tedesco, scrive proprio “the euro has plunged southern Europe and France into a deep economic
crisis that is fraying the nerves of all involved”. L’Euro è la
causa.
Lamenta,
infatti, (e la cosa non può che averlo scioccato) di “non aver mai visto così
tante svastiche e commenti di odio diretti contro la Germania”. Ricorda anche
che un altro autorevole osservatore, l'ex capo dell'Eurogruppo, il Primo Ministro
Jean-Claude Juncker del Lussemburgo, “ha detto che il 2013 lo fa pensare del
1913, quando nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo un anno dopo”. Come
ricordiamo, anche la Angela Merkel avrebbe detto qualcosa del genere, citando
un libro letto, alla riunione
del Consiglio di giovedì scorso. Come sottolinea Sinn: “una dichiarazione
come questa da un tale distinto uomo politico è agghiacciante” (tanto più
agghiacciante se sono due).
Partendo da
questi sinistri avvertimenti, bisogna riconoscere che la ragione fondamentale è
che “la crisi è tutt'altro che finita”; infatti, anche se l'assicurazione che
la Banca Centrale Europea ha offerto agli acquirenti di Titoli di Stato dei
membri dell'UE ha temporaneamente calmato i mercati finanziari, i “lavoratori
comuni” guardano al futuro con trepidazione. Come ricorda l’economista
tedesco, in Grecia e in Spagna, la metà di tutti i giovani non studiano e sono
disoccupati; si tratta di un quarto della forza lavoro adulta. Anche in Francia
ed in Italia il continuo aumento della disoccupazione è “particolarmente
preoccupante”, in quanto la produzione industriale è diminuita e la
competitività di prezzo continua a deteriorarsi.
Si tratta di una
tragedia economica quasi senza precedenti di cui –per Sinn- “l'euro stesso è
responsabile”. Infatti, secondo la sua analisi, durante i primi anni, dopo
il vertice dell'UE a Madrid nel 1995 quando fu lanciato
ufficialmente il passaggio verso una moneta comune, troppo capitale è stato guidato in Europa meridionale, creandovi una
bolla del credito inflazionistica. Inoltre un ambiente normativo
eccessivamente lassista si è dimostrato letale, incoraggiando le banche del
nord Europa a riempire i loro bilanci con titoli di Stato e obbligazioni delle
banche dell'Europa meridionale. Quando la bolla è scoppiata, ha lasciato
nella sua scia economie terribilmente costose che avevano perso la loro
competitività.
Sulla base di
questa (parziale) analisi, Sinn afferma che l'Europa deve utilizzare questo
breve momento di “calma tra i fronti di tempesta per ripensare l'Unione Monetaria europea da zero”.
Infatti, detto
con franchezza che sfiora la brutalità (ma che è in linea con analoghe
dichiarazioni che la Merkel avrebbe fatto giovedì, quando ha detto che nessuno
salverà i paesi del Sud), “lo sforzo di creare un equivalente europeo del
dollaro e di imporre un’Unione Fiscale, nonostante l'assenza di uno Stato Europeo
comune, è destinato a fallire”. A fronte di questo fallimento (quello di
avere “più Europa”) i paesi europei non potranno che trasformarsi in animosi
avversari e in “debitori e creditori a vicenda”. Senza il “requisito
fondamentale” per il funzionamento unioni monetarie e fiscali della creazione degli
Stati Uniti d'Europa, con un vero Parlamento che dia a tutti i cittadini parità
di rappresentanza, insieme ad un sistema giuridico comune (e soprattutto, un
esercito comune e di una politica estera comune) “vale a dire, una vera e
duratura Unione reciproca-assicurativa basata sulla reciprocità nel garantire
la sicurezza e la stabilità”, l’anticipo dell’Unione Fiscale non potrà mai
raggiungere l’obiettivo.
A
questo punto, per Sinn, “poiché la Francia non è ancora disposta ad accettare
uno Stato Europeo comune” [ma neppure la Germania], “abbiamo bisogno di una
fase intermedia per conservare e stabilizzare l'eurozona”.
Da qui parte la
proposta, per “sistemare il pasticcio attuale”, e salvaguardare l'introduzione
di un sistema flessibile basato su vincoli di bilancio, sono necessarie
quattro misure:
- - In primo luogo, è necessaria una Conferenza sul Debito, con i creditori dei governi e delle banche dell'Europa meridionale che devono “perdonare parte del debito” (forgiving part of the debt). I creditori che rinunciano a parte dei loro crediti devono includere enti pubblici, in primis la BCE, che si sono ormai in gran parte sostituiti ai finanziatori privati.
- - In secondo luogo, i membri della zona euro il cui percorso per recuperare competitività attraverso la riduzione dei prezzi e dei salari è troppo lungo e faticoso, e le cui società rischiano di essere squarciate con l'imposizione della necessaria austerità, devono uscire temporaneamente dall'Unione Monetaria. L’effetto negativo dovrebbe essere ammortizzato con l'aiuto finanziario comunitario, che non sarebbe necessario per lungo tempo, perché una svalutazione della nuova moneta “sarebbe ripristinare rapidamente la competitività”. In effetti, una “breathing eurozone" che consenta - e regoli - uscita e ri-adesione dovrebbe essere chiaramente stabilita. L'Europa ha bisogno di un sistema che è a metà strada tra il dollaro e un sistema di cambi fissi come Bretton Woods.
- - Terzo, questa Unione Monetaria flessibile deve includere vincoli di bilancio delle banche centrali nazionali dei suoi membri. In particolare, un tetto deve essere impostato sulla creazione di moneta locale, stabilendo l'obbligo di garantire gli squilibri della bilancia dei pagamenti con oro o altri mezzi sicuri di pagamento.
- - Infine, la regolamentazione del fallimento dei paesi è essenziale per rendere chiaro agli investitori fin dall'inizio che stanno prendendo un rischio. Questo è l'unico modo per evitare gli eccessivi flussi di credito destabilizzanti che hanno spinto l'Europa meridionale alla rovina.
In conclusione
Sinn sostiene che, se vogliamo seriamente approfondire l'integrazione europea,
dobbiamo riconoscere che “non c'è alternativa credibile a riformare l'Euro da
zero”. In caso contrario, ammiratori e aspiranti europei, come quelli in
Ucraina, finiranno per guardare altrove.
L’Europa perderà
la sua capacità di attrazione e diventerà agli occhi di tutti un progetto
regressivo.
Ora, la proposta
di Sinn è rimarchevole per il solo fatto che venga formulata, insieme alla
franca ammissione del fallimento del “generoso” tentativo di spingere l’Unione
(impantanata) tramite l’anticipazione di vincoli insostenibili. Ed
economicamente illogici.
La stessa
facilità della proposta: uscire per svalutare al fine di recuperare la
competitività, secondo le parole di Sinn, squarcia un velo di ipocrisia sulla
cosa. Si può fare ed è semplice. Senza l’artificiale vincolo monetario, il
cambio avrebbe fatto il suo normale lavoro e l’inversione dei flussi finanziari
avrebbe portato modifiche dei cambi.
C’è solo un
aspetto poco chiaro nella proposta di Sinn, se un paese esce dall’Euro e
ripristina i poteri della sua Banca Centrale, perché poi dovrebbe rientrarvi? Perché
accettare la dissimetria di non poter praticare espansione monetaria, come
tutte le Banche Centrali, restando sotto la tutela di una BCE alla quale non si
partecipa neppure più?
Essere liberi
dovrebbe significare essere liberi.

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