Sino ad ora questo target è stato letto
prevalentemente come un “limite”, secondo l’idea che qualsiasi valore dell’inflazione
inferiore fosse sano. A sua volta questa idea include la visione che vede l’inflazione
sempre come un male.
Su questa visione ci sono diverse cose
da dire: da una parte è evidente, anche se poco riflettuto, che un tasso di
inflazione –poniamo del 3%- impatta in modo molto diverso su chi non ha
risparmi (e magari un salario indicizzato, o un reddito da lavoro autonomo o
commerciale) e/o ha debiti; e su chi li ha, e/o a crediti. E impatta in modo molto significativo su chi ne ha
molti. Dunque l’inflazione è una “tassa” implicita con tendenza ad essere
redistributiva, favorisce i debitori e i lavoratori (a meno di bloccare i loro
salari, ma questo è un altro
discorso) e sfavorisce i creditori e i renditieri.
D’altra parte stare con un’inflazione
media del 2%, a livello europeo, significa avere il 3-4% in Germania e l’1% nel
sud. Così come avere l’attuale 0,8% (previsione per il 2014) significa avere
1-1 o 1,5% in Germania e -1% nel sud.
Ora, e veniamo al punto principale: la
psicologia dell'inflazione è diametralmente opposta di quella delle deflazione
(riduzione dei prezzi). La prima induce a mobilitare i risparmi, ed impiegarli
in modo produttivo, perché altrimenti si erodono in valore reale. Dunque una
inflazione corretta (per qualcuno 4-5%) è uno stimolo all’economia e provvede
progressivamente a de-indebitare privati e Stati. La deflazione fa l’opposto,
aumenta l’indebitamento in termini reali e incentiva a tenere fermi i soldi
(che comunque, senza rischi, crescono). Dunque la deflazione al sud aumenta il
debito pubblico e privato e spinge i risparmi a non impiegarsi, quindi deprime gli
investimenti. Lo fa anche in un altro senso rilevante: perché investire per
aprire un negozio o una fabbrica quando i prezzi, scendendo, faranno sì che i
miei fatturati caleranno? Io oggi (momento 1) investo 1.000 per fatturare 1.500;
ma in caso di deflazione quando i miei prodotti saranno pronti (momento 2) varranno
1.300, e poi (momento 3) sempre meno. Ma intanto avrò speso, nel momento 1, con un
costo più alto del denaro. Meglio stare fermo.
Torniamo al FMI, sapendo queste cose
(che sono scritte in tutti i manuali di economia da sempre) il Fondo chiede
alla BCE di far pagare alle banche europee il deposito della liquidità. Si
tratta di una questione tecnica: la BCE talvolta presta a tre anni i soldi (che
crea) alle banche ad un tasso bassissimo, ma gli consente sempre di depositare la
liquidità in eccesso presso di sé remunerando il deposito. In questo modo, in questa fase di contrazione,
spinge le banche a non assumere il rischio di prestarlo al mercato, perché senza
rischi ottiene una remunerazione. Si tratta di un “regalo” difficilmente
comprensibile in queste condizioni (anche se consente di avere depositi al
sicuro).
Josè Vilnas ha quindi chiesto alla BCE
di fare di più per stimolare l’economia. La fissazione di tassi negativi per le
banche commerciali, il Quantitative Easing praticato dalla FED (acquisto di
titoli, tra cui prestiti alle imprese, dalle banche), o il sistema inglese del
prestito alle banche a condizione che usino le risorse per prestarle all’economia
reale sono tre delle politiche consigliate.
I funzionari della BCE sembra abbiano
risposto che i tassi negativi hanno poca esperienza (non sono quasi mai stati
fatti) e potrebbero essere ribaltati dalle banche sui clienti.
Un'obiezione
che ha visto, come replica, la ripetizione della necessità di dare un chiaro
segnale ai mercati: la BCE farà tutto ciò che serve, senza avere alcun tabù. La Germania sarà d'accordo?
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