Qualche
settimana fa il Tesoro
Americano portò un violento e senza precedenti attacco alla Germania,
colpevole di avere un eccesso di esportazioni di oltre il 6% che sbilancia il
mondo e favorisce la stagnazione.
Questo attacco ha
dato seguito ad una vasta polemica che, come abbiamo già visto
nei giorni e settimane successive ha portato ad interventi di: Romano
Prodi e Evans Pritchard, Martin
Wolf, un importante intervento sulla stampa tedesca di Olli
Rehn, l’interessante analisi di Spence,
l’intervento di
Posen, quello di Flassbeck
e Munchau, l’attacco di Attali.
Oggi
abbiamo riportato anche la posizione su questo punto di Gros,
che allarga lo sguardo a tutto il Nord Europa.
Per ampliarlo
ancora di più giova rileggere un articolo di Dani
Rodrik ed un altro intervento di Gros.
Il primo mette in evidenza come ci siano
sostanzialmente tre modelli di crescita:
-
Gli “esteroflessi”
(secondo un neologismo che non usa), che basano una crescita anche molto forte
su una forte capacità di esportazione, a danno del mercato interno. In altre
parole, con appropriate politiche pubbliche comprimono il mercato interno, la
capacità di spesa per consumi della popolazione e di investimento dello Stato e
delle imprese, e cercano di ottenere un forte surplus delle partite correnti,
in modo da avere un flusso positivo finanziario. Le industrie rivolte all’esportazione
sono favorite, quelle rivolte alla produzione di beni e servizi interni
sfavorite. L’economia si sbilancia e diventa dipendente dalla domanda esterna.
Le ragioni possono essere diverse: prevalenza delle forze interessate (esempio
della grande industria nella governance di settore e nella influenza sul
governo); necessità di rientrare da indebitamento pubblico e privato, o di
finanziare spese di ristrutturazione (come nel caso tedesco durante l’unificazione);
timore per il futuro (ad esempio, per l’invecchiamento della popolazione);
semplice abitudine o incomprensione delle controindicazioni;
-
Gli “instabili”
(ancora un termine non utilizzato dall’autore), che basano al contrario la
crescita sulla spinta al consumo interno tramite indebitamento. In questo caso
si tratta di una politica instabile finanziariamente, a rischio crollo se il
flusso finanziario si interrompe o inverte (come è successo negli anni novanta
ai paesi in via di convergenza dell’Est o di recente a Spagna e Irlanda). Le
ragioni possono essere la cura alla instabilità politica, la ricerca del
consenso (cioè lo sforzo di “comprarlo” come dice Streeck), oppure l’utilizzo
di flussi derivanti dallo sfruttamento di materie prime (come nel caso dei
paesi arabi e di alcuni paesi del sudamerica negli anni novanta). Chiaramente
questa politica è costantemente a rischio di incontrare il suo limite e di
crollare;
-
I moderati, che
crescono poco ed in modo poco vistoso, ma costantemente. Non hanno né un’economia
dipendente dall’estero per vendere i beni né per indebitarsi. Questi paesi
(Austria, Canada, Filippine, Lesotho e Uruguay, nell’elenco di Rodrik) sono i
veri eroi.
Gli “Eroi”, come
dice Rodrik, “non possono competere con i campioni della crescita mondiale
perché non si basano sull'indebitamento a oltranza né sostengono un modello
economico mercantilista. Non sono economie degne di nota, non finiscono sui
titoli dei giornali, però, senza di loro, l'economia globale sarebbe ancora
meno gestibile di quanto non lo sia già.”
Questo avviene perché
ovviamente il saldo delle partite correnti del Pianeta Terra deve essere zero
per definizione. Dunque “le eccedenze dei Paesi che basano la loro crescita
sull'export verrebbe compensato dai deficit dei Paesi che basano la crescita
sul debito”. Ma questo equilibrio (tra il Nord Europa che esporta 500 mld, e i
paesi anglossasoni che importano 800 mld) non può essere garantito
costantemente. Non va bene per tutti e
sempre.
Dunque “quando
alcuni Paesi vogliono ridurre il loro deficit senza che ci sia un desiderio da
parte degli altri Paesi di ridurre il proprio disavanzo, il risultato è una ‘sospensione
improvvisa’ dei flussi di capitale e la crisi finanziaria. E con un disavanzo
estero sempre più vertiginoso, ogni fase di questo ciclo diventa più dolorosa.”
Un segnalino? L’attacco del Tesoro USA.


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