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sabato 14 dicembre 2013

Movimento dei forconi, il quinto giorno


Cinque giorni, per una mobilitazione sono un tempo breve, ma il movimento nasce da semi gettati e già germogliati da tempo. Si tratta di temi e immagini del movimento che bloccò la Sicilia nel 2012, con 120 presidi fra porti, autostrade, zone industriali, e centri storici. I marchi sono “Movimento dei Forconi”, “Forza d’Urto” e “Associazione Italiana Autotrasportatori Siciliani”. In quel caso dietro agli appelli ed i toni di un meridionalismo generico le rivendicazioni erano tipicamente di categoria: caro-carburante, accise sull’energia, strumenti compensativi per l’agricoltura, investimenti sulle infrastrutture, zona franca per le merci, riduzione delle tariffe aeree, intervento sulle cartelle esattoriali. Peraltro queste proteste del 2012 in Sicilia godettero dell’appoggio di alcuni sindaci e di ca. il 40% della popolazione locale (secondo il Censis), alcuni suoi esponenti, in seguito, si presentarono alle elezioni regionali ottenendo risultati di poco superiori all’1%.  

Altra radice, il tentativo di blocco dell’autotrasporto “Bisonte servaggio” del 2012, quando ci fu anche un morto, un camionista travolto da una collega tedesca che aveva perso la pazienza. 

Mariano Ferro, già leader di “Forza d’Urto”, ed in precedenza militante appartenente al Movimento per le Autonomie, esprime tuttora una delle leadership e dispone del sito internet http://www.iforconi.it/. Nel 2013 alla protesta si sono aggiunte diverse organizzazioni di categoria del mondo dell'agricoltura e dell'autotrasporto, associazioni civiche locali, gruppi ambientalisti, i Cobas del latte, i “Liberi Imprenditori Federalisti Europei” di Lucio Chiavegato, in Veneto e coordinatori del movimento nel Nord Italia, il “Movimento Autonomo degli Autotrasportatori” di Augusto Zaccardelli, che si occupa invece del Sud, e altre sigle come “Azione Rurale Veneto”, “Associazione Autotrasportatori Liberi” e “Comitati Riuniti degli Agricoltori”, i “Comitati per la giusta forca”. Insomma una selva di sigle che si muovono da Nord (soprattutto Torino) al centro (Latina) e al sud (Sicilia).  

Nella mobilitazione di dicembre 2013, il “Coordinamento Nazionale 9 dicembre 2013”, guidato da Danilo Calvani e Mariano Ferro, ha chiesto (con le usuali modalità fatte di presidi e blocchi contemporaneamente in diverse città e regioni, piccole violenze per impedire la circolazione o imporre la serrata) le dimissioni del Governo Letta e del Presidente della Repubblica Napolitano, lo scioglimento delle camere, la costituzione di un governo provvisorio presieduto dalle Forze dell'Ordine e l'indizione di nuove elezioni.
Si tratta di richieste chiaramente eversive. Sulle quali, peraltro, sembra di individuare divergenze tra leader come Ferro e Zunino (contadino del nord, autore di recenti dichiarazioni antisemite alquanto demenziali), o Calvani (famoso per la Jaguar con cui si fa portare in giro) che dichiara di voler solo <togliere il cancro al paese>, o i “Comitati per la Giusta Forca” che hanno promosso una lista di proscrizione di funzionari delle Entrate e di Equitalia, forte di quasi 400 nomi, con invito a “colpirli” (forse per imitare il blog di Grillo).
La protesta (ieri sembra siano partiti 100 trattori diretti a Roma da Latina) si esercita peraltro anche contro Grillo, colpevole di essere ormai “parte del sistema” (in quanto ha fatto eleggere rappresentanti che “prendono lo stipendio”).  

Al di là di Linee Programmatiche confuse, comunicati stampa che vanno dalla Merkel a Bildenberg, ad un sito Facebook con 75.000 “mi piace” (Grillo ne ha 1.400.000, Renzi 512.000, Berlusconi 570.000), manca un’analisi meno che sommaria della situazione oltre la rappresentazione noi-loro, della metafora del <cancro> (cioè di un corpo sano al quale cresce una escrescenza aliena, da rimuovere chirurgicamente per tornare a star bene), della ricerca (tra destra e sinistra) della “unità del popolo” (si suppone “organico”).
Per convincercene vediamo meglio il Programma di Ferro (allo stato forse l’unico disponibile almeno in un articolato di una pagina):

-         Trasparenza (con toni e argomenti simili a quelli del M5S);
-         Equità sociale (ricondotta solo alla lotta ai privilegi dei politici, con reinvestimento dei proventi di questa all’istruzione);
-         Contrasto al sistema clientelare (sburocratizzazione, nomine, legislazione anti corruzione, segretezza del voto, superamento del precariato –stranamente non sotto “equità sociale”, ma “sistema clientelare”- subappalti);
-         Rilancio economia (una singolare revisione delle norme comunitarie che penalizzerebbero la pesca e l’agroalimentare, una “moneta complementare”, e il reddito minimo, la costituzione di nuove banche locali, la “promozione fiscale della partecipazione dei lavoratori agli utili aziendali”, la formazione professionale, l’integrazione tra turismo, intrattenimento, arte, cultura, istruzione etc.., la riconversione dei grandi centri commerciali, e la promozione dell’autonomia energetica);
-         L’equità fiscale (non tassabilità ed impignorabilità della prima casa e dei mezzi di lavoro, abolizione dei sistemi di riscossione e richiamo di questa ai Comuni tutelando i contribuenti in difficoltà economica, Commissione di Inchiesta sullo spreco di denaro pubblico, detraibilità di tutte le spese effettuate e dunque tassazione del solo risparmio);
-         Valorizzazione del pubblico impiego (adeguamento livelli contributivi con “moneta complementare”, ridefinizione organici);
-         Ripristino della vera democrazia (tramite tecnologie informatiche);
-         Tutela del territorio e prevenzione rischio sismico ed idrogeologico;
-         Bonifica ambientale e riciclo/valorizzazione dei rifiuti;
-         Revoca costruzione MUOS;
-         Valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico;
-         Valorizzazione dei giovani laureati, ricercatori ed inventori;
-         Tutela della salute (ancora contro l’ingerenza politica e gli sprechi). 

Una lista complessa e confusa, con qualche idea già sentita, qualcuna di cui si potrebbe discutere e tante generiche o pericolose. 

Perché questo insieme di banalità e confusione, quasi improvvisamente diventa un fenomeno sociale che fa dire a Radio Vaticana, all’Arcivescovo di Torino e Vicepresidente della CEI, Monsignor Cesare Nosiglia (non certo un ragazzino impressionabile) che “il malcontento che si esprime nel movimento dei ‘Forconi’ rappresenta un fenomeno da non sottovalutare, perchè sappiamo bene che si parte sempre così e poi non si sa dove si arriva”?
Perché un sondaggio realizzato per Matrix da IPR Marketing ha riportato che il 59% degli interpellati appoggia i forconi (ma non condivide la violenza)? 

E’ difficile rispondere a questa domanda, certo ci sono i nuovi poveri “non professionali” di cui parla Cardaci, c’è la crisi delle soluzioni collettive ai rischi individuali di cui non si stanca di parlare Bauman, della crisi del contratto sociale assicurativo di cui parla Beck, ma come mai si riesce a passare dall’angoscia individuale all’azione collettiva? 

Che tempo cresce qui?

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