Sorpresa!
L’Italia era prima, con il debito più sostenibile, seguito dalla Germania.
Come
si vede l’Italia aveva un debito esplicito del 118% ed implicito del 27%;
mentre la Germania del 83% ma l’implicito del 109%. Molto male l’Irlanda.
Ora
la ricerca è stata aggiornata ed
ampliata da Nzz (Neue Zürcher Zeitung). Nell’analisi è stata aggiunta
anche la Svizzera, ma il risultato è esattamente lo stesso: l’Italia rimane il
Paese con il debito più sostenibile dell’Eurozona, mentre la Svizzera, non
compresa nello studio del 2011, si piazza al terzo posto.
In
questo grafico l’Italia è addirittura in zona positiva, mentre la Germania
resta seconda, seguita via via dalle altre.
Come
ci racconta anche Il
Sole 24 Ore, uno dei motivi lo spiega Alexander Kockerbeck, ex analista per
il debito sovrano di Moody's: nel valutare l'affidabilità e la sostenibilità
del debito pubblico l'importanza assegnata nei rating alla crescita è eccessivo
e non tiene conto della qualità della crescita. Spesso la crescita è virtuale,
non è sostenibile; dipende da un PIL “drogato” da bolle speculative immobiliari
o da squilibri della finanza. Oppure dal Quantitative Easing delle Banche Centrali
quindi con tassi tenuti artificialmente molto bassi, svalutazione della divisa
e (potenziale) inflazione.
Secondo l’analista, invece «L'Italia ha una crescita del Pil fiacca, molto debole ma almeno è una crescita onesta. È la più onesta che c'è, nel senso che non nasce da una degenerazione. L'Italia non è cresciuta negli anni passati con le bolle speculative immobiliari oppure partecipando alle avventure virtuali della finanza. E ora l'Italia esce dalla recessione nonostante la condizionalità sottintesa delle OMTs abbia imposto l'austerity e il rigore sui conti pubblici, e torna a crescere senza l'aiuto della svalutazione dell'euro, senza tassi bassissimi (perché paga lo spread), senza inflazione: un sostegno che invece gli Usa e il Regno Unito, tornati a crescere, hanno avuto dalla Fed e dalla Bank of England con il QE che dà più tempo per fare le riforme».
L'Italia,
come evidenziano i calcoli disponibili ed anche il ranking del Centro Studi
dell'Università di Friburgo, risulta l'unico Paese in Europa in grado di
controllare gli obblighi futuri «connessi all'invecchiamento della popolazione
che sono essenzialmente i finanziamenti di pensioni e sanità».
Tra
l’altro l’Italia è uno dei pochissimi paesi con avanzo primario della bilancia
dei pagamenti.
Insomma,
tra “esteroflessi”,
“instabili” ed “eroi” noi saremmo i terzi.
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