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sabato 14 dicembre 2013

Sostenibilità del debito: sorprese?

Nel 2011 il prof.Raffelhuschen,  professore di Scienze finanziarie presso l’Università tedesca di Friburgo ed esperto di evoluzione demografica nonché presidente della fondazione Stiftung Marktwirtschaft (“Economia di mercato”), aveva pubblicato una ricerca nella quale il debito esplicito dei paesi fondatori dell’Eurozona (dati 2010) veniva sommato al “debito implicito” (impegni presi da uno Stato per i decenni successivi e riguardante soprattutto l’invecchiamento: pensioni in maturazione, spesa sanitaria, saldo primario, ecc.).
Sorpresa! L’Italia era prima, con il debito più sostenibile, seguito dalla Germania.

Come si vede l’Italia aveva un debito esplicito del 118% ed implicito del 27%; mentre la Germania del 83% ma l’implicito del 109%.  Molto male l’Irlanda.
Ora la ricerca è stata aggiornata ed ampliata da Nzz (Neue Zürcher Zeitung). Nell’analisi è stata aggiunta anche la Svizzera, ma il risultato è esattamente lo stesso: l’Italia rimane il Paese con il debito più sostenibile dell’Eurozona, mentre la Svizzera, non compresa nello studio del 2011, si piazza al terzo posto.

In questo grafico l’Italia è addirittura in zona positiva, mentre la Germania resta seconda, seguita via via dalle altre.
Come ci racconta anche Il Sole 24 Ore, uno dei motivi lo spiega Alexander Kockerbeck, ex analista per il debito sovrano di Moody's: nel valutare l'affidabilità e la sostenibilità del debito pubblico l'importanza assegnata nei rating alla crescita è eccessivo e non tiene conto della qualità della crescita. Spesso la crescita è virtuale, non è sostenibile; dipende da un PIL “drogato” da bolle speculative immobiliari o da squilibri della finanza. Oppure dal Quantitative Easing delle Banche Centrali quindi con tassi tenuti artificialmente molto bassi, svalutazione della divisa e (potenziale) inflazione.

Secondo l’analista, invece «L'Italia ha una crescita del Pil fiacca, molto debole ma almeno è una crescita onesta. È la più onesta che c'è, nel senso che non nasce da una degenerazione. L'Italia non è cresciuta negli anni passati con le bolle speculative immobiliari oppure partecipando alle avventure virtuali della finanza. E ora l'Italia esce dalla recessione nonostante la condizionalità sottintesa delle OMTs abbia imposto l'austerity e il rigore sui conti pubblici, e torna a crescere senza l'aiuto della svalutazione dell'euro, senza tassi bassissimi (perché paga lo spread), senza inflazione: un sostegno che invece gli Usa e il Regno Unito, tornati a crescere, hanno avuto dalla Fed e dalla Bank of England con il QE che dà più tempo per fare le riforme».
L'Italia, come evidenziano i calcoli disponibili ed anche il ranking del Centro Studi dell'Università di Friburgo, risulta l'unico Paese in Europa in grado di controllare gli obblighi futuri «connessi all'invecchiamento della popolazione che sono essenzialmente i finanziamenti di pensioni e sanità».
Tra l’altro l’Italia è uno dei pochissimi paesi con avanzo primario della bilancia dei pagamenti.  

Insomma, tra “esteroflessi”, “instabili” ed “eroi” noi saremmo i terzi.


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