Attali è un
economista troppo connesso con la grande politica francese ed Europea per non
aver misurato le conseguenze delle sue parole che, come vedremo, sono particolarmente
dure. Resta, dunque, il sospetto che la sua intervista rappresenti un
avvertimento ed una preparazione, che sia andato a dire le cose che Hollande
non può ripetere (magari proprio perché il Presidente Francese non sia
costretto a ripeterle in pubblico).
Nell’intervista,
infatti, fondamentalmente Attali tratta due temi: la debolezza dell’economia tedesca e il rischio dei populismi. Ed
accusa la Germania di provocare il secondo per egoismo motivato dalla paura
della prima. Questi due temi sono come uno schiaffo per l’opinione pubblica tedesca,
come si vede dalla piccata reazione del giornalista.
Ma vediamo: l’avvio
dell’intervista è della rivista che parte all’attacco di Hollande, dichiarando
che non ha una visione a lungo termine, in quanto non porta avanti le riforme
liberiste richieste e continua a tollerare l’innalzamento del debito. Si tratta
della linea di attacco portata dalla Merkel, dalla BCE ed a tratti dal FMI alla
Francia. Una linea molto presente nel dibattito pubblico tedesco.
Attali risponde
con vigore, a muso duro: “non mi
piacciono questo tipo di domande”, e continua rovesciando l’accusa, “la Germania in molti ambiti ha una
prospettiva di lungo periodo decisamente peggiore rispetto a quella francese. Lo
mostra il disastroso sviluppo demografico tedesco”.
L’accusa di
Attali fa riferimento al declino demografico ed all’invecchiamento della
popolazione che vede la Germania guidare il trenino europeo (tutto diretto
nella stessa direzione). Per chi pensasse che si tratta di cosa al di là della
capacità della politica (le mamme devono fare figli ed è una tendenza ben
tracciata che le popolazioni più ricche ne fanno meno), bisogna rispondere che
è solo in parte vero: la politica dell’immigrazione e quelle di sostegno alle
famiglie, come il potenziamento dei servizi alle madri ed ai bambini, possono
fare la differenza. Non a caso nel Programma
di Coalizione la SPD ha insistito per inserire la doppia cittadinanza e un
piano di investimenti in asili nido pubblici.
La seconda
domanda di Focus è sorpresa e risentita: “in
Francia l’economia è di nuovo a un passo dalla recessione, mentre in Germania è
tornata in crescita …”
Attali risponde
che non è vero: “la Francia al contrario della Germania si trova in una buona
situazione. Per certi versi è la Germania il vero malato d’Europa”. Una
posizione ben rintracciabile, in effetti, nelle analisi tecniche e nel
dibattito meno visibile ai media, ma sicuramente altamente sorprendente per il
lettore medio di Focus.
In questo senso
risponde, sorpreso, il giornalista. Focus: “ce
lo deve spiegare, perché la Germania sta stabilizzando l’Euro e secondo quasi tutti
i criteri economici è messa molto meglio della Francia”.
Attali risponde
selezionando quattro elementi: “la bassa
disoccupazione tedesca è uno scherzo [di cattivo gusto] considerando che in
molti sono costretti a lavorare per 5,00 € lordi l’ora”. Poiché questo
significa lavorare per meno di 500,00 euro netti al mese (300,00 part time), in
effetti chiamare “lavoro” questa elemosina è solo truccare le statistiche.
Secondo tema: “il sistema bancario tedesco è in bancarotta
[soprattutto le banche locali, che fanno credito alle imprese locali con
criteri politici e clientelari], per
questo il governo non vuole il controllo di un organismo europeo [su questo
si può vedere l’analisi di Altomonte]”.
Infine: “la Germania è un paese sempre più vecchio
con una scuola elementare disastrosa ed una produttività sempre più bassa, perché
la maggior parte dei prodotti esportati vengono sempre più spesso copiati”.
La rivista si
attacca all’ultima parte dell’ultima frase per la replica (certo sarebbe
imbarazzante rispondere sulle banche) richiamando l’orgoglio tedesco “fatto che però non impedisce alla Germania
di restare campione mondiale dell’export”. Trovo questa replica singolare
(oltre al fatto che non conosco questo “campionato”), perché l’export viene
visto come se fosse in modo autoevidente un bene. Ora, la semplice contabilità
della partita doppia dovrebbe far riflettere che se ho un attivo nella riga “esportazioni/importazioni”,
ho un flusso di capitale attivo e se non lo impiego nel mercato interno (cosa
che nel tempo riporterebbe in equilibrio la riga) devo avere un attivo anche
nella riga crediti (cioè devo prestare, impiegare, questi capitali). Vuol dire
che qualcun altro si indebita. Sono io Germania, in altre parole, a sbilanciare
il sistema mondiale del credito/debito. Si esprime in questa direzione
Flassbeck , un economista tedesco che conclude la sua intervista con queste
parole: “se questi risparmi non vengono assorbiti, l'economia tedesca avrà dei
seri problemi. Fino ad ora è stato l'estero a fare debiti, ma ora gli altri
paesi si sono stancati prendere a prestito. Noi non possiamo continuare a dire:
noi non c'entriamo nulla, proseguiamo con il nostro modello economico. No,
questo modello economico ci farà sbattere contro il muro. Se non si comprende
questo semplice fatto “per l'economia tedesca non ci sarà un futuro.”
Per comprendere
meglio le implicazioni si può rileggere anche la posizione di Posen,
che ricorda come la situazione del surplus tedesco venga criticata dagli USA e
dal FMI (ora anche
dalla UE) perché è causa dei
maggiori squilibri dell’economia mondiale; se qualche paese è in così forte
eccedenza di esportazioni, e non impiega i capitali ricevuti per fare
investimenti e alzare i propri consumi (cosa che ridurrebbe l’eccedenza aumentando
le importazioni), costringe, infatti, altri a fare debiti per garantire le
proprie importazioni. Si tratta di
semplice matematica. Sia il FMI che l’OCSE hanno dunque chiesto alla
Germania di fare di più per la domanda. Infatti maggiori importazioni riducono
il surplus tedesco, e il deficit degli altri paesi in una sola mossa.
Attali, comunque
risponde in questo modo: “il vostro paese
oggi è obbligato a restare in questa posizione ed a risparmiare, per cercare di
sopravvivere in futuro. Con un tasso di natalità così basso, il futuro della
Germania sarà difficile”. In altre parole, per Attali, la Germania assume
una posizione egoistica, e sottrae crescita al mondo –provocando la deflazione
in Europa- perché ha paura. Si tratta
di un’osservazione interessante, che mostra anche come la Germania ragioni in
una prospettiva isolata. Non creda nell’integrazione e mutualizzazione,
rifiutando oggi di prestare l’aiuto che non crede di poter ricevere domani.
Tuttavia in questo modo, ovviamente, provoca quel che teme.
A questo punto
il giornalista cambia tema, o meglio la prende più larga, chiedendo all’economista
francese: “lei è d’accordo con il suo
Presidente Francois Hollande sul fatto che la crisi è ormai superata?”
Attali risponde
in modo negativo: “siamo ancora molto
lontano dalla fine della crisi economica internazionale. Io credo che tornerà
ad accentuarsi, considerando il pessimo stato dell’economia europea e americana”.
Visto che non
riesce a trovare conforto nelle risposte di Attali, il giornalista di Focus
cambia fronte di attacco e confronta la situazione politica (la stabilità
politica è l’altro punto di orgoglio tedesco): “Monsieur Attali, lei sta tracciando il ritratto di una Germania in
grande difficoltà. La Cancelliera Merkel è saldamente al governo ed è
rispettata dal popolo. Nel suo paese invece il leader della destra radicale
Marine Le Pen è molto più popolare del presidente. Come fanno le due cose a
stare insieme?” In altre parole la Germania non sarebbe in difficoltà perché
stabile politicamente, mentre la Francia –in cui sono avvertibili grandi
tensioni sociali- non potrebbe per questa ragione stare meglio. Si tratta di una
confutazione per vie esterne, alla quale Attali risponde di guardare la
prospettiva (rovesciando i termini della prima domanda dell’intervista).
Attali: “I numeri sulla popolarità del presidente
Hollande non contano. Essere impopolare può anche essere il segnale che si sta
facendo una buona politica. Guardi cos'è accaduto a Gerhard Schröder dopo aver
fatto le riforme: è stato sconfitto alle elezioni. E Hollande ha ancora quattro
anni davanti a sé”.
Focus non si
dichiara soddisfatta della risposta e replica sullo stesso punto: “Dopo tutto il 40% dei francesi trova Marine
Le Pen simpatica.”
A questo punto Attali
amplia il discorso, cogliendo l’occasione per un appello: “Questo ovviamente è un problema. E' la società nel suo complesso a
dover reagire alle parole semplici della destra radicale: <Fuori gli
stranieri, fuori dall'Euro!>. Non basta condannare questo nemico. Bisogna
portare degli argomenti e discuterne. Io paragono la situazione attuale in
Francia, in riferimento alla destra radicale, a quella della Germania nel 1933,
poco prima che il partito nazista vincesse le elezioni”.
Il paragone,
giustamente, impressiona l’interlocutore che lo qualifica come “un confronto drammatico”.
Questo sfondo
consente ad Attali di richiamare ancora una volta l’apertura, ma questa volta
chiamando implicitamente la Germania sul tavolo degli accusati: “Se una democrazia non si interessa allo
sviluppo economico di lungo periodo, saranno gli estremisti ad avere il
sopravvento.”
Difficile dargli
torto.

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