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lunedì 2 dicembre 2013

Wolfgang Munchau, La Grande Coalizione in Germania dovrà rompere le promesse


Ancora sui nodi che si presentano sulla scena europea: l’influente giornalista economico tedesco Wofgang Munchau scrive un pezzo per il Financial Times, criticando la scarsa ambizione ed il gioco al ribasso della Grande Coalizione in via formazione in Germania ed il suo Programma minimalista (malgrado le “prolisse” 185 pagine).
Secondo il suo punto ciò che servirebbe è un nuovo progetto politico ed una nuova opinione pubblica in Germania. Cioè principalmente quel dibattito sui destini comuni dell’Euro che chiede a gran voce anche Habermas.
La Grande Coalizione potrà, per Munchau, anche essere migliore, sotto il profilo degli uomini, è infatti “possibile ottenere i migliori giocatori delle squadre di vertice”, ma non è lo strumento politico adatto per “spostare l’opinione pubblica su questioni delicate”.  

Ma, quali sono queste “questioni”? 

Munchau ne identifica un significativa lista, di questioni che “colpirà” nei prossimi quattro anni. C’è una Grande Minaccia, che non è di prospettiva come il declino demografico, ma immediata. È “il dispiegarsi della crisi del debito della zona Euro.”
Da una parte la Grecia nei prossimi quattro anni “o sarà in default o uscirà dall’Euro, o entrambe le cose”, perché secondo l’OCSE il suo debito si stabilizzerà al 160%, quando la UE e il FMI puntano al 124%. In queste condizioni il giochino di estendere i prestiti rotativi, allungandoli e riducendo il tasso, si avvicinerà al suo limite naturale. Allora ci vorranno i soldi veri o nuovi assetti.
D’altra parte crescono le pressioni deflazionistiche sull’intera area Euro, la BCE ha illustrato la contrazione monetaria e dei prestiti alle imprese non finanziarie. In questa direzione gli allarmi di Evans-Pritchard. Il punto in proposito è che i politici tedeschi non si rendono conto che “la loro posizione sulla proposta di unione bancaria dell’eurozona contribuisce alla crisi del credito ed alla sua persistenza”. Gli stress-test in arrivo sulle prime 130 grandi banche europee (senza guardare mai dentro le Casse di Risparmio tedesche, per carità) potrebbero costringerle ad una iniezione di capitale nell’ordine dei 100 miliardi di euro. Ma “le élite politiche tedesche sono fermamente contrarie alle iniezioni di capitale da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità, l’ombrello di salvataggio della zona euro, se non in circostanze estreme”. Una posizione che obbedisce ad una retorica forte (<non salvare le banche con denaro pubblico>), ma che non può sorprendere se provoca nelle banche la reazione di chiamare in barca i remi e non prestare nulla. Quindi il “credit crunch” continuerà fino a tutto il 2014.
Terza situazione di allarme, la BCE ha finito le sue cartucce monetarie, “può smanettare ai bordi attivando un <finanziamento-per-prestiti> [sul modello inglese], con operazioni di liquidità a lungo termine, o con un altro piccolo taglio di tassi”, ma questo difficilmente sarà sufficiente a contrastare la pressione deflazionistica, in assenza di un aggiustamento compensativo del nord Europa, per Munchau. Cioè in assenza di una vigorosa ripresa dei consumi interni della Germania.  

La conseguenza? L’eurozona “rischierebbe lo scenario recentemente descritto da Lawrence Summers, ex segretario del tesoro USA, di una stagnazione secolare con tassi di interesse reali negativi in modo permanente”. Ma “è difficile immaginare un’unione monetaria decentrata come l’eurozona in tali circostanze”.

Detto in parole più chiare: “se il signor Summers ha ragione, la zona euro è morta”. 

Se non vuole morire nei prossimi anni (forse nel prossimo) la BCE ha un corso di azione alternativo per Munchau: comprare grandi blocchi di debito. Un operazione una-tantum da associare con un vigoroso quantitative easing (acquisto titoli con denaro “creato”) per abbassare i tassi di interesse a lungo termine. Come direbbe qualcuno <<tutto un altro mondo>>.  

Un mondo che andrebbe in conflitto diretto con la classe politica tedesca e la sua Corte Costituzionale.
Questi sono i dilemmi, realmente epocali, che andrebbero affrontati. In relazione a tali problemi il salario minimo, il programma di investimenti, la moderazione sulle tasse sono un piccolo passo nella direzione giusta. Ma veramente troppo piccolo.

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