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lunedì 23 dicembre 2013

Wolfgang Münchau: Gioco, Set, Partita, Vittoria. “Un esercizio per prolungare il credit-crunch bancario.”


Wolfgang Münchau ha scritto questo articolo su FT circa la vicenda dell’accordo sull’Unione Bancaria di qualche giorno fa, nel quale l’Accordo viene definito come un meccanismo terribilmente complesso che manca però di ciò che è più importante per essere utile: un sostegno fiscale pubblico. Si tratta di carenze così gravi che, per il giornalista economico tedesco, sollevano una questione di fondo: come mai è stato accettato?
Durante la discussione molti Ministri chiedevano in effetti di disporre di una comune linea di credito fiscale (cioè alimentata dalle risorse pubbliche, che sono in ultima istanza fiscali) che non hanno avuto, pur essendo una richiesta ragionevole. In cambio hanno avuto una semplice promessa della Germania che tra dieci anni si vedrà. Per fare buon viso a cattivo gioco, alcuni Ministri allora hanno detto che Wolfgang Schäuble, Ministro delle Finanze tedesco, aveva concesso un principio importante.

Purtroppo non è così: l’Unione bancaria che è stata concordata era solo l'Unione bancaria voluta dal signor Schäuble. Egli, infatti, non vuole che i contribuenti tedeschi possano un giorno pagare per la ristrutturazione delle banche in altri paesi. E non vuole che la Commissione Europea, o chiunque altro, abbia il potere di chiudere una banca tedesca.

“Se mai c'è stato un <gioco, set, partita vittoria> nella storia della UE, è adesso”. 

A questo punto Münchau si chiede: ma allora perché gli altri hanno accettato? Per rispondere secondo lui bisogna ricordare la precedente discussione sull'integrazione fiscale. Si trattò di un negoziato che culminò nel Patto Fiscale (Fiscal Compact), “un veicolo per trasportare austerità permanente costringendo i paesi a far calare il loro debito eccessivo per 20 anni”. In quel caso (il nostro Ministro delle Finanze era Tremonti), i paesi della periferia accettarono l’austerità, ma senza riuscire ad ottenere da Berlino l'impegno della mutualizzazione del debito in cambio. Berlino anche in quel caso ottenne un “affare tutto-per-niente: più disciplina fiscale dell'Eurozona, senza alcun costo per la Germania”.
Una spiegazione è che il signor Schäuble è un formidabile avvocato e meglio preparato rispetto ai suoi omologhi al tavolo negoziale. Ma la ragione fondamentale è “che i paesi della periferia non sono mai in grado, o disposti, a formare una coalizione efficace contro la Germania, figuriamoci se sono disposti a fare una minaccia credibile di lasciare l'eurozona senza tali garanzie”.
Ma Münchau è convinto che la Germania avrebbe ceduto su alcuni di questi problemi, se confrontata con una tale scelta esistenziale. “Ma non è mai successo e ora non sarà probabilmente mai.”
Da quando infatti divenne chiaro che nessuno dei paesi periferia ha il coraggio di rischiare un tale confronto, la posizione della Germania divenne inattaccabile. In effetti i governi della periferia hanno sopportato tutto quel che Berlino gli ha chiesto, in cambio di rendimenti delle obbligazioni sovrane non troppo alti. In questo modo, (sotto questo ricatto) gli stessi “criteri di risoluzione della crisi” hanno lavorato per “mantenere le loro teste verso il basso”. Questo è alla fine il motivo per il quale, con una forza negoziale azzerata, hanno votato a favore di una “offerta schifosa”.
Ma questa è comunque una politica molto miope, con gravi conseguenze economiche; il che porta Münchau alla seconda domanda. Come il Fiscal Compact, ed i relativi predecessori, ha portato austerità, che ha un devastante e duraturo impatto sul prodotto interno lordo, così questa Unione bancaria produrrà l'equivalente dell’austerità nel settore finanziario – “un secolare credit crunch”.  

Per capire questo, bisogna vedere come funziona l’Unione bancaria. La Banca Centrale Europea, nel suo ruolo di supervisore, ha già iniziato una valutazione globale del settore bancario. Come parte di questo esercizio, valuta i rischi finanziari, compie un’analisi approfondita dei bilanci e sottopone a stress test le banche. Alla fine sarà richiesto ad alcune banche di aumentare il loro capitale.
Ma senza un sistema fiscale di salvaguardia comune, tutta l’operazione è priva di credibilità. La BCE non sarà nella posizione di richiedere seriamente che le banche aumentino il capitale se non c'è nessuna protezione. Rischierebbe l’instabilità finanziaria esponendo una banca sottocapitalizzata che non ha accesso a capitale esterno all’operazione. Il Fondo di risoluzione deciso non sarà infatti in grado di aiutare, perché esso non sarà completamente comune per un decennio. All'inizio, quindi, tutti i rischi rimarranno negli Stati membri.
A differenza della FED e della Società di Assicurazione degli Stati Uniti, il Fondo di Risoluzione dell'Eurozona non avrà, inoltre, nessuna linea di credito. La BCE ha così ogni incentivo ad eludere l'esercizio. Questo è possibile perché la revisione di un bilancio di banca, o un test di stress, non è una scienza esatta.  

Purtroppo, eludere non risolve i problemi e non cambia le realtà economiche disastrose. In conseguenza, un progetto finalizzato a far finire la crisi del credito nel settore bancario in realtà la prolungherà, perché le banche da ricapitalizzare in periferia saranno “messe sul ghiaccio” a causa della mancanza di fondi.
Economicamente, questo è lo stesso caso degli anni '90 in Giappone; probabilmente peggiore, dato lo stato disastroso dell’economia della periferia. Il sistema bancario della zona euro non sarà in grado di fornire all'economia un credito sufficiente, tranne che nei paesi creditori. Le conseguenze economiche dell’accordo che i Ministri delle Finanze hanno salutato come una decisione “storica” saranno sostanzialmente negative.
I Ministri delle Finanze della periferia che hanno accettato questo accordo sanno tutto questo per Münchau. Come lui dice, “non sono stupidi”. Tuttavia “non agiscono nel loro migliore interesse”.
Quindi, con le sue parole: “Se la vostra politica consiste nel mantenere da testa piegata, forse questa è l'Unione bancaria che meritate”.
 

È quel che meritiamo? Lo meritano i nostri figli? E quelli che ancora nasceranno?
Le conseguenze di un decennio di crescita persa, di un decisivo indebolimento competitivo, si sentono per decenni. E’ quel che vogliamo?

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