Pagine

martedì 28 gennaio 2014

Christine Lagarde, “La crisi non è finita”


Su La Stampa, oggi è presente un piccolo e straordinario estratto di una intervista al Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde.

Il funzionario parte nella sua analisi da un punto condividibile, dato che ci sono ancora 20 milioni di disoccupati in Europa, «fino a che gli effetti sul lavoro non saranno invertiti, non possiamo dire che la crisi è finita».  Infatti, secondo le sue parole (che sarebbero perfettamente sottoscrivibili da Keynes), «Quando la disoccupazione è alta, la crescita è lenta perché la gente consuma meno e le aziende investono e assumono meno». In altre parole, con economie che sono al 70%, o più, orientate a vendere beni e servizi ai cittadini del relativo paese (ed per un’altra misura rilevante a quelli comunque europei), se il 15% dei cittadini in età attiva non lavora, neppure spenderà (o lo farà molto meno, restando a carico di qualche lavoratore o dei risparmi, o dei debiti). In conseguenza le aziende, vendendo di meno; non avranno ragioni razionali per investire nell’aumento, o nel miglioramento della produzione, e dunque anche per assumere. Si tratta di un circolo vizioso.
Siamo, del resto, in una situazione che (recentissimo Rapporto della Banca d’Italia) vede: il 10% dei cittadini possedere il 46% del patrimonio, il 50% delle famiglie guadagnare 2.000 €/mese, gli anziani guadagnare più dei giovani, il reddito medio in calo del 7% in due anni, e la ricchezza pure, il 16% delle famiglie in povertà.
Dunque uno si aspetterebbe, a questo punto, che il Direttore, dall’alto dei suoi faraonici redditi personali, mostri compassione e indichi una strada per alleviare il dramma.

Ma l’economia, si sa, è una “scienza triste” (o “che rende tristi”, non l’ho mai capito), e la nostra attua una splendida capriola. Come un atleta olimpico afferma che “la strada più efficace per rafforzare l’occupazione è la crescita”. In genere, quando leggo questi capovolgimenti repentini resto un attimo senza fiato: ma, come? Non era la disoccupazione che aggravava e rallentava la crescita? Ora  mi dice che la crescita elimina la disoccupazione. Complimenti Lapalisse, ma come si determina la crescita?
Ma certo! Riducendo la spesa (ma non erano i consumi calanti a rallentare la crescita?).

Lagarde, infatti - immediatamente dopo aver detto che “la strada più efficace” (non l’unica, ma quella che evidentemente giudica più utile, e resta da capire per chi), per combattere la disoccupazione, è la crescita - afferma che “è necessario che famiglie, aziende e governi riducano gli elevati livelli di debito”. Il debito quindi impedisce la crescita. Ma da cosa deriva il debito? Su questo nessuna parola (potrebbe scoprire che deriva dai bassi redditi ripartiti al lavoro e al converso alti alla rendita da capitale, sarebbe sgradevole).
Nella frase successiva è scoperta la “posta”: “Il debito pubblico deve calare”. Dunque non sono le “famiglie e le imprese” che devono essere messe in condizione di ridurre il debito (cosa che sarebbe molto utile, forse indispensabile); ma lo Stato. Quindi ridurre la spesa (è ovvio che se non ho crescita, e l’aspetto dalla riduzione del debito, posso solo alzare le tasse o ridurre la spesa).
Lagarde finisce così: “in un contesto di bassa crescita, il trucco è muoversi gradualmente fino a che il mercato lo consente con politiche ancorate all’impegno di un risanamento fiscale sostenuto a un ritmo ragionevole nel medio termine”. Tradotto in un italiano più chiaro significa ridurre lentamente, nel medio termine, le spese all’unico scopo di ridurre il debito. In questo modo “i mercati” avrebbero fiducia nella volontà di sostenere il debito stesso (e quindi di pagarlo ai creditori, che sono ovviamente il 10% di cui sopra), e premierebbero lo Stato “virtuoso” con bassi tassi. I bassi tassi potrebbero accelerare il processo, consentendo di ridurre ancora il debito.
“Il risanamento, inoltre, dovrebbe essere visto come un’occasione per rendere il budget più orientato alla crescita”. Cioè, nel corso di questo processo di “aggiustamento” si può riallocare la spesa in direzione di maggiori moltiplicatori.

Insomma, il Direttore Lagarde, parte da una premessa innovativa (rispetto all’approccio dominante) ma ricade immediatamente nel teorema della “austerità espansiva” (si può vedere anche questo). Una politica dal 10% per il 10%. Che vede solo gli interessi (a breve termine, come si conviene) dei creditori.


Se, mentre si attende che tutti i debiti siano ripagati per primi e senza sconti, il lago dell’economia di prosciuga, lasciando tutti i pesci a boccheggiare sulla riva, che importa a chi nuota nelle comode e riscaldate piscine?


Se vuoi restare in contatto:
sono su Twitter: @alessandvisalli 
su Facebook: alessandro.visalli.9 

e su Linkedin: alessandro-visalli

Nessun commento:

Posta un commento