Su La Stampa, oggi è presente un piccolo e
straordinario estratto
di una intervista al Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale
Christine Lagarde.
Il funzionario
parte nella sua analisi da un punto condividibile, dato che ci sono ancora 20
milioni di disoccupati in Europa, «fino a
che gli effetti sul lavoro non saranno invertiti, non possiamo dire che la
crisi è finita». Infatti, secondo le sue parole (che sarebbero
perfettamente sottoscrivibili da Keynes),
«Quando la disoccupazione è alta, la
crescita è lenta perché la gente consuma meno e le aziende investono e assumono
meno». In altre parole, con economie che sono al 70%, o più, orientate a
vendere beni e servizi ai cittadini del relativo paese (ed per un’altra misura
rilevante a quelli comunque europei), se il 15% dei cittadini in età attiva non
lavora, neppure spenderà (o lo farà molto meno, restando a carico di qualche
lavoratore o dei risparmi, o dei debiti). In conseguenza le aziende, vendendo
di meno; non avranno ragioni razionali per investire nell’aumento, o nel
miglioramento della produzione, e dunque
anche per assumere. Si tratta di un circolo vizioso.
Siamo, del resto,
in una situazione che (recentissimo Rapporto
della Banca d’Italia) vede: il 10% dei cittadini possedere il 46% del
patrimonio, il 50% delle famiglie guadagnare 2.000 €/mese, gli anziani
guadagnare più dei giovani, il reddito medio in calo del 7% in due anni, e la
ricchezza pure, il 16% delle famiglie in povertà.
Dunque uno si
aspetterebbe, a questo punto, che il Direttore, dall’alto dei suoi faraonici
redditi personali, mostri compassione e indichi una strada per alleviare il
dramma.
Ma l’economia,
si sa, è una “scienza triste” (o “che rende tristi”, non l’ho mai capito), e la
nostra attua una splendida capriola. Come un atleta olimpico afferma che “la
strada più efficace per rafforzare l’occupazione è la crescita”. In genere, quando leggo questi capovolgimenti
repentini resto un attimo senza fiato: ma, come? Non era la disoccupazione che
aggravava e rallentava la crescita? Ora
mi dice che la crescita elimina la disoccupazione. Complimenti
Lapalisse, ma come si determina la crescita?
Ma certo! Riducendo la spesa (ma non erano i
consumi calanti a rallentare la crescita?).
Lagarde, infatti
- immediatamente dopo aver detto che “la strada più efficace” (non l’unica, ma
quella che evidentemente giudica più utile, e resta da capire per chi), per combattere la disoccupazione,
è la crescita - afferma che “è necessario che famiglie, aziende e governi
riducano gli elevati livelli di debito”. Il
debito quindi impedisce la crescita. Ma da cosa deriva il debito? Su questo
nessuna parola (potrebbe scoprire
che deriva dai bassi redditi ripartiti al lavoro e al converso alti alla
rendita da capitale, sarebbe sgradevole).
Nella frase
successiva è scoperta la “posta”: “Il
debito pubblico deve calare”. Dunque non sono le “famiglie e le imprese”
che devono essere messe in condizione di ridurre il debito (cosa che sarebbe molto
utile, forse indispensabile); ma lo Stato. Quindi ridurre la spesa (è ovvio
che se non ho crescita, e l’aspetto dalla riduzione del debito, posso solo
alzare le tasse o ridurre la spesa).
Lagarde finisce
così: “in un contesto di bassa crescita, il trucco è muoversi gradualmente fino
a che il mercato lo consente con politiche ancorate all’impegno di un risanamento
fiscale sostenuto a un ritmo ragionevole nel medio termine”. Tradotto in un
italiano più chiaro significa ridurre
lentamente, nel medio termine, le spese all’unico scopo di ridurre il
debito. In questo modo “i mercati” avrebbero fiducia nella volontà di sostenere
il debito stesso (e quindi di pagarlo ai creditori, che sono ovviamente il 10%
di cui sopra), e premierebbero lo Stato “virtuoso” con bassi tassi. I bassi
tassi potrebbero accelerare il processo, consentendo di ridurre ancora il
debito.
“Il risanamento,
inoltre, dovrebbe essere visto come un’occasione per rendere il budget più
orientato alla crescita”. Cioè, nel corso di questo processo di “aggiustamento”
si può riallocare la spesa in direzione di maggiori moltiplicatori.
Insomma, il
Direttore Lagarde, parte da una premessa innovativa (rispetto all’approccio
dominante) ma ricade immediatamente nel teorema della “austerità
espansiva” (si può vedere anche questo).
Una politica dal 10% per il 10%. Che
vede solo gli interessi (a breve termine, come si conviene) dei creditori.
Se, mentre si
attende che tutti i debiti siano ripagati per primi e senza sconti, il lago
dell’economia di prosciuga, lasciando tutti i pesci a boccheggiare sulla riva,
che importa a chi nuota nelle comode e riscaldate piscine?
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