Riporto, per
solidarietà quanto raccontato nel toccante blog di Panagiotis
Grigoriu, uno storico e etnologo greco, sulla morte di suo cugino Costas.
Si trattava di
un commerciante che si è lanciato dal quarto piano del palazzo di proprietà in
cui abitava, cadendo nella parte di cemento del bel giardino curato (con tanto
di giardiniere). Aveva 58 anni.
Era molto
preoccupato da sei mesi perché l’attività si era ridotta del 80% e avrebbe
dovuto chiudere l’attività. I suoi due figli saranno probabilmente aiutati ad
emigrare (dato che questa è la strategia indicata dal governo Samaras, dal
Ministro del Lavoro Vroutsis).
L’autore ha
parole molto dure verso questo governo, che si vanta di avere ormai un saldo
primario attivo (fatto interamente di negozi che chiudono e di consumi ridotti,
di prezzi calanti che attirano turisti), e che sa dire solo parole vuote.

Ma ha anche una
domanda molto pertinente; la pone il padre di Costas: “Nel 1944 ho combattuto i
tedeschi e i loro tirapiedi locali, arma in mano. Alcune famiglie nel
nostro paese sono state decimate, tuttavia, tra i sopravvissuti nessuno aveva
pensato al suicidio. E morivamo di fame più di oggi. Perché allora Costas adesso?”
Stiamo perdendo
la nostra umanità.
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