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giovedì 16 gennaio 2014

Fintan O’Toole, La ripresa dell’Irlanda è una chiacchiera europea


Fintan O’Toole su New York Times in un articolo che contesta il racconto della ripresa irlandese e del grande successo delle politiche di austerità. L’autore è colonnista del The Irish Time e “Visiting Lectures” a Princeton.
Nel pezzo mette in evidenza fondamentalmente lo scostamento tra il forte desiderio di proporre l’Irlanda come un caso di successo di efficacia delle politiche di austerità e la realtà. I cittadini comuni, convinti da un racconto di colpa e sacrificio e desiderosi di vedere finalmente la luce, il Governo (ad esempio nelle parole del Vice Primo Ministro Eamon Gilmore), la BCE in quelle di Jörg Asmussen, o la Cancelliera tedesca Angela Merkel, tutti elogiano l'Irlanda come un esempio di come i paesi in crisi si possano riprendere.

L’Irlanda è passata dall’essere lodata per la deregolamentazione ed il paradiso per grandi corporation, degli anni di espansione e della bolla immobiliare; ad esserlo, ora, come il miglior esempio delle virtù dell’austerità.

Ora, i prezzi degli immobili continuano a scendere, la disoccupazione è ancora al 12,8%, i salari sono drasticamente scesi, l’emigrazione ha portati via l’ 8% della popolazione e si tratta dei giovani brillanti ad alta istruzione. Solo l’anno scorso sono andati via in 90.000. E molti avevano un lavoro e lo hanno lasciato. Almeno loro, evidentemente, non credono nella brillante ripresa.
Il programma di salvataggio della Troika, che ha lasciato il paese al termine del 2013, ha imposto una doppia metrica: tagli radicali a welfare, sanità ed istruzione, da una parte, e piena salvaguardia degli obbligazionisti delle banche, dall’altra.
Come qualcuno ricorderà, infatti, la garanzia dello Stato era stata apposta sui debiti bancari e la politica è sempre stata “nessun obbligazionario sarà lasciato indietro”. Evidentemente invece i malati si.

In termini numerici si parla di 85 Mld di Euro, spesi per salvare le Banche (quando il Fondo Europeo dedicato ne ha 75 in tutto). E tutti dall’Irlanda. Nessuno l’ha aiutata. Il risultato è che il debito pubblico è cresciuto al 125% (era al 64% nel 2009).

Questa è una storia di successo. In effetti a Dublino c’è un nuovo quartiere con gli Uffici direzionali generali europei di Google (assurto agli onori della cronaca italiana perché permette alla multinazionale di pagare le più comode tasse irlandesi), Twitter, Facebook e Yahoo. Lì è stato appena inaugurato un Hotel da 120 milioni di Euro, e ci sono un teatro di lusso di Libeskind, ed altre meraviglie. I prezzi delle case hanno ricominciato a salire, e tutto va bene nei caffè e nei ristoranti di lusso.
Però c’è una fondamentale distinzione da fare, l’Irlanda (come l’America e la Germania) ha due economie:
-     - Una è globale, è dominata dalle società americane hi-tech ed è in piena espansione.
       -  La seconda è interna, ed è in piena crisi.

La polarizzazione colpisce ancora.

La prima è una top-model, la seconda un’anoressica (secondo la colorita immagine dell’autore). C’è perfezione e perfezione.


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