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lunedì 13 gennaio 2014

Grecia, FMI e gli altri… Che succede sotto il Partenone?


Certo sono passati 2.428 anni da quando partì la disgraziata spedizione che pose fine all’egemonia ateniese nelle tristi latomie siracusane, però a dar credito a quanto si legge su FT il Ministro delle Finanze Greco, Yiannis Stournaras, ha scelto di cedere senza combattere al ditkat (al “nein”) di Schäuble anche di fronte alla proposta di alleanza del FMI (e quindi degli USA). Il coraggio non abita più ad Atene.
Ma andiamo con ordine: qualcuno ricorderà che il FMI ha “messo fuori” un paper firmato da due dei più prestigiosi economisti conservatori mondiali, Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, nel quale veniva consigliato un “haircut” (taglio dei capelli) del debito. Cioè la ristrutturazione dei debiti in sofferenza dei paesi europei con perdita di parte del credito da parte dei paesi del nord (e delle loro banche, in particolar modo). Ciò accompagnato da innalzamento delle tasse alla parte ricca della società e aumento dell’inflazione. Più o meno la cosa funzionerebbe così: si trova un accordo per una riduzione consensuale del debito (una remissione), le perdite che le banche creditrici si devono iscrivere a portafoglio sono riassorbite dai singoli Stati (se avvenisse nel 2015 prima dagli azionisti, in base alle nuove regole), i quali per non perdere a loro volta stabilità creditizia dovrebbero alzare le tasse, ma ai ricchi. Per gestire il debito residuo, e diluirlo nel tempo bisognerebbe lasciar alzare l’inflazione di qualche punto (oltre il tasso nominale), in modo da ridurlo in termini reali. Più o meno si è sempre fatto così (come ricordano gli autori).
C’è un bel problema: i creditori sono banche tedesche, olandesi, francesi; e si sta parlando di qualcosa come 1.000 miliardi, solo per le tedesche. Anche se il debito greco è limitato, e le perdite potrebbero essere nell’ordine di alcune decine di miliardi (quindi sarebbero sostenibili), il precedente sarebbe pericolosissimo. Le banche tedesche sarebbero sotto attacco, il loro rating compromesso, lo stesso Governo Federale vedrebbe probabilmente calare il rating e dovrebbe subito pagare di più per il suo debito pubblico (che è molto alto).  

Sappiamo, quindi, chi perderebbe in questo scenario: la Merkel e la sua politica di austerità (il cui “razionale” è che i prestiti si restituiscono), le potentissime banche tedesche (e la Bundesbank che ne cura gli interessi), la BCE e la Commissione che ne sostengono l’azione, i "risparmiatori".
Ma chi vincerebbe? Il popolo greco, in primo luogo (che vedrebbe cessare questa agonia senza limiti e fine), e poi anche gli altri stati “debitori” (che si gioverebbero della prospettiva, sicuramente da subito con una ripesa di fiducia ed abbassamento dello spread, ed in prospettiva con un rapporto di forza più favorevole).  

La notizia è che il FMI, su evidente pressione “extraeuropea” (indovinate chi?), avrebbe chiesto, nel 2012, alla Grecia di appoggiare una richiesta di “haircut” verso la BCE e la Commissione (cioè verso la Bundesbank e per essa il Governo Federale). Offrendo il suo appoggio ed alleanza.
<Bene! Cosa fatta> avrebbe risposto quel temerario di Alcibiade.
Ma lo stratega ateniese non è più tra i viventi. Dunque il suo successore Stournaras ha chiamato prima Schäuble ed ha chiesto il permesso. Come prevedibile ha ottenuto un <Yiannis, scordatevelo>, ed ha risposto a Christine Lagarde <non è possibile, che ci posso fare?>.  

Facciamo parlare Yannis Varoufakis, che pure si dice buon amico del nostro “cuor di leone”: “mai nella storia dell’Unione Europea si è visto un esempio migliore della completa e totale sottomissione di orgogliose nazioni alla tirannia dei paesi creditori. Mai prima d’ora abbiamo avuto una conferma così nitida che l’Unione Europea non è più un’associazione di Stati Sovrani e che un dibattito razionale è escluso a priori.”
Come ricorda l’economista greco, infatti:
-          era nell’interesse nazionale della Grecia;
-          non c’era alcun rischio, il FMI è indispensabile per erogare qualsiasi aiuto e in caso di insuccesso si sarebbe tornati all’attuale cappio (difficile pensarne uno peggiore);
-          era nell’interesse generale europeo che la bomba a tempo ticchettante greca fosse rimossa al più presto possibile; nelle attuali condizioni di lenta agonia nessun investitore sano entrerà mai e dunque resteremo in mano alla speculazione e alla necessità di centellinare aiuti per anni (l’Italia ha già erogato decine di miliardi). 

Tra l’altro, ciò che ha fatto il Ministro delle Finanze è tradire la fiducia del FMI (e degli USA), rendendo noto alla controparte (tale in questa circostanza) l’ipotesi di azione concertata ostile, prima che si verificasse. Se il FMI avesse voluto negoziarlo prima con Schäuble lo avrebbe direttamente fatto. O meglio, sicuramente la recente visita del Segretario di Stato americano, inquadrato a fianco di Schäuble qualche giorno fa dalle telecamere, ha avuto anche questo oggetto; questa azione del FMI, di andare direttamente dall’interessato, per fare un’alleanza ostile e piegare la resistenza, dice chiaramente quale deve essere stata la risposta anche in quell'occasione.
Come ricorda opportunamente Varoufakis, in questi cinque anni di crisi abbiamo visto che la Germania fa spesso la faccia feroce, ma quando improvvisamente si trova di fronte un “grande player” determinato a non cedere, diventa più flessibile. E quale player è più grande del Dipartimento di Stato USA e del FMI? 

Due conclusioni:

-          sembra, in effetti, che il Governo Greco (e il Ministro in specie) fosse “molto più interessato a mantenere un rapporto intimo con Schäuble che a perseguire gli interessi della Grecia e della zona euro” (Varoufakis). E questo illumina i rapporti tra le élite europee in una luce che andrebbe attentamente valutata.
-          Anche alla luce dei “tamburi rullanti” che si cominciano a sentire sullo sfondo da altre parti del mondo, questa determinazione del FMI, e del Governo Americano, potrebbe essere rinnovata ed aprire alla speranza che la crisi europea possa vedere una svolta.  

Avremmo, però, bisogno che il ricordo dei nostri eroi torni più vivo. 


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