Certo sono passati 2.428 anni da quando partì la
disgraziata spedizione che pose fine all’egemonia ateniese nelle tristi latomie
siracusane, però a dar credito a quanto si
legge su FT il Ministro delle Finanze Greco, Yiannis Stournaras, ha scelto
di cedere senza combattere al ditkat (al “nein”) di Schäuble anche di fronte alla proposta di
alleanza del FMI (e quindi degli USA). Il coraggio non abita più ad Atene.
Ma andiamo con ordine: qualcuno ricorderà che il FMI
ha “messo fuori” un paper
firmato da due dei più prestigiosi economisti conservatori mondiali, Carmen Reinhart
e Kenneth Rogoff, nel quale veniva consigliato un “haircut” (taglio dei
capelli) del debito. Cioè la ristrutturazione dei debiti in sofferenza dei
paesi europei con perdita di parte del credito da parte dei paesi del nord (e
delle loro banche, in particolar modo). Ciò accompagnato da innalzamento delle
tasse alla parte ricca della società e aumento dell’inflazione. Più o meno la
cosa funzionerebbe così: si trova un accordo per una riduzione consensuale del
debito (una remissione), le perdite che le banche creditrici si devono
iscrivere a portafoglio sono riassorbite dai singoli Stati (se avvenisse nel
2015 prima dagli azionisti, in base alle nuove regole),
i quali per non perdere a loro volta stabilità creditizia dovrebbero alzare le
tasse, ma ai ricchi. Per gestire il debito residuo, e diluirlo nel tempo
bisognerebbe lasciar alzare l’inflazione di qualche punto (oltre il tasso
nominale), in modo da ridurlo in termini reali. Più o meno si è sempre fatto
così (come ricordano gli autori).
C’è un bel problema: i creditori sono banche
tedesche, olandesi, francesi; e si sta parlando di qualcosa come 1.000
miliardi, solo per le tedesche. Anche se il debito greco è limitato, e le
perdite potrebbero essere nell’ordine di alcune decine di miliardi
(quindi sarebbero sostenibili), il precedente sarebbe pericolosissimo. Le banche tedesche
sarebbero sotto attacco, il loro rating compromesso, lo stesso Governo Federale
vedrebbe probabilmente calare il rating e dovrebbe subito pagare di più per il
suo debito pubblico (che è molto alto).
Sappiamo, quindi, chi perderebbe in questo scenario:
la Merkel e la sua politica di austerità (il cui “razionale” è che i prestiti
si restituiscono), le potentissime banche tedesche (e la Bundesbank che ne cura
gli interessi), la BCE e la Commissione che ne sostengono l’azione, i "risparmiatori".
Ma chi vincerebbe? Il popolo greco, in primo luogo
(che vedrebbe cessare questa agonia senza limiti e fine), e poi anche gli altri
stati “debitori” (che si gioverebbero della prospettiva, sicuramente da subito
con una ripesa di fiducia ed abbassamento dello spread, ed in prospettiva
con un rapporto di forza più favorevole).
La notizia è che il FMI, su evidente pressione “extraeuropea”
(indovinate chi?), avrebbe chiesto, nel 2012, alla Grecia di appoggiare una richiesta di “haircut”
verso la BCE e la Commissione (cioè verso la Bundesbank e per essa il Governo Federale).
Offrendo il suo appoggio ed alleanza.
<Bene! Cosa
fatta> avrebbe risposto quel
temerario di Alcibiade.
Ma lo stratega ateniese non è più tra i viventi. Dunque
il suo successore Stournaras ha chiamato prima Schäuble ed ha chiesto il
permesso. Come prevedibile ha ottenuto un <Yiannis, scordatevelo>, ed ha
risposto a Christine Lagarde <non è possibile, che ci posso fare?>.
Facciamo parlare Yannis
Varoufakis, che pure si dice buon amico del nostro “cuor di leone”: “mai nella storia dell’Unione
Europea si è visto un esempio migliore della completa e totale sottomissione di
orgogliose nazioni alla tirannia dei paesi creditori. Mai prima d’ora abbiamo
avuto una conferma così nitida che l’Unione Europea non è più un’associazione
di Stati Sovrani e che un dibattito razionale è escluso a priori.”
Come ricorda l’economista greco, infatti:
-
era nell’interesse
nazionale della Grecia;
-
non c’era alcun
rischio, il FMI è indispensabile per erogare qualsiasi aiuto e in caso di
insuccesso si sarebbe tornati all’attuale cappio (difficile pensarne uno
peggiore);
-
era nell’interesse
generale europeo che la bomba a tempo ticchettante greca fosse rimossa al più
presto possibile; nelle attuali condizioni di lenta agonia nessun investitore
sano entrerà mai e dunque resteremo in mano alla speculazione e alla necessità
di centellinare aiuti per anni (l’Italia ha già erogato decine di miliardi).
Tra l’altro, ciò che ha fatto il Ministro delle
Finanze è tradire la fiducia del FMI (e degli USA), rendendo noto alla
controparte (tale in questa circostanza) l’ipotesi di azione concertata ostile,
prima che si verificasse. Se il FMI avesse voluto negoziarlo prima con Schäuble
lo avrebbe direttamente fatto. O meglio, sicuramente la recente visita del
Segretario di Stato americano, inquadrato a fianco di Schäuble qualche giorno
fa dalle telecamere, ha avuto anche questo oggetto; questa azione del FMI, di
andare direttamente dall’interessato, per fare un’alleanza ostile e piegare la
resistenza, dice chiaramente quale deve essere stata la risposta anche in quell'occasione.
Come ricorda opportunamente Varoufakis, in questi
cinque anni di crisi abbiamo visto che la Germania fa spesso la faccia feroce,
ma quando improvvisamente si trova di fronte un “grande player” determinato a
non cedere, diventa più flessibile. E quale player è più grande del
Dipartimento di Stato USA e del FMI?
Due conclusioni:
-
sembra, in
effetti, che il Governo Greco (e il Ministro in specie) fosse “molto più
interessato a mantenere un rapporto intimo con Schäuble che a perseguire gli interessi
della Grecia e della zona euro” (Varoufakis). E questo illumina i rapporti tra
le élite europee in una luce che andrebbe attentamente valutata.
-
Anche alla luce
dei “tamburi rullanti” che si cominciano
a sentire sullo sfondo da altre parti del mondo, questa determinazione del
FMI, e del Governo Americano, potrebbe essere rinnovata ed aprire alla speranza che la crisi europea possa
vedere una svolta.
Avremmo, però, bisogno che il ricordo dei nostri
eroi torni più vivo.
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