Sul Washington
Post, è stata pubblicata una intervista
a Larry Summers sul suo controverso concetto di “Stagnazione
secolare”, che ha generato un profondo dibattito dopo il suo lancio alla
Conferenza annuale del FMI ad ottobre 2013.
Ezra Klein ha
condotto l’intervista iniziando correttamente dalla definizione: per Summers
l’idea (Hansen, 1930) allude alla possibilità che le “normali proprietà
auto-rigeneranti” dell'economia potrebbero non essere sufficienti per
consentire di garantire insieme la piena occupazione e la stabilità finanziaria,
in assenza di politiche espansive
straordinarie.
In altre parole,
che il mercato non sia più autosufficiente nel garantire l’ottimale allocazione
ed il pieno dispiegarsi delle potenzialità produttive, senza robusti interventi
correttivi. In effetti molti direbbero che non è stato mai capace di ciò, ma Summers è un economista che, invece, crede
nella normale capacità auto equilibrante dell’economia. E che in passato si spese
per tali prudenti politiche.
Questa vecchia
idea di Hansen diventa comunque oggi rilevante, per l’economista americano,
perché “le difficoltà che la nostra economia ha avuto per molti anni a
mantenere contemporaneamente la piena occupazione, una forte crescita e la
stabilità finanziaria” ne ripropongono la plausibilità. E nello stesso modo la
ripropone la performance di crescita “piuttosto triste” negli ultimi anni del
resto del mondo industriale.
Naturalmente
nessuno può dire se si tratti di una condizione permanente, o di una semplice
congiuntura passeggera, ma Summers sostiene nell’intervista che i continui
fallimenti nei tentativi di ripristinare il livello precedente lasciano pensare
che possa essere una tendenza stabile. Più in particolare ancora il suo timore
al fatto che “prima della crisi finanziaria, quando abbiamo avuto la madre di
tutte le bolle del mercato immobiliare, [questa] è stata forse sufficiente a
spingere la crescita a livelli adeguati, ma non [è stata abbastanza forte] per
produrre qualsiasi tipo di surriscaldamento come misurato da salari e
inflazione dei prezzi o dal tasso di disoccupazione rispetto a punti bassi
tradizionali”. Se infatti si immaginasse (controfattualmente) l'economia
tra il 2003 e il 2007, senza le conseguenze delle bolle immobiliari e del troppo
credito facile. “Gli investimenti in abitazioni sarebbero stati del 2-3 % del PIL
più bassi, e la spesa per consumi sarebbe stata considerevolmente inferiore”.
Si tratta
probabilmente di un problema del mondo industriale nel contesto globale. Una
parte della causa della “stagnazione secolare”, su base globale, è data dall'emergere
di paesi che si impegnano in larga scala ad accantonare riserve, al fine di
mantenere i tassi di cambio coerenti con grandi surplus commerciali e che in
tal modo riducono la domanda nel resto dell'economia globale. Si stima che
questo fattore incida per diverse migliaia di miliardi di dollari all’anno di
mancata spesa e dunque mancata domanda. Un problema, che giustamente Klein
riconduce ad una dinamica pre-crisi [si tratta, in effetti, dell’apprendimento
della dura lezione che le crisi asiatiche degli anni novanta hanno inferto ai
paesi in convergenza: è molto meglio avere proprie riserve adeguate a difendere
il proprio cambio e la propria economia che non subire i “salvataggi” del FMI].
In ogni caso
Summers (che certo non se la può prendere con il FMI) risponde che non è facile
dire da dove provenga questa tendenza. Ma certo era presente a metà del
decennio scorso. Il problema risale, per lui, alla lenta ripresa dalla
recessione del 2001 che ha fatto seguito alla bolla dei titoli tecnologici.
I fattori sono
dunque sei:
-
In primo luogo
il calo dei tassi d’interesse reali (qualunque sia il suo impatto, su cui è in
corso una profonda discussione) sono in calo da venti anni. Questo dato
empirico potrebbe essere causato dal rallentamento della crescita della
popolazione e dalla crescita eventualmente più lenta della produttività
sottostante.
-
Il secondo
fattore è un aumento della domanda di attività liquide sicure “provenienti
dal massiccio accumulo di riserve nei paesi in via di sviluppo” che dovrebbe contribuire
a ridurre i tassi reali ed a “succhiare richiesta fuori dal mondo industriale”.
Si tratta, in altre parole, dell’enorme massa di denaro di riserva in cerca d’investimenti
a breve termine e speculativi. Dato che questo impiego è sottratto ad usi
alternativi (ad esempio alla realizzazione di scuole, autostrade, ferrovie,
ospedali, o ad aiuti per i poveri, istruzione, etc…) che comporterebbero acquisto
di beni e servizi, evidentemente sottraggono domanda al mondo industriale.
-
In terzo luogo,
per Summers, “l'aumento della disuguaglianza e della quota di reddito
proveniente sotto forma di profitti e utili dovrebbero operare [a sua volta] per
aumentare il risparmio globale e ridurre i tassi reali”. Si tratta di un
effetto di rafforzamento. “Secondo una stima approssimativa, la quota del PIL
degli Stati Uniti che viene distribuito come salari verso il 99 % della
popolazione è sceso di circa 10 punti negli ultimi 15 anni”. Quindi se si
assume che questo gruppo risparmia solo il 2 o il 3 % del suo reddito e che l'1
% dei destinatari di reddito da profitto (spesso fondi pensione con
reinvestimento automatico) risparmiano invece ad un tasso del 20 %, questo da
solo potrebbe aumentare il risparmio di forse il 2 % del PIL con un determinato
tasso di interesse.
-
In quarto luogo,
Summers ricorda che la natura della tecnologia e della produzione è cambiata. E
anche le risorse necessarie per avviare una società sono cambiate: una volta
erano usate ingenti somme per avviarla. “Ora molte iniziano con meno di $
1 milione”. La cosa fa una certa differenza, in quanto le aziende
tecnologiche all'avanguardia, come le case automobilistiche, 75 anni fa erano
grandi assorbitori di denaro, ora, invece, “le nostre aziende tecnologiche più
dinamiche come Apple e Google hanno più denaro di quanto non siano in grado di
distribuire”. Oppure, secondo l’ultimo esempio, “un notevole successo in
termini di efficienza energetica significa che come paese abbiamo bisogno di
molto meno investimenti in utility di una volta”. A causa di questi
fattori le aziende hanno così tanto denaro nei loro bilanci e anche per questo
i tassi di interesse sono così bassi.
-
In quinto luogo,
la riduzione del tasso d'inflazione significa che i tassi reali devono essere
inferiori per raggiungere un determinato tasso reale, al netto delle
imposte. “Così, per esempio, se il tasso d'inflazione era del 3 % e il
tasso di interesse nominale è stato del 5 %, un individuo nella fascia 40 %
avrebbe un 0 % reale dopo il costo dell'indebitamento fiscale e il tasso reale,
ante imposte, sarebbe il 2 %. Ora immaginate un mondo di inflazione dell'1
%. Lo stesso tasso zero reale al netto delle imposte richiederebbe un
tasso reale 1,67 %, il che implica un tasso reale ante imposte di - 0.33 %”.
-
In sesto luogo,
dato che all'indomani della crisi finanziaria c'è più onere di intermediazione
finanziaria, più cresce l'incertezza e la paura per un periodo prolungato di
stagnazione, più questo opererà per ridurre la domanda e tassi reali neutri.
Se questo è il problema, l’intervistatore
chiede quale politica pubblica potrebbe essere efficace per affrontarlo.
Summers replica di non aver mai inteso suggerire che la risposta debba essere
di creare bolle. Naturalmente un mondo con tassi d’interesse particolarmente
bassi aumenta la tendenza a crearne, perché “ogni volta che avete tassi di
interesse più bassi rispetto ai tassi di crescita è facile fare schemi Ponzi di
vario genere che funzionano”. in altre parole, quando gli investitori
possono fare solo i rendimenti molto bassi se sono prudenti lo diventano meno.
“Così un contesto di <stagnazione secolare> è probabile che sia incline
alle bolle, ma questo non è qualcosa che deve essere accolta o ricercata”.
Allora, Summers propone, “per una questione
di logica”, per aiutare una “domanda frenata dal limite inferiore sui tassi di
interesse”, tre modi di procedere:
- “Uno è
quello di non fare nulla e aspettare che la domanda si riaggiusti attraverso
effetti di isteresi”. Abbiamo fatto tragicamente questo errore negli
Stati Uniti. In conseguenza il potenziale dell'economia è stato ridotto
di circa $ 800 miliardi l'anno, o quasi $ 10.000 per famiglia di quattro
persone. Questa sembra la strategia peggiore.
- “La seconda
strategia è di arrivare ad un tasso negativo”. Questa strategia è meglio
che non fare nulla, ma non è così attraente. In primo luogo, ci sono dubbi
su quanto possano essere produttivi gli investimenti forzati in questo
modo, e non è chiaro quanti investimenti incrementali potranno essere stimolati. “La
maggior parte degli osservatori pensano che il quantitative easing ha
incontrato rendimenti decrescenti”. “In secondo luogo, c'è la questione
della stabilità finanziaria. Come il Governatore della Fed Jeremy
Stein, tra molti altri, ha sottolineato, i tassi reali e nominali più
bassi raggiunti sia attraverso il quantitative easing o altri sistemi
aumentano il rischio di bolle, in quanto gli investitori aumentano la loro
assunzione di rischi e l'attrattiva della leva finanziaria”. Summers
ricorda di essere “stato disturbato in questi ultimi mesi, da prove
aneddotiche di un ritorno al prestito patto lite”. Del resto questo è
il contesto in cui alcuni sostengono politiche macroprudenziali per contenere
il rischio. Summers dichiara la preferenza per “approcci normativi,
come forti aumenti dei requisiti patrimoniali e di liquidità e autorità di
risoluzione che non presuppongono la capacità dei mercati di indovinare”. In
terzo luogo, sottolinea l’economista americano, “ci sono problemi di
equità. Una strategia che guidi verso il basso i tassi di sconto per
gonfiare i valori patrimoniali a beneficio di coloro che detengono beni – favorisce
in particolare i ricchi”.
In effetti questa politica di espansione
monetaria è quel che ha fatto fino ad ora la FED , ed è stato utile. Ma Summers si
dichiara convinto “che sarebbe ancora meglio aumentare la domanda per
l'economia in modi che non funzionano con i tassi di interesse ridotti, ma
operano in un dato livello dei tassi”.
- Questo è il
terzo e, ad avviso di Summers, migliore modo di rispondere alla preoccupazione
della stagnazione. Ad esempio la spesa in infrastrutture finanziate
con mutuo, è da preferire per alcuni motivi: “in primo luogo, quando il
tasso di crescita supera il tasso di interesse - come sicuramente sarà
vero per un lungo periodo di tempo per il debito a breve termine - allora
si può emettere debito, rimborsare solo gli interessi e avere ancora un
calo del rapporto debito-PIL”. Inoltre, le infrastrutture finanziate
con mutuo aumentano il PIL, aumentando la produttività, cosa che rende più
ricchi e stimola la domanda in un'economia dalla domanda
vincolata. Infine, se aggiorniamo l'aeroporto Kennedy di oggi, non
abbiamo bisogno di risolvere il problema domani. “Se la preoccupazione è l'obbligo per le
generazioni future, allora la nostra contabilità ci porta seriamente fuori
strada se ci insegna a preoccuparsi sul debito del Tesoro che verrà
lasciato alle spalle, ma non la responsabilità di manutenzione differita
che verrà lasciato alle spalle”.
Per dirla in un modo
diverso. “Se il governo sta per emettere più debito a breve termine, che
cosa dovrebbe fare con il ricavato? E' meglio riacquistare le obbligazioni
a lungo termine in cui il governo sta prendendo a prestito per conto del
pubblico al record dei bassi tassi di interesse? Questo è ciò che il
quantitative easing fa. O è meglio investire i proventi in attività reali
che aumenteranno la capacità dell'economia e diminuire la necessità di
investimenti pubblici futuri.” Altri settori sono invertire i tagli che fatti
nella ricerca biomedica negli ultimi anni, “cosa che pagherebbe per se stesso
attraverso gli effetti di stimolo della domanda e attraverso il risparmio in
costi sanitari che genererebbe”.
Più in generale, naturalmente l'investimento
pubblico non è l'unico modo per aumentare la domanda. “Ci sono ampie
opportunità, in particolare nel settore dell'energia, per migliorare
l'efficienza della regolamentazione in modi che sarebbero stimolare la domanda.
Consentire l'esportazione di combustibili fossili è un esempio. E uno
sforzo concertato per promuovere le esportazioni nette dovrebbe anche aumentare
la domanda negli Stati Uniti, senza la necessità di ridurre i tassi di
interesse.”
Insomma, Summers ha cambiato la sua
mente, “avendo ricevuto nuove informazioni”, come ebbe a dire una volta Keynes.
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