La premessa
(sfortunatamente molto plausibile) è che l’attuale tendenza sta portando alla
disintegrazione della zona Euro e di parte della stessa Unione Europea. Quindi
che non esiste sufficiente consenso per arrivare a soluzioni “federali”, ma che
queste non sono indispensabili.
Con le
attuali Istituzioni è possibile, per gli autori, evitare il “movimento di
disintegrazione”, purché vengano utilizzate in “in maniera sensata”. Non serve
modificare i Trattati, non serve che i paesi in surplus (Germania, Olanda, Austria)
garantiscano il debito dei paesi in deficit, non serve cedere ulteriore
sovranità. Bisogna affrontare quattro problemi:
1.
La crisi bancaria,
2.
Il debito pubblico,
3.
La caduta produttiva a lungo termine di
una vasta parte della zona Euro,
4.
La crisi umanitaria aperta da questi
anni di austerità.
La prima, la crisi bancaria, è determinata da un abbraccio mortale tra banche
insolventi e Stati insolventi (diciamo in sofferenza). Il meccanismo è che la
soluzione “Unione Bancaria” vede la Germania fieramente contraria. Il ministro Schäuble
già nel 2012 ha chiarito che non si può avere la supervisione BCE su 6.000
banche. La vera preoccupazione (da cui il recente rinvio,
decennale, del meccanismo) è di portare allo scoperto l’enorme “buco nero”
delle grandi banche tedesche. L’argomento è che già ora le banche spagnole
e greche sono state ricapitalizzate dal
contribuente francese, tedesco, olandese (ed italiano). Ma lo hanno fatto
attraverso il Fondo Salvastati (cioè il Meccanismo Europeo di Stabilità) che ha
prestato le risorse provenienti dalla capitalizzazione prestata dai Bilanci
degli Stati Europei (l’Italia ha versato 29 miliardi, che sono andati ad
aumentare il debito) alla Spagna ed alla Grecia, o Irlanda e Portogallo, che a
loro volta le hanno usate per ricapitalizzare le banche. Sono stati ottenuti,
in questo modo, diversi effetti negativi: sono state impiegate risorse
pubbliche che aggravano le condizioni del debito degli Stati Europei (il Fondo
va ricapitalizzato), sono state concesse agli Stati richiedenti, e dunque
iscritte a loro debito, e sono state “regalate” alle banche (in realtà le
devono restituire, ma a tassi molto bassi, come ricorderanno i contribuenti
italiani la MPS ha avuto tre miliardi). Tutto questo danneggia in molti modi
(cioè per molte vie) il credito alle imprese.
Questa via fa sì che “il denaro che i
contribuenti del nord Europa stanno garantendo è sprecato. ..
le uniche persone che ne beneficiano che
sono i banchieri falliti che rimangono nel controllo delle banche zombie. Così è
un grande spreco di soldi dei contribuenti tedeschi, o del denaro dei
contribuenti europei”.
Allora la soluzione è molto semplice: “Dimenticate
il grande progetto di un'Unione Bancaria completa, in cui tutte le banche sono
parte di un settore bancario sotto la supervisione della BCE. Facciamo qualcosa
d'altro”. Ogni volta, e solo quando, una grande banca Europea “sistemica”
diventa insolvente e deve essere ricapitalizzata con soldi pubblici, cioè con i
Fondi ESM, deve uscire dalla giurisdizione nazionale (dopo un voto del
Parlamento Nazionale) e passare sotto il controllo diretto della BCE. Il suo
Consiglio di Amministrazione sarebbe immediatamente sostituito da Funzionari
della BCE ed il denaro andrebbe direttamente dal ESM alla banca. La BCE
acquisirebbe il controllo azionario (si tratta di una ricapitalizzazione con
distruzione del vecchio capitale) e lavorerebbe per rimetterla sul mercato.
Dopo il risanamento la privatizzerebbe, recuperando i soldi con gli interessi: “In
questo modo, il denaro che va a ogni banca non conta come parte del debito
nazionale del paese in cui è domiciliata quella banca”, l’abbraccio mortale tra
banca insolvente e Stato insolvente sarebbe rotto. “E allo stesso tempo, il
contribuente europeo saprebbe esattamente dove il suo denaro è andato e chi è lo
supervisiona. Inoltre, in questo modo avremmo saputo interrompere l’accogliente,
tossico, rapporto tra i politici nazionali corrotti e i corrotti banchieri
nazionali”. L’ESM diventerebbe l’equivalente europeo del Troubled Relief Program Assets America (TARP).
Sul debito
pubblico, invece, il suggerimento è altrettanto semplice. Dimenticare gli
Eurobond condivisi tra Stati forti e deboli, perché i tassi relativi sarebbero
una mediazione troppo alta per i forti e non abbastanza basso per i deboli. “Sarebbe
una media ponderata distorta, se sono solidalmente garantiti come Titoli di
Stato, e quindi .. dovrebbero essere più vicini alla Germania che alla Grecia.
Eppure, sarebbero troppo alti per la Germania e non abbastanza bassi per la
Grecia”. Inoltre la Germania non è abbastanza grande per garantire il debito di
tutta la zona Euro (ha il 16% del PIL), né dovrebbe farlo. “Questo è il motivo
per cui la signora Merkel e il signor Schäuble, penso comprensibilmente,
rifiutano il concetto di Eurobond garantiti in solido”. Dunque quel che gli
autori suggeriscono è: la BCE annuncia che alla maturazione di ogni cedola di
debito pubblico ogni Stato membro avrà il diritto di accedere ad un “Programma
di Conversione del Debito” (per la parte eccedente il 60%). Quella parte di
debito accettata dal Trattato di Maastricht come accettabile viene “servito” direttamente
dalla BCE. Sarà la BCE, nel caso Italiano di un debito doppio della parte
accettata, a pagare l’obbligazionista per il 50% del prestito. Non si tratta di
“monetizzare” il debito (stampare i soldi e pagare il debito) ma di emettere
una obbligazione BCE ripagata direttamente dallo Stato Italiano su un “conto” apposito.
Il vantaggio per l’Italia sarebbe che la BCE avrebbe tassi molto inferiori
(anche della stessa Germania) e questo ridurrebbe molto l’onere del servizio
del debito per i paesi membri (anche del 30-35%). Altri particolari della
proposta sono la clausola di “super-anzianità” (analoga a quella del FMI verso
i paesi in via di sviluppo) per cui i debiti con la BCE si pagano prima di
tutti gli altri,
La terza proposta riguarda la parte peggiore
della crisi: la mancanza di investimenti.
In tutti i paesi gli investimenti sono “penosamente bassi”, e questo è
aggravato dalla crisi energetica. Nella periferia si parla di investimenti
negativi al momento. E dunque “la competitività non arriverà perché le persone
sono costrette dalla disperazione ad accettare salari irrisori. Hai bisogno di
investimenti nel capitale al fine di aumentare e migliorare la produttività del
lavoro”. Bisogna avviare un “New Deal europeo”, in modo da guidare una efficace
ripresa degli investimenti. Il vero problema è la “Gestalt che influenza l'opinione
pubblica su ciò che sta realmente accadendo intorno a noi. Ognuno continua a
pensare alla crisi del debito, ma pochissime persone sono consapevoli che
l'altra faccia della crisi del debito è un eccesso di risparmio”. In realtà di
soldi ce ne sono tantissimi, mai prima di oggi così tante aziende avevano così
tanti soldi non investiti nello sviluppo industriale. La stessa cosa succede
con gli individui e i fondi pensione. “Ci sono montagne di risparmio in
inattività, e la questione è come si fa a energizzare questi risparmi in
inattività”.
Aprendo un piccolo inciso nel racconto
di Varoufakis, lo stesso problema è al centro dell’analisi della <stagnazione
secolare> di Summers. La liquidità che non si attiva nell’economia di
investimento (ed anche nelle grandi aziende americane).
La soluzione europea per spezzare questa
aspettativa che si autoconferma non è tramite l’austerità e neppure tramite
spesa o tassazione. Ma tramite la BEI ed il FEI che sono sottoutilizzati. Sono
buone istituzioni per gli autori, ed hanno la capacità di svolgere il
meccanismo di ricircolazione dei surplus di risparmio che ora le banche non
attuano. Ciò che le frena è la regola che il 50% dell’investimento deve essere
coperto dallo Stato Nazionale. E questo blocca tutto nei paesi con un debito
eccessivo (ma anche negli altri, che stanno riducendo la spesa). La soluzione
potrebbe essere che la BEI finanzia (con sue obbligazioni garantite dal ritorno
del progetto di investimento infrastrutturale, come fa oggi) il 50% e la BCE il
restante 50% sul conto di debito del paese membro (come da proposta
precedente). Anche le obbligazioni di parte BCE sarebbero, però ripagate dal progetto.
Di fatto, in tal modo, la BCE non supporterebbe lo Stato italiano, ma la BEI,
attirando la liquidità non in parcheggio del mondo per investimenti produttivi.
Da ultimo, la crisi umanitaria, gli autori sostengono che l’Eurozona dovrebbe
agire per ridurre la povertà assoluta che ha provocato. In Europa manca però il
Tesoro Federale (per attuare un programma come i “buoni alimentari” introdotti
negli USA negli anni trenta). Il sostituto utilizzabile è Target 2, il sistema
europeo delle Banche Centrali. La proposta (sulla quale i tedeschi potrebbero
fare una guerra, secondo me) è di utilizzare gli interessi sugli squilibri che
si accumulano nel sistema (e che vengono pagati dai paesi in deficit a
vantaggio di quelli in surplus) per finanziare un sistema Europeo di “buoni”
per la povertà. Secondo le parole dell’autore: “Una volta che la crisi è
iniziata e l'onere dell'aggiustamento è ricaduto sui paesi in deficit … allo
stesso tempo si è avuto un aumento molto significativo della spesa per
interessi accumulati che è stato distribuito tra le Banche Centrali dei paesi
eccedentari. La canalizzazione dei 'profitti'
del Target 2 ai governi dei paesi in eccesso è una pratica discutibile che toglie
giustizia all'ideale europeo. Per avere un surplus in Target2, una nazione
ha già beneficiato di un commercio squilibrato con lo Stato membro in deficit che
non è stato regolato attraverso la svalutazione [perché c’era la Moneta Unica
che lo impediva]. In questo senso, la nazione in surplus ha già beneficiato dell'Euro.
Per usufruirne di nuovo, questa volta attraverso Target2 aggiunge al danno la
beffa”.
In altre parole vince due volte: una
prima quando la struttura monetaria ed i trasferimenti di capitale, resi facili
da Target2, hanno indotto un incremento dei consumi a vantaggio del suo settore
industriale dedito alle esportazioni (si può vedere su questo l’analisi di Scharpf),
ed una seconda quando il debito accumulato dalle banche nazionali verso le
banche del “core”, tramite le rispettive Banche Centrali ed il Target2 che le
collega, essendosi interrotto il flusso finanziario ha portato allo scoperto il
controflusso di servizio del debito (con tassi saliti), che genera “profitti”
che sono trasferiti dalle Banche Centrali ai rispettivi Stati Nazionali.
Secondo le belle parole di Varoufakis: “ora
come ora con i paesi deficitari che sanguinano e le loro popolazioni ridotte
alla povertà estrema, l'Europa sta scendendo le fasi finali di un inferno
morale”.
Questa mossa contrasterebbe il nazismo
che sta prendendo piede in Grecia, perché “nulla può rilanciare la fiducia
nell'idea di Europa più di famiglie povere che ricevono un assegno o un timbro
alimentare firmato dalla Banca Centrale Europea che permette loro di nutrire i
loro figli”.
Nel seguito dell’intervista l’economista
greco sottolinea come l’attuale strategia per superare la crisi (aumentare le
esportazioni) sia “logicamente incoerente, nel momento in cui il problema è che
si ha risparmio in eccedenza, sia nei paesi in surplus e sia nei paesi in
deficit; risparmi che superano gli investimenti, sia in Germania che in Grecia,
in Olanda e in Portogallo, in Finlandia e in Spagna”. Se tutta l’Europa
diventasse una “bestia mercantilista”, cioè se si creasse un enorme avanzo di
conto corrente per l'Eurozona nel suo complesso, avrebbe un effetto globalmente
insostenibile (sarebbe un multiplo di quello cinese).
In primo luogo porterebbe ad un
inesorabile apprezzamento dell’Euro [perché, ovviamente, per comprare le merci
europee dovrebbero prima comprare la moneta europea] e questo lo minerebbe. E
se riuscisse farebbe diventare l’Europa “un demonio sulla scena mondiale; staremo
minando il resto del mondo, gli Stati Uniti, l’America Latina, la Cina”.
In effetti, “nel nostro imprudente tentativo
di muoversi in questa direzione, stiamo già diventando una minaccia peggiore, per
l'equilibrio globale, che la Cina sia mai stata, mentre allo stesso tempo
stiamo infliggendo su noi stessi un calo della domanda aggregata, attraverso
l'austerità. Il che significa che stiamo diventando un buco nero per il resto
del pianeta in termini di riduzione della domanda per le esportazioni di altre
nazioni. Così, l'Europa è oggi il più grande esportatore di recessione per il
resto del mondo. E che non può essere buono neppure per noi”.
Assomigliano alle stupide politiche
macroeconomiche che furono attuate negli anni trenta [e portarono alla seconda
guerra mondiale], “una versione postmoderna della svalutazione competitiva.”
Del resto anche questa enfasi per avere
tutte le regioni in saldo positivo di conto corrente è di una stupidità
monumentale, nel quadro di una Unione Valutaria. Secondo le parole del nostro
autore: “il nord dell'Inghilterra ha mai avuto un conto corrente equilibrato
vis-a-vis il resto dell'Inghilterra? …. L’Arizona con la California? No. Ma chi
se ne frega? Ci saranno sempre regioni deficitarie e regioni eccedentarie
all'interno di un'unione economica. Nella stessa Germania ci sono regioni,
soprattutto in Oriente, che avrà sempre un disavanzo delle partite correnti
vis-a-vis con il resto della Germania”. Naturalmente manca, perché questi
esempi siano completamente corretti un Governo Federale, con un Bilancio che
paga le pensioni ed i buoni pasto etc.
“Quello che stiamo cercando di fare con
la nostra modesta proposta. Stiamo cercando di simulare un Governo Federale,
senza Federazione e senza ulteriore perdita di sovranità nazionale.” Solo, o
meglio almeno, nelle quattro aree cruciali. Una terza strada di “decentrata
europeizzazione”.
Altrimenti “l'Europa procede lungo le
linee di disintegrazione”.
Se vuoi restare in contatto:
sono su Twitter: @alessandvisalli
su Facebook: alessandro.visalli.9
e su Linkedin: alessandro-visalli

Una buona proposta contro l'evasione fiscale, semplice da applicare!! Proposta da Yanis Varoufakis
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