Su L’antidiplomatico
è uscita una intervista
di Alessandro Bianchi al politico tedesco Oskar Lafontaine. L’intervistato è l’ex
politico socialdemocratico (ora Linke) che contese la leadership a Schröder e ne fu
poi Ministro delle Finanze del Governo che questi costituirà nel 1998 con i
verdi. Si dimise nel 1999. Nel 2005 (quando termina il governo Schröder) fonda
il Partito della Sinistra (Die Linke).
Nell’intervista
Lafontaine (che nel maggio 2013, si è espresso contro l’Euro, “moneta
catastrofica”) ribadisce un concetto abbastanza elementare: se si ha una sola
moneta, ed i salari si distanziano, si creano distorsioni che non lasciano
alternative oltre quella di “rivalutare o svalutare in termini reali”. Vale a
dire far scendere i salari più alti (o alzare i più bassi).
Secondo l’ex
Ministro in questi anni (seguiti all’Agenda 2010 di Schröder, i cui risultati
sono espressi nel grafico sotto), i tedeschi hanno messo in pratica un “dumping
salariale”. Cosa che ora determina la richiesta agli stati del sud di ridurre i
salari, le pensioni, i diritti dei lavoratori e i servizi pubblici.
Il Governo Schröder
dura dal 1998 al 2005. La norma sul lavoro (che introduce tra l’altro i “minijobs”)
Hartz IV è del 2004, l’effetto è ben visibile sui salari medi (dal 6° decile in
su), mentre i bassi (1-3°) erano in flessione da anni (probabilmente per l’emigrazione
dall’Est e dai paesi ex sovietici per effetto dell’anschluss).
Nell’intervista,
a specifica domanda, Lafontaine ricorda che all’epoca dell’introduzione dell’Euro
fu richiesto da alcuni (incluso se stesso) l’introduzione contemporanea di
meccanismi di coordinamento salariale, come condizione di sopravvivenza della
moneta. L’idea, rivelatasi profetica, era che la Moneta non sarebbe sopravvissuta
altrimenti. Parimenti di essersi opposto all’Unificazione Monetaria a freddo
con la Germania dell’Est in quanto moneta troppo forte per l stato dell’economia
locale. La sua introduzione immediata (e con un cambio criminogeno) “ha inevitabilmente
comportato la drammatica perdita di posti di lavoro”.
Per Lafontaine, “i
paesi dell'Europa meridionale ora si trovano in una situazione molto simile ed
hanno solo due possibilità di ripresa: o riescono a fermare il dumping
salariale tedesco, oppure si stabilisce a livello europeo un meccanismo di
compensazione tra i paesi in surplus ed i paesi che hanno deficit commerciali.
Se questo non sarà possibile, allora bisogna pensare, all’interno di un
sistema monetario europeo nuovo, ad un'ulteriore svalutazione monetaria per
ripristinare la competitività.”
Venendo al tema
delicato e cruciale dello schiacciamento dei partiti di sinistra moderata, socialdemocratici
e socialisti sui valori neo-liberali che hanno interiorizzato, Lafontaine lamenta
lo scandalo di aver accettato il patto fiscale europeo (Fiscal Compact) che ne
è la bandiera.
Ciò che
servirebbe è una “rigorosa regolamentazione delle banche” che devono tornare ad
essere delle casse di risparmio invece che “giocatori d’azzardo”. E’ infatti
evidente che la restrizione creditizia procede per lo storno dei risparmi dal
reinvestimento nei paesi di raccolta in favore di impieghi più redditizi o meno
rischiosi.
Ma le banche non
sono delle aziende come le altre. Rivestono una funzione ed un mandato
implicito pubblico, di cui largamente si giovano (la loro solidità è connessa
strettamente con questa presunzione di “non fallimento”). Dunque è un
tradimento di mandato il fatto che giochino d’azzardo con le risorse che
raccolgono (ed in tal modo sottraggono all’economia circolante).
Lafontaine
ricorda che abbiamo anche bisogno di un “taglio dei debiti” (come del resto ha
detto di recente anche Rogoff)
“in modo che soprattutto i paesi dell'Europa meridionale abbiano la possibilità
di riprendersi”. Quindi devono essere introdotte a livello europeo tasse patrimoniali.
Infatti “il
patrimonio dei milionari è superiore a tutto il debito sovrano europeo e per
questo i Paesi che adottano la tassa sui grandi patrimoni dovrebbero acquisire
il diritto della Banca centrale europea di ottenere prestiti”.
L’appuntamento è
alle elezioni europee di maggio.
Se vuoi restare in contatto:
sono su Twitter: @alessandvisalli su Facebook: alessandro.visalli.9
e su Linkedin: alessandro-visalli

Nessun commento:
Posta un commento