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mercoledì 22 gennaio 2014

Oskar Lafontaine, “Verso un ordine economico giusto in Europa”


Su L’antidiplomatico è uscita una intervista di Alessandro Bianchi al politico tedesco Oskar Lafontaine. L’intervistato è l’ex politico socialdemocratico (ora Linke) che contese la leadership a Schröder e ne fu poi Ministro delle Finanze del Governo che questi costituirà nel 1998 con i verdi. Si dimise nel 1999. Nel 2005 (quando termina il governo Schröder) fonda il Partito della Sinistra (Die Linke).
Nell’intervista Lafontaine (che nel maggio 2013, si è espresso contro l’Euro, “moneta catastrofica”) ribadisce un concetto abbastanza elementare: se si ha una sola moneta, ed i salari si distanziano, si creano distorsioni che non lasciano alternative oltre quella di “rivalutare o svalutare in termini reali”. Vale a dire far scendere i salari più alti (o alzare i più bassi).
Secondo l’ex Ministro in questi anni (seguiti all’Agenda 2010 di Schröder, i cui risultati sono espressi nel grafico sotto), i tedeschi hanno messo in pratica un “dumping salariale”. Cosa che ora determina la richiesta agli stati del sud di ridurre i salari, le pensioni, i diritti dei lavoratori e i servizi pubblici.

Il Governo Schröder dura dal 1998 al 2005. La norma sul lavoro (che introduce tra l’altro i “minijobs”) Hartz IV è del 2004, l’effetto è ben visibile sui salari medi (dal 6° decile in su), mentre i bassi (1-3°) erano in flessione da anni (probabilmente per l’emigrazione dall’Est e dai paesi ex sovietici per effetto dell’anschluss).

Nell’intervista, a specifica domanda, Lafontaine ricorda che all’epoca dell’introduzione dell’Euro fu richiesto da alcuni (incluso se stesso) l’introduzione contemporanea di meccanismi di coordinamento salariale, come condizione di sopravvivenza della moneta. L’idea, rivelatasi profetica, era che la Moneta non sarebbe sopravvissuta altrimenti. Parimenti di essersi opposto all’Unificazione Monetaria a freddo con la Germania dell’Est in quanto moneta troppo forte per l stato dell’economia locale. La sua introduzione immediata (e con un cambio criminogeno) “ha inevitabilmente comportato la drammatica perdita di posti di lavoro”.
Per Lafontaine, “i paesi dell'Europa meridionale ora si trovano in una situazione molto simile ed hanno solo due possibilità di ripresa: o riescono a fermare il dumping salariale tedesco, oppure si stabilisce a livello europeo un meccanismo di compensazione tra i paesi in surplus ed i paesi che hanno deficit commerciali. Se questo non sarà possibile, allora bisogna pensare, all’interno di un sistema monetario europeo nuovo, ad un'ulteriore svalutazione monetaria per ripristinare la competitività.”

Venendo al tema delicato e cruciale dello schiacciamento dei partiti di sinistra moderata, socialdemocratici e socialisti sui valori neo-liberali che hanno interiorizzato, Lafontaine lamenta lo scandalo di aver accettato il patto fiscale europeo (Fiscal Compact) che ne è la bandiera. 
Ciò che servirebbe è una “rigorosa regolamentazione delle banche” che devono tornare ad essere delle casse di risparmio invece che “giocatori d’azzardo”. E’ infatti evidente che la restrizione creditizia procede per lo storno dei risparmi dal reinvestimento nei paesi di raccolta in favore di impieghi più redditizi o meno rischiosi.
Ma le banche non sono delle aziende come le altre. Rivestono una funzione ed un mandato implicito pubblico, di cui largamente si giovano (la loro solidità è connessa strettamente con questa presunzione di “non fallimento”). Dunque è un tradimento di mandato il fatto che giochino d’azzardo con le risorse che raccolgono (ed in tal modo sottraggono all’economia circolante).

Lafontaine ricorda che abbiamo anche bisogno di un “taglio dei debiti” (come del resto ha detto di recente anche Rogoff) “in modo che soprattutto i paesi dell'Europa meridionale abbiano la possibilità di riprendersi”. Quindi devono essere introdotte a livello europeo tasse patrimoniali.
Infatti “il patrimonio dei milionari è superiore a tutto il debito sovrano europeo e per questo i Paesi che adottano la tassa sui grandi patrimoni dovrebbero acquisire il diritto della Banca centrale europea di ottenere prestiti”. 


L’appuntamento è alle elezioni europee di maggio.


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