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mercoledì 22 gennaio 2014

Wolfgang Munchau, “il vero scandalo è lo stagnante pensiero economico in Francia”


Su Financial Times (non proprio rivoluzionari leninisti) Wolfgang Munchau scrive sulla svolta francese dipingendo un quadro desolante. Se l’adesione acritica alla “politica dell’offerta” vede la Francia allinearsi a Bruxelles ed alla Germania, in questo contesto, la partita è chiusa. All’Inghilterra non resterà che uscire dall’Unione Europea (come noto è un dibattito in corso) ed i paesi periferici resteranno abbandonati a se stessi. La canzone dell’austerità sarà cantata in modo stereofonico.


Munchau parte da una frase di Say del 1803: “Quando il produttore ha messo la mano di finitura per il suo prodotto, è più ansioso di vendere subito, [che è] l'unico modo di procurarsi di denaro per l'acquisto di qualche prodotto o altro.”
Queste parole sono “il mantra per l’economia dell’offerta in tutto il mondo. Abbassi le tasse, ottieni la produzione, e l'economia si prende cura di se stessa.” Una sorta di “pensiero-voodoo” (cioè magico) che la settimana scorsa si è connesso con la bocca del Presidente francese François Hollande, il quale ha proclamato: “L'Offre crée même la demande”, che si traduce come “l’offerta in realtà crea la propria domanda”. Per l’editorialista del Financial Times “se si vuole cercare il vero scandalo politico nella Francia di oggi, non è la vista del presidente in un casco da motociclista in procinto di intrufolarsi in un appartamento parigino. E' che il pensiero economico ufficiale a Parigi non è progredito in 211 anni”.
Infatti se si vuole capire la crisi finanziaria e la conseguente recessione, la legge di Say è di nessun aiuto; tuttavia “l’abbraccio del signor Hollande a questo economista defunto” ha tre importanti conseguenze:
  •          In primo luogo, quando si tenta di risolvere una carenza di domanda aggregata attraverso le politiche dal lato dell'offerta, i risultati non saranno diversi in Francia rispetto a  quelli già visti altrove. L’autore concorda con la valutazione che alcune riforme strutturali mirate (come l'introduzione di un unico contratto di lavoro) potrebbe essere “davvero una buona idea perché potrebbe contribuire a ridurre la disoccupazione giovanile”. Ma non accadrà. Le riforme proposte sono, infatti, di altro tipo. “Sono della varietà taglio fiscale e taglio della spesa”. Per Munchau questo non assomiglia alla svolta di François Mitterrand, con la politica “franco forte” nel 1983. Lo scopo della decisione di Mitterrand era infatti di permettere alla Francia di coesistere in un regime di cambio semi-fisso con la Germania Ovest. E' stata, cioè, una scelta politica di aggiustamento macroeconomico, non una convergenza ideologica alla economia voodoo del “lato dell'offerta”. Continuando a leggere la valutazione è che oggi, non c'è molto bisogno -in termini macroeconomici- per la Francia e la Germania di convergere. Sono già ragionevolmente ben allineate.
  •       In secondo luogo, la principale conseguenza dello spostamento del signor Hollande è che la Francia sarà politicamente più vicina alla Germania e questo rafforzerà l'attuale strategia di risoluzione delle crisi della zona Euro. “E' difficile sopravvalutare la naturale tendenza all'interno dell'UE nei confronti della <Legge di Say> e dei suoi cugini moderni. La Commissione Europea, in particolare, è così inghiottita nel paradigma dal lato dell'offerta  che non ha visto arrivare la crisi, per non parlare di fornire una leadership intellettuale nel dibattito successivo”. Nel corso del decennio precedente alla crisi, tutti i leader europei hanno sprecato molto tempo a parlare di un Programma di Coordinamento delle riforme dal lato dell'offerta - l'Agenda di Lisbona - che non è andato da nessuna parte. Invece, quando è stato eletto Presidente nel 2012, il signor Hollande sembrava offrire una visione alternativa “rinfrescante”. Cercò, senza molto successo, di favorire la mutualizzazione del debito e altre soluzioni osteggiate da Berlino e Bruxelles. Criticò l'austerità. Ma una volta al potere ha perso slancio progressivamente. “In particolare, non è riuscito - o forse non ha mai voluto - costruire una coalizione contro Angela Merkel”. Da allora, Berlino ha prevalso in ogni singolo punto della crisi, anche e soprattutto più recentemente nello sforzo di annacquare  l’Unione Bancaria. Dunque per Munchau “la svolta politica francese avrà un impatto immediato sulla periferia dell'eurozona. Se la Francia si allinea con la Germania, non aspettatevi pietà per gli altri. Il messaggio di giustizia sarà trasmessa in qualità stereofonica.” 
  •     Il terzo significato sta nel fatto che il nuovo consenso copre a questo punto l'intero spettro politico tradizionale in Francia e non solo. “Se si vive sul continente europeo, e se hai un problema con la <Legge di Say>, gli unici partiti politici che si rivolgono a voi sono l'estrema sinistra o l’estrema destra”.


 Ma “una delle conseguenze più profonde di un più stretto allineamento di Francia e Germania è che l'Unione Europea del futuro sarà eseguita sempre a beneficio della zona Euro”. George Osborne, Cancelliere della Gran Bretagna, la settimana scorsa ha avvertito gli altri europei “a non imporre a Londra una scelta di accettare l'Euro o di lasciare l'Unione Europea. Temo che questo sia esattamente la direzione che l'UE prenderà se le posizioni francesi e tedesche sono perfettamente allineate”.

Dunque il dibattito politico all'interno della zona euro è in gran parte concluso. Coloro che hanno favorito un nuovo quadro di governance, che una volta comprendeva i francesi, hanno perso.


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