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mercoledì 5 febbraio 2014

“Del rimbalzo delle bufale”. Quando le notizie servono.


Su alcuni blog on line (“Icebergfinanza”, e “Il post” e sul Fatto Quotidiano) leggo una interessante ricostruzione retrospettiva della “notizia” secondo la quale il 50% della corruzione Europea, sarebbe commessa in Italia ed ammonterebbe a ben 60 Mld. Anche un’importante commentatrice come Barbara Spinelli, su La Repubblica di oggi l’ha ripresa come un fatto: “proprio in questi giorni un Rapporto della Commissione UE ci accusa. Il costo della nostra corruzione è di 60 miliardi all’anno: 4% del PIL, metà del costo della corruzione in Europa”.
La stessa notizia, del resto è circolata su La Repubblica stessa, su Reuters,  sul Washington Post, e via dicendo.

Leggendo queste fonti emerge che le cose non stanno proprio così. Ma è interessante seguire il filo: la notizia viene ripresa dalla pag. 4 di questo documento della Commissione Europea. In esso si legge “The Italian Court of Audit pointed out that the total direct costs of corruption amount to EUR 60 billion each year (equivalent to approximately 4% of GDP). In 2012 and 2013 the president of the Court of Audit reiterated concerns as to the impact of corruption on the national economy”. In altre parole, la fonte è la Corte dei Conti Italiana.
Ma cosa ha detto, esattamente, la Corte dei Conti? Il 16 febbraio 2012 la Relazione del Procuratore Generale riportava, a pagina 100: “Tanto premesso, la Commissione dell’UE, in una relazione presentata al Parlamento europeo il 6 giugno 2011 stima che la corruzione costi all’economia dell’UE 120 miliardi di euro l’anno, ovvero l’1% del PIL dell’UE e poco meno del bilancio annuale dell’Unione europea [...] Se l’entità monetizzata della corruzione annuale in Italia è stata correttamente stimata in 60 miliardi di euro dal SAeT del Dipartimento della Funzione Pubblica (cfr. relazione 2008 Trasparency; relazione al Parlamento n. XXVII n. 6 in data 2 marzo 2009 del Ministro per la Pubblica Amministrazione), rispetto a quanto rilevato dalla Commissione EU l’Italia deterrebbe il 50% dell’intero giro economico della corruzione in  Europa!
Il che appare invero esagerato per l’Italia, considerando che il restante 50% si spalmerebbe senza grandi problemi negli altri 26 Paesi dell’Unione Europea.”
Allora la Corte dei Conti sta citando (contestandola) una altra fonte. Quale? La Relazione al Parlamento del 2 marzo 2009 del Ministro Renato Brunetta nella quale in oltre 100 pagine la cifra è solo citata come stima di terzi ed in forma dubitativa e non confermata (tutto il documento attesta della difficoltà di stimare il fenomeno in termini numerici).
Cioè, la Fonte della Corte dei Conti, che giustamente mette in dubbio, era una relazione dove il dato era riportato per contestarlo. Il che, se permettete, è divertente.

Si tratta comunque di un dato numerico che, peraltro, altri uffici della pubblica amministrazione hanno smentito: nella relazione del 2009, il Servizio Anticorruzione e Trasparenza definisce i 60 miliardi una cifra “fantasiosa” e una “bufala”. Il Dipartimento della funzione pubblica, nella sua relazione al parlamento 2010-2011, definisce la stima “infondata” e “fantasiosa”.

Allora quale è la fonte? Sembra che sia una Stima della Banca Mondiale, del 2004, e riferita all’intero pianeta. Veniva stimato il valore delle tangenti pagate in tutto il mondo in ca 1 trilione di dollari, cioè una cifra tra il 3 e il 4 % del PIL mondiale.
Estrapolandolo abusivamente al PIL Italiano si arriva a 60 miliardi.

A questo punto riassumiamo:
-          la Commissione Europea (come noto uno dei tre membri della Troika, insieme alla BCE ed il FMI, in questo momento sotto inchiesta da parte del Parlamento Europeo), dice a febbraio 2014 che l’Italia ha una corruzione pari al 4% del PIL, che è il 50% di quella Europea (evidentemente stimata in misura del 1% del PIL, come affermato dalla stessa Commissione nel 2011);
-          ma la fonte è la Corte dei Conti italiana che, in effetti, non diceva questo. Ma lo metteva in dubbio;
-          A sua volta la Corte cita una fonte del 2009 del Governo Italiano. Anche questa fonte non dice questo, ma lo richiama come notizia di stampa, mettendola in dubbio, ed affermando l’impossibilità di arrivare a stime precise;
-          La fonte ultima è del 2004, ed è la Banca Mondiale, riguarda tutto il pianeta (dunque anche il resto della UE) ed è una macrostima molto “ad occhio”, pari al 4% del PIL.

Insomma una bufala.

Ma i simpatici animaloni servono. Infatti l’andamento “virale” di questa stima approssimativa che diventa “notizia”, ha uno scopo. O meglio ne ha molti:
-    -- Serve a fare un bel titolo a qualcuno;
-  --Serve a poter accusare la cattiva Pubblica Amministrazione (sempre il corrotto, mai il corruttore) delle malefatte che affondano il Paese, in modo che non si guardi alle politiche;
--    -- Men che mai si guardi a quelle europee, infatti la Commissione Europea può dire così che non sono le strutture economiche, non è l’Euro, non è l’austerità, non la loro politica, a danneggiare l’Italia. E’ l’Italia che è cattiva e si danneggia da sé.

Vedete che bestioline utili?


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