Su alcuni blog on line (“Icebergfinanza”,
e “Il
post” e sul Fatto
Quotidiano) leggo una interessante ricostruzione retrospettiva della “notizia”
secondo la quale il 50% della corruzione Europea, sarebbe commessa in Italia ed
ammonterebbe a ben 60 Mld. Anche un’importante commentatrice come Barbara
Spinelli, su La Repubblica di oggi l’ha
ripresa come un fatto: “proprio in questi
giorni un Rapporto della Commissione UE ci accusa. Il costo della nostra
corruzione è di 60 miliardi all’anno: 4% del PIL, metà del costo della
corruzione in Europa”.
La stessa notizia, del resto è circolata su La
Repubblica stessa, su Reuters,
sul Washington
Post, e via dicendo.
Leggendo queste fonti emerge che le cose non stanno proprio così. Ma è
interessante seguire il filo: la notizia viene ripresa dalla pag. 4 di questo documento
della Commissione Europea. In esso si legge “The
Italian Court of Audit pointed out that the total direct costs of corruption
amount to EUR 60 billion each year (equivalent to approximately 4% of GDP). In 2012
and 2013 the president of the Court of Audit reiterated concerns as to the
impact of corruption on the national economy”. In altre parole, la fonte è la Corte dei Conti Italiana.
Ma cosa ha detto, esattamente, la Corte dei Conti? Il 16 febbraio 2012 la Relazione
del Procuratore Generale riportava, a pagina 100: “Tanto premesso, la Commissione dell’UE, in una relazione presentata al
Parlamento europeo il 6 giugno 2011 stima che la corruzione costi all’economia
dell’UE 120 miliardi di euro l’anno, ovvero l’1% del PIL dell’UE e poco meno
del bilancio annuale dell’Unione europea [...] Se l’entità monetizzata della
corruzione annuale in Italia è stata correttamente stimata in 60 miliardi di
euro dal SAeT del Dipartimento della Funzione Pubblica (cfr. relazione 2008
Trasparency; relazione al Parlamento n. XXVII n. 6 in data 2 marzo 2009 del
Ministro per la Pubblica Amministrazione), rispetto a quanto rilevato dalla
Commissione EU l’Italia deterrebbe il 50% dell’intero giro economico della
corruzione in Europa!
Il che appare
invero esagerato per l’Italia, considerando che il restante 50% si spalmerebbe
senza grandi problemi negli altri 26 Paesi dell’Unione Europea.”
Allora la Corte dei Conti sta citando (contestandola) una altra fonte. Quale?
La Relazione
al Parlamento del 2 marzo 2009 del Ministro Renato Brunetta nella quale in
oltre 100 pagine la cifra è solo citata come stima di terzi ed in forma
dubitativa e non confermata (tutto il documento attesta della difficoltà di
stimare il fenomeno in termini numerici).
Cioè, la Fonte della Corte dei Conti, che giustamente mette in dubbio, era una
relazione dove il dato era riportato per
contestarlo. Il che, se permettete, è divertente.
Si tratta comunque di un dato numerico
che, peraltro, altri uffici della
pubblica amministrazione hanno smentito: nella relazione del 2009, il Servizio
Anticorruzione e Trasparenza definisce i 60 miliardi una cifra “fantasiosa”
e una “bufala”. Il Dipartimento della
funzione pubblica, nella sua relazione al parlamento
2010-2011, definisce
la stima “infondata” e “fantasiosa”.
Allora
quale è la fonte? Sembra che
sia una Stima
della Banca Mondiale, del 2004, e riferita all’intero pianeta. Veniva stimato il
valore delle tangenti pagate in tutto il mondo in ca 1 trilione di dollari,
cioè una cifra tra il 3 e il 4 % del PIL mondiale.
Estrapolandolo abusivamente al PIL Italiano si
arriva a 60 miliardi.
A questo punto riassumiamo:
-
la Commissione
Europea (come noto uno dei tre membri della Troika, insieme alla BCE ed il FMI,
in questo momento sotto
inchiesta da parte del Parlamento Europeo), dice a febbraio 2014 che l’Italia
ha una corruzione pari al 4% del PIL, che è il 50% di quella Europea
(evidentemente stimata in misura del 1% del PIL, come affermato dalla stessa
Commissione nel 2011);
-
ma la fonte è la Corte dei Conti italiana che, in effetti, non diceva questo. Ma lo
metteva in dubbio;
-
A sua volta la Corte cita una fonte del
2009 del Governo Italiano. Anche
questa fonte non dice questo, ma lo richiama come notizia di stampa, mettendola
in dubbio, ed affermando l’impossibilità di arrivare a stime precise;
-
La fonte ultima è del 2004, ed è la Banca Mondiale, riguarda tutto il
pianeta (dunque anche il resto della UE) ed è una macrostima molto “ad occhio”,
pari al 4% del PIL.
Insomma una bufala.
Ma
i simpatici animaloni servono. Infatti l’andamento “virale” di questa stima
approssimativa che diventa “notizia”, ha uno scopo. O meglio ne ha molti:
- -- Serve a fare un bel titolo a qualcuno;
- --Serve a poter accusare la cattiva
Pubblica Amministrazione (sempre il corrotto, mai il corruttore) delle
malefatte che affondano il Paese, in modo che non si guardi alle politiche;
-- -- Men
che mai si guardi a quelle europee, infatti la
Commissione Europea può dire così che non sono le strutture economiche, non è l’Euro,
non è l’austerità, non la loro politica, a danneggiare l’Italia. E’ l’Italia
che è cattiva e si danneggia da sé.
Vedete che bestioline utili?

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