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mercoledì 5 febbraio 2014

“Senza legalità democratica non si può avere integrazione”. Incontro-scontro tra Jurgen Habermas ed il vertice della SPD.


Domenica, a Postdam, l’84 enne Jurgen Habermas ha speso parte delle sue residue energie per tentare di richiamare elementi di ragione pubblica e responsabilità politica in una SPD che sembra aver smarrito la propria vocazione, nell’abbraccio alla CDU di Angela Merkel. L’attacco del grande filosofo tedesco è durato 30 minuti (l’audio originale qui) ed è stato condotto alla presenza di tutti i leader del Partito tra cui Sigmar Gabriel (Presidente SPD e neo Ministro di peso nel nuovo Governo) e Martin Schultz (Presidente Parlamento Europeo e candidato dei Socialisti Europei alla Presidenza della Commissine). La cosa è riportata in un Articolo su Die Welt, di Daniel Sturm, in un Articolo su Berliner Zeitung di Karl Doemens, ed in un Articolo su The Irish Times di Derek Scally.
Sigmar Gabriel, Presidente SPD

Il punto centrale (e più controverso, almeno per il membro della SPD Joachim Poss) è che la Germania avrebbe raggiunto di nuovo una posizione “semiegemonica” in Europa che “non è nel nostro interesse nazionale”. Per Habermas si tratta della stessa posizione “che ha aperto la strada a due guerre mondiali ed è stata superata solo attraverso l’unificazione europea”. Non è la prima volta che Habermas esprime questa valutazione, ma ora la ripete davanti allo stato maggiore della SPD e a membri importanti del Governo; di più, davanti al Presidente del Parlamento Europeo. Quello che è probabilmente il più grande filosofo e sociologo vivente sta evocando, precisamente, lo spirito imperialista e militarista che costò due guerre mondiali, circa 70 milioni di morti, all’Europa, e si concluse con la doppia umiliazione tedesca. Da un intellettuale importante e consapevole come lui, questa è una provocazione che non si può considerare meno che meditata.
Aggrava, per Habermas, questa valutazione il modo attraverso il quale la “posizione” Tedesca è stata raggiunta, senza e contro la legalità e legittimità democratica. Tutte le decisioni chiave sono state prese in condizioni di emergenza, e tramite un meccanismo “interstatale” (guidato dalla Commissione) privo di legittimità. Martin Schultz (promotore di una dura inchiesta sull’operato della Troika) ha definito questo passaggio della relazione, “sinfonia per le mie orecchie”, ma senza accettarne completamente le conseguenze.
Gabriel, Habermas e Schultz

Per Habermas, infatti, bisogna cambiare “radicalmente” la politica in essere, e ampliare l’Unione Politica in direzione dell’Unione Fiscale ed Economica (la posizione del filosofo è notoriamente per l’erogazione di Eurobond e trasferimenti di solidarietà), comprendendo che l’Europa va fatta tra chi ci può stare, di volta in volta. Quindi a più velocità.
Questo “drastico cambiamento” deve superare completamente l’approccio “amico degli investitori” del Cancelliere. Un approccio “profondamente dannoso per la democrazia”, e che ha avuto conseguenze “indicibili” nei paesi in crisi. Queste conseguenze rappresentano anche una minaccia al processo di pacificazione europeo; in quanto generano “ondate di nazionalismo” che potrebbero andare fuori controllo. Questa è la strada che nasce fatalmente dalla “umiliazione politica delle nazioni” e dal “crollo di intere generazioni e regioni”.
Tra l’altro, l’analisi che ha condotto alle politiche tecnocratiche di austerità, e che le ha imposte dall’alto di una posizione di potenza “semiegemonica”, è per Habermas del tutto sbagliata: non è una “crisi del debito sovrano”, ma del debito privato, ad aver scatenato la sofferenza del “servizio del debito” e la perdita di credibilità dei paesi del Sud. Le politiche imposte, di restrizione fiscale (aumento delle tasse) e sociale (riduzione delle prestazioni pensionistiche e della protezione dei salari) sono state ordinate da Berlino in ossequio alle “sue -ma di nessun altro- tradizioni economiche”, tramite un inaccettabile ed illegale “self-empowerment” (potere autoattribuito) del Consiglio Europeo. Cioè di un Organo nel quale si riuniscono i leader europei e in cui la Germania, con i suoi alleati, può facilmente dominare a porte chiuse.
Questo “trattare i governi nazionali ed i cittadini come figli minori” è intollerabile per il filosofo della “democrazia radicale” e della “deliberazione”. Ciò non può che ridurre il desiderio di una più stretta integrazione.
Una maggiore integrazione è possibile, infatti, solo a condizione che sia accompagnata da maggiore controllo democratico. Altrimenti i cittadini “dovrebbero rifiutarla”. Non assumere questo nodo, e cercare di aggirarlo, tramite un peloso paternalismo, porta all’attuale “situazione esplosiva” ed alla enorme resistenza verso Berlino che si registra da tempo.


Mi pare che questa dura posizione di Habermas, costretto dagli eventi a spendere la sua estrema vecchiaia nel cuore del dibattito politico, sia da prendere come monito per le nostre orecchie sorde.
Sapremo ascoltarlo?


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