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giovedì 20 febbraio 2014

Renzi-Visco, "In economia serve continuità": ... a chi?


Si legge che nell’irrituale e quasi senza precedenti (solo nel caso di Monti, che però lo ricevette, mentre qui si è andati in Banca) incontro tra un Presidente del Consiglio Incaricato (sotto riserva) e un Governatore della Banca d’Italia, sia stato richiesta “continuità” nella politica economica. Ciò in base alla valutazione che non ci sono le condizioni per richiedere modifiche alla linea BCE-Commissione (che per ora, è noto, significa Merkel-BCE), sforamenti del ridicolo parametro del 3% del deficit/PIL, modifiche delle priorità. Nella visione della tecnocrazia finanziaria nazionale, ed europea, la credibilità nei confronti dei “mercati” è il principale bene pubblico da salvaguardare, il che lascia unica via quella della riduzione di una spesa pubblica che è già tra le più basse d’Europa (il Piano Cottarelli parla di 32 miliardi in tre anni, 2 punti di PIL) allo scopo, si dice in via Nazionale, di utilizzare le risorse per ridurre il costo del lavoro (anzi si parla di “pressione fiscale sui fattori produttivi”, che è più ampio). In questo modo si libererebbero risorse per gli imprenditori che potrebbero investirle in innovazione. Vorrei sapere in che cinema si dà questo film.

Quel che abbiamo visto da almeno una ventina di anni sono imprenditori che portano tutti gli utili nelle divisioni finanziarie delle aziende, o direttamente a casa, e comprano prodotti mirabolanti ad altissimo rendimento e senza rischi. Nella competizione tra le aziende finanziarie ed i mercati concorrenziali commerciali per  attrarre i capitali liberati nel profitto abbiamo sempre visto stravincere le prime. E c’è senso. Perché se io devo investire nella mia linea produttiva per produrre in Italia una merce, sapendo che sono aperto alla competizione delle merci di tutto il mondo, che nel tempo dell’ammortamento dell’investimento potrei vedere arrivare i prodotti di un megainvestimento cinese (o indonesiano, coreano, quel che volete) contemporaneamente avviato che mi mette fuori mercato, e sono prudente, ci penso. Ma se solo con un clic (senza rompermi la testa con Piani Industriali, spendere cifre in consulenze, stare a fare cento riunioni, esitare, sudare, non dormire la notte, ripensare) posso mettere i soldi al sicuro, ben divisi su varie piazze finanziarie, in parte magari investiti nella megafabbrica coreana, perché non farlo? E se, grazie all’acquisto di collaterali ben strutturati, mi raccontano che non ho nessun rischio, ed un rendimento superiore al mio utile industriale. Peraltro non tassato?
Già più efficace sarebbe l’utilizzo, pure citato, delle risorse per ridurre la parte dei lavoratori del cosiddetto “cuneo fiscale”. Perché in mano a lavoratori a stipendio medio/basso (quasi tutti) qualche centinaio di euro (ca. 200/mese al massimo) si tradurrebbe quasi interamente in consumi. Ed una parte di questi sono spesi per beni e servizi prodotti dall’industria italiana.

D’altra parte (e già Monti fece questo errore tecnico, poi riconosciuto persino dal FMI) ridurre la spesa di 2 punti PIL direttamente provoca un calo del PIL di almeno 3 punti. Allora tutta la questione si riduce a come di ricolloca la spesa. Tra l’altro anche nel senso della ripartizione tra i comparti economici.

Intendiamoci, la spesa pubblica è bassa (inferiore a quella tedesca e francese, per dire) ma mediamente inefficiente (non che quella degli altri sia efficientissima). Dunque si può migliorare e si può riposizionare.


Allora io farei un passo indietro per riguadagnare contesto, stiamo parlando del Presidente del Consiglio incaricato che si è imposto sulla scena per via politica. Non per il tradizionale percorso di cooptazione graduale dell’etablishment politico-economico italiano.
Di un politico la cui esplosiva ed irresistibile ascesa è stata provocata dalla sintonia con un umore profondo del paese, condiviso con l’opinione pubblica dell’intero occidente, stanco della impotenza e della inefficacia della politica nel governo delle dinamiche economiche sovranazionali. Stanco della mancanza assoluta di capacità di governo.
Un politico che ha saputo intercettare, e volgere in positivo, quella “democrazia della sfiducia” (Rosanvallon) che stravince nel mercato politico e sociale contemporaneo. Un politico, mi ripeto, che è riuscito a determinare un consenso molto largo a causa della sua calibrata ed intelligente mancanza di forma e insieme novità esibita. Al suo #cambioverso.
Un politico che di fronte al suo bivio ha forse preso la direzione sbagliata, ma che ora deve giocare la partita.

Ora il vero potere del nostro tempo, l’autentica sovranità, richiama lo scolaro dopo le feste. Gli ricorda il grembiulino e lo invita a sedersi al suo posto. Terza fila a destra.

Sinceramente questa è la questione dirimente, se mai ce ne è stata una. CHI è sovrano? I mercati, ed i loro sacerdoti/servitori di via Nazionale o di Francoforte, o i cittadini che vogliono qualcosa di diverso?


Se potessi inviterei Matteo Renzi a fare molta attenzione. Il suo futuro politico si decide tra oggi e domani. E con esso una parte del nostro destino. Avremo “tempi interessanti” (come dice Zizek) da vivere se non riusciamo a riportare a ragione gli animali dei mercati.

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