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lunedì 3 febbraio 2014

Ritorna la lotta di classe?


Premesso che la lotta di classe non era mai andata via (ma solo si era nascosta nelle soluzioni tecniche del “pensiero unico” liberale), mi stimola a riflettere sulla sua possibile riemersione anche dall’altra parte (cioè anche dal basso e non solo dall’alto) un articolo intervista di Romano Prodi sul Corriere della Sera del 2 febbraio, e un articolo di Ilvo Diamanti su La Repubblica di oggi, 3 febbraio.

Il passaggio chiave dell’intervista di Prodi è la denuncia della “società senza lavoro”, nella quale il tessuto si separa in due sezioni distinte: c’è una piccola parte di detentori di reddito da capitale e lavoro, che sale e accede a maggiore concentrazione di ricchezza; c’è una massa di detentori di redditi da lavoro, a qualifica intermedia, che scende e accede al novero dei “nuovi poveri”.
Con questa frattura si perde il legame sociale, si sconnettono le cuciture che il novecento aveva faticosamente creato tra i “due mondi”, della metà dell’ottocento. Diventa possibile tornare alla lotta tra privilegiati e lavoratori (cioè alla rappresentazione della società tra chi produce e chi vive di rendita), che faceva da carburante alle lotte sociali. Torna la “questione sociale”.
Se le diverse parti della società sono troppo lontane, e se la speranza di ascendere è repressa e dispersa, con la distruzione della contiguità, con lo smarrimento dell’effetto imitativo (per cui potevo sperare di raggiungere il vicino, un poco più abbiente, e questi un altro ancora di più), si perde anche la reciproca comprensione. Non ci capiamo più tra di noi. Non abbiamo più interesse a parlare ed a avvicinare. Perderemo anche il carattere interclassista delle nostre città e territori, presi in una sempre maggiore polarizzazione.
Il rischio è che ogni piccolo gruppo si richiuda nel suo linguaggio, nella sua cultura, e veda come nemico il lontano e diverso. Questo rischio è acutamente percepito da autori come Bauman, e non si può che concordare.
La perdita della solidarietà interclasse (o inter-ceto, se preferite), e del tessuto relazionale molecolare, crea lo spazio per la lotta. Per la ricostruzione delle frontiere interne, a cui molti lavorano, e per l’indicazione del nemico.

L’inchiesta Demos-Coop, citata da Diamanti, è alquanto impressionante, per la velocità dei mutamenti. Se fino al 2006 il 60% ca. della società si sentiva “ceto medio”, ora è solo il 41%. Mentre si sentiva “ceto basso” il 30% scarso, mentre ora è il 51%. La maggioranza della società oggi si sente “ceto basso”. E questo è un dato psicologico che è difficile non considerare decisivo.

In base alla professione, il calo più consistente si ha per gli operai, che nel 2006 si sentivano “ceto medio” per il 60% e oggi solo per il 30%. Sono smottamenti di dimensione geologica. Ora il 25% dei liberi professionisti si sentono “poveri”, e il 51% dei lavoratori autonomi. In quest’ultima categoria c’è lo sfarinamento del consenso alla Lega Nord ed in parte alla ex-PDL. I lavoratori autonomi (loro imponente base elettorale) sono passati dal sentirsi per il 19% ricchi e 62% medi (e solo per il 18% poveri) ad una condizione in cui ricchi si sentono solo il 10% e medi solo il 38%. 1/3 di loro è passato dal sentirsi un ceto medio in ascesa a sentirsi povero. Questo è il bacino immenso, di rancore e sconcerto, che alimenta improvvisi scoppi d’ira come il Movimento dei Forconi e più meditati movimenti di opposizione come il Movimento 5 Stelle.

Anche la recente, violenta, polemica intorno al Blog di Grillo (con irripetibili post da una parte e scomposte repliche dall’altra), ed il suo stesso linguaggio molto spesso brutale ne è espressione; un linguaggio apparentemente spontaneo, ma accuratamente calibrato (nel gioco lanciare-smentire che è proprio del marketing comunicativo multilevel). Proprio questo linguaggio, questi sentimenti, questa esibizione, al di là del suo uso consapevolmente strumentale, segnala per me l'esito (appena avviato, ma già consolidato) della frattura che si apre da decenni, ma accelera nel nuovo millennio; quella tra i vincenti ed i perdenti nella nostra società.
E mi riferisco esattamente agli inclusi e soddisfatti (che restano sempre più minoranza) ed ai marginali, i precarizzati, quelli della terza settimana o del c/c sempre rosso. Tutta quella parte della società del lavoro che era classe media e non lo è più. La “jobless society”, i lavoratori poveri, i lavoratori medi (disegnatori, segretari/e, praticanti, cassieri, impiegati, bancari, persino trader e piccoli professionisti) che hanno visto erodersi nel tempo e sempre più velocemente il loro ruolo nella riproduzione sociale e nel circuito di valorizzazione.
Spiazzati dall’informatica, dalla meccanizzazione -robotizzazione-, dalla prevalenza dell'immateriale, dalla finanziarizzazione, dalla disintermediazione che queste tecnologie rendono possibile, dalla concorrenza (anche nel contesto globale). Si tratta del grande tema della ineguaglianza.

Comincia a sembrare quel film di fantascienza, Elysium, in cui i ricchi ed immortali sono andati su una stazione orbitante ed i poveri (insieme ai robot) sono rimasti a terra.

Questo sentimento produrrà autostrade politiche a chi riesce a raccogliere questo sentimento e mutarlo in speranza. E’ evidentemente il gioco sottile e rischioso che conduce il M5S. Un gioco che fa parte anche dell’esercitare un linguaggio violento e identificativo. Un linguaggio da scontro. Chi ha seminato per decenni ineguaglianza e darwinismo sociale non può che raccogliere rancore. Chi è stato selvaggiamente espulso e vittimizzato, tenuto fuori dei cancelli delle ville dove scorre il punch, non può essere anche cortese ed educato, come un Lord inglese.

Sia chiaro, scrivo con molto dolore queste cose. Non auspico nulla, non desidero l’instabilità che potrebbe portare tempi ancora più difficili; anzi con tutte le forze desidero che si trovi una soluzione a problemi colossali, la cui enorme resistenza è chiara. Né penso che qualcuno possa per magia risolvere di colpo dinamiche così profonde e lunghe.

Ma bisogna assumere che stiamo andando in terre inesplorate (e piene di belve). Almeno avremo gli occhi aperti.

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2 commenti:

  1. Mi dispiace a dirlo , ma queste parole , ipotesi e teorie , servono solo forse a giustificare qualcosa che manca a tutti noi , a te in primis che scrivi. Leggo spesso analisi pro e contro tutti i partiti , ma spesso oggi sento critiche nei confronti del movimento5s prive di senso logico reale , ma solo frutto di fantasie o similitudini con altre epoche storiche... Il linguaggio di Grillo , libero o costruito dopo anni di studi, non entra a far parte della nostra vita politica , giusto per moda , ma deriva come molte altre cose dall'insoddisfazione generale che si è venuta a creare in italia. Il LAVORO: sono anni (tanti) che non c'è, non si rinnova, non si crea, e svariati sono le cause che , se pur gravi , continuano a persistere senza che nessuno faccia nulla .. Un articolo della costituzione recita che l'italia è una repubblica fondata sul lavoro , e quindi , visto che quest'ultimo è oramai assente da molti anni , quella classe politica che doveva garantire "sicurezze" al popolo italiano ha FALLITO! Io nonostante gli anni passano , ho sentito poche politici ammettere il fallimento (in termini politici) e inoltre oggi ritrovo ancora , nelle aule che contano, sempre quelle persone li (non tutte per fortuna), quindi oltre ad avere a che fare con un branco di individui politici che singolarmente o in gruppo hanno FALLITO, mi trovo con lo stesso branco di individui politici che dimostrano un alto LIVELLO DI IPOCRISIA... Ora sicuramente è facile sparare e dare addosso, infatti , il M5S in un altra epoca avrebbe preso molto meno voti. Ma come ha fatto l'italia a cadere così in basso ? Semplice, la politica degli ultimi anni non è stata lungimirante , e la democrazia stessa è stata offuscata da una figura che per legge non sarebbe mai dovuta entrare in parlamento a causa del suo enorme conflitto di interessi !!! Invece quella persona oltre ad entrare , ci ha governato, ci ha impoverito mentalmente, si è gestita le sue leggi e continua a rimanere sulla cresta dell'onda , perchè??? Sicuramente c'è chi a sinistra ne ha giovato , ma non ha calcolato che da quel momento in poi , il modo di fare politica e comunicazione sarebbe cambiato: in una decina di anni ci siamo ritrovati a fare il tifo , pro o contro di lui , pochi erano coloro che denunciavano le malefatte del caimano, l'informazione era assente (altro che commenti sul blog , te la do io na prima pagina sulla cirielli) , l'informazione era sua !! Il giornale di partito fedele al colore rosso , ha cercato di opporsi , ma nello stesso tempo ha cambiato il modo di comunicare , mettendo in secondo piano le cose importanti e lasciando in primo piano il cosiddetto gossip , la notizia che alla fine non ci cambia un cazzo !!! Ed ancora oggi leggiamo e sentiamo parlare di gossip , notizie di inciuci, tradimenti , accori privati, simpatie e disgusti , ma mai entriamo nella notizia ... una dose perfetta di anestetico, ti tiene sveglio ma ti lascia incapace di reagire perchè non ti offre vie di ragionamento.. Io potrei star qui ore a scrivere , ma sinceramente un pò mi sono stufato di tira giù righe sparando mille teorie senza poi entrare nei meriti come nei demeriti delle cose ; Ho letto della testate straniere parlare di Fascismo nei confronti del M5S , gli credo , non perchè voglio difendere a spada tratta qualcuno o qualcosa , ma perchè loro( queste testate straniere) non sono mai cadute in basso come noi , prodotti di un Dio satanico, hanno sempre visto ed analizzato la notizia.

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  2. è di febbraio ma andrebbe riletto ogni giorno per vedere meglio le notizie del giorno!

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