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mercoledì 12 febbraio 2014

Valutazioni sulla sentenza della Corte di Karlsruhe sull’OMT: cambierà tutto.


A quattro giorni di distanza dalla Sentenza di cui abbiamo parlato nel Post del 7 febbraio, nella quale la Corte Costituzionale Tedesca si è espressa per l’illegalità del meccanismo dell’OMT (Operazione Definitiva Monetaria), per come si è configurato nelle dichiarazioni di Draghi (il Programma non è stato mai usato, si trattava sostanzialmente di una minaccia nei confronti della speculazione internazionale, cioè dei ribassisti), possiamo leggere qualche valutazione più meditata.

David Bocking su Spiegel on line, scrive un articolo nel quale sottolinea che la Corte Tedesca non aveva mai, nella sua storia, rimandato alla Corte di Giustizia Europea una questione. Le questioni poste sono:
-          la BCE opera, tramite il Programma, un intervento di “politica economica”? In altre parole, ridurre deliberatamente i tassi d’interesse di singoli Paesi oltrepassa la “politica monetaria”, che è l’unico mandato della BCE?
-          la BCE, tramite il Programma, attua un finanziamento statale indiretto? Viola quindi l’articolo 123 del Trattato?
-          la BCE difende il Programma con l’argomento che eliminerebbe i difetti delle operazioni di politica monetaria? In questo caso (la tesi è giudicata insufficiente) la conseguenza inaccettabile è che si aprirebbe la possibilità di acquistare sempre obbligazioni, ogni volta che le politiche monetarie fallissero.
Alla Corte di Giustizia Europea si chiede di chiarire gli argomenti giuridici che legittimerebbero il Programma e le sue condizioni. Sono suggerite anche le risposte:
-          gli acquisti delle obbligazioni non dovrebbero interferire con i Programmi di Austerità e di Riforma Strutturale; in altre parole, non dovrebbero allentare le condizioni di stress che rendono necessarie le riduzioni dei prezzi interni;
-          L’acquisto da parte della BCE dovrebbe includere una “regola di taglio dei capelli” (cioè perdite per gli investitori privati);
-          le obbligazioni non dovrebbero essere acquistate in quantità illimitate;
-          la BCE dovrebbe evitare di influire sulla formazione dei prezzi (acquistando quanto più possibile vicino all’emissione da parte degli Stati).

Si tratta di condizioni praticamente impraticabili e che vanificherebbero del tutto il Programma. Se si comprasse solo titoli a tre mesi, e solo entro i 500 miliardi della potenza di fuoco dell’ESM (su cui la Corte Costituzionale Tedesca si esprimerà a breve), quasi tutto l’effetto di contrasto alla speculazione sarebbe vanificato. Inoltre la Germania ha più volte chiarito che i fondi dell’ESM non possono essere usati senza un voto del loro Parlamento (in pratica vanificandoli). La cosa è scritta anche nel Programma di Coalizione tra SPD e CDU-CSU: “il controllo democratico sugli aiuti è di fondamentale importanza: gli aiuti dell'ESM saranno concessi solo dopo l'approvazione del Bundestag”.

Leggendo le motivazioni della Sentenza salta all’occhio la decisa accusa di comportamento “ultra vires” della BCE nell’esplicazione di una determinazione a correggere le insufficienze dei Trattati che non gli compete. Leggiamo: “Il mandato della Banca centrale europea (articolo 119 e 127 ss TFUE e l'articolo 17 e seguenti dello Statuto) non è per una Politica economica indipendente autorizzata, ma solo, per sostenere le politiche economiche dell'Unione (articolo 119, comma 2, l'articolo 127 comma 1 frase 2 del TFUE, l'articolo 2, comma 2 dello Statuto). […] la decisione dell’OMT indipendente di qualificarsi [come] misura di politica economica, viola ovviamente questa divisione. […] Inoltre, le Operazioni Definitive Monetarie comporteranno tra gli Stati membri una ridistribuzione significativa e quindi [hanno] le caratteristiche di una compensazione finanziaria accettata non prevista nei trattati europei”.
Ancora: “il divieto di finanziamento monetario del bilancio è una delle regole fondamentali per la progettazione di unione monetaria come unione di stabilità. Inoltre, […] il bilancio [è] la responsabilità globale del Bundestag tedesco”.
Per la Corte, a fronte a questa tendenza a superare i suoi poteri e le stesse Istituzioni Europee “la protezione dall'articolo 38, paragrafo 1, comma 1 della Legge fondamentale, [introduce] una componente procedurale: l’elettore deve tutelare la sua possibilità democratica di influenzare il processo di integrazione europea”.

Per capirne di più proviamo a leggere l’articolo di Jakob Augstein, sempre su Spiegel on Line; il giornalista evidenzia un punto molto importante: l’Euro è stato realizzato “con mezzi non democratici” e manca quindi di mezzi democratici in grado di arrivare in suo soccorso. Il verdetto di Karlsruhe evidenzia proprio questo punto, ed “illumina lo stato post-democratico della UE”. Si tratta di istituzioni che funzionano “senza l’uomo. L’Unione Europea è una pianta meravigliosa, nei pressi della quale il suo creatore vuole impedire a chiunque di venire –per paura”. Si tratta di un difetto di progettazione gravissimo: la politica economica e la compensazione finanziaria comuni non sono presenti. Per funzionare ci sarebbe bisogno, invece, di un unico habitat economico e monetario. Ciò che la BCE ha chiaramente fatto con l’OMT  è di “colmare il divario”. In effetti ciò che la Corte dice è semplicemente che non può farlo legalmente.
Si tratta, infatti, di un problema politico che non può essere risolto legalmente con gli strumenti a disposizione.
Sapendo che “il denaro è un mezzo politico”, la questione diventa allora decidere chi risolverà il dilemma dell’Euro? I Parlamenti, le Amministrazioni, le Burocrazie, i mercati? gli elettori?
Per l’autore quel che serve è un “dibattito intelligente” (“complicato, giuridico, filosofico) che a quanto sembra sarà fatto nei tribunali. E non nei Parlamenti né nella Sfera Pubblica. Ma si tratta, ha ragione Augstein, “del nostro futuro”. Dobbiamo decidere se le questioni importanti devono restare  tra i “big money”, “big data” e “big guns”, come nelle campagne da sei miliardi di dollari degli USA, o se le cose possono ancora andare in un altro modo.

A questo bagno di realismo ottimista, Jacob Funk Kirkegaard del Peterson Institute of International Economics risponde con un articolo che evidenzia come sia in atto una sorta di “gioco delle parti” tra la Corte, il Governo Tedesco e la Bundesbank. Richiama la nostra attenzione sul fatto che “nell’establishment politico tedesco, ogni istituzione ha un ruolo da svolgere”, che non è quello raccontato dai giornali. Quando la Bundesbank si oppose all’SMP nel 2010 e due membri del Consiglio Direttivo della BCE si dimisero, lo fecero sapendo che l’Istituto sarebbe andato avanti (il sistema Europeo sarebbe crollato, altrimenti). La stessa cosa fece Weidmann contro il Programma OMT sapendo che non avrebbe danneggiato la coesione europea (anche in quel caso si operava in stato di necessità e le alternative erano più costose per l’establishment stesso), ma sapendo che così toglieva legna dal fuoco della Alternative fur Deutschland (si trattava quindi di una mossa politica in aiuto alla maggioranza della Merkel). Inoltre il sacrificio ha reso più facile a Draghi di opporsi alle richieste degli Stati membri di andare oltre. “La Bundesbank ha quindi svolto un ruolo utile di <poliziotto cattivo> per il sistema europeo delle Banche Centrali”.
Anche questa Sentenza, secondo l’analista della PIE, “è altrettanto pragmatica”. Salva astutamente il Governo tedesco (evitando che sia obbligata a cambiare la Costituzione, cosa che potrebbe fare) ed evita (con i due voti contrari, e le loro motivazioni) anche al contempo di prestare il fianco all’accusa di ingerenza. Cioè di eccesso di attivismo e invasione dei diritti politici del Parlamento e delle sue maggioranze politiche.
Ma questa calibrata manovra (con le potenzialità che mostra, e la forza trattenuta che espone), aiuta anche la Merkel a “tracciare alcune linee rosse più credibili” nei confronti dell’Unione Europea, “e quindi rafforza la sua forza negoziale nei confronti degli Stati membri”. In altre parole, le lega le mani quanto basta per massimizzarne la forza.


Passando alla visione oltremanica, si può leggere un Articolo di Wolfgang Munchau su Financial Times. L’importante commentatore evidenzia la dichiarazione d’illegalità e violazione del diritto costituzionale, espresso dalla Corte tedesca. E chiarisce che l’OMT è da considerare sospeso.
Anche per Munchau il centro della crisi è l’interpretazione del ruolo della BCE nel contesto della governance europea. Quella che è di fatto l’unica Istituzione economica della Unione Europea, per la Corte non deve assumersi la responsabilità di “riparare i meccanismi di trasmissione monetari rotti” (come ha esplicitamente giustificato Draghi), e dunque assicurarsi che la politica monetaria riesca a regolare l’economia reale (come nel paradigma liberista si prevede), ma se ne debba disinteressare. Se i meccanismi si rompono (e quindi la massa monetaria e gli impieghi nell’economia, in termini d’investimenti e prestiti a famiglie ed imprese divergono) questo è proprio delle crisi e non deve essere importante per la Banca Centrale. L’unica sua missione è la “stabilità dei prezzi” (il che più o meno significa: la salvaguardia dei risparmi; ovvero dei capitali).

Se ha ragione Munchau siamo al cuore del bivio teorico e pratico della costruzione Europea. Nella lettura della Corte, si tratterebbe di un cuore vuoto. Probabilmente ha ragione. E la BCE, con la sua ambizione, di diventare il Sovrano al posto dei Governi e dei Parlamenti eletti, opera un’usurpazione.

Da ultimo mi pare si possa leggere Evans Pritchard che scrive un articolo su Telegraph nel quale la Sentenza è letta come una “resa dei conti” tra “la Germania e la BCE”. Dopo quest’ atto qualsiasi acquisto di Bond da parte della BCE diventa più difficile e la stessa credibilità della BCE (posta di fronte a serrati limiti quantitativi e qualitativi) è altamente minata.
In altre parole, non è solo la politica economica a trovarsi senza cuore, ma la stessa politica monetaria (che o è illimitata, in via di principio, o non è). In sostanza, per Marcel Fratzscher, Direttore dell’Istituto DIW, mancherebbe una vera Banca Centrale dopo questa sentenza. L’ipotesi di QE si allontana. Il Giudice Costituzionale in pensione Udo di Fabio (grande nemico dell’integrazione Europea per via di forzature tecnocratiche) avrebbe detto che la Corte di Giustizia Europea non può avere una giurisdizione superiore a quella della Costituzione tedesca (preannunciando eventuali ricorsi avverso sentenze favorevoli all’OMT).

Si aprono in definitiva due ipotesi: o la Corte di Giustizia approva l’OMT, aprendo un conflitto costituzionale di prima grandezza con la Corte Costituzionale Tedesca (e in casi estremi provocando l’uscita della Germania dalle UE, o almeno dall’Euro), oppure ne accetta il punto di vista e da allora la BCE dovrà operare in pratica senza la Bundesbank o entro i suoi limiti.



In tutti i casi questa Sentenza cambia tutto.

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