A quattro giorni di distanza dalla Sentenza
di cui abbiamo parlato nel Post
del 7 febbraio, nella quale la Corte Costituzionale
Tedesca si è espressa per l’illegalità del meccanismo dell’OMT (Operazione
Definitiva Monetaria), per come si è configurato nelle dichiarazioni di Draghi
(il Programma non è stato mai usato, si trattava sostanzialmente di una
minaccia nei confronti della speculazione internazionale, cioè dei ribassisti),
possiamo leggere qualche valutazione più meditata.
David Bocking su Spiegel on line, scrive un articolo
nel quale sottolinea che la Corte Tedesca
non aveva mai, nella sua storia, rimandato alla Corte di Giustizia Europea una
questione. Le questioni poste sono:
-
la BCE opera, tramite il Programma, un intervento
di “politica economica”? In altre parole, ridurre deliberatamente i
tassi d’interesse di singoli Paesi oltrepassa la “politica monetaria”, che è l’unico
mandato della BCE?
-
la BCE , tramite il Programma, attua un finanziamento
statale indiretto? Viola quindi l’articolo 123 del Trattato?
-
la BCE difende il Programma con l’argomento che
eliminerebbe i difetti delle operazioni di politica monetaria? In
questo caso (la tesi è giudicata insufficiente) la conseguenza inaccettabile è
che si aprirebbe la possibilità di acquistare sempre obbligazioni, ogni volta
che le politiche monetarie fallissero.
Alla Corte di Giustizia Europea si chiede di
chiarire gli argomenti giuridici che legittimerebbero il Programma e le sue
condizioni. Sono suggerite anche le risposte:
-
gli acquisti delle obbligazioni non dovrebbero
interferire con i Programmi di Austerità e di Riforma Strutturale; in altre
parole, non dovrebbero allentare le condizioni di stress che rendono necessarie
le riduzioni dei prezzi interni;
-
L’acquisto da parte della BCE dovrebbe includere
una “regola di taglio dei capelli” (cioè perdite per gli investitori privati);
-
le obbligazioni non dovrebbero essere acquistate
in quantità illimitate;
-
la BCE
dovrebbe evitare di influire sulla formazione dei prezzi (acquistando quanto
più possibile vicino all’emissione da parte degli Stati).
Si
tratta di condizioni praticamente impraticabili e che
vanificherebbero del tutto il Programma. Se si comprasse solo titoli a tre
mesi, e solo entro i 500 miliardi della potenza di fuoco dell’ESM (su cui la Corte Costituzionale
Tedesca si esprimerà a breve), quasi tutto l’effetto di contrasto alla
speculazione sarebbe vanificato. Inoltre la Germania ha più volte chiarito che i fondi dell’ESM
non possono essere usati senza un voto del loro Parlamento (in pratica vanificandoli).
La cosa è scritta anche nel Programma di Coalizione tra SPD e CDU-CSU: “il controllo democratico sugli aiuti è di
fondamentale importanza: gli aiuti dell'ESM saranno concessi solo dopo
l'approvazione del Bundestag”.
Leggendo le motivazioni
della Sentenza salta all’occhio la decisa accusa di comportamento “ultra vires”
della BCE nell’esplicazione di una determinazione a correggere le insufficienze
dei Trattati che non gli compete. Leggiamo: “Il mandato della Banca centrale
europea (articolo 119 e 127 ss TFUE e l'articolo 17 e seguenti dello Statuto) non
è per una Politica economica indipendente autorizzata, ma solo, per sostenere
le politiche economiche dell'Unione (articolo 119, comma 2, l 'articolo 127 comma 1
frase 2 del TFUE, l'articolo 2, comma 2 dello Statuto). […] la decisione dell’OMT
indipendente di qualificarsi [come] misura di politica economica, viola ovviamente
questa divisione. […] Inoltre, le Operazioni Definitive Monetarie comporteranno
tra gli Stati membri una ridistribuzione significativa e quindi [hanno] le
caratteristiche di una compensazione finanziaria accettata non prevista nei
trattati europei”.
Ancora: “il divieto di finanziamento monetario
del bilancio è una delle regole fondamentali per la progettazione di unione
monetaria come unione di stabilità. Inoltre, […] il bilancio [è] la
responsabilità globale del Bundestag tedesco”.
Per la
Corte , a fronte a questa tendenza a superare i suoi poteri e
le stesse Istituzioni Europee “la protezione dall'articolo 38, paragrafo 1,
comma 1 della Legge fondamentale, [introduce] una componente procedurale: l’elettore
deve tutelare la sua possibilità democratica di influenzare il processo di
integrazione europea”.
Per capirne di più proviamo a leggere l’articolo
di Jakob Augstein, sempre su Spiegel on
Line; il giornalista evidenzia un punto molto importante: l’Euro è stato
realizzato “con mezzi non democratici” e manca quindi di mezzi democratici in
grado di arrivare in suo soccorso. Il verdetto di Karlsruhe evidenzia proprio
questo punto, ed “illumina lo stato post-democratico della UE”. Si tratta di
istituzioni che funzionano “senza l’uomo. L’Unione Europea è una pianta
meravigliosa, nei pressi della quale il suo creatore vuole impedire a chiunque
di venire –per paura”. Si tratta di un difetto di progettazione gravissimo: la
politica economica e la compensazione finanziaria comuni non sono presenti. Per funzionare ci sarebbe bisogno, invece, di un
unico habitat economico e monetario. Ciò che la BCE ha chiaramente fatto con l’OMT è di “colmare il divario”. In effetti ciò che la Corte dice è semplicemente che
non può farlo legalmente.
Si tratta, infatti, di un problema politico che
non può essere risolto legalmente con gli strumenti a disposizione.
Sapendo che “il denaro è un mezzo politico”, la
questione diventa allora decidere chi risolverà il dilemma dell’Euro? I
Parlamenti, le Amministrazioni, le Burocrazie, i mercati? gli elettori?
Per l’autore quel che serve è un “dibattito
intelligente” (“complicato, giuridico, filosofico) che a quanto sembra sarà
fatto nei tribunali. E non nei Parlamenti né nella Sfera Pubblica. Ma si
tratta, ha ragione Augstein, “del nostro futuro”. Dobbiamo decidere se le
questioni importanti devono restare tra
i “big money”, “big data” e “big guns”, come nelle campagne da sei miliardi di
dollari degli USA, o se le cose possono ancora andare in un altro modo.
A questo bagno di realismo ottimista, Jacob Funk
Kirkegaard del Peterson Institute of
International Economics risponde con un articolo
che evidenzia come sia in atto una sorta di “gioco delle parti” tra la Corte , il Governo Tedesco e la Bundesbank. Richiama
la nostra attenzione sul fatto che “nell’establishment politico tedesco, ogni istituzione
ha un ruolo da svolgere”, che non è quello raccontato dai giornali. Quando la Bundesbank si oppose
all’SMP nel 2010 e due membri del Consiglio Direttivo della BCE si dimisero, lo
fecero sapendo che l’Istituto sarebbe andato avanti (il sistema Europeo sarebbe
crollato, altrimenti). La stessa cosa fece Weidmann contro il Programma OMT
sapendo che non avrebbe danneggiato la coesione europea (anche in quel caso si
operava in stato di necessità e le alternative erano più costose per l’establishment
stesso), ma sapendo che così toglieva legna dal fuoco della Alternative fur Deutschland (si trattava
quindi di una mossa politica in aiuto alla maggioranza della Merkel). Inoltre
il sacrificio ha reso più facile a Draghi di opporsi alle richieste degli Stati
membri di andare oltre. “La
Bundesbank ha quindi svolto un ruolo utile di <poliziotto
cattivo> per il sistema europeo delle Banche Centrali”.
Anche questa Sentenza, secondo l’analista della
PIE, “è altrettanto pragmatica”. Salva astutamente il Governo tedesco (evitando
che sia obbligata a cambiare la
Costituzione , cosa che potrebbe fare) ed evita (con i due
voti contrari, e le loro motivazioni) anche al contempo di prestare il fianco
all’accusa di ingerenza. Cioè di eccesso di attivismo e invasione dei diritti
politici del Parlamento e delle sue maggioranze politiche.
Ma questa calibrata manovra (con le potenzialità
che mostra, e la forza trattenuta che espone), aiuta anche la Merkel a “tracciare alcune
linee rosse più credibili” nei confronti dell’Unione Europea, “e quindi
rafforza la sua forza negoziale nei confronti degli Stati membri”. In altre
parole, le lega le mani quanto basta per massimizzarne la forza.
Passando alla visione oltremanica, si può leggere
un Articolo
di Wolfgang Munchau su Financial Times.
L’importante commentatore evidenzia la dichiarazione d’illegalità e violazione
del diritto costituzionale, espresso dalla Corte tedesca. E chiarisce che l’OMT
è da considerare sospeso.
Anche per Munchau il centro della crisi è l’interpretazione
del ruolo della BCE nel contesto della governance europea. Quella che è di
fatto l’unica Istituzione economica della Unione Europea, per la Corte non deve assumersi la
responsabilità di “riparare i meccanismi di trasmissione monetari rotti” (come
ha esplicitamente giustificato Draghi), e dunque assicurarsi che la politica
monetaria riesca a regolare l’economia reale (come nel paradigma liberista si
prevede), ma se ne debba disinteressare.
Se i meccanismi si rompono (e quindi la massa monetaria e gli impieghi nell’economia,
in termini d’investimenti e prestiti a famiglie ed imprese divergono) questo è
proprio delle crisi e non deve essere importante per la Banca Centrale. L’unica sua
missione è la “stabilità dei prezzi” (il che più o meno significa: la
salvaguardia dei risparmi; ovvero dei capitali).
Se ha
ragione Munchau siamo al cuore del bivio teorico e pratico della costruzione
Europea. Nella lettura della Corte, si tratterebbe di un cuore
vuoto. Probabilmente ha ragione. E la
BCE , con la sua ambizione, di diventare il Sovrano al posto
dei Governi e dei Parlamenti eletti, opera un’usurpazione.
Da
ultimo mi pare si possa leggere Evans Pritchard che scrive un articolo
su Telegraph nel quale la Sentenza è letta come una
“resa dei conti” tra “la
Germania e la
BCE ”. Dopo quest’ atto qualsiasi acquisto di Bond da parte
della BCE diventa più difficile e la stessa credibilità della BCE (posta di
fronte a serrati limiti quantitativi e qualitativi) è altamente minata.
In altre parole, non è solo la politica
economica a trovarsi senza cuore, ma la stessa politica monetaria (che o è
illimitata, in via di principio, o non è). In sostanza, per Marcel Fratzscher,
Direttore dell’Istituto DIW, mancherebbe una vera Banca Centrale dopo questa
sentenza. L’ipotesi di QE si allontana. Il Giudice Costituzionale in pensione
Udo di Fabio (grande nemico dell’integrazione Europea per via di forzature
tecnocratiche) avrebbe detto che la
Corte di Giustizia Europea non può avere una giurisdizione superiore
a quella della Costituzione tedesca (preannunciando eventuali ricorsi avverso
sentenze favorevoli all’OMT).
Si aprono in definitiva due ipotesi: o la Corte di Giustizia approva l’OMT,
aprendo un conflitto costituzionale di prima grandezza con la Corte Costituzionale
Tedesca (e in casi estremi provocando l’uscita della Germania dalle UE, o
almeno dall’Euro), oppure ne accetta il punto di vista e da allora la BCE dovrà operare in pratica
senza la Bundesbank
o entro i suoi limiti.
In
tutti i casi questa Sentenza cambia tutto.

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