Ho passato metà della mia vita pensando che forse non sarei
arrivato mai all’età che ho oggi, perché la guerra avrebbe distrutto il mondo. Poi
c’è stato Gorbaciov[1]. Oggi, oltre trenta anni
dopo, abbiamo nuovamente davanti questa visione. La Guerra Mondiale è alle
nostre porte.
Ora come allora per l’esistenza di una grande potenza che
non si piega al dominio talassocratico anglosassone[2].
È da molto tempo che siamo in questa condizione, ma si fa
sempre più vicina. I termini del conflitto sembrano, infatti, accelerare
bruscamente dall'inizio del 2026. Subito dopo la nuova Dottrina Strategica[3]
proposta dagli Usa a fine 2025, e la National Defence Strategy, emanata dal
Pentagono a gennaio 2026[4],
abbiamo avuto:
1-
l'assedio e poi l'attacco con “decapitazione”
del Venezuela[5], la sottrazione delle sue
risorse petrolifere al controllo russo e cinese (e l'interruzione immediata dei
flussi verso Cuba, che ora è sotto pressione come non mai);
2-
le minacce agli alleati (Groenlandia e Canada in
particolare), coerentemente con l’indicazione di rafforzare il controllo dell’emisfero
occidentale citato nella NDS 2026[6];
3-
l'estesa ‘guerra di corsa’ contro i flussi
energetici marini, con sequestro di petroliere in alto mare, distruzione di
navi gasiere;
4-
l'assedio e ora attacco all'Iran con omicidio
dei suoi vertici e stato di guerra aperta.
5-
Seguirà probabilmente Cuba, e azioni in Africa
per sottrarre le risorse minerarie al controllo cinese.
In Star Treck, nella serie tradizionale, Spok gioca a
scacchi in una scacchiera tridimensionale. Sembra di essere di fronte a questa
sfida, guardando oggi i pezzi muoversi nello spazio internazionale, ovvero in
quello militare, finanziario e delle risorse materiali ed energetiche.
Una delle domande chiave è, perché questa fretta?
Tre ipotesi:
-
per anticipare un possibile crollo
finanziario che sembra in movimento da più parti[7]; oppure,
più in generale per sfruttare il tempo prima che il debito renda impossibile
l’azione[8].
-
Oppure semplicemente perché il tempo politico
passa e il Midterm si avvicina[9].
-
ancora, per spaventare tutti prima che si
uniscano intorno ai Brics.
La seconda domanda chiave, guardando alle conseguenze immediate
è:
-
come reagiranno i diversi paesi
dell'orbita Brics[10]
(India, Sud Africa, Brasile, Egitto, Etiopia, Emirati, Indonesia, Iran) e in
avvicinamento (Arabia Saudita), o i “paesi partner” (Bielorussia, Bolivia,
Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam)?
-
Accelereranno, si rifugeranno dietro le mura
cinesi[11],
-
o si faranno ricondurre come pecore all’ovile,
tornando nella protezione occidentale? In particolare, per la loro importanza,
l’Arabia Saudita[12] e l’India? Il recente
vertice “Scudo delle Americhe”[13]
Quindi, cosa sarà dei meccanismi di cooperazione economici
in via di consolidamento, e della de-dollarizzazione? In particolare, del NDB
(New Development Bank) che dispone di un portafoglio significativo, ma non
illimitato. Oppure dell’obiettivo di riportare il 30% delle transazioni
internazionali fuori del dollaro e sviluppare un sistema Brics di pagamenti?
Guardiamo alla questione energetica:
-
i consumi energetici elettrici crescono del
3% all'anno[14],
il triplo della media storica, per effetto della transizione tecnologica in
corso (IA, elettrificazione);
-
le rinnovabili sono la prima tecnologia
installata ogni anno (quasi il 85-90%[15]),
ma il petrolio è in surplus produttivo di 4 mb/g per effetto di investimenti
non-Opec degli ultimi anni, il prezzo oscilla violentemente, il gas
liquefatto cresce e gli Usa lo dominano (hanno appena firmato con l'Arabia
Saudita un accordo per venti anni di fornitura, da loro agli arabi), nei Brics
il fossile è ancora al 50%[16],
il nucleare cresce al 2-3 % all'anno.
-
Qui c'è un angolo interessante, l'arricchimento
dell'uranio vede dominanti Russia e Cina, ma in potenziale crescita l'Arabia
Saudita, che ha fatto accordi con gli USA (non è che il bersaglio non sia il
programma nucleare militare, ma proprio la capacità di arricchimento civile,
hai visto mai lo esporti facendo concorrenza all'Arabia Saudita e agli stessi
Usa?).
-
In seguito alla guerra il brent è salito, il gas
è arrivato al 50 €/MWh, l’energia elettrica è più cara, il primo potrebbe
arrivare dalle parti dei 100-150 $/b (da 65), ma vedremo nel medio termine
(l'Opec+ ha promesso di aumentare l'estrazione).
Tutta l’infrastruttura energetica si sta riorganizzando
su nuove direttrici e la guerra per il controllo del mare inizia a scaldarsi,
si intravede un “Asse atlantico” a dominio Usa e un “Blocco
euroasiatico” per il quale la Cina ambisce al controllo (ma l'India ha più
di un problema).
L'accordo Caturus-Aramco, che passa per Commonwealth
LNG (la piattaforma sulla costa della Luisiana sbandierata come a “basse
emissioni” e finanziata dai big della finanza Usa e non solo) mostra diverse
cose:
-
l'Arabia Saudita sta transitando al gas per
industrializzarsi e avere più spazi di manovra;
-
Caturus è sostenuta da capitali ibridi, da Abu
Dhabi e Canada e controlla in modo verticale dal pozzo alla nave ed è
esplicitamente un progetto di industria-finanza a guida geopolitica.
Modello cinese, mi verrebbe da dire. Finanza ibrida, integrazione verticale,
direzione politica.
L'Europa, poverissima di fonti energetiche proprie, altamente
industrializzata e densa, cerca di sopravvivere ma ha una rete vecchia (che
richiederebbe migliaia di miliardi di investimenti urgenti) e cerca di
riposizionarsi su gas (americano) e idrogeno (come stoccaggio e vettore
energetico che può essere trasmesso nei gasdotti esistenti, con poche modifiche
o in percentuale). Si tratta di troppo tardi e poco. La transizione energetica
si presenza qui con la sua vera veste: viene presentata come lotta per il
futuro del pianeta quando è molto più praticamente e concretamente un’arma geopolitica.
Serve a rendere possibile la potenza, in tal senso l’idrogeno è un fattore
abilitante i trasferimenti di energia e l’utilizzo delle infrastrutture anche
in caso il gas diventi troppo caro (o troppo monopsistico).
La Russia continua a riposizionarsi verso Est, aumento
del 46% nell'ultimo anno. Anche su diverse piattaforme di pagamento.
Le riserve sono piene ed in espansione, gli Usa hanno
125 giorni di autonomia, la Cina, secondo alcune stime 180 (per altre 120).
Quel che cresce di più, in sintesi, sono i consumi per le
IA (stimati al 2%, sull’elettrico, all'anno per molti anni a livello mondo)
e lo Shale Gas (crescita 6% all'anno, con la Cina che si sta impegnando
e l'Arabia Saudita con Jafurah, o l'Argentina con Vaca Muerta). Siamo ad un
mercato da 100 miliardi di dollari.
Un altro fattore di crescita energetica indiretta è la
nuova industrializzazione integrata per sfuggire al monopolio cinese delle
terre rare. Anche qui accordi chiave con l'Arabia Saudita degli Usa che
vogliono farlo diventare un hub per lavorare quelle africane. La posizione di
Bin Salman così diventa più chiara. Forse anche la prudenza cinese (sono
sicuramente in corso e da tempo trattative incrociate).
I Brics+ sono sotto pressione, per effetto di queste
ed altre dinamiche ed interessi divergenti. Teoricamente controllerebbero il
30% del petrolio mondiale, in pratica l'India è in un posizionamento a dir poco
ambiguo (e crescentemente), Egitto ed Etiopia hanno problemi esistenziali pressanti
e devono tenere aperte tutte le porte[17],
il Sud Africa ha paura di perdere l'accesso ai mercati Usa ed è sotto pressione
politica interna.
In generale si vede all'opera un cambio di “cosmotecnica”,
almeno tendenziale: il “libero mercato” è in declino, si passa a sistemi di
“Revenge of the State” per i quali vince il controllo integrato, modello “Commonwealth
LNG e Technip Energies”. Niente più ingegneria esterna e packaging
tecnologico esteso (compro dove posso al minor costo ed assemblo), ora devo
controllare tutto e dirigerlo ad obiettivi sistemici.
Il cuore del conflitto è quindi il controllo della “Dominanza
energetica” integrata (d'altra parte esplicitato nel Documento di Strategia
Usa del 2025): più riserve strategiche, più infrastrutture multi-molecola e una
diplomazia energetica basata su legami industriali profondi piuttosto che su
semplici scambi di merci. Qui, da una parte, cresce il controllo del LNG da parte
Usa, dall’altra c’è la catena tecnologica e del valore di rinnovabili ed
accumuli. Molecole contro elettroni.
Sintesi:
Siamo davanti ad un salto di scala che amplia in modo
insostenibile l’incertezza di tutti e potrebbe essere il preludio, e l’acceleratore,
di quella crisi finanziaria sistemica (che forse partirà dalle
assicurazioni, forse dai debiti sovrani) che si intravede da tempo arrivare. Lo
sforzo disperato di allontanarla, riprendendo il controllo dei flussi, la
potrebbe detonare.
La strategia Usa di prendere il controllo diretto dei
nemici storici (Venezuela, Iran, Cuba) e interdire, con la riedizione della “guerra
di corsa” elisabettiana contro l’impero spagnolo, l’alimentazione del sistema
cinese (materie prime e dei “sistemi tecnici” integrati), potrebbe provocare l’armageddon
in un senso diverso da quello immaginato. La strategia iraniana di
colpire le “macchine di produzione di capitale”[18]
emiratine, le infrastrutture abilitanti della nuova piattaforma tecnologica
nella regione, e le centrali di produzione e deflusso dei prodotti energetici,
potrebbe determinare quella fuga e congelamento dei capitali e dei costi di
assicurazione che potrebbero oltrepassare i limiti di tenuta del sistema.
Nel breve periodo (1-3 anni), gli USA hanno un vantaggio
decisivo perché possono proiettare forza in modi che nessun altro attore può
eguagliare, e perché il sistema finanziario mondiale resta dollaro-centrico.
Ma nel medio periodo (5-10 anni), la sovraestensione è il
rischio americano principale. Ogni operazione militare ha costi —
economici, politici, reputazionali — che si accumulano. E la Cina gioca una
partita diversa: non cerca lo scontro diretto ma l'erosione graduale, l'offerta
di alternative, la costruzione paziente di dipendenze economiche.
Nel lungo termine, tramite la distruzione delle relazioni
e delle catene di connessione la logica potrebbe essere di resistenza:
quale sistema reggerà meglio alla tensione ed all’impoverimento derivante
dall’impennarsi dei costi di protezione e l’aumento di prezzo delle materie
prime, con conseguente calo del tenore di vita. Si destabilizzerà la Cina
stessa? E la Russia? O forse gli Usa?
Il precedente storico più pertinente non è la Guerra Fredda
(dove c'erano due blocchi rigidi) ma il periodo 1890-1914, quando un egemone in
declino relativo (l'Impero Britannico) cercava di gestire l'ascesa simultanea
di più challenger (Germania, USA, Giappone) attraverso una combinazione di
alleanze, proiezione di forza e controllo delle rotte commerciali. Finì con il
crollo finanziario e la cessione dell’Impero perché la sovraestensione e
l'irrigidimento delle alleanze resero impossibile l'adattamento.
L’effetto emergente che si intravede è una transizione di
modello. Probabilmente la lotta sotto la lotta. Vincerà chi mette a
punto un modello di relazioni internazionali e di funzionamento economico più
efficace. Chi passerà alla Piattaforma geo-tecnologica più solida e
controllabile.
E qui si intravede una convergenza: sistemi nominalmente
diversi (il “capitalismo di mercato” americano, il “capitalismo incapsulato” cinese,
il “petromonarchismo” saudita) stanno producendo forme organizzative simili
perché rispondono alla stessa pressione strutturale — la necessità di
controllare catene integrate in un mondo dove la fiducia nel “libero mercato”
come meccanismo di coordinamento è crollata, insieme alla fiducia nell'ordine
internazionale che lo sosteneva. In sostanza gli stati ‘centrali’ stanno
cercando di reincastonare mercati e capitali in cornici geopolitiche e industriali
forti. Quindi anche più rigide.
Ora il punto è imperativo: in questo contesto rischioso devo
controllare tutto e dirigerlo ad obiettivi sistemici. Non è protezionismo
nel senso classico (dazi per proteggere l'industria domestica dalla
concorrenza), bensì integrazione strategica — la costruzione di sistemi
tecno-economici chiusi o semi-chiusi, autosufficienti e orientati a obiettivi
di potenza.
È il passaggio da un'economia globale dominata da un solo
attore a un arcipelago di economie areali coese ed interconnesse, con
corone di periferie e semi-periferie. Una crescente segmentazione geo-tecnologica
e normativa nella quale diverse “Piattaforme tecnologiche” si confronteranno
per l’egemonia.
[1] -
Il riferimento è al periodo della Glasnost’ e la perestojka, tra il 1985 ed il
1991, che posero fine al mondo bipolare che era uscito dalla Seconda Guerra
Mondiale. La glasnost’ (trasparenza) avviò, nel contesto bloccato dell’Urss degli
anni Ottanta una progressiva delegittimazione del partito che, insieme alla
perestojka (ricostruzione) ed agli elementi di mercato introdotti di fatto
portò ad un imprevisto collasso. Uscendo dal sistema pianificato, senza
approdare ad un vero e proprio mercato, si generà caos e scarsità, inoltre
inflazione e perdita decisiva di consenso. Dentro il partito la dialettica tra
conservatori (comunisti) e radicali (liberali) determinò un’ulteriore
destabilizzazione. Nel 1991 i conservatori cercarono di rovesciare Gorbačëv, ma
l’immediato fallimento aprì la strada all’uomo dell’Occidente, Boris El’cin, e
provocò la dissoluzione dell’Urss.
[2] -
Ovvero al dominio attraverso il controllo del mare. La distinzione tra dominio “talassocratico”
e “tellurocratico”, identifica la logica di dominio di paesi come Venezia,
Genova, il Portogallo, l’Olanda e l’Inghilterra, ed ora gli Usa, verso quello
dei paesi continentali, la Russia, la Cina, la Germania, e per certi versi la Francia
e la Spagna (che, pure, ebbero estesi imperi marini). Nel corso della storia Roma,
Sparta e l’impero Mongolo erano del secondo ordine, Cartagine, Atene, del
primo. Ovvio riferimento al geografo Halford Mackinder.
[3] - La
svolta del 2025 (National Security Strategy 2025) dichiarava la necessità di
riallineare le risorse, controllare le “retrovie” emisferiche, distinguendo tra
le proprie e quelle contese, interdire le rotte e gli asset vitali agli
avversari, e sviluppare forza.
[4] - Il
23 gennaio 2026 il Pentagono ha pubblicato una versione
non classificata della sua Strategia di Difesa Nazionale (NDS).
[5] -
Si veda “3
gennaio 2026.Venezuela, la fine del diritto”, Tempofertile, 4
gennaio 2026 e “Scosse
sismiche. Ipotesi sul mondo dopo Caracas”, Tempofertile, 5 gennaio 2026.
[6] - Nella
National Defency Strategy del 2026 viene rivendicatp il diritto degli Stati
Uniti di garantire l'accesso militare e commerciale a quelle che definisce “aree
chiave” come il Canale di Panama, il “Golfo d'America” (il nuovo nome per il
Golfo del Messico) e la Groenlandia. Proteggere i confini, contrastare
l'immigrazione illegale e il narcotraffico, e sviluppare sistemi di difesa
missilistica come lo scudo “Golden Dome”.
[7] -
Continui segnali di eccesso di leva finanziaria e fragilità nella piramide dei debiti
e dei crediti, si vedono apparire all’orizzonte. Dopo anni di tassi elevati il
costo del debito rende probabili insolvenze nei settori più esposti (come
quello della IA). È in corso uno spostamento su beni rifugio, o liquidità, che
potrebbe contribuire a provocare una repentina perdita di fiducia e fuga.
[8] - Qui
il riferimento è al debito pubblico americano, che raggiunge sempre nuovi record.
A marzo 2026 ha toccato la soglia dei 39.000 miliardi di dollari e la spesa per
interessi ha superato i 1.000 miliardi. Ogni anno scare il 33% di questo
debito, e i grandi acquirenti, come la Cina, il Giappone, le petromonarchie,
stanno riducendo gli acquisti. Inoltre, questa enorme offerta, se non viene
assorbita dai fondi sovrani, drena liquidità dal settore corporate, spingendo
al rialzo i tassi di interesse e interagendo con i primi motivi di crisi. In caso
i rendimenti salissero, per la perdita di fiducia nella possibilità di
rifinanziarli, i prezzi dei titoli scenderebbero e questo minerebbe la
stabilità degli istituti di credito che ne detengono grandi quantità, come del
settore assicurativo.
[9] -
Nelle elezioni di Mid Term tradizionalmente il Presidente è in difficoltà. In questa
tornata questa regola sembra confermata, ma Trump non può permettersi di perdere
il controllo del Congresso.
[11] -
Si veda “La
Caccia al Cervo nella Pianura Centrale, zhúlù zhōngyuán” Tempofertile,
19 gennaio 2026.
[12] -
L’Arabia Saudita ha una postura particolarmente ambigua, si è sorprendentemente
avvicinata ai Brics negli ultimi anni, ha fatto un’alleanza militare parallela
con Turchia e Pakistan in chiave anti-israeliana, ma al contempo ha trattato
con Usa e India la “via del cotone”, che sbocca appunto in Israele e che è
normalmente interpretata (dagli Usa) come anti-via della seta. Ha fatto recenti
accordi strategici con gli Usa su energia e terre rare.
[13] -
Al quale, il 28 febbraio, hanno partecipato Argentina, Bolivia, Cile, Costa
Rica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Guyana, Honduras, Panama,
Paraguay e Trinidad e Tobago, con l’assenza molto vistosa dei pesi massimi dell’area,
Messico, Brasile e Colombia. Si è parlato di lotta alla droga, ma in realtà di
allineamento strategico.
[14] -
Fonte, IEA 2024-25.
[15] -
IEA 2024.
[17] -
Paesi enormemente densi, con potenziali problemi alimentari e di instabilità
interna non possono permettersi di finire al centro dello scontro e cercano di
non avere nemici.
[18] -
La produzione dello spazio è in effetti parte integrante della dinamica
capitalista, anzi è decisiva nel suo formarsi. Il capitalismo ha sempre bisogno
dei processi di urbanizzazione per assorbire l’eccedenza di capitale che
produce in continuazione e per sua natura. Se non vi riesce si determinano
fenomeni di fragilizzazione e di svalutazione, e l’accumulazione ristagna. Sono
le diverse forme di urbanizzazione (oppure altre forme di impiego/distruzione
come le spese militari) che consentono in effetti al capitale di superare
questi ostacoli e di allargare il proprio terreno. Il circuito internazionale
di valorizzazione fondiaria (che “vale” oltre 1.000 miliardi di dollari all’anno),
si applica ad aree “vuote”, qui un immane flusso di denaro creato dal nulla
necessita, per essere chiamato in esistenza, di ‘titoli’ che il sistema ombra
bancario confeziona instancabilmente.

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